Mario Giordano e Maurizio Belpietro sanzionati per articolo sui rom

Belpietro-Giordano

Associazione 21 luglio e Naga presentano un esposto contro Mario Giordano e Maurizio Belpietro per un articolo riferito ai rom. L’Ordine dei giornalisti sanziona entrambi con la censura.

Il Consiglio di Disciplina Territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, riunito nella seduta del 18 aprile 2016 in riferimento alla posizione del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro e del giornalista Mario Giordano, ha sanzionato entrambi con la censura, misura disciplinare utilizzata quando un giornalista si rende autore di abusi o mancanze di grave entità. Continue Reading


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Salvini dà lavoro agli immigrati

Salvini-volantini-extracomunitari

La Lega di Salvini crea posti di lavoro per gli immigrati. A Lecce, infatti, i volantini di “Noi con Salvini” vota Mauro Giordano, il candidato capolista nella circoscrizione di Lecce, sono diffusi dagli extracomunitari. Sì, avete capito bene. Salvini e i suoi fanno propaganda razzista e xenofoba e al Sud utilizzando gli immigrati. Gli stessi che vorrebbero cacciare. Perché loro sono così siamo noi che non sappiamo funziona il volantinaggio. Forse gli italiani si vergognano di fargli pubblicità? E lo so dai che vuoi che sia, è la solita propaganda buonista. Lui, Salvini, non è contro tutti gli extracomunitari, ma contro quelli illegali. Quelli legali vanno bene per smazzare volantini a 25 euro più bottiglia d’acqua. Come è umano lei. W l’Italia, W la coerenza, W la credibilità e prima gli italiani…

In questo video dell’Associazione 21 luglio sono gli stessi rom a rispondere alla sua personale crociata di Salvini a base di discorsi d’odio nei confronti dei rom e sinti in Italia. Quell’onda antizigana che Matteo Salvini ha cavalcato pur di guadagnarsi il consenso elettorale.

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Evviva è stato un rom

Matteo Salvini-rom

C’è spazzatura, oggi, sui tg e sui giornali. Su Facebook e su Twitter. Una valanga razzista, titoli che incitano all’odio, commenti e articoli che puzzano di pogrom. I rom, di nuovo, vengono additati come il Male, come la feccia da eliminare al più presto. Fisicamente, se necessario.

Un riflesso pavloviano. Succede ogni volta che qualche “zingaro” è protagonista di storie di cronaca nera. Spesso riguardano furti e borseggi. Stavolta è peggio: un’auto pirata con tre sinti a bordo, per scappare a un controllo di polizia, è finita a 150 all’ora sulla folla che attraversava la strada. Una donna filippina è morta sul colpo, altre otto persone sono rimaste ferite, il killer che guidava è riuscito a scappare.

Una tragedia, un assassinio. Ne capitano di continuo episodi così, ogni settimana. Ma se c’è un rom o un rumeno di mezzo, l’opinione pubblica, i media e i politici si eccitano, e l’incidente non viene trattato come una drammatica vicenda di cronaca giudiziaria, ma diventa questione razziale, scontro politico, zuffa ideologica. Scatena frustazioni ancestrali per il diverso. La caccia allo “zingaro” riprende vigore, con più forza che pria.

Schermata 2015-05-28 alle 17.12.43I giornalisti, deputati di destra e commentatori hanno gioco facile ad alimentare la rabbia. Anche perchè sperano di aumentare lo share, mentre i Salvini e le Meloni si leccano i baffi sicuri di guadagnare qualche voto. Da Boccea, il quartiere di Roma teatro della folle carambola, la gente non piange il morto. Ma urla innanzitutto bestialità fasciste: «Radiamo al suolo i campi rom», «gli zingari sono merda, assassini nati per delinquere», «vanno bruciati vivi quando sono bambini». Frasi atroci che in tv e sui giornali, invece di essere stigmatizzate, vengono comprese, giustificate, accarezzate.

Chi ha ucciso ieri la povera filippina merita di finire in galera per qualche decennio. Ma basterebbe guardare ai fatti, dare un’occhiata all’archivio dell’Ansa, e capire subito come l’incidente, anche stavolta, è strumentalizzato da razzisti e sciacalli. Cinque giorni fa, a Vibo Valentia, due giovani italiani hanno ammazzato Vituccia Pasceri, 68 anni, e sono scappati: nessuno ne ha parlato. Dieci giorni fa a Palermo Tania Valguarnera, 30 anni, è stata presa in pieno a folle velocità da Pietro Sclafani, che aveva riavuto la patente ritirata mesi fa per eccesso di velocità. Anche lui se l’è data a gambe senza prestare soccorso: nessuno gli ha dedicato la prima pagina.

