0

I Partigiani dell’Ulivo

Xylella-Ulivo

Nel Salento si voleva tagliare, un mese fa, un milione di ulivi, malati, secondo la Regione Puglia e il Cnr di Bari, di Xylella fastidiosa. Nel frattempo Peacelink, con Spazi Popolari e le altre associazioni salentine, ha fatto pervenire alla Commissione europea gli studi sul ruolo svolto dalle concause della malattia da disseccamento (Funghi e Zeuzera Pyrina). Un parere diverso rispetto alla tesi sostenuta dalla Regione, convinta sempre di più che in Puglia si tratti solo ed esclusivamente di Xylella, quale agente unico della malattia.

Il presidente Niki Vendola, che non ha mai visitato gli uliveti curati e guariti dagli agricoltori salentini, sentenzia che i cosiddetti “santoni” farebbero meglio a non contrastare la scienza ufficiale, ovvero solo e soltanto quella del Cnr di Bari. La gestione della ricerca sulla malattia, infatti, sembra essere appannaggio esclusivo dell’establishment barese quando altri centri, come l’Università di Foggia, sembrano dare indicazioni scientifiche differenti.

Eppure la Xylella fastidiosa salentina che ha fatto scattare l’allarme europeo di quarantena, lanciato dall’Italia, non è dello stesso ceppo della Xylella fastidiosa (Well e Raju) già conosciuta in California, di cui si parla nella direttiva europea 2000/29/CE, concernente le misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali. Il protocollo con l’obbligo di quarantena della Xylella è stato scritto sulla base dell’osservazione solo della sua patogenicità su vite e agrumi (Protocollo EPPO, Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante, “Norme EPPO PM7/24”, pag.188 e seguenti) e secondo logica andrebbe immediatamente rivisto in base alla malattia degli ulivi, alla luce del ruolo dei funghi e della cura degli alberi che avviene con successo!

Il ceppo della Xylella pugliese (subspecie pauca, ceppo CoDiRo) è pertanto diverso da quello regolamentato dall’Unione europea, che invece è stato studiato su vite e agrumi. La Xylella salentina attacca solo l’ulivo e non è stata mai riscontrata su agrumi e vite, come scritto nelle stesse “Linee Guida Xylella CoDiRo, Regione Puglia”. EFSA conferma nel suo nuovo rapporto che “il genotipo della Xylella presente in Puglia è una nuova variante genetica della sottospecie pauca”, trovato su una serie di piante ma non su vite e agrumi. Di conseguenza, il regolamento europeo andrebbe adattato con flessibilità in considerazione del fatto che è un ceppo di Xylella diverso.

Oltre agli studi su funghi e altre con-cause, sono necessari studi mirati e approfonditi su questo specifico ceppo della Xylella salentina! Ci vuole un cambio di paradigma immediato nella strategia messa in atto in seno all’Ue.

A conferma di tutto ciò, e cioè dell’insensatezza di un piano di taglio indiscriminato, c’è l’accorato e coraggioso appello lanciato con una lettera dal professor Pietro Perrino, Dirigente di Ricerca del Cnr di Bari, al Presidente Vendola, in cui si dice che “è difficile pensare che (il disseccamento, ndr) possa essere risolto con l’abbattimento degli alberi affetti e ancora peggio che possa essere utile lo sradicamento di piante sane per creare un cordone intorno alle aree focolaio. Entrambi i provvedimenti sono sbagliati. Nel primo caso perché le piante malate possono essere risanate e nel secondo perché si distruggerebbero piante sane”.

Ancora una volta, quindi, l’approccio migliore sembrerebbe quello che gli agricoltori e le associazioni salentine suggeriscono, ovvero quello agro-ecologico. “Gli studi osservazionali” – continua Perrino – “suggeriscono che le cause risiedono in un tipo di agricoltura che per decenni è stata caratterizzata da un uso eccessivo di concimi chimici, pesticidi, antiparassitari e di erbicidi, aventi come obiettivo quello di aumentare le produzioni”.

È urgente che la Regione, il governo italiano e di conseguenza la Commissione Europea cambino posizione, adesso, subito, concentrando tutti i loro sforzi su nuovi studi e analisi, e sulla sperimentazione in campo.

