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La società attuale è davvero il Mondo alla rovescia

Viviamo in un mondo alla rovescia. Chi ci comanda ha fatto un ottimo lavoro. Ha costruito un mondo alla rovescia dove tutto è ormai in vendita, anche la morale, l’etica, la civiltà, il buon senso, l’affetto, i valori sociali.

Un mondo a testa in giù fatto di persone che vivono con l’ansia addosso e che non sanno più dove sia il cielo e dove la terra, il mare. Dove andremo a finire? Proviamo ad immaginare, supponiamo che…

Supponiamo che l’Italia perda all’improvviso tutti i suoi migliori cittadini

Parabola. Supponiamo che l’Italia perda all’improvviso i suoi cinquanta migliori fisici, i suoi cinquanta migliori chimici, i suoi cinquanta migliori fisiologi, i suoi cinquanta migliori matematici, i suoi cinquanta migliori poeti, i suoi cinquanta migliori pittori, i suoi cinquanta migliori scultori, i suoi cinquanta migliori musicisti, i suoi cinquanta migliori letterati, i suoi cinquanta migliori meccanici, i suoi cinquanta migliori ingegneri civili e militari, i suoi cinquanta migliori artiglieri, i suoi cinquanta migliori architetti, i suoi cinquanta migliori medici, suoi cinquanta migliori chirurghi, i suoi cinquanta migliori farmacisti, i suoi cinquanta migliori marinai, i suoi cinquanta migliori orologiai, i suoi cinquanta migliori banchieri, i suoi duecento migliori commercianti, i suoi seicento migliori agricoltori, i suoi cinquanta migliori fucinatori, i suoi cinquanta migliori fabbricanti d’armi, i suoi cinquanta migliori conciatori, i suoi cinquanta migliori tintori, i suoi cinquanta migliori minatori, i suoi cinquanta migliori produttori di panno, i suoi cinquanta migliori produttori di cotone, i suoi cinquanta migliori fabbricanti di seta, i suoi cinquanta migliori produttori di tela, i suoi cinquanta migliori fabbricanti di chincaglierie, i suoi cinquanta migliori fabbricanti di ceramiche e porcellane, i suoi cinquanta migliori fabbricanti di cristalli e vetrerie, i suoi cinquanta migliori armatori, le sue cinquanta migliori ditte di trasporto, i suoi cinquanta migliori tipografi, i suoi cinquanta migliori incisori, i suoi cinquanta migliori orafi e altri specialisti nella lavorazione dei metalli, i suoi cinquanta migliori muratori, i suoi cinquanta migliori carpentieri, i suoi cinquanta migliori falegnami, i suoi cinquanta migliori maniscalchi, i suoi cinquanta migliori coltellinai, i suoi cinquanta migliori fonditori, e le tante altre persone di professione non designata più abili nelle scienze, nelle belle arti, nelle arti e nei mestieri che nel loro complesso rappresentino i tremila migliori scienziati, artisti e artigiani d’Italia. Continue Reading


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Forbes 2016: Bill Gates per la 17esima volta è il più ricco del Mondo

Forbes-uomini più ricchi

Nella classifica stilata dalla rivista americana Forbes, Bill Gates si conferma, per il terzo anno consecutivo, con un patrimonio di 75 miliardi di dollari l’uomo più ricco del mondo. Sale al secondo posto Mr Zara: Amancio Ortega, con 67 miliardi, che supera il re delle telecomunicazioni Carlos Slim, strappandogli la medaglia d’argento. Terzo, con 60,8 miliardi, il guru della finanza Warren Buffett. Mark Zuckerberg entra nella top ten balzando in sesta posizione, preceduto da Jeff Bezos, il fondatore di Amazon.