Nello stesso giorno, il 17 maggio, un italiano di 32 anni di Celano, vicino Pescara, ha investito due ragazzini sul motorino, uccidendone uno. È scappato, aveva la patente scaduta. I tg non ne hanno fatto parola. A Pistoia un mese fa un ragazzo italiano di 19 anni ha preso a martellate il parabrezza della sua auto, per tentare di cancellare le tracce dell’impatto con il cranio di una studentessa di 17 anni, presa in pieno mentre attraversava sulle strisce. Nessun politico ne ha fatto menzione. La ragazza è morta sul colpo.

Andiamo avanti. Ad aprile una signora di Udine ha patteggiato tre anni per aver ucciso un operaio: la rispettabile friulana pare avesse bevuto peggio di un rom alla sua festa di matrimonio. A Monza un rispettabile Suv Audi Q5 ha investito un’auto uccidendo un 15 enne e mandando in coma la madre, ed è fuggito: non è uno zingaro quello che qualche giorno dopo si è costituito, ma un benestante quarantenne brianzolo. Ovviamente è già a piede libero. Decine di stranieri, infine, hanno perso la vita negli ultimi anni sulle nostre strade (compresi rom e pachistani), uccisi da italiani drogati o ubriachi che non si sono fermati a prestare soccorso.

Secondo le statistiche dell’Asaps (l’associazione che si occupa di sicurezza stradale vicina alla Polizia stradale) nel 2013 tra i pirati gli “stranieri” toccavano il 24% del totale: nel 76 per cento dei casi gli assassini hanno passaporto della nostra repubblica. Non solo: il 14,1% delle vittime dei pirati non è italiano.

Ma essere stranieri, in Italia, pare sia un’aggravante. Così il magistrato stamattina ha deciso di arrestare una dei passeggeri dell’auto killer, una ragazzina rom di 17 anni che nemmeno era alla guida. L’accusa è di omicidio volontario. Accusa, lo capisce anche un bambino, abnorme, senza senso. Trattasi di una buffonata, che serve solo a placare l’ira degli sciacalli. Temo, aimè, che non basterà nemmeno questo.

(Fonte Emiliano Fittipaldi)


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Il cattivismo

guerre tra poveri

“C’è un’emergenza nazionale (un’altra!) di cui nessuno sentiva il bisogno, ma soprattutto che pochissimi paiono notare, il che la rende ancora più emergenza e anche molto nazionale (non vedere i muri prima di andarci a sbattere è una specialità di queste parti). Si chiama cattivismo. Si esprime con un rumore di fondo, un rombo sottotraccia, e contiene parole, frasi, espressioni, minacce che solo fino a qualche tempo fa parevano inimmaginabili. Eppure.

Eppure come accendi la tivù, o apri una finestra del browser, ti imbatti in qualcosa di impietoso e trucido fino alla caricatura. Una lingua approssimativa e splatter fatta di “Io ci taglierei la testa con la roncola… io meno male che affondano nel mare… io ci passerei sopra con la ruspa”. Niente che non abbiano già detto certi sceriffi del Nordest negli anni Novanta, certi leader convinti della supremazia della razza padana (ahahah! questa fa sempre ridere). Certo trasformare Matteo Salvini in una specie di inquadratura fissa a reti unificate ha aiutato.

Ma attenzione, non si tratta solo di politica chiacchiere e distintivo. Il problema è che ora quelle parole tracimano nella vita di tutti, chi più chi meno. Tra la buona e brava gente della Nazione il refrain “Io li ammazzerei tutti”, con le sue mille varianti, alcune vergognosamente travestite da intento umanitario, è diventato un mormorio accettato, diffuso, come i gattini su Facebook, come le notizie sceme nelle colonnine a destra dei giornali. Il cattivismo è in un certo senso diventato pre-politico: c’è il cane che sa contare fino a otto, la bellona con le tette a mongolfiera e il “Signora mia io a quelli lì ci spezzerei le braccia col martello”. Tutto uguale, tutto indistinto, tutto sfuggente all’indignazione e allo scandalo. Alla fine, tutto spaventosamente normale.

Chi siano poi “quelli lì” a cui fare del male e per cui si sprecano parole di odio assoluto, vai a sapere, una volta i poveracci che attraversano il mare, la volta dopo il rom, o “quelli dei centri sociali”, o i barboni, i richiedenti asilo, in realtà il destinatario non conta.

Che poi si sa che la lingua precede, non solo il pensiero (spesso) ma anche l’azione. E finisce che le ruspe arrivano davvero, come a Roma alla favela di Ponte Mammolo, dove le cronache riferiscono di un preavviso di un quarto d’ora agli abitanti prima di abbattere le baracche. Brutto spettacolo ai confini del pogrom.

