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Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità

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Domenica 19 gennaio si celebra la 100ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2014. Guido Barbera, presidente del coordinamento di associazioni Solidarietà e Cooperazione CIPSI, ha dichiarato: “Riconoscere il contributo dei migranti allo sviluppo e al benessere di molti paesi del mondo. Porre fine a tutte le forme di abuso e violenza contro gli immigrati e le loro famiglie e promuovere la tutela dei loro diritti umani fondamentali. Il rispetto per i rifugiati del diritto d’asilo e l’accoglienza sono alla base della democrazia e della civiltà di qualunque popolo. I rifugiati sono persone, e come tali vanno riconosciute! Con le loro necessità, sogni da realizzare e una vita da vivere”.

“Oggi chiediamo a tutti gli italiani di riflettere per un momento sul difficile, lungo, a volte tortuoso viaggio del migrante alla ricerca di un luogo dove poter vivere in modo dignitoso; di riflettere sul tragico destino delle vittime dei viaggi della speranza. Persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il mare, o un confine che li separa dal tanto bramato ‘primo’ mondo, quello industrializzato; o vittime morali di società che non sono pronte ad accettarli. Mai più in Italia il ripetersi di storie e fatti come quelli dele stragi ripetute sulle sponde di Lampedusa. Per promuovere una società dei diritti e dell’accoglienza, è necessario dare sostegno alla cooperazione internazionale, volano di integrazione e dialogo. Così che ogni individuo abbia la possibilità di costruire una vita dignitosa per sé in ogni parte del pianeta. Alla ministra on. Cécile Kyenge e al governo italiano chiediamo con forza il coraggio di attuare concretamente una politica di accoglienza e integrazione dei cittadini migranti e rifugiati, l’abolizione della legge Bossi-Fini, l’abolizione del reato di clandestinità. E una cooperazione basata sulle relazioni tra le persone e tra i popoli; sull’integrazione e la reciproca convivenza nel rispetto dei beni e dei diritti, a partire dal territorio locale. La cooperazione è la politica ‘più economica e più efficace’ per costruire la sicurezza, una politica fatta di ponti e non di muri, di rispetto e non di rigetto, per contrastare efficacemente tutti i fenomeni di brutale violenza e razzismo a cui siamo costretti ad assistere. Una diversa politica di cooperazione ed integrazione, deve aiutare a riconoscere il ruolo delle migrazioni come parte integrante dell’economia mondiale e i migranti come componenti essenziali per la piena ripresa dalla crisi economica contemporanea”.

IL CIPSI e le sue associazioni sono impegnate da tempo e attualmente per alcune concrete azioni di cambiamento: la chiusura dei CIE, anche in collaborazione con la campagna LasciateCIEntrare; la partecipazione alla stesura della Carta di Lampedusa, che dopo una consultazione online vedrà un incontro sull’isola per la definizione del testo e dei suoi principi fondamentali a tutela dei migranti e dei rifugiati dal 31 gennaio al 2 febbraio p.v.; il riconoscimento dei diritti dei migranti anche a livello europeo; l’azione educativa alla multiculturalità e all’accoglienza nelle scuole; l’impegno nella formazione di mediatori interculturali.


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Mai più morti nei nostri mari

Lampedusa-emigrati-naufragio-morti

“Basta! Basta! Basta! Basta! Basta assistere alla morte di decine di migliaia di persone nel disperato tentativo di entrare illegalmente in Italia! Basta assistere al traffico di esseri umani perpetrato dalla criminalità organizzata che lucra sulla loro pelle! Basta assistere alla flagrante violazione delle nostre leggi nel nome del relativismo giuridico e del buonismo che incrina lo stato di diritto! Basta con l’auto-colpevolizzarci attribuendoci tutte le colpe e assolvendo gli altri da ogni responsabilità!
Altro che vergognarci! Noi italiani abbiamo fatto fin troppo! Per prevenire che possano morire li andiamo a recuperare non solo in acque internazionali ma persino nelle acque territoriali straniere. Per soccorrerli quando sono a un passo dalla morte dispieghiamo le nostre unità navali militari e civili, pubbliche e private, in una gara di solidarietà assolutamente gratuita che va al di là di qualsiasi prescrizione contemplata dai trattati internazionali.
Altro che eliminare il reato di clandestinità! Noi italiani siamo arrivati al punto di negare l’evidenza della clandestinità auto-censurandoci, mettendo al bando la stessa parola clandestino, al punto di considerare reato non la clandestinità ma chi rappresenta correttamente la realtà denunciando la clandestinità! Per legittimare il nostro intervento arriviamo al punto di chiudere entrambi gli occhi sul fatto che si tratta di un’attività criminale che frutta più del traffico della droga e che dovrebbe essere contrastata con il massimo rigore. Per predisporci positivamente nei loro confronti neghiamo spudoratamente il fatto che chi sale sulle carrette del mare, piaccia o meno, è corresponsabile del reato di ingresso illegale nella nostra frontiera con l’aggravante che ciascuno di loro paga una cifra stimata in mille dollari.
E’ ora di dire una volta per tutte “Basta”! Basta con la legittimazione della clandestinità! La comunità internazionale, a cominciare dalle Nazioni Unite che predicano la moralità della sacralità della vita e razzolano nell’immoralità dello sperpero delle risorse destinate a salvare la vita, intervenga decisamente per bloccare sul nascere l’attività criminale del traffico di esseri umani. Dobbiamo impedire a tutti i costi che salgono sulle carrette del mare! L’Unione Europea, Italia compresa, investa per favorire delle condizioni di vita dignitose nei paesi d’origine degli immigrati affinché non siano costretti ad abbandonare la loro terra, i loro affetti e la loro civiltà.
Basta con l’ideologia del globalismo che, da un lato, abbatte le frontiere e lo stesso Stato nazionale e, dall’altro, legittima l’emigrazione arbitraria e incontrollata di milioni di persone che in Italia e in Europa non potremmo mai e poi mai accogliere! Riaffermiamo a viva voce e orgogliosamente che l’Italia è la casa comune degli italiani, che l’Italia non è una terra di nessuno e che gli italiani non vogliono che si trasformi in una terra di conquista.
Basta con l’ideologia dell’immigrazionismo e del buonismo che ci portano a immaginare che gli immigrati, persino i clandestini, siano buoni a prescindere dalle ricadute nel nostro vissuto! Noi italiani siamo arrivati al punto da anteporre il loro interesse, anche se fondato su un arbitrio, rispetto al nostro legittimo interesse.
Basta con la latitanza dello Stato italiano che si auto-deresponsabilizza e si auto-assolve invocando l’intervento dell’Unione Europea, un fantasma politico sottomesso ai poteri finanziari globalizzati, buono solo a condannare a morte le nostre imprese e a ridurre in povertà gli italiani.
A tutti coloro che affermano di avere a cuore la vita dei clandestini, rivolgo l’appello a contribuire a porre veramente fine a queste immani tragedie assumendo il coraggio di affermare la verità, la determinazione a salvaguardare il nostro legittimo interesse nazionale, la disponibilità ad aiutare fraternamente i più bisognosi a casa loro. Solo così saremo credibili, sinceri, seri e responsabili quando promettiamo: “Mai più morti nei nostri mari”!” Magdi Cristiano Allam

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