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Quali sono i Paesi con più immigrati?

I Paesi con più immigrati al mondo

In tutto il mondo sono 258 milioni le persone che hanno lasciato i loro Paesi di nascita (la popolazione mondiale ammonta a circa 7,5 miliardi), con un aumento del 49% rispetto al 2000, quando erano 173 milioni, e del 18% rispetto al 2010, quando se ne contavano 220 milioni. Due terzi di questi emigranti vive nel 2017 in appena venti Paesi. Continue Reading


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Nel 2014 richieste d’asilo record, quasi 900.000

domande d'asilo

In tutto il mondo, alla fine del 2013 erano 51,2 milioni i migranti forzati a causa di persecuzioni, conflitti, violenza generalizzata o violazioni dei diritti umani. Tra di essi c’erano circa 16,7 milioni di rifugiati e 33,3 milioni di sfollati interni. I richiedenti asilo erano circa 1,2 milioni.

Durante il 2014, secondo il rapporto dell’UNHCR Asylum Trends, sono state presentate 866 mila nuove domande d’asilo nei paesi industrializzati, dato che indica un aumento del 45% rispetto al 2013, quando sono state presentate 596.600 domande di asilo. Il dato del 2014 è il più alto dal 1992, quando iniziò il conflitto in Bosnia-Erzegovina. Un richiedente asilo su tre ha fatto domanda in Germania  (il 32% del totale). Seguono Svezia (13%) e Italia (10%). La Svezia, inoltre, è il paese con il più alto numero di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione residente (24,4 richiedenti asilo per 1.000 abitanti in media, negli ultimi cinque anni), seguita da Malta, Lussemburgo, Svizzera e Montenegro. In Italia in rapporto alla popolazione è di 1,1 richiedenti asilo ogni mille abitanti, lievemente sotto la media europea di 1,2.

I paesi che hanno registrato un maggiore aumento di domande dal 2013 al 2014 sono Germania (da 126.995 a 202.815), Italia (da 26.620 a 64.625), Svezia (da 54.365 a 81.325) e Ungheria (da 18.900 a 42.775). Oltre all’Italia e all’Ungheria, anche in Danimarca le domande sono più che raddoppiate. Gli Stati Uniti hanno ricevuto circa 121.200 richieste di asilo, soprattutto dal Messico e da altri paesi dell’America centrale. La Turchia, che a fine dello scorso anno ospitava oltre 1,5 milioni di rifugiati siriani, ha ricevuto 87.800 nuove domande di asilo nel 2014, principalmente da parte di iracheni.

È interessante notare che la Federazione russa, che per ragioni metodologiche non è compresa nel rapporto, ha ricevuto circa 265.400 domande di asilo temporaneo e 5.800 richieste di status di rifugiato da parte di cittadini ucraini durante il 2014. Allo stesso tempo, il numero di ucraini che hanno cercato asilo nei 44 paesi inclusi nel rapporto è passato da 1.400 nel 2013 a 15.700 nel 2014.

Paesi richiedenti asiloI siriani nel 2014 sono stati di gran lunga il gruppo più numeroso tra i richiedenti asilo, con quasi 150.000 domande presentate, ovvero una domanda di asilo su cinque nel mondo industrializzato. Gli iracheni hanno presentato 68.700 domande, quasi il doppio rispetto al 2013. Gli afghani sono stati il ​​terzo gruppo per dimensione, con quasi 60.000 domande, seguiti dai cittadini di Serbia (e Kosovo) e dagli eritrei.

In Italia, al contrario, quella siriana non risulta tra le prime cinque nazionalità dei richiedenti asilo. Nel caso italiano, infatti, i principali paesi di provenienza di chi fa domanda sono: Nigeria (16%), Mali (15%), Gambia (13%), Pakistan (11%), Senegal (7%).

Su un totale di 359.795 decisioni prese nel 2014 negli stati Ue, 162.770 sono state positive (89.815 delle quali hanno attribuito lo status di rifugiato), mentre i rigetti sono stati 197025.

In Italia tra i casi giunti a una decisione nel 2014 il 42% è stato rigettato, al 10% è stato riconosciuto lo status di rifugiato, al 22% la protezione sussidiaria, al 26% la protezione umanitaria. Secondo i dati contenuti nel Rapporto, nel 2014 in Italia hanno ottenuto lo status di rifugiato 2.405 pakistani (12%); 2.400 afghani (12%) e 2.145 nigeriani (10%).

Il rapporto Global Trends 2014 dell’UNHCR, la cui uscita è prevista per giugno 2015, fornirà un quadro completo delle migrazioni forzate nel 2014.

