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La pecora nera di Italo Calvino: Esiste un Uomo onesto?

La pecora nera di Italo Calvino

L’impareggiabile, paradossale gioco-geniale di Italo Calvino nel racconto “La pecora nera”. Un racconto quanto mai attuale se leggiamo le giornaliere cronache di “ruberie” nostrane. 

Basta un Uomo solo per innescare un cambiamento positivo, e salvare la sua stessa vita, determinando non solo di non rubare ma, nel contempo, anche di non lasciarsi derubare, rifiutando così quella “moralità situazionale” che giustifica i furti.

Un Uomo solo, un Uomo Onesto con la U e la O maiuscole. La presenza di quell’Uomo Onesto, “la pecora nera”nel Paese dei corrotti provoca un disastro. Provoca il crollo di una società.

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Sull’onestà politica

onestà

Il problema dell’onestà viene affrontato da Benedetto Croce, quasi 80 anni fa. Il politico, dice, nella sua capacità, deve essere necessariamente onesto perché se la sua onestà venisse meno, egli non risulterebbe più capace giacché macchierebbe il suo agire concreto allontanandosi dal suo compito più proprio ovvero la mediazione tra la volizione singolare utilitaristica e la volizione universale etica. Che cosa è, dunque, l’onestà politica. L’onestà politica non è altro che la capacità politica: “Nessuno, quando si tratta di curare i propri malanni o di sottoporsi a un’operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurghi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia”. Tratto da Etica e politica.

“Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa della onestà nella vita politica.
L’ideale che canta nell’anima di tutti gli imbecilli e prende forma nelle non cantate prose delle loro invettive e declamazioni e utopie, è quello di una sorta di areopago, composto di onest’uomini, ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese. Entrerebbero in quel consesso chimici, fisici, poeti, matematici, medici, padri di famiglia, e via dicendo, che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e il personale disinteresse, e, insieme con ciò, la conoscenza e l’abilità in qualche ramo dell’attività umana, che non sia peraltro la politica propriamente detta: questa invece dovrebbe, nel suo senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza, come si dice, tecnica.
Quale sorta di politica farebbe codesta accolta di onesti uomini tecnici, per fortuna non ci è dato sperimentare, perché non mai la storia ha attuato quell’ideale e nessuna voglia mostra di attuarlo. Tutt’al più, qualche volta, episodicamente, ha per breve tempo fatto salire al potere un quissimile di quelle elette compagnie, o ha messo a capo degli Stati uomini e da tutti amati e venerati per la loro probità e candidezza e ingegno scientifico e dottrina; ma subito poi li ha rovesciati, aggiungendo alle loro alte qualifiche quella, non so se del pari alta, d’inettitudine.
È strano (cioè, non è strano, quando si tengano presenti le spiegazioni psicologiche offerte di sopra) che laddove nessuno, quando si tratti di curare i propri malanni o sottoporsi a una operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, e neppure un onest’uomo filosofo o scienziato, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurgi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia, forniti di occhio clinico e di abilità operatorie, nelle cose della politica si chiedano, invece, non uomini politici, ma onest’uomini, forniti tutt’al più di attitudini d’altra natura.
“Ma che cosa è, dunque, l’onestà politica?” si domanderà. – L’onestà politica non è altro che la capacità politica: come l’onestà del medico e del chirurgo è la sua capacità di medico e di chirurgo, che non rovina e assassina la gente con la propria insipienza condita di buone intenzioni e di svariate e teoriche conoscenze.
È questo soltanto? E non dovrà essere egli uomo, per ogni rispetto, incensurabile e stimabile? E la politica potrà essere esercitata da uomini in altri riguardi poco pregevoli?”.
Obiezione volgare, di quel tale volgo, descritto di sopra. Perché è evidente che le pecche che possa eventualmente avere un uomo fornito di capacità e genio politico, se concernono altre sfere di attività, lo tenderanno in proprio in quelle sfere, ma non già nella politica. Colà lo condanneremo scienziato ignorante, uomo vizioso, cattivo marito, cattivo padre […]

[…] “Ma no,” (si continuerà obiettando), “noi non ci diamo pensiero solo di ciò, ossia della vita privata; ma di quella disonestà privata che corrompe la stessa opera politica, e fa che un uomo politicamente abile tradisca il suo partito o la sua patria; e per questo richiediamo che egli sia anche privatamente ossia integralmente onesto”. – Senonché non si riflette che un uomo dotato di genio o capacità politica si lascia corrompere in ogni altra cosa, ma non in quella, perché in quella è la sua passione, il suo amore, la sua gloria, il fine sostanziale della sua vita.”

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L’onestà

L'onestà

L’onestà è un bene unico
i più sono beni falsi o ingannevoli.
Se ti convincerai di questo
e amerai appassionatamente la virtù
“amarla soltanto
infatti sarebbe troppo poco”
tutto ciò che essa toccherà
sarà per te ricchezza e felicità
comunque la pensino gli altri.
Sia chiaro che niente è buono
se non è onesto
e che tutti i guai a ragione
saranno chiamati beni
se baciati dalla virtù.
Gli uomini onesti sanno
che le ricchezze si trovano
in un luogo diverso
da quello in cui vengono ammucchiate
sanno che si deve riempire l’anima
non il forziere.
Se potessimo vedere l’anima di un uomo
onesto e virtuoso
che bella figura
che splendore di magnificenza
e serenità vedremmo.
Da una parte
risplendono la giustizia e la fermezza
dall’altra
la temperanza e la prudenza.
E oltre a queste la pazienza
la generosità
l’affabilità
e bene raro in un uomo
l’umanità.

Seneca

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