In Italia lo scettro del più ricco tocca ancora alla signora Maria Franca Fissolo, vedova dell’imprenditore Ferrero di Alba che ha costruito l’impero del cioccolato e inventato la Nutella, che si posiziona al 30esimo posto, con un patrimonio di 22,1 miliardi di dollari. In ascesa anche Del Vecchio, il fondatore di Luxottica risulta 37esimo con un patrimonio di 18,7 miliardi di dollari. Stefano Pessina, tra i protagonisti del settore farmaceutico in veste di ceo di Walgreens Boots Alliance, si piazza 62esimo con 13,4 miliardi di dollari. Al 121esimo posto, Massimiliana Landini Aleotti, a capo del colosso farmaceutico Menarini con un patrimonio di 10,1 miliardi di dollari. Rispettivamente al 188esimo e al 196esimo posto, Silvio Berlusconi (con 6,2 miliardi di partimonio) e Giorgio Armani (con 6,1). Chiudono la classifica italiana Miuccia Prada, moglie dell’aretino Patrizio Bertelli armatore di Luna Rossa, che è 405esima con 4,1 miliardi di dollari, Diego Della Valle che è 1.105esimo con 1,8 miliardi di dollari, mentre Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono al 1.173esimo posto con 1,7 miliardi di dollari.

Curiosità. Nella lista fanno parte 20 proprietari della NBA, 19 della NFL, 10 della NHL e 8 della MLB. Gli USA restano sempre il Paese con il più alto numero di miliardari, segue la Cina, in aumento anche la ricchezza dell’Asia-Pacifico. La trentesima classifica annuale di Forbes include 1.820 miliardari. I Paperoni mondiali contano su una fortuna complessiva di 6.480 miliardi di dollari, 570 miliardi di dollari in meno rispetto al 2015.

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Gli uccelli italiani

Dario Fo

Se trovate analogie coi fatti avvenuti da noi negli ultimi mesi vi assicuriamo che è solo una casualità incomprensibile.

“La storia si svolge ad Atene (e l’autore è nientemeno che Aristofane) dove i cittadini stanno sopportando una crisi economico-politica a dir poco straripante: tutte insieme, le varie classi della città si scoprono travolte da un vero e proprio tsunami. Il primo a soffrirne è il basso ceto, quindi anche i mercanti, gli imprenditori edili, gli armatori e i marinai. È proprio lì che nasce il detto, diventato famoso: “I poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi”. Le promesse dei politici vengono immancabilmente tradite al limite della beffa. Si ruba e si truffa sempre di più, ma lo strano è che non sono le classi dei disperati che si buttano alla rapina e all’inganno, ma quelle dei politici e dei faccendieri. Il popolo, indignato, invade tumultuando le piazze e richiede ai giudici che vengano arrestati e condannati quegli infami, ormai proprietari di tutto. I giudici si dicono impotenti, giacché ormai da anni i gestori della cosa pubblica non fanno altro che inventarsi nuove leggi che impediscano a chicchessia di mandare in tribunale gli organizzatori di tanta rapina. Ma l’esplosione incontenibile del popolo tutto si manifesta in seguito a una violenta tempesta, dove i fiumi e i canali straripano e l’intera città, soprattutto i quartieri che costeggiano i fiumi, viene sommersa causando crolli di interi edifici e un gran numero di vittime fra la popolazione. Immediatamente i tecnici che gestiscono la sicurezza della città vengono indicati come i responsabili principali di quel disastro. Da anni hanno promesso interventi di manutenzione idrica secondo progetti già collaudati, ma non ne hanno fatto niente. Anzi, c’è chi testimonia che gli stessi responsabili abbiano usato quei denari per altre opere niente affatto necessarie ma che procuravano grandi vantaggi economici agli imprenditori della casta, ovvero gli intoccabili di un gruppo dominante.

