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Il Tav non si farà mai!

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I Comitati del No Tav presentano il dossier inedito della Commissione Europea datato 5 marzo 2013 che sancisce il taglio da 700 a 395 milioni di Euro. Motivo? Lo spiega nel documento la Commissione Ue: “Visto il notevole ritardo dovuto a difficoltà amministrative e tecniche nella realizzazione dell’opera, la Ue ha previsto che entro il termine prefissato (31 dicembre 2015), si possa realizzare molto meno rispetto al progetto per cui sono stati richiesti i fondi”. Quindi anche raddoppiando la velocità, entro il 2015 sarà finita solo mezza galleria, mentre per completarla tutta si arriverebbe a febbraio 2018, fuori tempo massimo. 

Revocato metà del contributo europeo – Nel marzo 2013, la Commissione Europea ufficializza la revoca di parte del contributo assegnato al progetto Torino-Lione. La decurtazione del contributo è ingente: dai 671,8 milioni di € inizialmente concessi a 395,3 milioni di € (una riduzione del 41%). Il pesante ridimensionamento riguarda tutto il programma, il cui importo complessivo passa da 2,09 miliardi di € a soli 891 milioni di € (una riduzione del 57%).

Finanziamenti persi, addio ai lavori ma triplicano i costi di LTF – Pressoché azzerati 1,63 miliardi di € di lavori per l’avvio del vero Tunnel di Base (57 km). 150 milioni di € dirottati su perforazioni (non previste) nella cosiddetta Galleria di Saint Martin La Porte. Alle stelle il costo di LTF (oltre 75 milioni di €), “premiata” per la sua gestione fallimentare del contributo europeo, dimezzato dalla Commissione.

LTF cominciò a scavare quando già sapeva di non finire nei termini – Quando cominciano a scavare la Galleria de La Maddalena a Chiomonte, LTF e i due Governi sanno perfettamente che il contributo è stato dimezzato, che il termine previsto (fine 2016) andrà ben oltre il 31 dicembre 2015 e che tutte le spese effettuate dopo tale data non saranno ammesse dall’Unione Europea.

La Galleria di Chiomonte a metà? La talpa va passo di lumaca – Scavati 641 metri su 7451 totali. Ad oggi la “talpa” di LTF ha viaggiato a 2,5 metri al giorno (anziché i 10 previsti). Anche a velocità doppia, al 31 dicembre 2015 risulterà scavata solo metà galleria; tutta solo a febbraio 2018 (al di fuori dei termini del contributo europeo). L’UE paga la galleria completa, si rischiamo ulteriori perdite di contributi.

“Difficoltà amministrative e tecniche”, altro che No Tav – La Commissione Europea “registra un notevole ritardo dovuto a difficoltà amministrative e tecniche”, ovvero a carico del promotore LTF e dei Governi Italiano e Francese. I ritardi accumulati e le conseguenti riduzioni di finanziamento, da parte della Commissione Europea, non sono pertanto dipesi dal Movimento No Tav come, invece, sostengono la Procura della Repubblica ed il Tribunale di Torino nel qualificare quale atto di terrorismo il danneggiamento di un compressore.

La linea esistente prima di una nuova Torino – Lione: una buona notizia – “Infattibilità politica di proporre la costruzione di una nuova linea senza fare tutto il possibile affinché quella esistente torni a essere la principale arteria di trasporto in seguito ai lavori di ampliamento nel traforo ferroviario del Fréjus/Moncenisio”. A dirlo non è il Movimento No Tav bensì la Piattaforma del Corridoio Torino-Lione (Brinkhorst, Virano, LTF, i Governi…). Il Movimento NO TAV lo dimostra da anni, dati alla mano: la linea esistente è ampiamente sotto utilizzata non ostante il suo recente adeguamento che consente oggi il passaggio di treni merci di ogni tipo e dimensione. Anziché usare il Tav per fare carriera, i politici riflettano su quello che dicono.