Se si tratta di un ceppo diverso di Xylella, e, se come dicono l’Università di Foggia e l’EFSA, è fondamentale capire il ruolo svolto dalle concause, perché la Regione continua a ignorare gli agricoltori che hanno curato e continuano a curare le piante con successo e quelle voci della scienza che credono sia urgente studiare le concause per definire una terapia adatta alla complessità del fenomeno?

Regione e Ministero sono responsabili della posizione di grandissimo caos creato a Bruxelles, avendo parlato prima della necessità di un taglio di un milione di ulivi, poi di “soltanto” 35.000 e infine di 10.000, senza aver ancora in mano nessun test di patogenicità né risposte sulle con-cause dell’infezione.

Ci sono altri 27 paesi in attesa di capire cosa accade in Puglia, ma, nonostante l’apertura creata presso la Commissione Europea da Peacelink con gli studi dell’Università di Foggia e con l’azione delle associazioni del Salento, le Istituzioni Italiane hanno continuato ad affermare la necessità dei tagli, l’urgenza del contenimento della malattia, la richiesta di indennizzi sulla base di nessuna certezza scientifica. Infatti, anche laddove fosse dimostrata la presenza della Xylella in alcuni ulivi, non ci sono certezze in merito al ruolo primario o meno svolto dalle concause, né sull’efficacia dei tagli per contenere un’eventuale epidemia.

Il ruolo che hanno svolto e che saranno chiamati a svolgere i rappresentanti istituzionali italiani influenzerà enormemente le prossime decisioni della Commissione Europea. Mentre il Ministro Martina festeggia il cibo italiano alla kermesse dell’Expo di Milano, egli stesso sostiene posizioni in Puglia che poco hanno a che fare con la protezione dell’agricoltura e dell’olio d’oliva pugliese.

Il Presidente Vendola sembra invece stizzito, impaurito, parla di “diffamazione a danno del governo regionale”, un film già visto a Taranto. Ci deve essere una ragione se un’intera popolazione si muove contro le sue Istituzioni.

ulivo“I Partigiani dell’Ulivo” con le loro ronde sul campo, di giorno e di notte, rimandano indietro motoseghe, camion e rappresentano la vera grande novità di questa primavera pugliese. Chiusi nelle loro stanze i politici, impermeabili alle migliaia di voci che si levano da tutta la Regione, stizziti dall’azione degli agricoltori e di Peacelink a Bruxelles, pronti a banalizzare piuttosto che ad aprire al contatto sul campo con gli agricoltori e alla ricerca più ampia d’istituti italiani e internazionali.

Sembrerebbe che la Regione e il Governo si siano messi dalla parte della Francia, dalla parte dei concorrenti, dalla parte di chi la Puglia la vuole vedere in ginocchio. Sostengono posizioni che porteranno alla fine la Commissione e gli altri 27 Paesi a credere che non ci sono vie alternative al taglio degli alberi e all’utilizzo massiccio di pesticidi, che vengono chiamati “fitofarmaci” per fare meno grave.

È urgente, alla luce di questa incertezza messa in campo nuovamente dall’EFSA, che la comunità scientifica internazionale si adoperi con urgenza per accelerare emoltiplicare gli studi sia in laboratorio che in campo, secondo un approccio pluralistico che incoraggi e finanzi istituti diversi affinché proseguano e affinino le ricerche, sottopondendole al più presto alla “peer review” internazionale. Tali ricerche devono anche verificare i risultati positivi ottenuti dagli agricoltori salentini, ripetendo sotto rigorosa osservazione scientifica, e corroborando e sistematizzando, i metodi di cura utilizzati in alternativa all’estirpazione degli alberi infetti e ai piani ormai inattuabili di eradicazione totale del batterio.

Prima di prendere decisioni che avrebbero conseguenze irreversibili sull’ecosistema della Regione Puglia e sul suo futuro è fondamentale acquisire una conoscenza più vasta ed approfondita del ruolo svolto dai diversi agenti infestanti. Occorrerebbe moltiplicare le iniziative come quella di COPAGRI, che coordina e finanzia la ricerca e la sperimentazione sul campo svolte dall’Università di Foggia insieme all’Università del Salento.