Fatto è che molti ateniesi, specie i giovani privi di lavoro, decidono di emigrare dalla loro città e raggiungere anche la Sicilia, dove stavano sviluppandosi nuove città come Siracusa, Agrigento e Catania. Ma altri si dicono contrari a quella soluzione. Il dibattito ha luogo sul proscenio del teatro d’Atene: “Quello non è emigrare – commenta uno degli attori – ma rischiare una condizione di schiavi, usati come animali fin quando siamo utili e cacciati con disprezzo appena non serviamo più”. “E quale sarebbe allora l’altra soluzione che avreste in mente?” gli risponde l’antagonista. “È semplice, salire nel mondo di sopra”. “C’è un mondo di sopra?”. “Sì”. “E come ci si arriva, c’è una scala?”. “Lo so che è facile buttarla sullo sfottò, ma esiste davvero questo altro mondo sopra le nubi dove chi gestisce il potere sa essere giusto e imparziale, dove la parola data ha ancora un significato e libertà e democrazia continuano ad avere un valore civile”. “E che prove avete che esista davvero un mondo del genere?”. “Lui” e indica un emigrante appena tornato ad Atene. “Sì – risponde deciso il testimone – io vengo proprio di lassù, ci ho abitato quattro anni, ho lavorato e ho riscosso una paga doppia di quanto avrei ottenuto quaggiù”. “Mi state dicendo che c’è un’isola vagante sulla quale si può montare e vivere?”. “No, niente isola. Si vive sospesi nell’aria”. “Come uccelli?”. “Bravo, proprio così. Infatti il mondo di sopra, o di mezzo come lo chiamano loro, è dominato proprio da uccelli in gran numero, di tutte le razze”. “Sì, ma dico, noi umani, che siamo nati senza ali, come stiamo sospesi nel vuoto?”. “A nostra volta ci muoviamo grazie ad ali che ci possiamo fabbricare sui modelli originali. Ecco, guardate” e così dicendo estrae da una custodia due ali apposite che si calzano grazie a solide strutture mobili. E a questo punto sul teatro di Atene entrano in scena le gru, sì, quelle torri in legno e metallo che ancora oggi si vedono issate in ogni cantiere edile. Pare infatti che i greci, venticinque secoli fa, siano stati fra i primi a costruirne di varie forme e in teatro erano in uso costante per tenere sospesi nell’aria personaggi e macchine sceniche come navi e mostri volanti. Così, di lì a poco, tutto il cielo che sovrasta il palcoscenico viene invaso da un numero incredibile di uomini-uccelli, e anche qualche femmina volante, tutti pronti e disposti a sbattere le ali per salire in viaggio verso la città degli uccelli. I terrestri volanti vengono accolti con molta cordialità dagli uccelli della città omonima. Ogni lavoro che essi siano in grado di compiere viene apprezzato e gli ingaggi immediatamente conclusi. Qualcuno, eccitato da quella scoperta, venendo a sapere che pochi giorni di volo più in su esiste l’Olimpo, patria degli dei, sale subito in volo oltre le nubi per trovare quel fantastico regno. Anche gli dei, all’arrivo dei volatili umani, fanno gran festa e invitano ognuno ai loro banchetti davvero mitici.

Ma dopo le prime giornate di festa ecco che gli umani scoprono che corruzione, ingiustizia e promesse non mantenute sono all’ordine del giorno anche fra gli dei. Sembra abbiano preso lezioni aggiornate dagli uomini, giacché tutto risulta la copia perfetta di ciò che i viaggiatori hanno lasciato sulla terra. Gli ospiti si congedano dalla corte degli immortali e ridiscendono fra gli uccelli e i loro compagni d’avventura. Gli umani offrono la loro collaborazione agli uccelli, che però sono ben informati di ciò che è successo da poco sulla terra grazie alla corruzione e alle ladrerie. “Ma è proprio per questo che noi siamo fuggiti da Atene e da tutta la Grecia, perché vogliamo vivere in un mondo condotto con onestà e rispetto delle leggi, come ci pare il vostro. Insomma, vogliamo diventare cittadini del vostro mondo, leali e fedeli”. “Bene, e allora, se permettete, vi mettiamo subito alla prova. Noi uccelli da secoli ormai sopportiamo le angherie degli dei che impongono a noi di mantenerli e di curarci a che i doni dei sacrifici che vengono dalla terra per loro siano protetti e portati a compimento. Noi uccelli siamo contro ogni violenza, ma a questo punto non possiamo più vivere questa condizione di sudditi schiavi e vessati. Perciò abbiamo deciso di dichiarare guerra agli dei”. “Bùmpete! – esclamano in coro, stupiti, tutti gli uomini – è una sfida che ha davvero dell’impossibile!”. “Sta anche a voi se sarà o meno impossibile. Alzi la mano chi vuol partecipare come nostro alleato a questo scontro totale”.