Il patto del silenzio della burocrazia europea – Fino ad oggi la Decisione C(2013) 1376 della Commissione Europea è rimasta nascosta al legittimo controllo dei cittadini contribuenti. Solo la pressante azione del Movimento No Tav ha permesso di squarciare il velo sull’insuccesso di LTF e delle politiche dei Governi Italiano e Francese. Continua lo scandalo del silenzio sulla gestione della Torino-Lione, il Movimento No Tav prosegue la sua azione di garanzia.

Il dossier con la documentazione completa è disponibile al seguente indirizzo: http://www.presidioeuropa.net/blog/conferenza-stampa-tav-14-maggio-2014-dossier/


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Etinomia: I nuovi imprenditori etici della Valsusa

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“Stiamo provando a portare dei principi etici all’interno dell’attività imprenditoriale. A  mettere in atto un sistema nuovo, superare anche il concetto di concorrenza. Porre al centro il bene comune, cercando di superare l’arricchimento personale basato sullo sfruttamento della comunità”. È già strano sentire parole come queste saltar fuori dalla bocca di un imprenditore italiano. Diventa ancor più strano se questo imprenditore vive e lavora in quello che ci viene presentato ogni giorno dai media come una sorta di far west, dove branchi di violenti, facinorosi e terroristi scorrazzano liberamente e compiono i loro atti quotidiani di violenza e intimidazione. Ma facciamo un passo indietro.

C’è un luogo in Italia dove lo Stato spende in media 100mila euro al giorno per la sicurezza, sottoposto ad una sorveglianza massiccia e costante, dove ci sono militari e poliziotti schierati ad ogni angolo. È il luogo più militarizzato d’Italia. Ed è un cantiere. No, se state pensando ad una betoniera, qualche manovale e due vecchietti attaccati alla rete che commentano sdegnati come ai loro tempi quel muro là sarebbe stato più dritto siete fuori strada. Siamo in val di Susa e il cantiere in questione serve alla costruzione di una delle opere più grandi, dispendiose e discusse degli ultimi vent’anni: il tunnel per la nuova linea ad alta velocità Torino-Lione.

La questione è annosa. Quando a metà degli anni Novanta fu presentato il primo progetto i valsusini reagirono con veementi proteste. La loro valle sarebbe stata deturpata da una linea ferroviaria e da un tunnel che avrebbe forato le montagne per risbucare 57 chilometri più in là, in territorio francese. E vi era un rischio enorme di inquinare le falde acquifere di tutto il bacino idrico del torinese, dato che nella roccia che si voleva perforare erano presenti in notevole quantità amianto e uranio. Tutto per realizzare una grande opera che appariva perlopiù inutile, visto che la linea ferroviaria preesistente era sottoutilizzata.

Nasceva allora quello che sarebbe diventato negli anni il movimento più longevo d’Italia, un esempio per le molte realtà sorte successivamente, che avrebbe pian piano esteso la propria visione e si sarebbe evoluto da movimento di opposizione ad un’opera, a movimento di opposizione ad un intero modello sociale, infine a movimento costruttivo e propositivo. Il movimento No-Tav.

Ma questo non lo leggerete sui libri di storia, né sui giornali (perlomeno non sulla maggior parte di essi). Per i media il movimento No-Tav è ancora oggi espressione di un gruppo di violenti retrogradi e affetti dalla famosa sindrome di nimby (acronimo inglese che sta per not in my back yard e che indica la reazione egoistica di chi si oppone alla realizzazione di qualosa solo perché non la vuole “nel proprio giardino”).

È anche per questo che neppure due anni orsono un gruppo di imprenditori locali vicini al movimento No-Tav, stufi di essere continuamente associati alla violenza o nella migliore delle ipotesi additati come lagnoni e distruttivi, si sono uniti per dimostrare che erano in grado di fare ben altro. “Siete contro il progresso, il Tav porterà lavoro e arricchirà la valle!” veniva loro ripetuto costantemente. Ma nella loro visione distruggere l’ambiente non era sinonimo di progresso e far confluire miliardi di euro pubblici nelle mani di pochi privati non era un buon modo per “arricchire la valle”.

