0

Il 2014 è l’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare



Le Nazioni Unite hanno nominato il 2014 Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare (International Year of Family Farming in inglese, acronimo IYFF) per porre in risalto l’enorme potenziale degli agricoltori a livello familiare nella lotta alla fame e per la preservazione delle risorse naturali. Sia nel mondo sviluppato che nei paesi in via di sviluppo, oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare (definite come aziende che si basano principalmente sui membri familiari per lavoro e gestione) producono cibo per sfamare miliardi di esseri umani. In molti paesi in via di sviluppo, quelle a conduzione familiare rappresentano in media l’80 per cento del totale delle aziende agricole.

Oltre il 70 per cento delle persone vittime dell’ insicurezza alimentare vive in zone rurali dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Vicino Oriente. Questi sono allo stesso tempo agricoltori a livello familiare, soprattutto piccoli produttori, con accesso limitato a risorse naturali, politiche e tecnologie. Tutti i dati dimostrano che gli agricoltori familiari poveri possono rapidamente raggiungere il loro potenziale produttivo se sostenuti da un contesto politico appropriato. Gli agricoltori familiari sono ben integrati nella rete territoriale e culturale locale e spendono i propri guadagni soprattutto nei mercati locali e regionali, generando molti posti di lavoro direttamente o indirettamente legati all’agricoltura.  L’Anno Internazionale mira a sottolineare l’importanza dell’agricoltura familiare e di piccola scala ponendo l’attenzione sull’importante ruolo che esse giocano nell’alleviare la fame e la povertà, nel rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione, nel migliorare i mezzi di sussistenza, nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell’ambiente e nel raggiungere uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali. L’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare dovrà promuovere discussioni di ampio raggio ed una cooperazione a livello nazionale, regionale e globale per aumentare la consapevolezza e la comprensione delle sfide affrontate dai piccoli produttori e per aiutare a identificare modi efficaci per sostenerli. L’anno internazionale dell’agricoltura familiare (IYFF) del 2014 punta ad accentuare il profilo dell’agricoltura familiare e dei piccoli proprietari terrieri concentrando l’attenzione del mondo sul suo significativo ruolo nello sradicare fame e poverta’ assicurando nutrizione e sicurezza alimentare, migliorando i mezzi di sussistenza, gestendo le risorse naturali, tutelando l’ambiente e raggiungendo uno sviluppo sostenibile in particolare nelle aree rurali.

L’obiettivo dell’IYFF del 2014 consiste nel ricollocare l’agricoltura familiare al centro delle politiche agricole, ambientali e sociali nelle agende nazionali riconoscendo le lacune e le opportunità per promuovere un cambiamento in direzione di uno sviluppo maggiormente equo e bilanciato. L’IYFF del 2014 favorirà un’ampia discussione e cooperazione a livello nazionale regionale e globale per accrescere la consapevolezza e la comprensione delle sfide affrontate dai piccoli proprietari terrieri ed aiutare ad individuare strumenti efficaci in grado di sostenere gli agricoltori delle aziende familiari.

“Con la decisione di celebrare quest’anno abbiamo voluto riconoscere il ruolo centrale dell’ agricoltura familiare nel fare fronte alla doppia emergenza che il mondo si trova oggi ad affrontare: migliorare la sicurezza alimentare e preservare le risorse naturali, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il dibattito sull’agenda post-2015 e la Sfida Fame Zero” ha affermato Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.

Cos’e’ l’agricoltura familiare?

L’agricoltura familiare include tutte le attività agricole fondate sulla famiglia, ed è collegata a diverse aree dello sviluppo rurale. L’agricoltura familiare è una modalità di organizzazione agricola, della silvicoltura, della pesca, della produzione pastorale e dell’acquacultura che è diretta e gestita da un nucleo familiare e prevalentemente si basa sulla manodopera familiare, compresa sia quella femminile che maschile. Sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati, quella familiare è la forma prevalente di agricoltura nel settore della produzione alimentare. A livello nazionale esistono una quantità di fattori chiave per uno sviluppo prospero dell’agricoltura familiare come: le condizioni agro-ecologiche e le caratteristiche del territorio; le politiche ambientali; l’accesso ai mercati; l’accesso alla terra e alle risorse naturali; l’accesso alla tecnologia ed ai servizi di ampliamento; l’accesso al credito; condizioni demografiche; economiche e socio-culturali; disponibilita’ di formazione avanzata tra le altre cose. L’agricoltura familiare ha un rilevante ruolo socio-economico, ambientale e culturale.

