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Le auto a benzina inquinano 62 volte di più dei diesel

Inquina di più la benzina o il diesel?

Inquina di più l’auto a benzina o quella a diesel? Chi avvelena di più la nostra aria? Iniziamo col dire che tutti e due fanno danni, ma in modo diverso.

Però secondo Scientific Reports, che ha pubblicato uno studio dell’università di Montreal, le auto con motore a gasolio più recenti, e dotate di filtro anti-particolato, inquinano meno di quelle a benzina perché emettono meno polveri sottili.

Più inquinante la benzina del diesel

Le analisi effettuate a 22,7 gradi centigradi hanno mostrato che le auto a benzina emettono PM e SOA 10 volte di più rispetto a quelle diesel. Se la temperatura di test scende a – 7° C i dati peggiorano ancora per i motori a benzina, che possono emettere 62 volte più particolato e POA rispetto ai diesel. Le emissioni dei più famigerati PM molto maggiori quando le temperature sono fredde dipendono dal fatto che un motore a benzina è meno efficiente a basse temperature e il suo catalizzatore non funziona al meglio.

Grazie ai filtri antiparticolato, quindi, un motore diesel è in grado di produrre una quantità di particelle di molto inferiori a un motore benzina. Continue Reading


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AirVisual Earth, la prima mappa mondiale dell’inquinamento dell’aria

airvisual-earth

Si chiama AirVisual Earth, la prima mappa mondiale dell’inquinamento dell’aria, ed è stata realizzata da un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Yann Boquillod grazie ai dati in arrivo dai satelliti e di 8.000 stazioni di rilevamento a terra. Mostra in tempo reale la qualità dell’aria e la circolazione degli inquinanti, come i pericolosi PM2.5, sottilissime particelle che possono penetrare in profondità nei polmoni.

Spiega il fondatore della AirVisual Yann Boquillod: “Vedere la rappresentazione in 3D dello smog presente sulla Terra è quasi scioccante, il nostro pianeta sta veramente soffrendo per colpa dell’inquinamento che noi stessi abbiamo prodotto”. Continue Reading

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Smog Italia: 25 mila morti per inquinamento ogni anno

Decessi per cause non accidentali attribuibili a PM2.5

L’inquinamento atmosferico continua ad essere responsabile di oltre 430.000 morti premature in Europa, di cui quasi 85 mila nella sola Italia, dato dell’Agenzia europea per l’ambiente riferito al solo 2012.

Secondo il report del dipartimento epidemiologia inseriti nel progetto Viias, valutazione integrata dell’impatto dell’inquinamento sull’ambiente e sulla salute, sono 25 mila le persone che si potrebbero salvare ogni anno in Italia se si rispettassero i limiti delle emissioni di polveri sottili (Pm10 e Pm2.5). Le pm10 (penetrano nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe) e le ancora più terribili pm2,5 (si spingono nella parte più profonda dell’apparato fino a raggiungere i bronchi) che sono prodotte soprattutto da gasolio e carbone, riscaldamenti domestici, centrali elettriche e, non da meno, inceneritori. Poi aggiungiamoci anche il biossido di azoto, no2, emesso da impianti di riscaldamento, centrali termoelettriche e processi produttivi vari, da cui si potrebbero salvare da qui al 2020 quindicimila vite umane all’anno in Italia facendo rispettare i limiti di legge in tutto il Paese.

Questo il passaggio dello studio Viias più inquietante:L’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi; 14 per chi vive al Nord, 6,6 per gli abitanti del Centro e 5,7 al Sud e isole. Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno. Inoltre il rispetto dei limiti avrebbe ricadute positive anche sull’economia: seguendo le statistiche del’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, 10.000 decessi evitati all’anno corrispondono a circa 30 miliardi di euro”.

Venticinque mila cittadini italiani oggi sarebbero in vita se la legge fosse stata rispettata. A Roma e Milano ogni anno si sarebbero potute salvare, rispettivamente, 1.200 e 900 persone.

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Documentario choc: Prigionieri dell’inquinamento



“Under the Dome”, firmato da Chai Jing mostra gli effetti e i danni dell’inquinamento atmosferico che continua ad offuscare i cieli di tante metropoli cinesi. Il documentario, auto-prodotto con un investimento di 160mila dollari, messo in rete il 28 febbraio, è diventato virale ed è stato visto da oltre 100 milioni di utenti di Youku, lo ‘YouTube’ cinese. Obiettivo sensibilizzare le coscienze dei più giovani verso quello che rappresenta uno dei più grandi mali che affliggono la Cina con 500mila morti ogni anno. Nessuno da nord a sud, da est a ovest si salva dallo smog. Secondo i dati rilasciati dalle organizzazioni internazionali il 90% delle 190 grandi città della Cina hanno superato nel 2014 i limiti di polveri sottili nell’atmosfera fissati dal governo cinese. Solo 190 giorni l’anno l’aria di Pechino è libera da smog.

Il governo non è senza responsabilità ma il video non ha ancora subito la censura del governo cinese, e addirittura viene rilanciato da siti vicini all’establishment del Partito Comunista. Probabilmente il documentario verrà utilizzato dal presidente Xi Jinping per far leva sul congresso del Partito Comunista, e per convincere i dirigenti del Partito a digerire lo storico accordo con gli Stati Uniti sullo stop, nel 2030, delle emissioni di CO2.

“Non mi ero mai preoccupata dell’inquinamento, né indossato mascherine. Ma quando hai una vita dentro di te, una figlia, quello che respira diventa una tua responsabilità. A volte trovo mia figlia che guarda fuori dalla finestra desiderando di uscire. Ma quante volte posso portarla fuori? Un adulto ogni giorno inspira circa 25mila volte come si fa ad evitare di ammalarsi? Un giorno decine di migliaia di persone normali diranno no. Diranno che non sono soddisfatti, che non vogliono aspettare e che non vogliono sfuggire alle loro responsabilità. Sento che devo scendere in campo e fare qualcosa, e lo devo fare adesso, qui, proprio in questa situazione. Io sono il cambiamento”. Chai Jing, 39 anni ex volto della televisione cinese CCTV

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Sporchi da morire: non vediamo più i rifiuti, ma li respiriamo


Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate. Proprio per quest’ultimo motivo, i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Un inceneritore medio immette nell’aria mediamente 200 composti chimici. In Italia il business dei rifiuti ha cifre da capogiro. Tutti gli schieramenti politici si sono rivelati stranamente d’accordo nell’avallare la costruzione di queste strutture che producono micro- e nano- particelle e che sono altamente dannose, soprattutto a discapito delle generazioni future. Tutto ciò che viene bruciato diventa invisibile, trasformandosi in polveri tanto più nocive quanto più sono sottili, e sono tanto più sottili quanto più è alta la temperatura alla quale si inceneriscono i rifiuti. Non vediamo più i rifiuti, ma li respiriamo.

Primafilm, distretto creativo e tecnologico indipendente, presenta una nuova grande sfida: un viaggio nel mondo delle polveri sottili, delle nanoparticelle e delle possibili alternative. Il film-documentario nasce da alcune domande. È vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali sono i danni provocati dalle micro e nanoparticelle? Quali sono le possibili alternative? Con queste domande in testa è iniziata la ricerca online di Carlo Martigli, un viaggio virtuale che diventa reale, video presenti in rete si alternano improvvisamente ad esclusivi reportage realizzati in varie parti del mondo. Un film-progetto al quale hanno già aderito migliaia di persone in tutto il mondo tanto da certificarlo come il film con i titoli di coda più lunghi del mondo i quali saranno presenti, grazie ad un piccolo contatore grafico fin dai primi minuti del film. Sporchi da morire fa riflettere su un problema non solo nostro ma soprattutto dei nostri figli legato alle invisibili nanoparticelle da molti indicate come il più pericoloso strumento d’inquinamento del presente e del prossimo futuro.

Il film-documentario è un progetto italiano molto ambizioso e di ampio respiro internazionale grazie al coinvolgimento di esperti mondiali: il Professor Paul Connett, teorico della strategia “Zero Rifiuti”,il dott. Stefano Montanari e la dott.ssa Antonietta Gatti, esperti e scopritori delle nano-particelle; la Dott.ssa Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente, il biologo Prof.Gianni Tamino , Dott. Valerio Gennaro medico oncologo epidemiologo ISDE Italia, il dott. Federico Valerio Responsabile Chimica Ambientale IST di Genova, i sindaci delle città virtuose della Silicon Valley, Palo Alto, Barkeley, il sindaco di San FrancisoGavin Newson, il responsabile del Dipartimento Ambiente di San Franciso Jared Blumenfeld, i rappresentanti dell’IVS Francese – Dr. Calut e Dr. Laffont che sono i firmatari della più importante ricerca mondiale sul tema della pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti, il prof. Dick Van Steenis che ha mappato la ricaduta dell’inquinamento sui bambini inglesi e bloccato 16 progetti in costruzione,il dr.Luft,l’Associazione Rescue Workers Detoxification e la 911 Police Aid Foundation che si occupano delle persone ammalatesi per le inalazioni di nano-polveri dopo il crollo delle torri gemelle (circa 170.000 casi già accertati), i rappresentanti dei comitati nazionali ed internazionali, Padre Alex Zanotelli, Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, Greenpeace Italia, e tanti altri.

Per ulteriori informazioni visita il sito sporchi da morire.

Incenerire i rifiuti? No, grazie!. Gianluca Ferrara in questo manuale spiega, in maniera semplice ma argomentata, come gli inceneritori (erroneamente definiti “termovalorizzatori”) siano l’ennesimo inganno imposto dalla classe politica succube della lobby di turno. Gli inceneritori sono la risposta funzionale, partorita da un sistema economico malato che ha l’obiettivo di renderci dei consumatori obbedienti ed inconsapevoli. Il messaggio è: “Consuma tanto, poi noi bruciamo tutto!”.

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