Così nel febbraio 2012 è nata Etinomia (il nome è la fusione di “etica” ed “economia”), rete di imprenditori virtuosi. Ci siamo stati. Il camper di Daniel si è fermato in val di Susa per parlare con Daniele Forte, presidente e fra i fondatori di Etinomia. “La genesi stessa del progetto è emblematica. Ci siamo ritrovati attorno al giugno del 2011, eravamo un centinaio di imprenditori. Ci guardavamo intorno e ovunque vedevamo l’immensa ricchezza sociale che il movimento No Tav aveva innescato sul territorio e tra le persone, che si tramutava in gesti di solidarietà fuori dal comune, con esperienze di mutualità, scambio e dono. Così ci siamo detti, ‘sarà mai possibile trasformare tutto ciò in un’esperienza imprenditoriale, far nascere da questo fermento anche un modello imprenditoriale diverso?’”

Un modello, quello che Daniele e gli altri avevano in mente, “che non neghi l’importanza del profitto, ma che al tempo stesso non trasformi il profitto in un demone che condiziona la condotta anche etica. Noi volevamo creare lavoro ma in modo sostenibile, rispettando l’ambiente, i diritti dei lavoratori, la società. Creando allo stesso tempo lavoro di qualità per l’imprenditore e i suoi collaboratori o dipendenti.”

Presto fatto. Quei cento imprenditori che a giugno avevano pensato per la prima volta di mettersi in rete erano già 250 quando l’associazione venne costituita nel febbraio successivo ed oggi sono quasi un migliaio.

L’idea iniziale era semplice. “Facciamo rete e elaboriamo uno  strumento che consenta di rintracciare e renda visibili quegli imprenditori che si riconoscono in un certo modo di pensare. Questa idea si è rivelata dirompente, come se imprenditori, gente, associazioni aspettassero questo messaggio da anni! Forse perché la gente la aspettava da un po’”.

Il primo passo è stato decidere i valori comuni: “Il progetto si basa sui valori positivi proposti in questi anni dal Movimento No Tav: in primis, ovviamente, il rifiuto delle Grandi Opere inutili. Dopo aver scritto lo statuto, che è una formalità, abbiamo quindi redatto il nostro manifesto etico che riassume i valori nei quali ci riconosciamo. Chi si iscrive  ci racconta la sua storia e ci spiega le sue motivazioni. Se lo sentiamo in linea gli chiediamo se si riconosce nei valori del manifesto.”

Il resto è venuto molto facilmente. “Oggi siamo in tanti; sono le persone stesse che ci danno fiducia e che se devono chiamare un idraulico o un elettricista lo fanno tramite Etinomia, o vogliono che il loro faccia parte della nostra rete. La rete sta funzionando. Gli imprenditori si scambiano prestazioni e la gente chiede sempre più spesso professionisti aderenti ad Etinomia. Collaboriamo con la compagnia di microcredito MAG4, nostra associata, e stiamo cercando di portare una banca di credito cooperativa qua in Val di Susa. Il fatto che questo progetto sia nato in Val di Susa, ovviamente, ci ha agevolato: qui c’era il giusto mix di sensibilità verso certi valori grazie a decenni di lotta e un tessuto imprenditoriale molto vasto che comprende un po’ tutte le figure di imprenditoria tradizionale.”

Dopo l’incontro fra Daniel e Daniele, avvenuto nel settembre 2012, Etinomia ha continuato a crescere. Dal gennaio 2013 ha messo in circolo una sua moneta complementare (funzionante come un buono sconto), il Susino. Ad ottobre invece ha organizzato gli Stati generali del lavoro, un incontro di tra giorni organizzato assieme al movimento No-Tav e aperto a cittadini, intellettuali, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, di movimenti, realtà e associazioni attive, provenienti da tutta Italia.

Dai tre giorni sono emerse idee e progetti molto concreti su come dar forza ai circuiti economici locali e alternativi, caratterizzati dalla collaborazione e dal rispetto.

Se questo è un movimento che sa solo protestare, che dire, viva la protesta!

(Fonte italiachecambia)

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