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Berlusconi e il suo Mondo alla rovescia

Berlusconi

Come nelle epoche maledette, quando la politica diventa impostura, stiamo assistendo a un rovesciamento clamoroso del senso, a un sovvertimento della realtà. Il reato commesso da Berlusconi e sanzionato da tre gradi di giudizio è scomparso, nessuno chiede conto all’ex Premier del tesoro illegale di 270 milioni di euro costruito a danno della sua azienda e dei piccoli azionisti per giocare sporco nel campo della giustizia, della politica, dell’economia, alterando regole, concorrenza e mercato. Nel mondo alla rovescia in cui viviamo si chiede invece ad un soggetto politico, il Pd, e a due soggetti istituzionali (il Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato) di compromettersi con la tragedia della destra, costretta a condividere in pubblico i crimini privati del suo leader. Compromettersi trovando un’uscita di sicurezza dalla condanna definitiva del Cavaliere, piegando il diritto, la separazione dei poteri e la Costituzione, cioè l’uguaglianza dei cittadini. E tutto questo con una minaccia quotidiana che dice così: la politica e le istituzioni sono talmente deboli che la disperazione conclusiva di Berlusconi può tenerle prigioniere, piegandole per poi farle sopravvivere deformi per sempre. Napolitano ha già risposto che le sentenze si eseguono. Ma le pressioni non si fermano, puntano alla creazione di un nuovo senso comune, urlano al sacrilegio politico, invocano l’eccezione definitiva che faccia di Berlusconi il “fuorilegge istituzionale”, il primo cittadino di uno Stato nuovo, fondato sulla trasgressione elevata a norma, sulla forza che prevale infine sul diritto. Bisogna essere consapevoli che questa è la vera posta in gioco oggi. Si può rispondere se si è capaci di mantenere autonomia politica e culturale. E soprattutto se si sa conservare la coscienza di vivere in uno Stato di diritto e in una democrazia occidentale, che non vuole diventare una satrapia dove la nomenklatura è al di sopra della legge e un uomo solo tiene in pugno il Paese.

(Fonte Ezio Mauro – La Repubblica)


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Canto d’amore disperato per una bella grillina

Beppe Grillo

Ma quanto sei carina, grillina
Ma quanto sei difficile a volte, amore mio…

Fin da quando ti ho vista, grillina,
mi hai fatto battere il cuore
coi tuoi riccioli scuri
i tuoi occhi scuri
con quella luce ballerina dentro

Ma tu mi strapazzi, morettina
E t’incazzi… così carina
E mi fai domande trabocchetto
Tipo: “Il Pd aveva detto che non faceva patti con i ladroni di destra e poi non hanno mantenuto la promessa!”

E a me lo dici, patatina?
Non sono del Pd e son d’accordo…
E mi si affastellano pensieri:
il Pd dei vertici, il Pd dei tanti compagni che conosco, il Pd della nomenclatura, il Pd delle primarie e delle facce nuove in Parlamento

Ma tu non vai per il sottile,
non discuti di coltello ma di fucile
mi fai lo sgambetto:
“Ma come fanno a stare al governo
insieme a quel tizzone d’inferno?
Dov’è la coerenza?
Han finito la decenza?”

E la tua bocca, grillina
È rossa come una bandiera
E quei tuoi occhi morettina,
bruciano come la benzina

E mentre tu misuri la decenza
E gli obblighi della coscienza
Io faccio i conti delle vittime potenziali
E accetto la trattativa pure coi maiali

Tu t’arrabbi, e come darti torto?
Si vive in un mondo capovolto
io miro al male minore,
al piccolo risultato
al conteggio che dice:
“Oggi uno l’abbiamo salvato”.

E di certo il tuo ragionamento
è bello e forte come il tuo portamento
E io mi sento preso da te
grillina
E mi piace che già 17 anni fa ti ho sposata
E non sei ancora cambiata.

Jacopo Fo

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Talk show o fiction?

talk-show

Il Paese è cambiato. I talk show ancora no. Guardate un qualsiasi studio televisivo: da una parte il politico di centrosinistra con giornalista simpatizzante accanto. Dall’altra un berlusconiano con cronista al seguito. Procedono sempre insieme, in simbiosi come l’attinia e il pesce pagliaccio (o, in qualche caso, squalo e pesce pilota).