La Resistenza degli Ulivi è una pagina importante della storia della nostra Regione e del nostro Paese. Essa non riguarda solo il Salento ma è simbolo di resistenza di un popolo intero, che parte da Lecce e tocca Taranto, Brindisi, il Gargano, la Puglia tutta, contro l’approccio autoritario che esclude i cittadini dal poter intervenire direttamente in questioni fondamentali della loro vita e del loro futuro. Che Resistenza sia!

(Fonte comune-info)


Condividi:
0

La schiavitù del nuovo millennio: Il caporalato

caporalato

“Nelle campagne del Salento modaiolo e di tendenza, nel territorio di Nardò, ogni estate va in scena uno dei fenomeni più beceri della schiavitù del nuovo millennio: il caporalato. Centinaia di stagionali (tra i 400 e i 600) nella bella stagione vengono impiegati per la raccolta delle angurie e dei pomodori. Si tratta di lavoratori “migranti”, che si spostano dalla Sicilia al Lazio, per poi arrivare nelle campagne del Salento e del foggiano, a seconda delle esigenze delle aziende agricole. Per le quali lavorano i “sotto caporali”: coloro i quali hanno il compito di “reclutare” i lavoratori, attraverso un oramai collaudato sistema di telefonate ed sms. Si spostano con dei furgoncini nel buio delle ultime ore della notte, prima che l’alba faccia capolino da Santa Maria di Leuca, la punta più ad est del Salento. Raccolgono “squadre” di non più di 6 uomini e raggiungono i campi. Dove si lavora con la schiena piegata per 12 ed anche 14 ore sotto il sole cocente. Per una paga giornaliera tra i 25 e i 35 euro. Che va però decurtata di 3,50 euro per un panino, di 1,50 per una bottiglietta d’acqua e di altri 5 euro per il “passaggio” fornito dai caporali all’andata e al ritorno. Ulteriori 10 euro invece, occorrono nel caso di un trasporto in ospedale, riducendo la paga ad una ignobile miseria. Il tutto condito da un’infinita sequela di insulti quotidiani e di metodi di lavoro da medioevo. Che si completa nello squallore degli “alloggi”, spesso vecchi casolari abbandonati in cui gli stagionali riescono a trovare posto per un piccolo giaciglio. È la sorte che tocca alla maggior parte di loro, visto che appena 80 fortunati possono usufruire del “ghetto tenda” dotato di luce e acqua, messo in piedi dopo la chiusura della masseria “Boncuri” dove il Comune di Nardò aveva pensato di stabilire i lavoratori sino all’estate del 2011. L’anno della svolta e della ribellione degli stagionali guidati dall’ingegnere camerunense Yvan Sagnet attraverso due storiche settimane di sciopero. Tutta questa storia è poi sfociata in un’inchiesta condotta dai Ros di Lecce denominata “Sabr” e durata tre anni, che dopo le denunce sporte dai migranti (in maggioranza tunisini e ghanesi) tra il 2009 e il 2011, il 23 maggio 2012 portò a 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere, accendendo definitivamente i riflettori su questa organizzazione a struttura piramidale conosciuta da sempre da tutti.

Proprio in questi giorni è andata in scena la quinta udienza del processo iniziato il 31 gennaio 2013: la prossima si svolgerà il 6 novembre. Sono in tutto sette i braccianti costituitisi parte civile, insieme a Regione Puglia, Cgil, Camera del Lavoro, Flai-Cgil e l’associazione Finis Terrae. Assente il Comune di Nardò. Gli imputati rischiano dai 5 agli 8 anni di reclusione ed una multa pari a 2.000 euro a lavoratore. Grazie all’introduzione, nel settembre 2011, del reato penale nell’articolo 603 bis, contenente il nuovo reato di Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ma il lavoro contro la schiavitù del nuovo millennio è ancora tanto. Come testimonia Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai Cgil Lecce. “A livello nazionale insieme alla Uila abbiamo avanzato una proposta di legge che crei una rete che renda obbligatorio per le aziende il reclutamento attraverso i centri d’impiego”. Eventualità che toglierebbe ogni alibi per lo sfruttamento irregolare nel reclutamento della mano d’opera. Dall’agosto 2011, grazie al sindacato, esistono “delle liste d’impiego e di prenotazione per reclutare mano d’opera presenti in tutti i centri d’impiego della Regione” ricorda Gagliardi. Ma la fine della schiavitù è ancora lontana”. Gianmario Leone