C’è da non crederci, ma fin dai primi scontri gli uccelli e i loro alleati terrestri hanno la meglio contro le divinità. Si capisce subito che la fama dei guerrieri celesti, mitici figli di Zeus, è completamente falsa e montata. Infatti durante gli scontri capita di vedere miti come Ercole darsela a gambe su un asino, e il re della guerra per antonomasia travestirsi da femmina per battersela inosservato dalla battaglia. Per di più gli uccelli hanno bloccato il transito dei doni dei mortali agli dei, ponendoli alla fame. È la débâcle. La Nike in persona si presenta a richiedere la pace. I vincitori esultano e, come in tutte le commedie di quei secoli, il finale si risolve in un tripudio di danze e di giocondità. Tutti gli spettatori sanno che cotesta è una finzione imposta e che la verità sarebbe di tutt’altro segno e colore. Ma i greci amavano che ogni finale si risolvesse in un canto di speranza e fiducia nelle istituzioni. Come da noi del resto! Solo animali inetti grugniscono contro il potere e vanno sperando – illusi – che le cose cambino”. Dario Fo

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Chi governa il Mondo?



Esiste un gruppo oscuro di elitisti oscenamente ricchi che controllano il mondo? Uomini e donne con enormi somme di denaro governano davvero il mondo da dietro le quinte? La risposta potrebbe sorprendervi. La maggior parte di noi tende a pensare al denaro come ad un modo conveniente per effettuare transazioni, ma la verità è che esso rappresenta anche il potere e il controllo. E oggi viviamo in un sistema neo-feudale in cui i super ricchi tirano tutte le corde.

Quando parlo degli ultra-ricchi, non parlo di persone che hanno qualche milione di dollari. Come si vedrà più avanti in questo articolo, gli ultra-ricchi hanno abbastanza soldi, depositati in banche offshore, da acquistare tutti i beni e i servizi prodotti negli Stati Uniti nel corso di un intero anno ed essere ancora in grado di pagare tutto il debito nazionale degli Stati Uniti. E’ una somma di denaro così grande da essere quasi inconcepibile.

In base a tale sistema neo-feudale, tutto il resto di noi siamo schiavi del debito, compresi i nostri governi. Basta guardarsi intorno – tutti stanno annegando nel debito, e tutto quel debito sta rendendo gli ultra-ricchi ancora più ricchi. Ma gli ultra-ricchi non stanno semplicemente seduti su tutta quella ricchezza. Ne usano una parte per dominare gli affari delle nazioni. Gli ultra-ricchi possiedono praticamente ogni grande banca e ogni grande società del pianeta. Usano una vasta rete di società segrete, think tank e organizzazioni di beneficenza per promuovere le loro agende e per mantenere in riga i loro membri.

Controllano il modo in cui vediamo il mondo attraverso i loro diritti di proprietà sui media e il loro dominio sul nostro sistema di istruzione. Finanziano le campagne della maggior parte dei nostri politici ed esercitano un’enorme influenza su organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il WTO. Se fate un passo indietro e date un’occhiata al quadro generale, non c’è dubbio su chi gestisce il mondo. E’ solo che la maggior parte delle persone non vuole ammettere la verità.

Gli ultra-ricchi non vanno a depositare i loro soldi in una banca locale come voi e me. Al contrario, tendono a riporre le loro attività in luoghi in cui non saranno tassati, come le Isole Cayman. Secondo un rapporto che è stato rilasciato la scorsa estate, l’élite globale ha più di 32 trilioni di dollarinascosti in banche offshore in tutto il mondo.

Il PIL degli Stati Uniti nel 2011 era di circa 15.000 miliardi di dollari, e il debito nazionale degli Stati Uniti è arrivato a circa 16.000 miliardi di dollari, così che se anche li sommaste, insieme non raggiungerebbero 32.000 miliardi di dollari.