E’ come se trovandosi stretti in una situazione di crisi e – peggio – di paura del futuro, molti italiani si scelgano un nemico facile, molto visibile, chiaramente minoritario e indifeso. Insomma, se c’è la crisi e hai una fifa blu per il tuo domani, sei angosciato, adotti come terapia quella di menare (in metafora, ma purtroppo non sempre) gli unici che stanno peggio di te. Meccanismo elementare con sfondo cattivista che chiede sacrifici umani. Perché prendersela con chi conta niente e soffre di più è facile, comodo, rilassa, e soprattutto è fortemente incoraggiato: finche chiedi la testa dei deboli, i forti brindano.

Politiche economiche, scelte sbagliate, riduzione dei diritti, tagli di qui e di là, strategie industriali miopi, che palle, tutta roba complicata, uno deve studiare, pensarci. Vuoi mettere la comodità di un punching ball nero, o rom, o rumeno? E’ l’odio-à-porter, è il cattivismo, è la vecchia storia dell’”italiano brava gente” che però “io a quelli lì ci sparerei a tutti”. Un imbarbarimento politico, sociale, culturale che non diventerà emergenza per un solo motivo: lo è già”. Alessandro Robecchi

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Il seme dell’odio genera solo violenza

odio-razziale-Salvini

L’appello di Pietro Suber, vicepresidente Carta di Roma, contro la disinformazione che genera xenofobia.

“L’odio può generare solo violenza! c’era scritto su alcune magliette di migranti che contestavano in questi giorni il leader leghista Matteo Salvini. Gli esempi non mancano, un lungo elenco quotidiano frutto della paura e dell’ignoranza che domina in molta parte del Paese. Uno degli ultimi episodi in provincia di Mantova dove un immigrato africano ha avvicinato (solo avvicinato) una donna e sui social network sono immediatamente comparsi migliaia di commenti. Il più gentile era «questi qua bisogna bruciarli».

Negli ultimi mesi abbiamo assistito al lancio a livello nazionale – e il clima elettorale in vista delle regionali di maggio certamente ha contribuito – di una nuova campagna di odio verso il diverso, immigrato, rom o sinti che sia. Il tutto grazie ad un profluvio di talk e trasmissioni televisive che rilanciano messaggi espliciti: «Questi qua vivono sulle nostre spalle, sono violenti, portano disordine e malattie e rubano il lavoro agli italiani!». Messaggi che vengono accompagnati dall’utilizzo sapiente di trucchi del mestiere: gli immigrati vengono ripresi in atteggiamenti furtivi, spesso da lontano, con una finta candid camera, mentre passeggiano o chiacchierano tra di loro con il sottofondo il più delle volte di una musica da thriller.

In studio gli ospiti prescelti dagli autori delle trasmissioni non fanno altro che alimentare una lettura xenofoba delle vicende, trasformando singoli episodi in paradigmi generali senza offrire allo spettatore dati, cifre, statistiche che consentano di avere una visione generale dei problemi.

Ora è arrivato il momento di reagire, di affermare con forza che l’odio e l’ignoranza non possono far altro che generare altro odio e violenza. Che – solo per fare un esempio – quello che è successo nel maggio del 2008 nel quartiere napoletano di Ponticelli, quando fu messa in atto una sorta di operazione di pulizia etnica ai danni di un gruppo di rom e sinti e il loro accampamento fu dato alle fiamme da un comitato locale di protesta,  potrebbe ripetersi. La scintilla scoppiò dopo che una ragazza rom venne accusata del tentato sequestro di una bambina. All’epoca tutti i media sposarono subito  la tesi del tentato rapimento per poi, solo molti giorni dopo,  fare una invisibile marcia indietro quando si scoprì che all’origine della vicenda c’era una montatura, un pretesto finalizzato a «risolvere una volte per tutte il problema del campo nomadi».

Il seme dell’odio è stato lanciato. Una parte dell’informazione, televisiva e non solo, sta fornendo in maniera consapevole il suo contributo. Inutile dire che i problemi sono tanti e devono essere affrontati rapidamente: il dramma umanitario al largo delle nostre coste è davanti agli occhi di tutti, come pure le carenze sull’accoglienza oppure l’annosa questione sicurezza nelle nostre periferie. Detto ciò l’incitamento all’odio non risolve nulla anzi non fa che amplificare le ingiustizie. La ricerca del nemico ad ogni costo, per avere un utile capro espiatorio sul quale riversare le tante inefficienze e problemi non solo non aiuta a risolverli ma ci allontana irrimediabilmente dalle soluzioni”.
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