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La lungimiranza tedesca

Art.10-Costituzione-siriani-Monaco


Aprire le frontiere per accogliere i migranti è una sfida epocale. Un gesto di coraggio e di lungimiranza: sociale, economica e politica. Una rivoluzione.

“Benvenuti a Monaco, salite sull’altro treno sulla banchina dove riceverete aiuto. È questo il messaggio che si sentiva dagli altoparlanti della stazione ferroviaria di Monaco, dove cittadini tedeschi e stranieri (turchi, siriani, dal Ghana e dalla Palestina da anni regolari in Germania) hanno accolto l’arrivo di treni carichi di migranti con applausi e cantando l’Inno alla gioia.

È una lezione di Storia quella che ha impartito la Merkel in questi giorni all’Europa riluttante e meschina. Accogliendo i rifugiati, richiamando severamente gli altri Paesi che fanno parte dell’Unione europea a rispettare i valori fondanti del Vecchio continente, a evitarne il fallimento morale, perché l’Europa deve saper affrontare la natura di questo dramma, e la sua complessità storica. La Francia si è impegnata ad accogliere 24mila rifugiati nei prossimi due anni. La Spagna ne accoglierà 15mila. In Grecia solo oggi sono arrivate seimila persone.

Negare l’accoglienza sarebbe stato “negare la democrazia o il governo della legge”. Per i tedeschi, un diritto della Costituzione. Come per gli italiani (art. 10, lo ricordiamo a Salvini).

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Sono 60 milioni i migranti nel Mondo

migranti forzati mondo

Le migrazioni forzate su scala mondiale provocate da guerre, conflitti e persecuzioni hanno raggiunto i massimi livelli registrati sinora e i numeri sono in rapida accelerazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Il rapporto annuale riporta una forte escalation del numero di persone costrette a fuggire dalle loro case, con 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. L’incremento rispetto al 2013 è stato il più alto mai registrato in un solo anno.

L’accelerazione principale è iniziata nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione forzata a livello mondiale. Nel 2014, ogni giorno 42.500 persone in media sono diventate rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni, dato che corrisponde a un aumento di quattro volte in soli quattro anni. In tutto il mondo, una persona ogni 122 è attualmente un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. Se i 59,5 migranti forzati nel mondo componessero una nazione, sarebbe la ventiquattresima al mondo per numero di abitanti.

Il rapporto dell’UNHCR Global trends mostra che nel solo 2014 ci sono stati 13.900.000 nuovi migranti forzati – quattro volte il numero del 2010. A livello mondiale si sono contati 19,5 milioni di rifugiati (rispetto ai 16,7 milioni del 2013), 38,2 milioni di sfollati all’interno del proprio paese (rispetto ai 33,3 milioni del 2013) e 1,8 milioni di persone in attesa dell’esito delle domande di asilo (contro i 1,2 milioni del 2013). Il dato più allarmante è che più della metà dei rifugiati a livello mondiale sono bambini.

“Siamo di fronte ad un cambio di paradigma, a un incontrollato piano inclinato in un’epoca in cui la scala delle migrazioni forzate, così come le necessarie risposte, fanno chiaramente sembrare insignificante qualsiasi cosa vista prima. È terrificante che da un lato coloro che fanno scoppiare i conflitti risultano sempre più impuniti, e dall’altro sembra esserci apparentemente una totale incapacità da parte della comunità internazionale a lavorare insieme per fermare le guerre e costruire e mantenere la pace”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres.

Italian_04_15Countries_ConflictIl Rapporto dell’UNHCR mostra che in tutte le regioni il numero di rifugiati e sfollati interni è in aumento. Negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest’anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia (Kirghizistan, e diverse aree del Myanmar e del Pakistan). Solo poche di queste crisi possono dirsi risolte e la maggior parte di esse continuano a generare nuovi esodi forzati. Nel 2014 solamente 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d’origine, il numero più basso in 31 anni.

Nel frattempo, durano da decenni le condizioni di instabilità e conflitto in Afghanistan, Somalia e in altri paesi, e ciò implica che milioni di persone provenienti da questi luoghi continuano a spostarsi o – come si verifica sempre più spesso – rimangono confinate per anni nelle periferie della società, nella paralizzante incertezza di essere degli sfollati interni o dei rifugiati a lungo termine. Tra le conseguenze più recenti e ben visibili dei conflitti in corso nel mondo e delle terribili sofferenze che provocano può essere indicata la drammatica crescita del numero di rifugiati che per cercare sicurezza intraprendono pericolosi viaggi in mare, nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso, oltre che nel sud est asiatico.

A livello globale la Siria è il paese da cui ha origine il maggior numero sia di sfollati interni (7,6 milioni) che di rifugiati (3.880.000 alla fine del 2014). L’Afghanistan (2.590.000) e la Somalia (1,1 milioni) si classificano al secondo e al terzo posto.