Condividi:
0

Due poltrone is megl che one, vero Vendola?

maxibon-Niki-Vendola-poltrona-regione-parlamento

Undici parlamentari, della Regione Puglia, sono stati denunciati dai radicali alla Procura di Bari per violazione dell’articolo 122 della Costituzione, secondo cui “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e a una delle Camere del Parlamento, a un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale”. In pratica né il presidente della Regione, Nichi Vendola, né altri dieci consiglieri (sei del Pdl, due di Sel e due del Pd), si sono dimessi entro i dieci giorni successivi alla loro elezione in Parlamento. Tra questi ci sono Rocco Palese, Massimo Cassano, Pietro Iurlaro, Roberto Marti, Gianfranco Chiarelli e Lucio Tarquinio per il Pdl; Antonio Decaro e l’ex assessore al Bilancio Michele Pelillo per il Pd; l’ex assessore all’Agricoltura Dario Stefano e Antonio Matarrelli per Sel. Fuori dalla Puglia è in stand by anche il presidente della Regione, il leghista Roberto Cota. Come diceva la famosa pubblicità del Maxibon due poltrone is megl che one.

Condividi:
0

Ilva. Dossier Taranto secondo Vendola

Dopo 50 anni di silenzi intorno alla fabbrica, la Regione Puglia pubblica un dossier con l’intenzione di ristabilire la verità, che consenta di guardare a quello che accade oggi, a quello che è accaduto a Taranto in questi lunghi anni, con più lucidità, tenendo ben presente che l’impegno degli inquirenti è stato agevolato dall’azione dell’amministrazione regionale pugliese, che di fronte alla tragedia che silenziosamente si consuma da anni, ha scelto di squadernare i problemi, di chiamarli per nome, invece che volgere lo sguardo dall’altro lato. Il governo Vendola, sottolinea il dossier, è stato il primo a indicare nell’inquinamento le cause di malattie e di morte nel sito di Taranto e ha messo a disposizione dei periti indicati dalla magistratura tutti i dati raccolti dalla ASL di Taranto e dal Registro Tumori Puglia, istituito nel 2008, oltre ai dati dei monitoraggi ambientali condotti da ARPA Puglia. Impegnandosi con una serie di iniziative legislative, sia in ambito ambientale, che sanitario, per garantire la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di Taranto, coniugandole con il diritto al lavoro.

La volontà è sempre stata quella di sconfiggere lo schema del ricatto occupazionale, che in molti casi è divenuto vera e propria ideologia del padrone, per cui o prendi questo lavoro così come è, o resti senza; la volontà è sempre stata quella di affermare un principio fondamentale per una società moderna, ovvero che il diritto alla salute e il diritto al lavoro non fossero alternativi, ma parte di un unico sacrosanto diritto, quello alla vita.
Dopo 50 anni di silenzi intorno alla fabbrica e in cui la politica e le istituzioni avevano preferito infilare la testa sotto la sabbia ed evitato di interrogarsi sui danni all’ambiente e le condizioni di salute, il governo Vendola decide di portare i riflettori del dibattito politico su Taranto, la sua vita e i suoi dolori. Con molte difficoltà. Basterà ricordare la dura battaglia politica intrapresa con l’allora Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che aveva più volte tentato di impedire che la Regione Puglia adottasse norme e prescrizioni per l’azienda, che superavano la legislazione nazionale in materia.
Dal 2006 quindi, finalmente, abbiamo iniziato a conoscere la realtà, abbiamo potuto acquisire dati sugli inquinanti e sulla loro relazione con la vita e la salute delle persone, abbiamo dato un nome ai veleni: le diossine, i furani, il benzoapirene, il pm10, le polveri sottili; abbiamo scritto che bisogna parlare di tumori, che bisogna capovolgere la logica antica secondo cui la fabbrica era al centro delle necessità e la vita, tutta intorno, doveva adeguarsi.

