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Economia circolare: In Svezia il primo centro commerciale del riciclo

economia circolare: ReTuna Recycling Gallery

Arriva dalla Svezia, vicino Stoccolma, il ReTuna Recycling Gallery: il primo rivoluzionario centro commerciale del riuso. Ben 14 negozi specializzati solo nella vendita di prodotti che sono stati riparati, ricondizionati o riciclati. Obiettivo del centro è quello di sperimentare un nuovo modo di fare shopping, senza danneggiare l’ambiente. Continue Reading


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L’economia circolare in quattordici punti

Il passaggio dall’attuale organizzazione dell’economia, che è un’economia lineare, ad un’economia circolare è una necessità ambientale ed economica che deve essere implementata con estrema urgenza. Niente più guerre per il petrolio, l’acqua o altre risorse del sottosuolo. Ora la battaglia è sulla qualità della vita.

L’economia circolare sarà in grado di creare in Europa un beneficio netto di 1.8 trilioni di euro entro il 2030, traducendosi in un incremento del Pil dell’11% entro il 2030 (rispetto al 4% nel percorso di sviluppo attuale), e permettendo una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 48% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali e dell’83% entro il 2050.

Pubblichiamo il miniglossario a cura di Antonio Castagna, formatore manageriale e coach, autore di numerosi libri. L’economia circolare e i suoi benefici in quattordici punti, una nuova idea di sviluppo che concilia le antiche regole del buonsenso mutuate dal mondo naturale alle più moderne tecnologie.  Continue Reading

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Contro gli sprechi di suolo, di cibo e di spazi abbandonati

spreco soldi

Lo spreco è parte fondamentale e inalienabile del modello consumistico che induce comportamenti patologici nell’acquisto di merci né indispensabili né utili. Alla stessa maniera il territorio è stato sprecato non per abitare, produrre, muoversi, ma per ottenere i massimi vantaggi economici che l’aberrazione di dette necessità poteva consentire. Il territorio è pieno di oggetti vuoti e/o inutilizzati. Tra la città che cresce in altezza e quella che cresce in densità vi è una soluzione facilmente praticabile: la città che decresce negli sprechi. Recuperare, riusare, riciclare (così come con gli oggetti) i manufatti e il territorio degradato è ormai l’unica salvezza.

“Per l’agricoltura mettere uno stop allo spreco di suolo è un obiettivo primario. Dal 2012 a oggi si sono persi 80 mila ettari di terra fertile, 2 milioni negli ultimi vent’anni, a causa della cementificazione, dell’incuria, del degrado (dal 1985 ad oggi cancellati dal cemento 160 chilometri di paesaggi costieri). Allo stesso tempo cresce il numero di edifici, terreni, spazi abbandonati che, se recuperati, potrebbero creare valore aggiunto se non posti di lavoro. E’ chiaro, quindi, che ora bisogna muoversi tempestivamente lavorando in due direzioni: da un lato accelerare l’approvazione del ddl sul “contenimento del consumo di suolo”, che è in ballo da 4 anni; dall’altro promuovere il coinvolgimento e l’impegno delle comunità per attivare un diffuso riuso di beni e aree inutilizzate tramite progetti semplici, economici e facilmente realizzabili, rendendole nuovamente fruibili a fini sia sociali che economici. Ma lo spreco non è solo quello infrastrutturale, non bisogna dimenticare anche quello alimentare. Secondo uno studio della Fao, un terzo del cibo prodotto a livello globale, circa 1,3 miliardi di tonnellate l’anno per un valore di quasi un trilione di dollari, viene perso o sprecato (5,1 milioni in Italia). Una vergogna dal punto di vista etico, se si pensa che queste risorse potrebbero essere usate in prospettiva per far fronte ai bisogni degli 870 milioni di persone nel mondo che sono cronicamente sottoalimentate o malnutrite. C’è bisogno, insomma, di maggiore consapevolezza solidaristica da parte di tutti nonché di continuare a lavorare sullo sviluppo e l’implementazione di programmi di prevenzione dei rifiuti e di sostegno a tutte le iniziative pubbliche e private per il riciclo e la donazione dei prodotti alimentari invenduti e contro lo spreco”. Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani

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Verso Rifiuti Zero con la filosofia delle “R”

piramide-rifiuti

Risolvere il problema della gestioni dei rifiuti? È così difficile iniziare a pensare ad una riduzione drastica per legge della produzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi che rappresentano circa il 50% di tutti i rifiuti prodotti? Si può fare domani mattina, se si vuole. Caro Matteo Renzi prova a fare “tue” e a proporre in Europa la politica delle cosiddette “R”:

  • Riduzione della produzione dei rifiuti,
  • Raccolta differenziata “porta a porta”,
  • Riciclo,
  • Riuso,
  • Riparazione,
  • Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni.

R come Renzi ed R come Rifiuto, eccoti servito lo slogan.

