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L’Italia che si sbriciola, due milioni di case a rischio

edifici italiani a rischio crollo

Secondo i dati di Istat e Confartigianato il 6% degli edifici italiani sono a rischio crollo. Più di 2 milioni di case in Italia, dei 31 milioni di abitazioni censite dal catasto, sono in condizioni di pessimo o mediocre stato di conservazione. Questo l’allarme lanciato all’indomani dell’ennesima tragedia annunciata consumatasi a Torre Annunziata. Continue Reading


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In Italia interventi antisismici solo dopo un terremoto grave

amatrice-distrutta-terremoto

“Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, solo dopo un terremoto grave. La prova è Norcia. Lì dopo il terremoto del 1979 si è proceduto con interventi antisismici sugli edifici e i danni provocati dal sisma sono quasi irrilevanti. Eppure l’area colpita oggi dal grave sisma è una zona in cui la Terra si sta come “lacerando”, un’area che è nota per essere ad alto rischio sismico. Quando nel 2003 è stata pubblicata la Mappa del rischio sismico in Italia, bisognava intervenire con lavori di prevenzione sugli edifici nelle zone più vulnerabili, ma non in tutte le zone è stato fatto. Invece le maggiori vittime il terremoto le provoca proprio con i crolli di case ed edifici. Il terremoto che ha colpito l’Italia centrale ricade in una zona già inserita nella mappa sismica italiana. Questa zona appenninica era già stata classificata come ad alta pericolosità sismica. Bisogna fare grande attenzione nelle prossime ore e giorni perché in queste zone spesso avvengono forti “scosse a coppie”, cioè si ripete una seconda scossa forte nella stessa zona e uguale alla prima. A fronte di questo alto rischio, non bisogna entrare negli edifici che sono rimasti in piedi oggi prima di un attento controllo di tecnici e esperti della Protezione Civile. Nel terremoto dell’Emilia Romagna si ebbe, a distanza di pochi giorni, una forte scossa uguale alla prima e molte vittime si ebbero proprio a causa della seconda perché molte persone entrarono negli edifici ancora in piedi, senza preventivi controlli sulle strutture”. Enzo Boschi, sismologo ed ex presidente dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), intervistato dall’AdnKronos

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Allarme scuola, non basta un Piano per uscire dall’emergenza

scuola italia

Lo stato di sicurezza di tante scuole nel nostro Paese è grave: quattro edifici su dieci hanno una manutenzione carente, oltre il 70% presenta lesioni strutturali, in un caso su tre gli interventi strutturali non vengono effettuati, più della metà delle scuole si trova in zona a rischio sismico e una su quattro in zona a rischio idrogeologico. Il Piano scuole tanto sbandierato da Renzi viene bocciato dal XII Rapporto su sicurezza, qualità ed accessibilità a scuola, presentato da Cittadinanzattiva. Per elaborare il dossier si sono presi in esame 213 edifici scolastici monitorati in 14 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto), oltre 70mila gli studenti iscritti nelle scuole e oltre 7mila i docenti.

Il contesto ambientale. Il 65% è situata in zona a rischio sismico (54% è il dato sul totale degli edifici scolastici pubblici, di cui 13.742, ossia il 30%, si trova nelle zone a rischio più elevato, le cd zone 1 e 2); il 24% in zona a rischio idrogeologico, il 7% in zona a rischio industriale, il 5% a rischio vulcanico, il 14% in zona a elevato inquinamento acustico; il 2% presenta amianto e radon.

Lo stato degli edifici. Il 41% delle scuole ha uno stato di manutenzione mediocre o pessimo, quasi tre scuole su quattro (73%) presentano lesioni strutturali per lo più sulla facciata esterna (66%); il 25% dei corridoi, il 21% delle mense e dei bagni e il 18% delle aule presenta distacchi di intonaco; segni di fatiscenza sono presenti per lo più nei laboratori (24%), nelle aule e nei bagni (20%), nelle palestre e segreterie (19%), nel 15% delle mense. Di fronte alla richiesta di piccoli lavori di manutenzione, nel 15% dei casi l’ente proprietario non è mai intervenuto e nel 23% è intervenuto con molto ritardo. Nel caso di richiesta di lavori di manutenzione strutturale, ben più lunghi e onerosi, nel 29% delle situazioni l’ente non è intervenuto.