Questi gli interventi del governo regionale pugliese:

2006
Parliamo di Diossine: a marzo del 2006, Vendola ufficializza il tema “diossina” nel IV Atto d’Intesa Regione – ILVA. Chiede all’azienda di procedere alla misurazione delle diossine emesse, nominando un soggetto di suo gradimento (individuato nel Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Potenziamento dell’ARPA Puglia: la Regione approva il piano straordinario di potenziamento del suo organo tecnico, l’ARPA Puglia.

2007
Inizia il monitoraggio: a giugno prende avvio la prima campagna di monitoraggio delle emissioni del camino E312 (agglomerato), preceduta da un monitoraggio delle emissioni con il mezzo mobile. In contemporanea viene svolto anche il monitoraggio di microinquinanti organici in aria nel comune di Taranto. La campagna viene effettuata affidando il campionamento alla multinazionale SGS e l’analisi al laboratorio del Consorzio Interuniversitario INCA di Porto Marghera, in quanto le istituzioni regionali non disponevano di strumentazioni per la misurazione, ad esempio, delle diossine.

2008
I° rapporto di prova del laboratorio microinquinanti di Taranto: l’ARPA non è più una scatola vuota: nel 2008 si completa la procedura amministrativa per l’acquisto della costosa strumentazione di monitoraggio delle diossine e degli altri microinquinanti e viene emesso il primo rapporto di prova.
Lettera al Presidente del Consiglio: il Presidente Nichi Vendola decide di scrivere al Presidente del Consiglio per sensibilizzare il governo sul tema Taranto e sollecitarne un intervento deciso sulla
legislazione nazionale per stabilire norme più stringenti per il contenimento dell’inquinamento di origine industriale.
Polveri sottili e benzoapirene: a luglio l’ARPA produce i primi dati del controllo ufficiale di benzoapirene nel PM10 (polveri sottili) a Taranto, la cui raccolta non sarà più interrotta e prosegue oggi routinariamente.
Legge Regionale Puglia n. 44/2008: la Regione Puglia approva una innovativa norma che fissa valori limite stringenti per l’emissione di diossina, utilizzando una unità di misura non contemplata dalla legislazione italiana, che tiene conto della tossicità della diossina emessa. L’unità di misura è il TEQ. ILVA reagisce molto duramente minacciando il licenziamento di migliaia di operai e ponendo per la prima volta l’opinione pubblica di fronte al dilemma lavoro-ambiente.
Grazie ad un’efficace mediazione Stato-Regione, la legge regionale è stata riapprovata (LR 8/2009), con lievi modifiche, ed ILVA è stata in grado, con investimenti molto contenuti, di rispettare i nuovi limiti previsti. In conclusione, il camino dell’impianto di agglomerazione, che prima dell’installazione di nuove tecnologie di controllo delle emissioni, aveva emesso annualmente oltre 500 grammi TEQ di diossine, e che nel 2007 aveva una emissione annua superiore a 100 grammi TEQ, a partire dal gennaio 2011 emette meno di 10 grammi TEQ l’anno. La norma, prima e unica in Italia, ha prodotto quindi significativi e misurabili miglioramenti in termini di emissioni complessive di diossina.
Deliberazione di Giunta n. 1500 del 2008: con un finanziamento iniziale di 250.000 euro, viene istituito il Registro Tumori Puglia, “anche ed in considerazione della necessità di approfondire il dato di alcune realtà geografiche in cui si concentrano patologie tumorali”, come da testo di delibera di giunta. Attualmente l’intero territorio regionale è coperto dalle attività di registrazione dei tumori, unico caso in Italia: entro la fine dell’anno, saranno disponibili i dati del triennio 2006-2008 per l’area di Taranto. I dati del 2006 sono stati utilizzati nell’ambito della perizia epidemiologica e i dati del biennio 2006-2007 fanno parte del rapporto ISS presentato a Taranto dal Ministro Balduzzi con l’Assessore Attolini il 22 ottobre. Il Registro Tumori Puglia è l’unico in Italia a garantire la copertura dell’intero territorio regionale e ha visto raddoppiare il suo finanziamento per assicurare la dotazione organica a tutte le ASL.
Nuvole bianche: Nichi Vendola incontra i bambini delle scuole di Taranto, che gli consegnano disegni e lettere che parlano di ILVA e di Taranto. La Regione Puglia decide di pubblicare tutte le lettere e i disegni e di consegnarne copie al governo, come ulteriore elemento utile al dibattito.
Monitoraggio della diossina: con delibera di giunta 1321 del 15 luglio del 2008, viene predisposto un “Intervento straordinario a seguito di contaminazione da diossina in allevamenti della Provincia di Taranto”, realizzato dal Dipartimento Prevenzione della ASL Taranto.
Monitoraggio sulla qualità dell’aria: vengono avviati i monitoraggi sulla qualità dell’aria nella città di Taranto e nelle zone limitrofe.