Anche nel contesto di una forte crescita nel numero di migranti forzati, la distribuzione globale dei rifugiati resta fortemente sbilanciata verso le nazioni meno ricche, mentre le più ricche risultano interessate in misura inferiore. Quasi 9 rifugiati su 10 (86%) si trovavano in regioni e paesi considerati economicamente meno sviluppati. Più di un quarto di tutti i rifugiati erano collocati in paesi che si trovavano classificati nella lista delle Nazioni Meno Sviluppate, compilata dalle Nazioni Unite.

Nell’Unione Europea, i paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo sono stati la Germania e la Svezia. Nel complesso, a fine anno il numero di migranti forzati in Europa ha raggiunto quota 6,7 milioni, rispetto ai 4,4 milioni alla fine del 2013, con la percentuale più elevate registrate tra i siriani presenti in Turchia e gli ucraini nella Federazione Russa.

L’intensa sofferenza provocata dalla guerra di Siria, con 7,6 milioni di sfollati interni e 3.880.000 rifugiati nella regione circostante e non solo, ha già da sola reso il Medio Oriente l’area geografica da cui ha origine e che allo stesso tempo ospita il maggior numero di migranti forzati nel mondo. Ad aggiungersi all’allarmante crisi siriana, va considerato il nuovo esodo interno di almeno 2,6 milioni di persone in Iraq, che ha portato a 3,6 milioni il totale di sfollati interni alla fine del 2014, cui vanno a sommarsi 309.000 nuovi rifugiati in Libia.

Anche se spesso trascurati, numerosi conflitti in Africa, tra cui la Repubblica Centrafricana, il Sud Sudan, la Somalia, la Nigeria, la Repubblica Democratica del Congo e altri, hanno nel loro insieme provocato un enorme numero di migranti forzati nel corso del 2014, su una scala solo leggermente inferiore rispetto al Medio Oriente. Complessivamente, in Africa sub-sahariana si sono contati 3,7 milioni di rifugiati e 11,4 milioni di sfollati interni, 4,5 milioni dei quali nuovi sfollati nel 2014. L’incremento complessivo del 17% è stato calcolato escludendo la Nigeria, considerata come anomalia dal punto di vista statistico, dal momento che nel corso del 2014 è cambiata la metodologia per il conteggio degli sfollati interni. L’Etiopia ha sostituito il Kenya come più grande paese di accoglienza di rifugiati in Africa, classificandosi il quinto a livello mondiale.

Da tempo una delle principali regioni di origine di migranti forzati a livello mondiale, il numero di rifugiati e sfollati interni in Asia è cresciuto del 31% nel 2014, raggiungendo la cifra di 9 milioni di persone. L’Afghanistan, in precedenza il principale produttore al mondo di rifugiati, ha ceduto il triste primato alla Siria. Nel 2014 si è anche assistito a continue migrazioni forzate in e dal Myanmar, compresi i Rohingya in fuga dallo stato di Rakhine e nelle regioni di Kachin e di Northern Shan. L’Iran e il Pakistan continuano ad essere due tra i primi quattro paesi che accolgono rifugiati a livello mondiale.

Anche nelle Americhe si è assistito a un incremento delle migrazioni forzate. Nel corso dell’anno il numero di rifugiati colombiani è sceso da 360.300 a 36.300, anche se ciò è avvenuto principalmente a causa di una revisione del numero di rifugiati segnalati dal Venezuela. La Colombia ha continuato, tuttavia, ad avere una delle più grandi popolazioni di sfollati interni del mondo, stimata in circa 6 milioni di persone, con 137.000 nuovi sfollati interni colombiani durante l’anno. L’aumento del numero di persone in fuga dalla violenza delle bande o da altre forme di persecuzione in America centrale ha anche provocato un incremento di 36.800 unità (pari al 44 per cento) nelle domande d’asilo presentate negli Stati Uniti rispetto al 2013.

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Quattro errori comuni sull’immigrazione

immigrati

Si parla molto in questi giorni delle centinaia di migranti che provano a entrare in Europa via mare e vengono soccorsi nel Mediterraneo dai mezzi della marina militare e della guardia costiera. Ma alcune parole usate dalla stampa per descrivere il fenomeno rischiano di essere fuorvianti. Ecco quattro errori comuni sull’immigrazione.

Emergenza immigrazione. In molti usano la parola emergenza per indicare l’alto numero di persone che stanno arrivando dal Medio Oriente e dall’Africa negli ultimi mesi. Tuttavia l’immigrazione non è un’emergenza, ma un fenomeno strutturale. Secondo le Nazioni Unite, infatti, i migranti sono in aumento dal 1990, anche se sono solo il 3 per cento della popolazione mondiale. Come ha detto la portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), Carlotta Sami, “non siamo in una situazione di emergenza. Siamo in una situazione difficile, ma strutturale”. Per quanto riguarda i numeri, i migranti arrivati in Italia nei primi quattro mesi di quest’anno sono meno di quelli arrivati nello stesso periodo del 2014. Secondo l’Unhcr, tra gennaio e aprile del 2015 sono arrivati in Italia 26.165 migranti, mentre negli stessi mesi del 2014 ne erano arrivati 26.644. Non sono aumentati gli arrivi, ma le morti in mare a causa della fine del programma di pattugliamento delle frontiere Mare nostrum, che si è interrotto il 1 novembre del 2014. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono morte circa 1.700 persone che cercavano di attraversare il Mediterraneo, mentre si stima che nello stesso periodo del 2014 ne siano morte 96. Anche se non c’è un’emergenza immigrazione, si può parlare di crisi umanitaria per quanto riguarda i profughi che stanno lasciando la Siria. Secondo i dati aggiornatidall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), negli ultimi quattro anni sono scappate 3,9 milioni di persone dal paese a causa della guerra.

Scafisti e trafficanti. Nel dibattito sulle iniziative per fermare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo si è spesso fatta confusione tra scafisti e trafficanti. Il premier Matteo Renzi alla camera il 22 aprile ha detto che “combattere gli scafisti è una battaglia di civiltà”. Il ministro dell’interno Angelino Alfano in un programma televisivo ha detto che l’obiettivo è “affondare i barconi degli scafisti prima che partano”. Tuttavia non sempre gli scafisti sono trafficanti. Organizzazioni non governative, inchieste giornalistiche e diverse associazioni hanno dimostrato che gli scafisti spesso non sono trafficanti (anche se commettono il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina), ma migranti a cui viene offerto di fare il viaggio nel Mediterraneo gratuitamente, in cambio della guida di un’imbarcazione. Sempre più spesso gli scafisti sono minorenni. Il Consiglio europeo straordinario che si è tenuto a Bruxelles il 23 aprile ha deciso d’intervenire con un’azione militare per individuare e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, prima che partano dalla Libia. La proposta dovrà essere presentata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e in questi giorni l’alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, è a New York per cercare sostegno all’intervento.

Sbarchi. Per il clamore con cui i giornali raccontano l’arrivo di centinaia di persone sulle coste italiane, greche e maltesi, molti pensano che il mare sia la principale via d’ingresso per i migranti in Europa. Tuttavia, come ha spiegato il sociologo Enrico Pugliese, l’ingresso in Italia e in Europa avviene soprattutto attraverso scali aeroportuali o varcando le frontiere di terra, grazie a un regolare visto turistico. Secondo i dati diffusi da Frontex, la rotta principale di ingresso in Europa nel 2015 è stata quella attraverso i Balcani. Tra gennaio e aprile del 2015 sono entrati attraverso la frontiera balcanica 39.802 migranti irregolari.

Profughi, richiedenti asilo, rifugiati. Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un richiedente asilo non è ancora un rifugiato, ma è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti del paese a cui si chiede asilo (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), il richiedente ha il diritto di soggiornare, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in modo irregolare. Il numero delle richieste di asilo in Europa è aumentato, passando da 435.190 nel 2013 a 626.065 nel 2014. L’anno scorso il numero di richiedenti asilo dalla Siria è raddoppiato. I siriani sono il 20 per cento dei richiedenti asilo in Europa. Il secondo gruppo è rappresentato dagli afgani (7 per cento). Nel 2014 l’Unione europea ha offerto asilo a 163mila persone. Nel 2014 la Germania è il paese che ha concesso più volte l’asilo con 41mila richieste approvate, seguita dalla Svezia con 31mila richieste approvate. L’Italia ne ha accolte 21mila. Il regolamento di Dublino è il documento principale adottato dall’Unione europea in tema di diritto d’asilo.

(Fonte internazionale)

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Nel 2014 sono morti nel Mediterraneo 3.419 migranti

migranti-Mediterraneo

Da gennaio ad oggi sono 3.419 i migranti, uomini, donne e bambini che hanno perso la vita in questo mare mentre tentavano la traversata. Secondo i dati dell’agenzia Onu per i rifugiati sono stati oltre 207.000 i migranti (il 50% circa richiedenti asilo) che hanno tentato di attraversare il Mar Mediterraneo, una cifra quasi tre volte superiore al precedente record del 2011.

Secondo le stime delle autorità costiere e le informazioni delle interdizioni confermate ed altre attività di monitoraggio, almeno 348.000 persone nel mondo hanno tentato queste traversate dall’inizio di gennaio, 4.272 sono morte. L’Europa, che confina con importanti conflitti a sud (Libia), est (Ucraina) e sud-est (Siria/Iraq), è stata destinataria del numero più elevato di arrivi via mare. Quasi l’80% delle partenze avvengono dalla costa libica verso l’Italia e Malta.

Oltre al Mediterraneo, ci sono attualmente almeno altre tre rotte marittime utilizzate sia dai migranti che dalle persone in fuga da conflitti o persecuzioni:

  • Nella regione del Corno d’Africa, 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nel 2014;
  • Nel sud-est asiatico, si stima che siano 54.000 le persone partite da Bangladesh o Birmania verso Thailandia e Malesia;
  • Nei Caraibi il dato è di circa 4.775.

“Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre”, ha affermato l’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres, “Vanno affrontate le reali ragioni che stanno alla base di questi flussi, e ciò significa guardare al motivo per cui le persone fuggono, ciò che impedisce loro di cercare asilo con mezzi più sicuri, e che cosa si può fare per reprimere le reti criminali che prosperano in questo modo, proteggendo al tempo stesso le loro vittime. Significa anche avere sistemi adeguati per far fronte agli arrivi e per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono”.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo rilanciando la denuncia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati dichiara: “Non è accettabile che l’Europa resti insensibile di fronte ad una tragedia ormai quotidiana o che si accontenti di soluzioni che non rispondono pienamente all’esigenza di salvare persone alle quali oltretutto viene riconosciuto, per oltre la metà, l’asilo politico”.

Anche Amnesty International chiede alle istituzioni e agli stati membri dell’Unione europea di raddoppiare gli sforzi per proteggere i migranti e i rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi verso l’Europa, spesso in fuga da persecuzioni e conflitti armati e che vengano aperte “rotte sicure e legali in modo per evitare che migranti e rifugiati siano costretti a percorrere una rotta marittima pericolosissima”.

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Migranti, il grande business dell’accoglienza

profughi-migranti-albergo

Per alcune realtà l’emergenza immigrazione è un grande business, un modo di guadagnare soldi, tanti soldi, sulla pelle di chi rischia la vita per attraversare il Mediterraneo. Spiega l’inchiesta de L’Unione Sarda di oggi in un articolo firmato da Cristina Cossu.

Funziona così, racconta la Cossu, il grande business dell’accoglienza: le prefetture chiedono le manifestazioni di interesse (l’appalto più recente nelle quattro dell’Isola è di inizio estate), ricevono le offerte, al ribasso anche del 30%, e compilano le liste in ordine decrescente di prezzo. Volta per volta, quando il ministero fa gli smistamenti nel territorio, i funzionari inviano alle varie destinazioni fino a esaurimento. Ci sono le società che gestiscono i grossi Centri, le cooperative, le associazioni di volontariato. Poi anche gli alberghi, gli agriturismo, i bed and breakfast. Prendono una media di 35 euro al giorno a persona e spesso sopravvivono soltanto grazie ai richiedenti asilo che, se non scappano e decidono di aspettare buoni buoni l’esito delle domande di regolarizzazione, possono soggiornare anche quattro, cinque mesi. La burocrazia è infinita, e se la risposta è no sono pure ammessi i ricorsi, così i tempi si dilatano ulteriormente e le strutture (o le associazioni) incassano. Il problema, sottolinea L’Unione Sarda, è che si sceglie chi ha fatto la migliore offerta economica e spesso si tratta di alberghi non adatti oppure senza clienti e a rischio fallimento salvati quindi dal business dell’accoglienza. Ci si rende conto che le prenotazioni per la stagione sono scarsissime, e si da la disponibilità alla prefettura. E c’è chi pensa addirittura di trasformarlo in un centro di prima accoglienza.

Il prezzo base di gara è di 35 euro giornaliere per ospite. La struttura deve garantire letto, lenzuola e coperte, la pulizia e la raccolta dei rifiuti, tre pasti al giorno, un pocket money da 2,50 euro al giorno, un kit con abbigliamento, biancheria e prodotti per l’igiene, una tessera telefonica da 15 euro, assistenza sanitaria, mediazione linguistica e sostegno psicologico.

Ma per i rifugiati l’Italia e ancora di più la Sardegna sono soltanto punti di passaggio veloce. Loro vogliono raggiungere i parenti che vivono e lavorano nel centro e nord Europa. Gli faremmo un bel regalo pagandogli un biglietto per raggiungerli, e risparmieremmo un sacco di soldi e di problemi.

L’anno scorso la Regione Sardegna (il dipartimento protezione civile, con fondi del ministero) ha liquidato oltre 6 milioni e mezzo di euro per l’emergenza immigrazione dal Nord Africa del 2012. Nell’elenco dei beneficiari ci sono enti pubblici, la Caritas, diverse onlus, consorzi, istituti religiosi, farmacie, la Telecom, agriturismo e mini hotel, da Tonara a Ula Tirso, da Aritzo a Vallermosa. Una fetta per ognuno non fa male a nessuno, e il business può continuare.

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