Ma nessuno sembra essersi accorto di una cosa: non ci sono più maggioranza e opposizione, non esistono più avversari, soltanto alleati. Il grande sogno della politica italiana, il volemose bene diventato regola universale: l’opposizione è abolita. Semplice, geniale, chissà perché non ci si è pensato prima. Però almeno una controindicazione c’è: i talk show.

Già, una volta gli italiani dopo aver passato la giornata a litigare con capi ufficio, mogli e mariti si sedevano stremati davanti alla televisione e con un pizzico di masochismo assistevano all’ennesima lite tra esponenti di centrosinistra e centrodestra. Certo, a volte ti veniva il dubbio che fosse tutta una recita, un po’ come la commedia delle maschere dove bisogna indossare gli abiti di Arlecchino o Brighella. Ma poco importa: in mancanza di una partita di campionato, Champions o perfino promozione, si poteva sfogare il tifo indossando il doppiopetto di Berlusconi o la giacca e cravatta di D’Alema. Un’ora di botte e risposte e potevi cullarti nell’illusione di avere ancora uno straccio di ideale e di appartenenza.

Adesso è tutto finto. Senza quasi che ce ne accorgessimo. Giustizia, ambiente, lavoro. Senti la stessa cosa declinata in dieci modi diversi: come un concerto in cui ogni strumento suona lo stesso spartito, una mostra d’arte dove tutti i pittori ritraggono lo stesso paesaggio. Cambia qualche ombra, una tinta, ma il soggetto è sempre uguale. Insomma, tutti uniti. Un flirt scoppiato ai tempi della legge anticorruzione con i deputati Pdl che facevano scudo per difendere la norma salva-Berlusconi e gli “avversari” del Pd che spiegavano l’utilità della norma (di sicuro per la prescrizione di Filippo Penati). Ma l’outing avviene con il governo Letta. Basta guardare la puntata di Porta a Porta sull’ineleggibilità di Berlusconi. Roba da antologia: se ascolti a occhi chiusi fai fatica a distinguere il rappresentante del Pd da quello del Pdl. E infatti il luciferino Bruno Vespa ha precorso i tempi mettendo tutti dalla stessa parte. Che dire poi delle serate di Omnibus su La7, dove si possono incontrare Fabrizio Cicchitto, David Sassoli e Gianluca Susta di Scelta Civica tutti cinguettanti. “Non commentiamo le sentenze”, questa è la linea. Già, ormai c’è addirittura una linea comune.

E la rabbia, vera o finta che fosse, che una volta gonfiava le vene delle tempie? Sparita, o quasi. C’è un solo obiettivo: il Movimento Cinque Stelle.

Ecco allora il deputato Pd Anna Ascani, che con i suoi 25 anni ti aspetti possa spaccare il mondo da un momento all’altro. Ad Agorà trova davanti Renata Polverini che dopo i casini della Regione Lazio all’estero non comparirebbe più nemmeno alle riunioni di condominio (e invece in Italia è parlamentare). Dai Ascani, facce vede’ chi sei. Invece eccole all’unisono scagliarsi verso il vero nemico: Grillo. Mezz’ora filata di attacchi ad alzo zero contro il grande assente. No, Grillo e i suoi devono andare in televisione. Per pietà, fatevi avanti! Se non per conservare almeno un brandello di opposizione; se non per mettere un argine all’alleanza senza freni che ormai abbraccia partiti, finanza, gerarchie ecclesiastiche e buona parte della stampa; se non per questo almeno per salvare i talk show, per non farci addormentare alle nove di sera con le parole crociate sulle ginocchia. Ma intanto cambiamo i talk show. Non tanto, almeno la disposizione delle poltrone: mettiamole tutte dalla stessa parte. E dall’altra parte… il vuoto.

(Fonte Il Fatto Quotidiano 04 Giugno 2013 – Ferruccio Sansa)

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Ecomostri: Il grattacielo-catasta di Milano Marittima

Milano-Marittima-Ecomostro

L’Ecomostro benedetto dal Pd verra’ costruito a Milano Marittima. Ancora colate di cemento sulla costa regalate dal demanio alle Coop.