 

2009
Benzoapirene: a gennaio del 2009, l’ARPA accerta il superamento del Benzoapirene nel PM10, per l’anno 2008 nella stazione di monitoraggio di via Machiavelli.
Vivere con la fabbrica: il caso ILVA arriva finalmente all’attenzione del dibattito pubblico, ma sempre più numerosi e rumorosi sono i detrattori della legge regionale anti-diossina, che mettono in discussione il rapporto diretto fra inquinamento e malattia. Il governo Vendola viene accusato di catastrofismo. La Regione Puglia di conseguenza cura la pubblicazione di un libro “Vivere con la fabbrica”, realizzato in collaborazione con le associazioni del territorio, che cita tutti i dati di emissione dell’ILVA e li associa alle malattie più frequenti nel territorio.
Monitoraggi: ARPA e ASL intensificano le attività di monitoraggio sulle matrici ambientali e alimentari. Vengono effettuate 4 diverse campagne di monitoraggio su diossine e polveri sottili.
Nel settembre 2009 ARPA Puglia presenta i risultati del monitoraggio delle diossine in un convegno dal titolo “Le diossine a Taranto tra ambiente e salute”.

2010
Divieto di pascolo: i dati che giungono dalle rilevazioni dell’ARPA e della ASL evidenziano diverse criticità negli allevamenti intorno all’area industriale. Il pericolo è che le diossine presenti
nelle carni e nei pascoli possano entrare nella catena alimentare dei cittadini di Taranto. Vendola ordina il divieto di pascolo e la distruzione del fegato ovicaprino nelle aziende zootecniche allocate nel raggio di 20 km da ILVA.
Stop Benzoapirene: nel giugno del 2010 l’Arpa Puglia produce una relazione sui dati sul superamento dei valori obiettivo di benzoapirene stabiliti dal Decreto Legislativo 152/07.
Viene prodotta una relazione che riporta una prima attribuzione alle sorgenti responsabili del superamento e una stima del rischio di tumore del polmone associato. A seguito di questi dati, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefano, emette un’ordinanza che impone alla proprietà dell’ILVA, entro il limite di 30 giorni, di rientrare nei valori obiettivo per l’emissione di benzoapirene e di dotarsi, così come previsto dall’AIA, di impianti adeguati, secondo le migliorie tecniche disponibili. L’ordinanza viene impugnata da ILVA dinanzi al TAR.
Intervento del governo Berlusconi: in data 13 agosto 2010, si assiste increduli all’intervento del Ministero dell’Ambiente in favore dell’ILVA, attraverso il Decreto Legislativo 155/2010, meglio conosciuto come “Salva ILVA”, che prorogava al 2013 il raggiungimento del valore obiettivo per l’emissione di benzoapirene.
Una legge regionale: in seguito all’iniziativa del governo Berlusconi, in favore dell’ILVA, gli uffici regionali iniziano a lavorare ad una legge che impone il rispetto del limite di 1 nanogrammo di benzoapirene per metro cubo di aria, per contenere gli effetti della norma “Salva ILVA”.
Piano di risanamento nel Comune di Taranto: su incarico dell’Assessorato Regionale alla Qualità dell’Ambiente, ARPA Puglia realizza a partire da giugno un programma semestrale di monitoraggio giornaliero del benzoapirene in sette siti intorno al complesso siderurgico per documentare l’attribuibilità alla sorgente principale, costituita dalle emissioni diffuse della cokeria.
Il monitoraggio diagnostico ha contato circa 1.800 campioni ed è stato completato agli inizi del 2012 (http://ecologia.regione.puglia.it/aria/03_Allegato_I.pdf).
Monitoraggio della diossina: l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia finanzia con 300.000 euro un nuovo studio di monitoraggio per individuare la presenza della diossina negli allevamenti e nella catena alimentare della zona jonica.
Monitoraggio della popolazione: il lavoro di studio e monitoraggio non si ferma agli allevamenti. ASL Taranto, ARPA Puglia e l’ Università di Bari (Sez. Medicina del Lavoro) avviano nel 2010 un monitoraggio biologico della popolazione per verificare l’esposizione a metalli pesanti: i risultati sono stati presentati nel mese di luglio 2012 nel corso del workshop di ARPA Puglia “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”.

