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Se non combatte la disuguaglianza, a che serve la politica?

La disuguaglianza uccide. Rende le nostre società insicure e instabili, compromette la democrazia. Porta le persone al suicidio o alle “morti per disperazione”. Milioni di italiani lottano per la sopravvivenza con salari da fame. La disuguaglianza è il grande fallimento della politicaContinue Reading


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Dalla finta democrazia nasce l’oligarchia

In parlamento i partiti politici, maggioranza e opposizione, fanno finta di lottare: il loro scopo è di farsi rieleggere, di perpetuarsi al potere, di estenderlo e di respingere ogni visione del mondo che lo insidi. I leader diventano così professionisti della politica, stabili e pressoché inamovibili.

La ”La legge ferrea dell’oligarchia”, formulata nel 1911 dal politologo tedesco Robert Michels teorizzava che tutti i partiti/sindacati si evolvono da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia ovvero da un numero ristretto di dirigenti. Continue Reading

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La teoria della classe politica

La democrazia, il parlamentarismo, il socialismo sono solo delle utopie, delle teorie politiche per legittimare e mantenere un potere che è sempre in mano a pochi uomini. Gaetano Mosca è uno dei più importanti esponenti della corrente di pensiero elitistica. Egli sostiene che esiste una sola forma di governo e di classe politica, cioè, l’oligarchia. Secondo Mosca la élite al potere è organizzata in modo tale da mantenere a lungo la propria posizione e tutelare i propri interessi, anche utilizzando i mezzi pubblici a sua disposizione. Continue Reading

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Italia svenduta

bandiera-italia

Secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale, nel periodo compreso tra i primi Anni Cinquanta e la fine degli Anni Ottanta, l’Italia si collocava al primo posto assoluto tra i Paesi Occidentali (e ad uno dei primi Posti a livello Mondiale) per crescita economica.

Sempre secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale, nel periodo che va dal 1995 ad oggi, l’Italia è invece all’ ultimo posto assoluto sul Pianeta per crescita economica. Cioè al primo posto per decrescita.

Sarebbe sempre meglio tenere molto bene a mente questi due dati statistici, clamorosamente divergenti, quando si discute della Storia recente del nostro Paese.

E sforzarsi di capirli. Continue Reading

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Le tecniche di creazione del consenso

Forse a chi se ne intende la semplificazione potrà sembrare eccessiva. La propongo comunque. Fondamentalmente, i modi per creare consenso (in un gruppo, in un’organizzazione, ma anche in un intero paese) sono due: costruire e comunicare un progetto credibile e convincente, oppure affidarsi alla logica amico-nemico. Nel secondo caso il messaggio è: là fuori c’è un nemico pericoloso, la coesione interna, il consenso al leader, l’adesione a un’idea (magari senza troppo sottilizzare) servono a distinguersi e difendersi da quel nemico.

I vantaggi di questo modello sono piuttosto evidenti:

  • velocità nella creazione del consenso (se il nemico è davvero così pericoloso, non c’è che una possibilità: stare con chi lo combatte);
  • forza nel reprimere il dissenso (o stai con me, o sei contro di me e, quindi, fai il gioco del nemico);
  • focus più sui comportamenti del nemico che sui propri (non è nemmeno così necessario avere un progetto di sviluppo per il futuro, e, soprattutto, il confronto con i risultati passa regolarmente in secondo piano).

Per tutti questi motivi, non sorprende il fatto che gruppi, organizzazioni, anche partiti politici nella fase iniziale del loro ciclo di vita (e nelle fasi in cui il tema del consenso è più rilevante) ricorrano a piene mani alla logica amico-nemico (non credo serva fare esempi). Molto spesso, addirittura, queste narrazioni individuano il nemico all’interno del proprio sistema (altre parti dell’azienda, altre funzioni aziendali, altre correnti di partito, eccetera).

Non serve precisare come l’abilità del leader resta quella di dosare le due logiche, perché se è vero che di logica amico-nemico si può campare per un po’, gli effetti collaterali indesiderati per il gruppo non sono da poco:

  • reprimere il dissenso può significare creare una conflittualità latente che approfitterà della prima occasione per manifestarsi;
  • definire la propria identità soltanto per differenza rispetto al nemico vuole dire, comunque, non costruire un modello proprio che diventi un polo di attrazione di nuovo consenso, magari esterno rispetto alla cerchia iniziale;
  • non avere un polo di attrazione, ma soltanto un polo di repulsione si traduce spesso nel creare, nel gruppo o nell’organizzazione, delle “schegge impazzite” che, se anche si applicano per infliggere delle perdite al nemico, non sanno però “fare squadra”.

Infine (ma forse questa è la cosa più importante), le organizzazioni che basano il loro consenso interno soltanto sulla logica amico-nemico spesso implodono in brevissimo tempo, quando il nemico sparisce o perché viene sconfitto definitivamente (infatti, capita  di osservare leader che preferiscono “mantenere in vita” un nemico proprio per non dover affrontare il problema della sua scomparsa), oppure perché qualcuno, magari dall’interno, inizia ad insinuare il dubbio che il mostro potrebbe non essere così brutto come lo si dipinge e che, a guardarlo meglio, si tratta più di un avversario che di un nemico.

(Fonte crisiesviluppo.manageritalia)

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