Se ne sentiva il bisogno: un altro ecomostro svetterà sulle nostre coste. Un grattacielo a strati si depositerà a 50 metri dalla spiaggia, su terreni che furono del demanio, poi venduti per due soldi a una società mista pubblico-privata, il tutto benedetto dall’amministrazione Pd. 18 piani per 200 appartamenti, 50 esercizi commerciali e tre piani di parcheggi interrati sventreranno terreni a rischio subsidenza e ingresso di acqua salata nelle falde. E chi lo costruirà?

Guarda caso una società partecipata delle nostre care cooperative, la Pentagramma Romagna spa (composta al 50% appunto dalla Eagle, una partecipata del Consorzio Regionale delle Cooperative costruzioni, mentre l’altra metà appartiene alla Fintecna, società immobiliare nota per comprare al pubblico e rivendere ai privati – meno noto è se a beneficio del primo o dei secondi).

Questa zona richiederebbe specifiche misure di tutela ambientale: l’area infatti è soggetta a rischio inondazione da parte del mare, mentre il canalino di Milano Marittima alimenta le Saline di Cervia. Ma al Comune non interessa: l’unico bene da tutelare è la cementificazione. Addio quindi all’attuale skyline, al legame con le saline e addio anche ai diritti degli assegnatari delle “Case dei Salinari”. Si, perché inizialmente era stato firmato un accordo col demanio che attestava il trasferimento – a titolo gratuito (chiamasi sfratto) – delle proprietà degli eredi dei salinari ivi residenti al Comune.

Il comitato costituitosi per opporsi alla costruzione del grattacielo (“Abbasso Il Grattacielo Viva La Città Giardino“) , aveva chiesto anche l’avvio di un referendum, ma abbiamo visto proprio a Bologna quanto il Pd tenga in considerazione l’opinione dei proprietari della cosa pubblica che si da il caso loro debbano solo amministrare – e non cedere o spartire.

Con questo ennesimo intervento si mette a rischio la falda freatica, come segnala l’Autorità di Bacino che il Pd si è guardato bene dal ritenere rilevante.
Fino a qualche mese fa, costruire in riva al mare non era nemmeno immaginabile, in una zona del nostro litorale che è riuscita, almeno in parte, a mantenere un equilibrio tra verde, urbanizzato e insediamenti storici. Con questo ennesimo scempio (come se non bastassero già i due di grattaceli di Milano Marittima), si dà il via al consumo di suolo in un’area che rappresenta l’ultimo vero corridoio verde esistente in quella zona.

Abbiamo depositato una interrogazione per chiedere alla Giunta: se fosse a conoscenza, e se abbia mai espresso un parere a proposito, della volontà del Comune di Cervia di non fare valere il diritto di prelazione sulla vendita dei beni demaniali; se sia a conoscenza di una Valutazione di Impatto Economico sul territorio circostante l’immobile di 18 piani, con appartamenti e negozi; se e quando la Regione dovrà esprimersi formalmente nel corso dell’iter avviato con la delibera del Consiglio Comunale di Cervia del 2012 e se non ritenga opportuno valutare, e agire di conseguenza, i pericoli derivanti dalle opere di scavo così a ridosso dell’arenile, come chiaramente espressi dal Servizio Tecnico di Bacino Romagna (Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini).

E soprattutto, chiediamo ai nostri assessori democratici, se non ritengano esista un problema di tutela del paesaggio, in riferimento all’art. 9 di quella Costituzione che quantomeno a parole tanto difende.

Ma fra il bene paesaggistico e il bene cementizio, chi prevale?

(Fonte Andrea Defranceschi, capogruppo M5S Regione Emilia-Romagna)

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Amministrative 2013: Vince il non voto, non parlo, non sento, non vedo

non-voto-non-parlo-non-sento-non-vedo

Alle Amministrative di domenica hanno perso tutti. C’è poco da starsela a raccontare, o meglio il Pd e il Pdl se la raccontano e ce la raccontano. Sicuramente il forte calo del Movimento 5 stelle, causa anche l’astensionismo, era prevedibile. Ma dire che il Pd tiene o avanza, quando nei comuni capoluogo perde il 38% dei voti in tre mesi, mi sembra una bella bufala. E il Pdl? Nessuno lo dice ma ha perso due terzi dei voti a Roma in cinque anni e un terzo in tre mesi. Per non parlare della Lega Nord beh… Ma vediamo l’elaborazioni dei risultati del voto amministrativo appena conclusosi, effettuato dall’Istituto Carlo Cattaneo di Bologna, per capire quanto i contendenti abbiano riscosso maggiori o minori consensi rispetto alle analoghe precedenti elezioni politiche (dello scorso febbraio) e amministrative (si sono scelte le precedenti regionali rispetto alle precedenti comunali per il minor lasso di tempo intercorso).