2011
Legge sul benzoapirene: la Puglia emana, unica in Italia, una legge regionale (n. 3 del 28.2.2011) che prevede un intervento immediato da attuare in caso di superamento del limite di emissione di benzoapirene, onde prevenire il pericolo di danni alla salute. Con questa legge, la Regione indica precisi obblighi per le attività industriali ricadenti nell’area di Taranto prescrivendo, tra l’altro, la copertura dei parchi minerari di ILVA e la riduzione della produzione nelle giornate di wind days, per evitare la dispersione delle polveri.
Monitoraggio nell’ambiente di lavoro: viene realizzata da ARPA, insieme allo SPESAL di
Taranto, una campagna di monitoraggio degli inquinanti nell’ambiente di lavoro delle cokerie di Taranto, a tutela dei lavoratori ILVA.
Autorizzazione Integrata Ambientale: ad agosto il Ministero rilascia l’autorizzazione all’ILVA. La Regione Puglia con deliberazione n. 1504, in data 4.7.2011, impone alcune prescrizioni fra le quali: a) il rispetto degli accordi sanciti dal Protocollo di Intesa sulla diossina del 2009; b) la possibilità di riesame dell’AIA nel momento in cui i monitoraggi effettuati evidenziassero il superamento dei limiti stabiliti, nell’emissione di benzoapirene; c) l’istituzione di un tavolo tecnico con il compito di valutare gli effetti cumulativi delle aziende presenti nell’area industriale di Taranto e Statte e di proporre alle Autorità Competenti l’adozione dei provvedimenti finalizzati alla
mitigazione di tali effetti. Le prescrizioni della Regione vengono accolte dal Ministero.
Tavolo Tecnico per lo studio della mortalità: con un finanziamento della Provincia di Taranto, viene istituito un tavolo tecnico per uno studio più approfondito delle cause di mortalità nella città di Taranto. Gli obiettivi sono: analisi descrittiva della distribuzione delle malattie sul territorio comunale e provinciale; georeferenziazione dei casi di malattia sul territorio comunale e provinciale; incrocio dei dati sanitari con i dati ambientali e la costruzione di mappe epidemiologiche; stima del rischio per la salute dei residenti nel sito inquinato di Taranto e confronto delle stime tra i quartieri del comune di Taranto, standardizzazione delle stime in base agli indici di deprivazione socio-economica. Le istituzioni coinvolte sono: ASL Taranto, Osservatorio Epidemiologico Puglia, ARPA Puglia, AReS Puglia, le associazioni ambientaliste.
Monitoraggio della diossina: l’Assessorato alle Politiche della Salute della Regione Puglia finanzia con 300.000 euro un ulteriore studio di monitoraggio per individuare la presenza della diossina negli allevamenti e nella catena alimentare della zona jonica.