E, naturalmente, non stiamo considerando neanche i soldi  nascosti in altri luoghi che lo studio non ha calcolato, e neanche tutta la ricchezza che l’élite globale ha in beni solidi come quelli immobiliari, metalli preziosi, opere d’arte, yacht, etc

L’élite globale ha davvero accumulato una quantità incredibile di ricchezza in questi tempi difficili. Si legge in un articolo dell’Huffington Post …

Alcuni individui ricchi e le loro famiglie hanno più di 32.000 miliardi di dollari di risorse finanziarie nascoste in paradisi fiscali off-shore, che rappresentano più di 280 miliardi di di dollari di perdita nelle entrate fiscali, secondo la ricerca pubblicata Domenica. Lo studio stima l’entità della ricchezza finanziaria privata globale detenuta in conti off-shore – escluse le attività non finanziarie, come quella immobiliare, oro, yacht e cavalli da corsa – e ritiene che sia compresa tra i 21 e i 32 miliardi di dollari. La ricerca è stata condotta in seguito alla pressione del gruppo Tax Justice Network, che si batte contro i paradisi fiscali, da James Henry, ex economista capo del gruppo di consulenti McKinsey & Co. Ha usato i dati della Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Nazioni Unite e  banche centrali.

Ma, come ho detto in precedenza, l’élite globale non ha semplicemente un sacco di soldi. Ha anche acquistato praticamente quasi ogni grande banca e ogni grande società in tutto il pianeta.
Secondo un’eccezionale articolo del NewScientist, uno studio condotto dal Politecnico Federale di Zurigo su oltre 40.000 imprese transnazionali ha scoperto che un nucleo molto ristretto di grandi banche e gigantesche società saccheggiatrici dominano l’intero sistema economico mondiale …

Un’analisi delle relazioni tra 43.000 imprese transnazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di aziende, soprattutto banche, con un potere sproporzionato sull’economia globale.

I ricercatori hanno scoperto che questo nucleo centrale è costituito da sole 147 aziende connesse molto strettamente …

Quando la squadra ha esaminato ulteriormente la rete di proprietà, ha trovato che in gran parte risalivano ad una “super-entità” di 147 società ancora più strettamente legate – tutta la loro proprietà è detenuta da altri membri della super-entità – che controllano il 40 per cento della ricchezza totale della rete. “In effetti, meno dell’1 per cento delle imprese sono in grado di controllare il 40 per cento di tutta la rete”, dice Glattfelder. Per la maggior parte si tratta di istituzioni finanziarie. Tra le 20 principali ci sono la Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e il Gruppo Goldman Sachs.

Le seguenti sono le principali 25 banche e società nel cuore di questa “super-entità”. Molti dei nomi sulla lista sono conosciuti…

1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co
7. Legal & General Group plc
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation

L’élite ultra-ricca spesso si nasconde dietro strati e strati di proprietà, ma la verità è che grazie ad un incastro di relazioni aziendali, l’élite controlla praticamente quasi tutte le società Fortune 500. La quantità di potere e di controllo che questo conferisce loro è difficile da descrivere. Continue Reading

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La forbice tra i ricchi e gli iper ricchi

i super ricchi del Mondo

Si parla spesso oggi della crescente divergenza tra i redditi dell’1 per cento e quelli del restante 99 per cento della società. Ma pochi sanno che ancora maggiore è la forbice è la forbice che si è creata tra i redditi dell’1 per cento e quelli dello 0,1 e 0,01 per cento, gli iper ricchi della società.

Si parla tanto della crescente divergenza, iniziata negli anni ottanta e oggi arrivata ai massimi storici, tra i redditi del famoso 1% e quelli del restante 99% della società. Ma pochi sanno che ancora maggiore è la forbice che si è venuta a creare tra i redditi dell’1% e quelli dello 0.1 e 0.01% – ovvero di quelli che potremmo chiamare gli “iper-ricchi”. Le disuguaglianze interne all’1% – ovvero tra lo 0.01% al top della piramide e il restante 1% –, sono infatti così estreme da annullare praticamente, in termini relativi, le differenze di reddito tra l’1% e il restante 90% della società (che rimangono comunque enormi e socialmente più rilevanti considerata la fetta di ricchezza “catturata” dall’1%), come mostra il seguente grafico, relativo agli Usa.

