Le post verità scientifiche, anche i ricercatori mentono

L’Associazione Frascati Scienza pubblicando tre video, si è presa gioco, con ironia, delle continue ricerche scientifiche. I filmati interpretati da Gianluca Musiu, in breve tempo sono diventati virali a suon di click e condivisioni in rete. Nelle tre pillole di scienza il personaggio compie azioni quotidiane, mentre una voce femminile fuoricampo lo “disturba”. Continue Reading


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La plastica bio, Made in Italy, ottenuta al 100% da scarti vegetali

plastica biodegradabile

L’Istituto Italiano di Tecnologia ha sviluppato il metodo per produrre plastica 100% bio attraverso un processo produttivo a temperatura ambiente senza alcun impatto anche nella fase produttiva. Per la materia prima si utilizzano gli scarti delle produzione, che normalmente vengono smaltiti. In fase di studio le prime applicazioni riguarderanno il mondo dell’industria in alcune nicchie: moda, packaging, wellness e depurazione delle acque. Si, anche per la depurazione delle acque. La plastica vegetale ha proprietà che consentono di purificare l’acqua dagli inquinanti, ad esempio dai metalli pesanti. L’obiettivo è quello di spingere l’industria ad adottare questo nuovo tipo di plastica biodegradabile, realizzando gli investimenti necessari per la produzione su larga scala. Sostituendo il polistirolo, che è uno dei materiali più usati negli imballaggi, con questo composto biodegradabile si ridurrebbero i rifiuti sepolti nelle discariche del 30%.

L’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) è una fondazione che promuove l’eccellenza nella ricerca scientifica. Vero e proprio gioiello italiano. In questi giorni il direttore scientifico Roberto Cingolani sta preparando il piano strategico per il periodo 2015-18, una sorta di piano industriale che nei prossimi anni insisterà, per esempio, su energia portatile, materiali verdi, robotica e neuroscienze. Nato nel 2005 a Genova, è attivo dalla fine del 2009, l’Istituto vive di finanziamenti pubblici, circa 95 milioni l’anno, e privati intorno ai 60 milioni. Nell’istituto lavorano 1.300 persone, i migliori scienziati in campo internazionale. Il 44% sono stranieri e un altro 17% sono italiani rientrati dall’estero. In tutto le nazionalità sono 54, l’età media è intorno ai trent’anni, 40% sono donne. I contratti vengono rinnovati ogni cinque anni, in base alla produttività, con uno stipendio che si aggira tra i 25.000 e i 30.000 euro l’anno. Buoni stipendi e un sistema basato sul merito e sulla competitività.

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Chiediamo l’immediata pubblicazione del cosiddetto “metodo Stamina”

Appello-metodo-Stamina-

Sono oltre 5.000, a oggi, le firme raccolte attraverso un appello rivolto dall’Associazione Luca Coscioni affinché venga pubblicato il Metodo Stamina.

Hanno firmato in tanti e scorrendo i loro nomi, le loro professioni e le loro competenze colpisce che si tratti, tra qualche nome altisonante e scienziato di fama, di persone assolutamente comuni, semplici cittadini e senza nessun altro interesse se non quello per la trasparenza e la verità. Sono oltre 5.000 e sono dunque più di tutti quelli che invece hanno accettato senza domandare, senza controbattere e senza pretendere spiegazioni di sapere che cosa contiene la “pozione” di Stamina che – val la pena ricordarlo – avremo dovuto pagare con le nostre tasche per una sperimentazione in un ospedale pubblico dove centinaia di migliaia di euro sono già stati spesi senza un risultato obiettivabile secondo le regole degli studi clinici controllati.

“La campagna per la libertà di ricerca – ha commentato Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni – è una battaglia di libertà. Riguarda la laicità dello stato e la libertà del pensiero. È la stessa battaglia condotta a suo tempo da Galileo Galilei, o contro chi vorrebbe espellere Darwin dai programmi scolastici. La libertà di ricerca scientifica è il migliore strumento a disposizione della conoscenza, per distinguere il vero dal falso e liberare l’uomo attraverso il sapere”.
L’opinione pubblica negli ultimi mesi ha assistito con comprensibile partecipazione a una vicenda che ha di fatto messo in discussione due tra i concetti fondamentali per la formazione di un qualunque pensiero critico: conoscenza e consapevolezza. Nel cosiddetto metodo Stamina non ci sono né l’una né l’altra. C’è tuttavia qualcos’altro.
Ci sono le speranze dei malati alla ricerca di una cura a ogni costo per malattie gravissime e diversissime tra loro, unite allo scetticismo crescente dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e ci sono i dubbi della comunità scientifica mondiale di fronte a cure presentate come miracolose.

Non è un caso quindi se due premi Nobel e la comunità scientifica tutta che, contrariamente a quanto è emerso fino a oggi, attribuisce enorme valore alle valutazioni oggettive e non a quelle personali del neurologo di turno o di passaggio, continui ad affidarsi alla consolidata tradizione della “revisione tra pari”, per analizzare con integrità e indipendenza i risultati di qualunque ricerca e assicurare che abbia razionale, dati sperimentali, chiarezza di materiali e metodi e riproducibilità, tutto ciò che non si ritrova nel caso Stamina.
“La nostra posizione sul caso Stamina – continua Filomena Gallo – è apparsa a molti in contraddizione con il nostro motto “per la libertà di ricerca scientifica”; in realtà l’opposizione a Stamina deriva proprio dal mancato rispetto delle regole fondamentali della ricerca scientifica che equivale al rispetto dei pazienti e dei loro familiari”.
Nel pensiero scientifico, e forse ancor di più nel mondo regolatorio, è il metodo l’unica chiave di volta. Un metodo scientifico che, per definirsi tale, deve essere prima di tutto pubblico, come chiedono le 5.000 firme della petizione dell’Associazione Coscioni.

La salute dei cittadini non ha prezzo, per questo l’Agenzia Italiana del Farmaco ha il dovere morale di garantire a tutti, non solo a coloro che hanno firmato l’appello, le migliori cure farmacologiche e biotecnologiche possibili, che siano cioè efficaci e sicure, certamente lontane da soluzioni miracolose segrete e senza alcun fondamento scientifico. Come scriveva Ezra Pound: “Non si può fare una buona economia con una cattiva etica” allo stesso modo qualunque scelta ad impatto sulla salute umana dettata da false premesse etiche potrà pure sembrare gratuita da principio ma non sarà mai nell’interesse dei cittadini. Per questo AIFA continuerà a lottare contro la strumentalizzazione del dolore per difendere lealmente il diritto alla salute.

Firma anche tu L’Appello per l’immediata pubblicazione del cosiddetto “metodo Stamina”

La ricerca sulle cellule staminali è meno avanzata di quanto auspicheremmo e pochissime parti del corpo vengono ricostruite con esse (ad es. vescica e trachea). Tuttavia su questo sito del governo americano si trovano tutti i protocolli di sperimentazione nel mondo per partecipare alla ricerca su vari tipi di malattie (in inglese). Quello che sconsigliamo è di rivolgersi a cliniche che offrono facili cure a caro prezzo. Tuttavia se qualcuno volesse rivolgersi a una clinica suggeriamo di attenersi a queste linee guida per la tutela del paziente (in italiano). Il documento è a cura dell’ISSCR – International Society for Stem Cell Research, la più grande società al mondo per la ricerca sulle staminali, di cui fanno parte anche la professoressa Elena Cattaneo e il professor Giulio Cossu.

 

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