La produzione globale annua di rifiuti si attesta sui 12 bilioni di tonnellate. Di queste metà è prodotta dai Paesi G8 ed 1/3 da quelli OECD. Ciò significa che annualmente circa 1/5 del materiale estratto finisce in rifiuti, mentre il resto è emesso in atmosfera (attraverso la combustione di combustibili fossili) o si aggiunge allo stock di materiali sotto forma di infrastrutture, investimenti e beni di consumo. L’andamento dei rifiuti nell’ultimo decennio varia da Stato a Stato: in Germania e Gran Bretagna si è registrata una riduzione del 10% -20%, in Giappone la produzione è stata costante, in Italia è aumentata del 30%. Ormai la gran parte dei rifiuti viene trattata in discariche ed inceneritori per essere riciclata. Per alcuni materiali i risultati ottenuti sono estremamente soddisfacenti (vetro, carta ed acciaio) ed il riciclaggio raggiunge quasi quota 50%. Alcuni Paesi rappresentano la punta di diamante del riciclaggio: ad es. Belgio e Paesi Bassi arrivano a riciclare il 95% dei rifiuti, la Svizzera si attesta al 90%.  Per i metalli, invece, il discorso è più complesso. Quelli ferrosi e non ferrosi sono facilmente riciclati, diversamente da quelli preziosi e di uso specifico. L’UNEP ha calcolato che su 60 metalli esaminati solo 18 sono riciclati al 50% e altri 36 appena al 10%; questo significa che i margini di un miglioramento sono elevati e c’è ancora molto da fare in questo ambito. In sostanza il tasso di riciclo, continua a crescere per i materiali di grandi dimensioni, mentre resta piuttosto basso per i materiali di grande valore.

L’Unione Europea, nel richiamare gli Stati membri ad una corretta gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), ammette il conferimento in discarica e l’incenerimento dei RSU solo in assenza di valide alternative e come ultima opzione, poiché ritiene queste due metodiche di “smaltimento” antieconomiche e fortemente dannose per la salute e per l’ambiente. L’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) auspica e sostiene la politica delle cosiddette “R”: Riduzione della produzione dei rifiuti, Raccolta differenziata “porta a porta”, Riciclo, Riuso, Riparazione e Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, così da evitare l’incenerimento dei materiali post-utilizzo e da ridurre progressivamente il loro conferimento in discarica dei rifiuti.

La migliore gestione dei materiali minimizzerà l’impatto ambientale riducendo il rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente e limitando l’esposizione degli uomini alle stesse. Un altro vantaggio sarà rappresentato dalla diminuzione della quantità di materiali da estrarre per la produzione. A questi benefici si aggiungeranno quelli delle politiche coerenti con questa strategia. Per esempio si potranno incoraggiare i consumatori ad acquistare confezioni più grandi sia di cibo che di altri prodotti, così da evitare le singole confezioni. Ma questa soluzione presenta un insito pericolo: se si acquistano confezioni più grandi di cibo è più facile che i prodotti si deteriori provocando un danno ambientale forse peggiore di quello che si vorrebbe evitare. Semmai è più utile utilizzare la “filosofia delle R” per ridurre la dipendenza dalle materie prime importate. E’ quanto ha fatto il Giappone che ha investito molto nel riciclaggio dei materiali tanto da raggiungere una produttività delle risorse superiore al 37% della media del 2005.

Una società sostenibile richiede un incremento delle filiere brevi del ciclo dei materiali post utilizzo, in modo che possano essere attuati maggiori controlli e che l’intero ciclo possa essere gestito in relazione alle peculiarità sociali ed economiche di micro-aree territoriali. Con la piena attuazione di questo tipo di gestione il quantitativo di materiali che necessitino di un trattamento finale si riduce in maniera drastica e la parte residua può essere trattata senza alcuna combustione, con tecniche meccaniche di estrusione per attrito: tali sistemi sono già operativi con successo anche in Italia, e non determinano danno alla salute e all’ambiente come accade invece nel caso di “chiusura del ciclo dei rifiuti” con inceneritori e conferimento in discarica. In Italia il fenomeno delle discariche abusive e dello smaltimento illegale dei rifiuti, operato spesso da gruppi criminali, ha creato situazioni di grave e documentato danno ambientale e danno alla salute delle popolazioni,come nella nota area della Campania definita “terra dei fuochi”, si chiede quindi una particolare attenzione da parte del Parlamento Europeo su tutte le procedure e i fondi destinati alle opere di bonifica di queste aree.

Relativamente ai Rifiuti industriali, per la loro estrema e peculiare pericolosità per ambiente e salute, devono attuarsi politiche comunitarie tali da determinare una netta e rapida riduzione della loro produzione e per un loro idoneo smaltimento e riciclo con necessarie e puntuali verifiche soggette alle stesse normative in ogni singolo Stato membro. L’Isde propone anche la formazione di un nucleo investigativo europeo dedicato alla prevenzione e repressione dei crimini ambientali in tema di stoccaggio e illecito smaltimento di rifiuti urbani e industriali e posto in piena attività di collaborazione con le istituzioni e le forze a questo preposte in ogni Stato membro.

L’obiettivo e il sogno è arrivare ad ottenere una raccolta differenziata attorno all’80%, in un arco di tempo di due anni. Si può fare, con i 10 punti proposti da Paul Connett. I dieci passi verso Rifiuti Zero:

  1. Separazione alla fonte.
  2. La raccolta porta a porta (viene effettuata con tre contenitori a San Francisco, quattro in Spagna, sei a Capannori).
  3. Compostaggio. Il compost di qualità ha alti rendimenti in agricoltura. Le radici trattengono anidride carbonica, che nell’atmosfera provoca il riscaldamento del Pianeta.
  4. Il riciclo.
  5. Riuso, riparazione e decostruzione (di vecchi edifici).
  6. Riduzione.
  7. Incentivi economici (paghi solo per mi rifiuti indifferenziati che produci).
  8. Separazione del residuo e Centro di ricerca Rifiuti Zero (esperienze in Nuova Scozia e a Capannori).
  9. Coinvolgere industria e università per la ricerca.
  10. La discarica transitoria.
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