Perche’ l’agricoltura familiare e’ importante?

–  L’agricoltura familiare e quella su piccola scala sono inestricabilmente connesse alla sicurezza alimentare mondiale.
–  L’agricoltura familiare salvaguarda i prodotti alimentari tradizionali, contribuendo al contempo ad una dieta equilibrata e tutelando la bio-diversità agricola del mondo e l’impiego sostenibile delle risorse naturali.
–  L’agricoltura familiare rappresenta un’opportunità per incentivare le economie locali, in particolare quando è associata a specifiche politiche finalizzate alla tutela sociale ed al benessere delle comunità.


Condividi:
0

I cereali? Sani sì, ma pieni di zucchero

Si tratta di un cibo da sempre associato all’idea di benessere e salute. Ma una ricerca dell’organizzazione britannica Which, dopo aver misurato la quantità di saccarosio in 50 tipologie di corn flakes, dimostra come la percentuale ecceda – e non di poco – quella consigliata dai medici . L’esperta: “Controllare sempre la tabella nutrizionale”

Simbolo del connubio nutrizione-benessere, i cereali a colazione sono considerati la migliore scelta per iniziare la giornata a tavola con un carico di sana e bilanciata energia. Basta guardare gli spot o anche solo leggere le confezioni per rendersi conto che i cereali, soprattutto quelli commercializzati dalle grandi marche, vengono spesso pubblicizzati come un “toccasana” per la salute dei più piccoli. Eppure, non è sempre così. A risvegliare la coscienza dei consumatori è una ricerca choc che arriva dal Regno Unito: i cereali più celebri e più diffusi in commercio sono in realtà “dopati” di zucchero.
A diffondere i dati è stata l’organizzazione britannica Which, che divulga informazioni indipendenti per lanciare un salvagente ai consumatori che rischiano di annegare nel selvaggio mare magnum di offerte e promozioni. Which non ha fatto altro che misurare le quantità di zucchero contenute in oltre cinquanta tipologie di cereali destinate alla prima colazione. Ebbene, dai risultati è emerso che in molte confezioni pubblicizzate i cereali contengono elevate percentuali di zucchero.
Il primato con ben il 37 per cento di zucchero è andato al prodotto sponsorizzato da Tony la Tigre. Nella lista nera anche i tradizionali cornflakes con un corposo 8 per cento di eccesso di saccarosio. Non è poco se si pensa che granelli di un grammo apportano già quattro calorie e, soprattutto, considerando l’allarme internazionale lanciato dai medici sull’uso sconsiderato dello zucchero nell’alimentazione, nemico della salute alla stregua del sale e del colesterolo e colpevole di giocare un ruolo chiave in malattie serie come obesità, diabete e patologie cardiache.
I numeri dell’allarme parlano chiaro: dai dati diffusi recentemente sulla rivista Nature sarebbero 35 i milioni di morti all’anno attribuibili al ricorso smodato allo zucchero.Un killer che si insinua silenzioso negli scatoloni colorati dagli slogan rassicuranti, comodamente occultato da frasi che catalizzano rapidamente l’attenzione, alludendo esclusivamente al ridotto contenuto di grassi e all’ampio apporto di vitamine e ferro.
Esperti inglesi, come il critico gastronomico Joanna Blythman, si battono contro lo sfruttamento dell’inconsapevolezza del consumatore, ignaro di ingurgitare pericolose bombe caloriche dall’indice glicemico alto, e quindi cariche di energie che bruciano rapidamente, creando un aumentata astinenza da zuccheri.
Non resta che difendersi all’acquisto. Gli esperti consigliano di leggere sempre le tabelle nutrizionali, tralasciando i numeri suggeriti per una singola porzione e valutando soltanto le cifre segnalate per i 100 grammi di prodotto: in quella casella si nasconderebbe la verità, schiacciante anche per gli “special” cereali che continuano a garantire ventri piatti e taglie trentotto alle donne con un “carico pendente” di zuccheri del 17 per cento.

(Fonte ilfattoquotidiano)
Condividi: