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Il ciclo di vita di una bottiglia di plastica

ciclo di vita di una bottiglia di plastica

L’Italia è la nazione europea che consuma più acqua in bottiglia (la terza nel mondo) con una media di quasi 190 litri a testa, il 65% dei quali venduti in bottiglie di plastica: circa 9 miliardi di bottiglie che richiedono petrolio per essere prodotte, trasportate ed eliminate (o riciclate), contribuendo fortemente allo sperpero di risorse non rinnovabili e al riscaldamento globale del nostro pianeta. Continue Reading

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A distanza di 40 anni, torna in Italia il “vuoto a rendere“

vuoto a rendere

Più di quaranta anni fa in Italia per tutti i prodotti commercializzati in bottiglie di vetro, si pagava una sorta di cauzione, un sovrapprezzo per portare a casa il contenitore oltre che il contenuto alimentare.

Dopo l’impiego, l’acquirente aveva la possibilità di restituire il contenitore e riscattare la cauzione oppure acquistare un nuovo prodotto pagando solamente il contenuto e non il contenitore di vetro (al netto della cauzione già versata). Continue Reading

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Aumentano i Comuni italiani liberi dai rifiuti

Sono 525 i Comuni che superano il 65% di raccolta differenziata e producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, per una popolazione che sfiora i 3 milioni di cittadini. Il Nord Italia al top con 413 Comuni. Segue il Sud (87) e il Centro (25). Le migliori Regioni sono nell’ordine: Veneto con il 35% dei Comuni Rifiuti free, Friuli Venezia Giulia (29%), Trentino-Alto Adige (17%) e Campania (9%); tutte oltre la media nazionale che è del 7%. Mancano all’appello Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia.

È quanto emerge dal rapporto Comuni ricicloni 2016 di Legambiente presentato a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou, e durante il quale sono stati premiati i comuni Rifiuti free. Continue Reading

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Contro gli sprechi di suolo, di cibo e di spazi abbandonati

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Lo spreco è parte fondamentale e inalienabile del modello consumistico che induce comportamenti patologici nell’acquisto di merci né indispensabili né utili. Alla stessa maniera il territorio è stato sprecato non per abitare, produrre, muoversi, ma per ottenere i massimi vantaggi economici che l’aberrazione di dette necessità poteva consentire. Il territorio è pieno di oggetti vuoti e/o inutilizzati. Tra la città che cresce in altezza e quella che cresce in densità vi è una soluzione facilmente praticabile: la città che decresce negli sprechi. Recuperare, riusare, riciclare (così come con gli oggetti) i manufatti e il territorio degradato è ormai l’unica salvezza.

“Per l’agricoltura mettere uno stop allo spreco di suolo è un obiettivo primario. Dal 2012 a oggi si sono persi 80 mila ettari di terra fertile, 2 milioni negli ultimi vent’anni, a causa della cementificazione, dell’incuria, del degrado (dal 1985 ad oggi cancellati dal cemento 160 chilometri di paesaggi costieri). Allo stesso tempo cresce il numero di edifici, terreni, spazi abbandonati che, se recuperati, potrebbero creare valore aggiunto se non posti di lavoro. E’ chiaro, quindi, che ora bisogna muoversi tempestivamente lavorando in due direzioni: da un lato accelerare l’approvazione del ddl sul “contenimento del consumo di suolo”, che è in ballo da 4 anni; dall’altro promuovere il coinvolgimento e l’impegno delle comunità per attivare un diffuso riuso di beni e aree inutilizzate tramite progetti semplici, economici e facilmente realizzabili, rendendole nuovamente fruibili a fini sia sociali che economici. Ma lo spreco non è solo quello infrastrutturale, non bisogna dimenticare anche quello alimentare. Secondo uno studio della Fao, un terzo del cibo prodotto a livello globale, circa 1,3 miliardi di tonnellate l’anno per un valore di quasi un trilione di dollari, viene perso o sprecato (5,1 milioni in Italia). Una vergogna dal punto di vista etico, se si pensa che queste risorse potrebbero essere usate in prospettiva per far fronte ai bisogni degli 870 milioni di persone nel mondo che sono cronicamente sottoalimentate o malnutrite. C’è bisogno, insomma, di maggiore consapevolezza solidaristica da parte di tutti nonché di continuare a lavorare sullo sviluppo e l’implementazione di programmi di prevenzione dei rifiuti e di sostegno a tutte le iniziative pubbliche e private per il riciclo e la donazione dei prodotti alimentari invenduti e contro lo spreco”. Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani

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