I cortili sono presenti in 178 delle 213 scuole monitorate. Nell’89% dei casi sono recintati, ma lo stato della recinzione è pessimo in una scuola su cinque. Talvolta vengono usati come magazzino, con presenza di ingombri e di rifiuti non rimossi (13%); in una scuola su tre sono utilizzati come parcheggio, dal personale e dalle famiglie. In oltre i due terzi dei cortili, è presente uno spazio verde e in un caso su tre anche una area gioco o sportivo attrezzata.

I bagni sono spesso sprovvisti di carta igienica (manca nel 40%), di sapone (44%), di asciugamani (66%) e di scopini per il wc (assenti nel 46% delle scuole).

La sicurezza interna. Mancano scale di sicurezza nel 22% delle scuole monitorate; solo il 48% presenta vetrate a norma; le porte con apertura antipanico sono assenti nel 76% delle aule, nel 69% dei bagni, nel 63% delle aule computer, nel 61% dei laboratori, nel 38% delle mense e nel 36% delle palestre e anche nel 16% dei cortili dove saranno obbligatorie per legge. Gli impianti elettrici e anti-incendio sono completati o in stato avanzato di adeguamento in oltre il 60% delle scuole.

766 gli incidenti accorsi, nell’ultimo anno, a studenti e personale scolastico nelle scuole monitorate, in 94 casi è stato chiesto l’intervento del 118, in 53 è stato disposto il trasferimento in ospedale.
Il 77% delle scuole ha un sistema di vigilanza interna, svolto prevalentemente (77%) da collaboratore scolastico. Ancora frequente (46%) la cattiva abitudine di lasciare i cancelli aperti durante le ore di lezioni.

Certificazioni e segnaletica.  Una scuola su tre possiede il certificato di agibilità statica, poco più (35%) il certificato di agibilità igienico-sanitaria, solo il 23% quello di prevenzione incendi. Il 95% ha nominato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il 67% il medico competente. Il piano di evacuazione è presente in tutte le scuole, mentre il documento di valutazione dei rischi è stato redatto nel 92%.

Le prove di evacuazione sono effettuate con regolarità nel 90% delle scuole, per lo più relativamente al rischio incendio (93%) e sismico (90%). Ancora poche (20%) le prove per rischio idrogeologico. la piantina con i percorsi di evacuazione è presente nell’85% delle scuole, così come la segnalazione delle uscite di emergenza.

Barriere architettoniche e accessibilità. Una scuola su quattro è priva di posti per disabili ad hoc nel cortile o nel parcheggio interno, e quasi una su due non ne ha nemmeno nei pressi dell’edificio. Il 46% degli edifici su più piani dispone di un ascensore, ma questo nel 20% dei casi non funziona e nel 6% non è abbastanza largo da consentire l’ingresso di una carrozzina. Barriere architettoniche sono presenti nel 29% delle aule, nel 28% dei laboratori, nel 21% degli ingressi, nel 20% delle palestre, nel 18% delle biblioteche, nell’11% delle mense e dei cortili. Quasi in un’aula su due non ci sono banchi adatti o adattabili a uno studente in carrozzina, nel 39% non sono installate attrezzature didattiche o tecnologiche per la partecipazione attiva degli studenti disabili. Anche le aule computer, in più di un caso su tre, non hanno sussidi didattici adatti. Mancano bagni per disabili in una scuola su tre. Dal punto di vista della didattica, il 90% attua piani educativi individualizzati.

Bullismo, vandalismo e criminalità. Una scuola su tre ha subito nell’ultimo anno atti di vandalismo, una su dieci è stata al centro di episodi di bullismo, il 6% anche episodi di criminalità all’interno  e il 12% nei pressi dell’edificio.