Nell’analisi, relativa ai 16 comuni capoluogo in cui si è votato, non si fa uso delle percentuali su voti validi – come di consueto viene fatto – ma dei voti in assoluto presi dai partiti e dai candidati (le % su voti validi fanno riferimento al rapporto di forza tra i partiti e oscurano la relazione partiti-elettori in quanto non tengono conto dell’astensione). Le variazioni temporali sono presentate sia in valore assoluto che in valore percentuale (relativamente ai valori di partenza): se un partito passa da 150.000 voti a 135.000, diremo che ha perso 15.000 voti pari al 10% dei suoi voti iniziali.

L’analisi è condotta sui voti ai partiti e non sui candidati sindaco. In questo modo viene perso il “voto al solo candidato”, così come non entrano nel computo dei voti ai partiti i voti alle “liste del candidato”. Questo modo di procedere può sottostimare il voto ai partiti nelle elezioni amministrative nel loro confronto col voto alle politiche (per esempio un elettore che a Roma vota solo Ignazio Marino senza dare il voto anche al Pd non appare fra i voti al Pd, così come non vi entra il voto per la “Lista civica Marino Sindaco”) ma si tratta di una sottostima che dovrebbe penalizzare sostanzialmente nello stesso modo tutti i partiti.

Dall’analisi dei dati emerge che sia i partiti di centro-sinistra sia quelli di centro destra perdono molti consensi. Tuttavia il centro-destra, Pdl e Lega Nord insieme, ha subito una contrazione maggiore.

Nelle 16 città analizzate le forze che fanno riferimento ai partiti a sinistra del Partito democratico (Sel, Rivoluzione civile, Sinistra arcobaleno, Rifondazione Comunista) hanno incrementato del 9% i consensi rispetto alle politiche del 2013, mentre un avanzamento molto più significativo c’è stato in comparazione con le regionali del 2010 (+34%). Per quanto riguarda i partiti, il Partito Democratico ha subito una contrazione pari al 39% dell’elettorato che lo aveva scelto nel 2013 alle politiche (pari a un decremento di 243.000 voti); rispetto alle elezioni regionali sempre del 2010 (2013 per Lazio) la contrazione è stata leggermente inferiore, ma pur sempre significativa (una perdita che si attesta attorno al 32%) (–183.000 consensi).

Il Popolo della Libertà ha perso una quantità di consensi che richiama la dinamica subita dal Pd: –40% rispetto alle politiche del febbraio scorso (-163.000 voti), mentre rispetto alle precedenti regionali il partito di Berlusconi ha visto ridursi i propri voti del 32%, pari a – 115.000 elettori.

La Lega Nord ha perso oltre la metà dei consensi ricevuti alle politiche del 2013 e ha raccolto soltanto un quarto dei voti delle regionali 2010 (-76%).

Il Movimento 5 stelle, vera novità delle scorse elezioni politiche, ha subito un tracollo rispetto alle consultazioni di febbraio (raccoglie meno di un terzo dei voti ricevuti alle politiche); mentre se comparato al risultato delle precedenti regionali (quando il successo del Movimento fu assai minore), il consenso del partito di Grillo si riduce solo del 30%. Se togliamo dai dati il valore del Comune di Roma, il cui peso elettorale incide notevolmente sull’intero campione dei comuni capoluoghi di provincia considerati, la flessione del Pd si riduce nelle proporzioni (–31% rispetto alle politiche e –17% rispetto alle regionali); viceversa, si accentua notevolmente la contrazione elettorale del Pdl (perde oltre la metà del proprio elettorato conquistato alle politiche e circa i due terzi rispetto alle regionali).

Il voto per aggregati di coalizione e partiti (2013 comunali vs. 2013 politiche e vs.  regionali 2010 o successive, 16 comuni capoluogo).Fonte Istituto Carlo Cattaneo

Il voto per aggregati di coalizione e partiti (2013 comunali vs. 2013 politiche e vs.
regionali 2010 o successive, 16 comuni capoluogo).Fonte Istituto Carlo Cattaneo

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