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Benvenuti nel Secolo dei rifugiati ambientali

profughi climatici

Di fronte all’impatto delle catastrofi, che ogni anno colpiscono la Terra, non sempre è possibile adattarsi e spesso milioni di donne, uomini e bambini sono costretti a fuggire dai propri Paesi in cerca di condizioni di vita migliori e più salubri. Questi sono i profughi climatici, persone in movimento che non scappano da guerre e persecuzioni. Nel 2050 i rifugiati ambientali saranno 250 milioniAncora più pessimiste, le stime del Christian Aid che prevede circa 1 miliardo di sfollati ambientali nel 2050.

Secondo i dati del CRED (Centre for Research on the Epidemiology of Disasters) il numero dei disastri naturali avvenuti in media nel mondo dal 2001 al 2010 è stato pari a 384. Tenendo in considerazione l’enorme numero, attuale e futuro, di evacuati per cause ecologiche il XXI secolo potrebbe essere definito come il “Secolo dei rifugiati ambientali”, nonostante il termine non sia ancora riconosciuto dalle leggi internazionali.

L’ultimo rapporto dell’Internal Displacement Monitoring Centre pubblicato nel maggio 2013 afferma che nel 2012 sono state 32,4 milioni nel mondo le persone costrette ad abbandonare la loro casa in conseguenza di disastri naturali. Solo le alluvioni in India hanno distrutto le abitazioni di 6,9 milioni di persone, in Nigeria di 6,1 milioni, in Pakistan, per il terzo anno di fila, hanno lasciato senza casa oltre 1 milione di abitanti. Moltissime, quindi le vittime, milioni le persone coinvolte, private delle proprie terre, delle case, del proprio lavoro, per non parlare della distruzione di interi habitat naturali. Secondo i dati del CRED, si sono verificate 310 calamità naturali che hanno portato 9330 decessi, 106 milioni di persone sono state colpite con un danno stimato di 138 miliardi di dollari. Il 63% delle perdite economiche si sono verificate in America, principalmente a causa dell’uragano Sandy (50 miliardi di dollari) e la siccità (20 miliardi di dollari). L’Europa è stata colpita da due lunghe ondate di freddo all’inizio e alla fine dell’anno uccidendo quasi 1.000 di persone. I terremoti che hanno colpito l’Emilia Romagna sono stati l’evento naturale più costoso in Europa: molti degli edifici della regione, compresi i monumenti storici, sono stati distrutti, e un gran numero di imprese sono state danneggiate, causando danni complessivi per circa 16 miliardi di dollari (12,2 miliardi di euro). L’Africa è stata gravemente colpita dalla siccità ma anche dalle alluvioni come quella in Nigeria che ha provocato la morte di più di 300 persone. Anche i dati pubblicati dalla compagnia assicurativa Munich Re che traccia un bilancio delle perdite economiche dovute a terremoti, inondazioni, uragani e siccità, sono simili. Sono circa 122 miliardi di Euro i danni causati dai disastri naturali avvenuti in tutto il mondo nel 2012. I disastri naturali colpiscono di più e con effetti più gravi proprio dove il tenore di vita è più basso: il 98% di chi ha dovuto lasciare la propria abitazione a causa di disastri naturali è nei paesi più poveri. In Africa in totale sono stati costretti a spostarsi per alluvioni, siccità ed altri eventi metereologici estremi in 8,2 milioni, più del quadruplo della media dei 4 anni precedenti.

Sia le Nazioni Unite che l’Unione Europea hanno riconosciuto la minaccia e il tema e stanno cercando di trovare una soluzione. Ma allo stato attuale nessuno si rende conto che una definizione di rifugiato, ai sensi del diritto internazionale, che include il degrado ambientale come un driver “valido” di spostamento potrebbe generare benefici netti per tutti i rifugiati (tradizionali e ambientali). Un riconoscimento internazionale deve essere ottenuto al fine di mettere questa questione nelle principali agende politiche internazionali. Anche se i governi estendono le leggi esistenti in materia di asilo per includervi le persone sfollate da cambiamenti climatici, non porterebbero a fornire una giusta protezione.

Per affrontare questa sfida crescente deve essere fatto di più. Sono necessarie azioni concrete volte a limitare le conseguenze del cambiamento climatico, sia di mitigazione come la diminuzione delle emissioni per prevenire un ulteriore riscaldamento sia di adattamento al cambiamento climatico. Tuttavia non è solo compito dei governi agire per migliorare la condizione del nostro Pianeta e aiutare le popolazioni colpite, la responsabilità è di tutti noi. L’egocentrismo degli esseri umani si sta già manifestando nella dominazione, deprivazione e distruzione dell’ambiente. Non interrogarsi sugli effetti delle proprie scelte di produzione e consumo e sullo stile di vita ha quindi un impatto su tutti gli altri esseri viventi e sull’equilibrio che regola la Vita del Pianeta. Ognuno di noi ha dunque il compito di assicurare che la scienza, la tecnologia e i nostri sistemi sociali siano plasmati e utilizzati per il bene delle generazioni future, dell’ambiente e di tutte le popolazioni del mondo.

Leggi il Rapporto: Profughi ambientali, cambiamento climatico e migrazioni forzate

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