iper ricchi

I dati raccolti del World Top Incomes Database mostrano che nel 2012 l’1% delle famiglie statunitensi più ricche ha guadagnato “solo” 41 volte di più di quello che hanno guadagnato in media il 90% delle restanti famiglie. Nel caso dello 0.1% la proporzione era di un incredibile 206 a 1. Nel 1990 il moltiplicatore dell’1% e dello 0.01% era rispettivamente di 87 e 21, e nel 1980 di 47 e 14. I ricercatori chiamano questo fenomeno, in cui si osserva lo stesso profilo di concentrazione indipendentemente dalla scala di osservazione, “disuguaglianza frattale”. Ma chi sono questi iper-ricchi? Come era intuibile, due su cinque sono manager e amministratori delegati, e uno su cinque lavora nella finanza. Queste figure professionali, ovviamente, sono sempre state in cima alla scala sociale; quello che è cambiato negli ultimi decenni è quello che si portano a casa a fine mese. Uno studio dell’Economic Policy Institute ha rivelato che le retribuzioni degli amministratori delegati, negli Stati Uniti, sono aumentati del 725% in termini reali tra il 1978 e il 2011 – un margine di cresciuta enormemente superiore alla crescita dei valori di borsa o degli utili societari (per chi fosse tentato di pensare che in fondo “se lo sono guadagnato”). Nello stesso periodo il salario medio è cresciuto solo del 5.7%. Se nel 1965 il rapporto tra la retribuzione del lavoratore medio e quello del top manager era di 18 a 1, nel 2011 era arrivato a 209 a 1. Ma la verità è che il grosso della crescente fetta della ricchezza nazionale che finisce nelle tasche degli iper-ricchi, negli Usa e altrove, non è neanche imputabile ai loro salari da capogiro, ma semplicemente… al fatto che sono ricchi. Nel caso dell’1%, dello 0.1% e dello 0.01% rappresentati nel grafico sopracitato, infatti, i capital gains – ovvero i redditi da capitale, quelli che ricevi per il semplice fatto di avere dei soldi da investire, magari perché ci sei nato – rappresentano rispettivamente il 22, il 33 il 42 del loro reddito medio. Nel caso dei 400 più ricchi d’America, la percentuale arriva addirittura al 50%. In pratica, più uno è ricco è più diventa sempre più ricco per il semplice fatto di essere ricco. A questo poi bisogna aggiungere il crescente peso della finanza nelle economie avanzate, che è raddoppiato in poco più di vent’anni, passando (negli Usa, per esempio) dal 4.9% all’8.3% dell’economia, secondo uno studio dell’università di Princeton. Cosa fare, dunque? Dovremmo armarci tutti di forconi? No. Come spiega l’economista Matthew O’Brien in un articolo uscito qualche giorno fa sull’Atlantic, la soluzione risiede, come sempre, nella politica: “Non è la prima volta nella storia che assistiamo all’ascesa dei rentier. La differenza è che oggi la globalizzazione e la liberalizzazione finanziaria hanno fatto lievitare le ricchezze degli iper-ricchi a livelli che neanche i baroni-ladroni (robber barons) del secolo scorso si sarebbero mai sognati. Ma sappiamo come invertire questo processo. Quello che serve, molto semplicemente, è una migliore regolamentazione dei mercati e una maggiore tassazione dei redditi alti”. Questa è la stessa conclusione a cui giunge Thomas Piketty, probabilmente il più famoso studioso delle disuguaglianze vivente, nel suo libro di recente uscita, Capital in the Twenty-First Century. Dice Piketty: “L’attuale tendenza nella distribuzione del reddito non è compatibile con la democrazia. A questi ritmi la classe media nei paesi avanzati è destinata scomparire nel giro di qualche decennio. Ma non c’è motivo per cui le disuguaglianze debbano necessariamente continuare a crescere. Esistono vari futuri possibili. Non c’è nulla di “naturale” nella distribuzione del reddito o nella storia dell’economia”. Il futuro, insomma, è nelle nostre mani. Qui sotto trovate un breve video in cui Piketty spiega i punti salienti del suo libro: www.youtube.com/watch?v=7TLtXfZth5w

(Fonte sbilanciamoci)

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