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L’imbecillità di chiamarle bombe d’acqua

pioggia-bomba d'acqua

Il nostro è un Paese in cui nessuno è al sicuro e che non investe nella manutenzione del territorio. Ben 5 milioni di persone, in Italia, vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 1.260.000 sono gli edifici a rischio frane e alluvioni di cui 6122 scuole e 531 ospedali. Il paradosso italiano è che spendiamo ogni anno 1 miliardo per riparare i danni ma solo poco più di 100 milioni per prevenirli.

Ogni volta proclami e promesse. Mai che si parli di responsabilità o di punire i colpevoli. Tra il 1950 e 2012 si sono registrati 1.061 eventi di frana e 672 eventi di inondazione. Le vittime sono state oltre 9.000 e gli sfollati e senza tetto oltre 700.000. L’Italia ha il territorio più fragile d’Europa e il più esposto al danno idrogeologico. I lavori per un’aggiornata carta geologica si sono fermati al 40% grazie ai tagli del fu’ Tremonti, siamo rimasti a quella voluta da Quintino Sella nel 1862. Fantastico! Il 60% del territorio italiano non ha una carta geologica aggiornata! Ed ora arriva il geniale decreto “Sblocca Italia” che prevede permessi edilizi più facili e grandi opere accelerate. Ri fantastico! Altro che bombe d’acqua, siamo noi che ci bombardiamo da soli. E intanto ignoriamo i continui appelli dei geologi.

In Italia continuiamo ad impermeabilizzare ed a far perdere ai nostri terreni la loro capacità di ritenzione idrica con le conseguenti immense difficoltà di dover gestire quantitativi sempre maggiori di acqua che non può più infiltrarsi“. Vittorio D’Oriano, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi.

La tragedia di Refrontolo si colloca al centro di un problema idrogeologico più volte evidenziato e che coinvolge tutta l’area collinare dell’Alta Marca trevigiana. I terreni che costituiscono l’impianto geologico del Montello, sono resi oggi ancora più fragili dall’azione intensiva dell’uomo, che riscontrandone il pregio sotto il profilo enologico, in particolare per la coltivazione del pregiato prosecco, interviene massicciamente con sbancamenti per nuovi impianti di vigneti”Paolo Spagna, Presidente Geologi del Veneto.

Queste le tre proposte forti che la rete della società civile (Ance, Architetti, Geologi e Legambiente) continua ad indicare inutilmente per uscire dall’emergenza:

  • far partire entro l’estate un Piano unico nazionale di manutenzione e prevenzione;
  • liberare tutte le risorse già stanziate che Stato e enti locali non sono riusciti a spendere a  causa  dei vincoli del Patto di stabilità e reperirne di nuove attraverso i Fondi strutturali;
  • garantire a livello nazionale un controllo sulla qualità dei progetti e degli interventi ispirati a un modello di sostenibilità ambientale ed economica, efficacia; trasparenza delle regole e delle procedure.

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