2012
Vendola scrive a Clini: nel marzo del 2012 Vendola scrive al Ministro Clini (lettera prot. n° 1066/SP), per chiedere il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ai sensi dell’art. 6 dell’AIA precedente, perché a seguito del monitoraggio continuo di benzoapirene effettuato dall’ARPA, si erano evidenziati livelli sopra la norma (relazione n° 5520 in data 01.02.2012).
Piano di intervento per il risanamento della qualità dell’aria: considerato il numero di superamenti annuali per il PM10 e il superamento del valore obiettivo del Benzoapirene durante l’anno 2011 per l’area in esame, ai sensi all’art.9 del D.Lgs 155/2010, il Tavolo di Lavoro ha deciso di predisporre un piano di azione integrato per riportare i livelli di qualità dell’aria in conformità ai limiti di Legge (ex D.Lgs. 155/10). Nel Piano sono individuate le prime misure di risanamento da applicare all’area industriale di Taranto – Statte e all’area del quartiere Tamburi, per riportare gli inquinanti al di sotto dei limiti prescritti dal D.Lgs. 155/2010. Nel piano vengono imposti alle aziende limiti stringenti di produzione nei wind days (giornate con condizioni climatiche sfavorevoli) e la copertura delle aree adibite a deposito di minerali e materie prime polverulente.
Interviene la magistratura: La magistratura chiede il sequestro dell’impianto. In base ai dati messi a disposizione dal governo pugliese ed elaborati in anni di monitoraggi, infatti, gli inquirenti accertano il nesso causale fra inquinamento ambientale e mortalità e propongono il sequestro e lo spegnimento degli impianti siderurgici per interrompere la catena dei reati.
Valutazione del Danno Sanitario: a luglio il Consiglio Regionale approva la legge regionale
“Norma a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”. La legge introduce lo strumento della valutazione del danno sanitario nell’ambito dei procedimenti di autorizzazione ambientale degli impianti industriali. Si tratta di una rivoluzione copernicana: al centro del sistema non più, come fino ad ora era accaduto ‘la fabbrica fordista’, ma l’uomo e la qualità della sua esistenza. In sostanza, a seguito di tutte le indagini effettuate nel corso degli anni, si stabilisce un rapporto causale certo fra le malattie e gli agenti inquinanti.
Nuova AIA: nell’ambito del riesame dell’AIA, richiesta dal Presidente Vendola a marzo, la Regione Puglia è costantemente presente con un proprio rappresentante e introduce alcune prescrizioni per l’azienda: a) dare attuazione al Protocollo Tecnico Operativo che prevede il campionamento in continuo delle diossine; b) il riesame dell’AIA deve prevedere il recepimento della Valutazione del Danno Sanitario, che consente di guardare più a fondo nelle problematiche della salute dei cittadini, connesse alle emissioni inquinanti. In particolare, in caso di criticità espressa dalla valutazione, l’Autorità competente dovrà disporre entro trenta giorni, il riesame dell’autorizzazione, per garantire la salvaguardia della salute dei cittadini. c) il riesame dell’AIA deve prevedere l’obbligo per l’azienda di rendere accessibile, in tempo reale e mediante password, i sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera; d) l’azienda deve inoltre garantire la massima trasparenza sulle proprie prestazioni ambientali, mediante sistemi di informazione di semplice accesso e lettura da parte dei cittadini; e) l’adozione di misure supplementari particolari più rigorose, ovvero l’adozione anticipata di valori limite rigorosi di emissione in atmosfera; f) l’adeguamento anticipato alle migliori tecnologie disponibili per limitare le emissioni; g) la copertura dei parchi minerari.
Il Centro Salute Ambiente: con Delibera di Giunta Regionale n. 1980 del 12.10.2012 viene adottato dal Governo il “Piano Straordinario Salute e Ambiente e Istituzione del Centro Salute-Ambiente in Taranto”, finanziato con 8 milioni di euro.
L’obiettivo è quello di integrare sinergicamente tutte le risorse umane e strumentali, le competenze, le professionalità locali e nazionali per affrontare le complesse criticità della relazione ambiente/salute a partire dal territorio tarantino: il Centro Salute e Ambiente si occuperà di verificare e monitorare il livello e la composizione delle emissioni inquinanti e le loro ricadute sulla salute umana. Accanto al potenziamento delle attività di monitoraggio e studio, sono previste attività di prevenzione e di cura con una specifica attenzione dedicata alla salute materno-infantile.

Condividi: