È giusto o è sbagliato lavorare di domenica?

lavoro domenicale

Il settore del commercio è in agitazione per le aperture selvagge. Oggi parliamo di Pasqua, domani saranno Natale e Santo Stefano, o Capodanno. Secondo un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA e riferita al 2016, sono 4,7 milioni gli italiani che lavorano di domenica. 

Le liberalizzazioni del governo Monti consentono l’apertura anche 24 ore su 24 (esistono supermercati H24) tutti i giorni dell’anno. Una legge ancora in vigore nonostante in Parlamento si cerchi di cambiarla da almeno tre anni. Ok, il mondo va in quella direzione lì. Nemmeno i sindacati chiedono più la chiusura domenicale, ma piuttosto rivendicano una libertà di scelta e migliori condizioni salariali. Continue Reading


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Auguri di buona Pasqua in poesia

auguri di Pasqua

La redazione di Mondo alla Rovescia augura a tutti i lettori una serena Pasqua. Vi auguro davvero di trascorrere queste feste circondati dall’affetto delle persone che sinceramente vi vogliono bene.

La colomba ci porti il sogno di una Pasqua, dove il calore del sole ci trasmette l’energia per costruire un mondo migliore, disposti a offrire un posto di pace a chi sfugge dalle guerre, con sentito amore.

Il suono delle campane diffonda il sogno di una Pasqua, fiorita dove si respira aria di primavera e le persone sono piene di speranza, con grande affetto sanno porre la mano agli anziani e ascoltare la loro saggezza.

Le stelle illuminino il sogno di una Pasqua, piena di luce, di relazioni di amicizia e di umanità, sempre disposti ad accogliere i poveri, per condividere il pane con loro in una sentita solidarietà.

Il cielo ci trasmetta il sogno di una Pasqua, creativa e costruttiva, per la natura ci sia impegno per amarla, per diventare custodi e non sentirsi padroni della nostra bella madre terra e di rispettarla.

L’universo ci porti il sogno di una Pasqua, piena di onestà, quella vera che ha l’abito ricco di umanità, che ci rende nella vita più liberi, pronti a offrire, il bene, un sorriso, agli ammalati con umana semplicità.

L’agnello ci doni il sogno di una Pasqua bella, dove prevalga sempre infinita bontà, investimento sicuro, con dolce armonia donare amore, una carezza ai bambini, per far sbocciare in loro la felicità.

L’uovo ci doni la sorpresa di una Pasqua di semina d’amore, svegliarsi all’alba con cuore aperto e generoso, pronti ad aiutare gli altri e a portare la Pasqua in ogni cittadino bisognoso.

Il mare ci trasmetta il sogno di una Pasqua di unione, d’impegno a piantare in ogni parte del mondo l’albero dei valori, quello che da frutti buoni in qualunque posto sia fatto crescere con amore.

Le montagne ci donino il sogno di una Pasqua solidale, dove le persone non siano giudicate, ma accettate le diversità, da persone con i loro bisogni e dalla loro dignità.

La Pasqua più bella sarà, dove gli uomini rispetteranno le persone con le loro meravigliose qualità, la dove manca il cibo non saranno più mandati strumenti di morte, le armi, ma pane da mangiare, con tanta umanità.

I fiori ci donino il sogno di una Pasqua di passione, dove ognuno di noi sa guardare oltre il colore dell’egoismo per aprirsi alle fragilità, di vedere le meraviglie dei colori della vita, dell’arcobaleno della pace e del grande valore della solidarietà.

Se questi sogni si avvereranno con il nostro impegno e responsabilità, per far trionfare la vita, il bene, allora ci sarà giustizia sociale e una bella Pasqua per tutta l’umanità.

Francesco Lena

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Il Pettirosso

(New York Public Library)

(New York Public Library)

Augurandovi una serena Pasqua leggiamo insieme una poesia di Enrico Pea: “Il pettirosso”.

Il pettirosso, ch’è di me più saggio,
non si lamenta se il raccolto è scarso.
se la neve ha coperto le campagne,
se l’acqua s’è gelata alla sua sede
e se il vento stentegna il suo ricetto.
Dopo l’annata magra ecco che viene
l’abbondanza nell’aria e dopo il verno
il ruscello ricanta, il vento è brezza,
al pettirosso dolce ninna nanna.
Il pettirosso ch’è innocente e bello
sa che la Provvidenza lo sostenta,
sa che chi pate è poi racconsolato,
conosce il sangue, il pianto e la speranza
come ogni creatura che si lagna,
ma non conosce la disperazione.
Il pettirosso che porta le insegne
di Cristo sul candore del suo seno,
che fu presente al pianto di Maria
quando la terra si coprì di nubi,
l’augellino prescelto a colorirsi
d’una stilla di sangue di Gesù,
vive, paziente, d’ogni Provvidenza,
sicuro aspetta, spera, crede e canta,
si specchia al cielo che gli pare suo!

Enrico Pea

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L’uovo pasquale simbolo della risurrezione di Cristo

Gesù-Cristo-Pasqua-uova-risurrezione

Quella che stiamo per proporre, nella solennità centrale dell’anno liturgico, può sembrare una stravaganza e, per certi, versi, lo è. Eppure, andando oltre le apparenze, ritroviamo ancora una volta quelle radici cristiane che la società attuale sembra sotterrare sempre più sotto  l’indifferenza. Per le nostre Pasque sono solo disponibili paesaggi primaverili o al massimo un uovo da cui fuoriesce un bel pupo. In tempi così “corretti” e “laici” l’uovo è paradossalmente l’ultimo simbolismo con iridescenze pasquali che ci possiamo permettere, anche se è noto che la genesi di questo simbolo affonda nei miti cosmogonici più remoti non solo egizi, ma anche indiani: il guscio sarebbe l’aria, l’albume rappresenterebbe l’acqua e il tuorlo la terra. C’è un’applicazione cristiana di questo segno che, tra l’altro, appare stilizzato anche nelle “mandorle” ovali che alonano Cristo e i santi nell’iconografia tradizionale.

Sant’Agostino nel suo Sermone 105 dichiarava: «La speranza, a mio avviso, è paragonabile all’uovo: essa, infatti, non ha ancora raggiunto lo scopo e, così, l’uovo è già qualcosa ma non è ancora il pulcino». È forse per questa via che progressivamente l’uovo si è trasformato in segno pasquale sia per Cristo sia per il cristiano: il sepolcro è comparabile all’involucro che fa uscire il risorto vivente. Così, nel medioevo si appendevano uova di struzzo in molte chiese europee durante la Settimana Santa e si allestivano reliquiari con due uova per simboleggiare nascita e risurrezione di Cristo. Un macabro crocifisso della cattedrale di Burgos in Spagna mostra un Cristo rivestito con pelle umana, ai cui piedi sono poste quattro uova.

Si era, quindi, giunti a un simbolismo pasquale che aveva declinazioni diverse: la benedizione delle uova, delle stanze e del letto a Pasqua era, ad esempio, in passato una sorta di catechesi visiva sulla risurrezione, ma lo era anche sulla vita propagata col matrimonio. Gli antichi pittori di icone usavano il tuorlo invece dell’olio per le loro opere così da evocare la vita del Risorto.

Le iridescenze metaforiche che si avviluppano attorno all’uovo sono, dunque, molteplici anche se dominante è certo quella della vita-risurrezione. Ed è questo forse l’ultimo segno pasquale che può entrare nella piazza dell’esistenza sociale in questi tempi così immemori delle loro radici storiche, culturali e religiose. Ma quanti, infrangendo l’uovo pasquale di cioccolato, sanno andare al di là della sorpresa e intuire in filigrana un’evocazione di quella grotta tombale dalla pietra ribaltata, segno della risurrezione di Cristo?

(Fonte osservatoreromano)

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