Scuole green. Cresce negli anni il numero di scuole che utilizza fonti di illuminazione a basso consumo (32%), o pannelli solari e altre fonti rinnovali (9%), e che fa raccolta differenziata (65%).

Scuole aperte. Nell’87% delle scuole monitorate è possibile utilizzare i locali anche al di fuori dell’attività scolastica: nell’80% dei casi si svolgono comunque attività didattiche, nel 49% anche attività culturali, sportive, ricreative e solo nel 5% è possibile realizzare attività autogestite.

emergenza scuola“Pur apprezzando il notevole sforzo dell’attuale Governo di mettere in campo risorse economiche per le scuole, riteniamo, però, che affidarsi esclusivamente a quanto segnalato dai Sindaci, significa non aver agito secondo criteri oggettivi e misurabili di urgenza e gravità: un esempio lampante della non oggettività è che l’Istituto Giovanni Caso di Piedimonte Matese, monitorato nel nostro Rapporto, è in condizioni pessime dal punto di vista della sicurezza e non ha ricevuto un euro di finanziamento. Nel frattempo, oltre che sperare che non accadano altre tragedie (36 quelle sfiorate solo nell’ultimo anno scolastico), occorre trovare altre fonti di finanziamento, eliminare situazioni di spreco, valorizzare e regolamentare il sostegno di soggetti privati e innanzitutto far venire alla luce l’Anagrafe della edilizia scolastica che attendiamo da 18 anni. Entro breve tempo il Ministero dell’Istruzione sarà obbligato, grazie all’azione di Cittadinanzattiva di accesso civico prima ed al ricorso al Tar del Lazio poi, a rendere noti i dati in proprio possesso così come le Regioni glieli hanno forniti”. Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della Scuola di Cittadinanzattiva

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Forestale: Primo rapporto sullo stato del paesaggio alimentare italiano

In 7 Regioni il 60% dei reati è contro il territorio e l’ambiente. Questo è quello che è emerso dal “Primo rapporto sullo stato del paesaggio alimentare  italiano” curato dal Corpo Forestale dello Stato con l’Eurispes.

Negli ultimi 12 anni lo stato del territorio italiano è notevolmente peggiorato sia per il rischio sismico, sia nella quantità di aree soggette a criticità idrogeologiche. Il numero dei Comuni in aree ad elevato rischio idrogeologico, straordinariamente cresciuto, è passato a 6.631, equivalente al 10% della superficie territoriale italiana (29,5mila kmq), e quello dei Comuni a rischio sismico è salito a 2.893, il 44% del territorio complessivo (131mila kmq).

Sulla base della superficie territoriale ad elevato rischio naturale, si stima che la popolazione potenzialmente esposta ad un elevato rischio idrogeologico sia pari a 5,8 milioni di persone e ad elevato rischio sismico sia pari a 21,8 milioni di persone. La causa principale di questo peggioramento si conferma il comportamento dell’uomo. L’abbandono del territorio extraurbano dall’attività produttiva ed agricola, dalla manutenzione ordinaria degli spazi aperti; la cementificazione e l’impermeabilizzazione crescente dei suoli insieme con le forme di urbanizzazione del contesto nazionale moderno suburbano (lo sprawl urbano); l’eccessivo uso di suolo; l’abusivismo edilizio; il disboscamento; l’uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente; la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua; l’alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi; l’estrazione illegale di inerti, la cementificazione degli alvei e il disboscamento dei versanti collinari e montuosi, gli incendi boschivi: sono tutti fattori che contribuiscono al peggioramento dell’assetto idraulico del territorio, rendendo i suoli più poveri e quindi più vulnerabili ai fenomeni atmosferici violenti ed amplificando il rischio che interessa, in modi e forme diverse, praticamente tutto il territorio nazionale.

Secondo l’Istat il consumo di suolo in Italia è pari al 7,3% della superficie totale; tra il 1995 ed il 2009 l’Ispra (Legambiente, 2012) attesta che in Italia sono state costruite circa quattromilioni di nuove abitazioni con l’impiego di circa tre miliardi di metri cubi di cemento che hanno determinano la distruzione di circa 100 ettari di suolo. Ma il vero problema è l’edificazione irregolare ed abusiva: dal 2003, anno dell’ultimo condono edilizio, ad oggi, sono state costruite oltre 258mila case illegali. Secondo le stime di Legambiente in 1.121 comuni (l’85% di quelli analizzati in Ecosistema rischio 2011) sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana, e nel 31% dei casi in tali zone sono presenti addirittura interi quartieri.

All’edificazione selvaggia si aggiunge inoltre la distruzione provocata dagli incendi boschivi che contribuiscono ad indebolire la capacità statica dei terreni, privandoli della fauna di superficie, e rendendoli quindi più sensibili all’azione dilavante delle piogge. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato dal 1970 al 2012 sono andati in fumo circa 4.451.831 Ha di territorio, il 46% di superficie boscata ed il 64% di superficie non boscata. I grafici che seguono evidenziano l’andamento del numero di incendi e della superficie complessiva percorsa dal fuoco, distinta tra superficie boscata e non. L’andamento negli anni, sia del numero di incendi sia della loro dimensione, mostra dei picchi che si presentano quasi con una puntuale regolarità ogni 4-5 anni.

Dal 1944 ad oggi il Paese ha speso circa 242,5 miliardi di euro per fronteggiare i danni provocati da terremoti e da eventi franosi ed alluvionali: circa 3,5 miliardi all’anno. La spesa, stimata e rivalutata in base agli indici Istat al 2011 sempre nel Rapporto Cresme-Ance, è stata destinata per 74,6% ai danni da terremoto e per il 25,4% a danni da dissesti idrogeologici. Il 55% dei 242,5 miliardi (circa 132,5 miliardi) ha riguardato il costo dei danni provocati da eventi verificatisi tra il 1944 e il 1990, con una media di circa 2,8 miliardi all’anno; il 37%, poco meno di 90 miliardi, ha finanziato costi per danni relativi ad eventi verificati tra il 1991 e il 2009, circa 4,7 miliardi all’anno: il restante 8%, pari a 20,5 miliardi, è servito a finanziare i costi delle calamità naturali accadute dal 2010 a oggi, con una media annua di circa 6,8 miliardi. Nell’ultimo triennio viene considerato il costo relativo ai danni diretti provocati dal recente terremoto di maggio 2012 che ha interessato le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, stimato dalle autorità italiane in 13,3 miliardi, nonché del volume medio annuo dei danni da dissesto idrogeologico degli ultimi 20 anni, indicato dall’attuale Ministro dell’Ambiente in 2,5 miliardi.

Le Ecomafie. Aumentano i reati ambientali intercettati dalle autorità di controllo: nel 2011 ne sono stati scoperti 33.817, 93 al giorno, con un incremento di circa 9,7 punti percentuali rispetto al 2010 e di 18,8 punti percentuali rispetto al 1997. Illegalità che si conferma più diffusa nelle regioni meridionali, ma anche al Nord si registra un trend crescente. I settori maggiormente interessati dell’attività operativa del Corpo Forestale nel 2011 sono stati 7, nei quali si è concentrato il 92% dei controlli: Tutela del Territorio (41%), Tutela della Fauna (18%), Controllo Coordinato del Territorio (9%), Aree Protette (8%), Discariche e Rifiuti (7%), Tutela della Flora (5%), Incendi (3%). L’attività di prevenzione nei confronti degli incendi sta dunque dando i suoi frutti.
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Scuola 2.0 della scala Richter

In occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico il Ministero ha reso noti i dati disponibili sull’anagrafe dell’edilizia scolastica. Dai dati emerge una situazione dell’edilizia scolastica fatta di luci e ombre. La scuola dice addio alla carta, modernizzandosi giustamente, ma poi si scopre che gli edifici scolastici sono vecchi e insicuri. Stiamo parlando di strutture pericolosamente a rischio sismico. L’85,2% degli edifici censiti è stato costruito per essere destinato ad uso scolastico, per il restante 14,8%, si tratta di edifici riadattati per uso scolastico. Ci rendiamo conto?

Anagrafe edilizia scolastica

Dai dati del Ministero gli elementi di maggiore criticità sono il prodotto di problemi stratificati nel tempo, nel corso dei decenni passati. Un dato resta evidente dalle informazioni disponibili sul periodo di costruzione degli edifici, secondo cui il 4% di essi è stato costruito prima del 1900. E la maggior parte, il 44% delle scuole, in un periodo che va dal 1961 al 1980. Una eredità, questa, che incide e assume un significato per i diversi aspetti sui quali l’anagrafe dell’edilizia scolastica pone l’attenzione, in particolare per quanto riguarda il rischio sismico e le normative antincendio. Per quanto riguarda la normativa antincendio solo il 17,7% degli edifici in possesso del relativo certificato di prevenzione incendi (CPI). Il 66,5% delle scuole possiede un impianto idrico antincendio; il 49,3% dispone di una scala interna di sicurezza; il 61,5% possiede la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico; il 63% è munito di un sistema di allarme; il 98,3% è in possesso di estintori portatili; il 95,1% possiede un sistema di segnaletica di sicurezza. In ogni caso, sono le regioni del Sud che presentano le maggiori criticità.

Per questo motivo, il piano del Miur prevede un investimento di 680 milioni di euro (risorse europee) per interventi di riqualificazione e messa in sicurezza degli immobili scolastici delle Regioni appartenenti all’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). In particolare, saranno realizzati interventi in 1.565 scuole così articolati: in Calabria 111,6 milioni di euro per interventi in 257 scuole, in Campania 273,5 milioni per 625 scuole, in Puglia 51,6 milioni di euro per 121 scuole, in Sicilia 244,3 milioni di euro per 562 scuole. Speriamo che il “saranno realizzati” non si trasformi in “forse” si realizzeranno.

Ritornando al rischio sismico, che e’ la cosa che più mi fa incazzare, e che ormai sanno anche i muri, che l’Italia e’ ad alto rischio terremoti. Ma cosa si sta facendo? Niente. Il Ministero afferma ” che la maggior parte degli edifici scolastici è stata costruita tra gli anni ’60 e gli ’80, un periodo nel quale i criteri di costruzione degli edifici erano scarsamente influenzati da una “cultura antisismica” che solo di recente è andata consolidandosi in Italia. Ma intervenire su tali edifici, costruiti secondo standard ormai superati, al fine di adeguarli alla attuale normativa risulta, stando a quanto dichiarato da esperti e tecnici, del tutto inefficace. Unico rimedio, dunque, è quello di costruire nuovi edifici secondo gli attuali requisiti normativi e coerenti con le necessità legate all’evoluzione tecnologica che caratterizzerà i nuovi modelli scolastici”. Il Miur – in collaborazione con Regioni ed Enti locali quali proprietari degli immobili e soggetti istituzionalmente competenti in materia – intende promuovere la costituzione, a livello territoriale, di fondi immobiliari. Questi strumenti possono consentire di raggiungere l’obiettivo di costruire nuove strutture superando, ad esempio, i limiti di spesa imposti dal Patto di stabilità interno.

Nuovi edifici? Quando? e nel frattempo se capita qualche evento sismico cosa facciamo?

E poi parliamo di scuola 2.0? 2.0 della scala Richter per farla crollare.

Terremoti d’Italia. Il rischio sismico, l’allarme degli scienziati, l’indifferenza del potere. È possibile affrontare il sisma con mentalità laica e strumenti razionali? E possibile prevenire il terremoto? Oggi sì. È noto quali sono i comuni a rischio sismico, il grado di pericolo per area ed è possibile mettere un edificio in condizione di non crollare grazie all’ingegneria antisismica.

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