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Il 25 aprile spiegato ai bambini

Liberazione-25 aprile

“L’Italia 70 anni fa è stata liberata da un capo cattivo, che si chiamava Mussolini, che per di più era amico di altri cattivissimi tedeschi, che hanno fatto delle cose orribili, cose che non posso neanche descrivere per quanto erano brutte e che solo i diavoli e di quelli peggiori possono far fare agli uomini. L’Italia e tutta l’Europa si sono salvate grazie agli americani che hanno fatto la guerra ai cattivi. Li hanno cacciati via dall’Italia, dalla Germania, dalla Francia, dalla Polonia. L’America e nessun altro avrebbe potuto liberare l’Italia. Gli italiani da soli, con tutti gli sforzi possibili per combattere quei cattivi, non ce l’avrebbero mai fatta. Li chiamavano resistenti, furono degli eroi e noi tutti li ringraziamo, ma erano quattro gatti e male organizzati. Per fortuna, c’era l’America. Solo gli americani potevano salvarci. E l’hanno fatto. Ci hanno salvato. Per questo, noi facciamo festa. Per ricordarlo. Perché i papà lo raccontino ai loro figli. Eppure, pensate, bambini, che ancora oggi quei fascisti e quei nazisti, quei cattivissimi, ci sono ancora. E uccidono, sgozzano, minacciano di lanciare le bombe per ammazzare tutti gli ebrei e poi magari occuparsi dell’Europa. Eppure, sono tollerati da quella stessa Europa che fu liberata. Si sono dimenticati di quanto erano cattivi, forse, i figli dell’Europa liberata. Gli Americani, no. E sono andati a liberare dai fascisti (ora si chiamano fascisti-integralisti islamici) altre nazioni, come tantissimi anni fa liberarono noi. Gli americani è il popolo più disprezzato. Quasi disprezzati quanto gli ebrei, che in nome di quel disprezzo furono trucidati a milioni, messi nelle camere a gas e poi bruciati nei forni. Oggi vengono ancora disprezzati, su di loro si ascoltano le stesse cattiverie di tanti anni fa. Gli americani, però, ci sono ancora. A difendere noi e loro. Noi lo sappiamo. L’ingratitudine all’America è la peggiore offesa alla nostra storia. Se io non vi avessi raccontato questo, figli miei, mi sarei comportato da ingrato anch’io. Questo è il 25 aprile”. Marco F.

“Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano”. Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno


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In Ucraina prove tecniche di guerra globale termonucleare

guerra globale termonucleare

Le nazioni occidentali, guidate dall’Unione Europea e dall’amministrazione Obama, sostengono un tentativo di golpe apertamente neonazista in Ucraina. Se riusciranno nell’intento, le conseguenze andranno ben oltre i confini dell’Ucraina e degli stati limitrofi. Per la Russia, tale colpo di stato costituisce un casus belli, in quanto esso avviene nel contesto dell’espansione della difesa antimissile della NATO in Europa centrale e dell’evoluzione della dottrina USA e NATO del “Prompt Global Strike,” secondo cui gli Stati Uniti possono lanciare un primo attacco nucleare preventivo contro Russia e Cina e sopravvivere ad una rappresaglia.

Gli avvenimenti in Ucraina costituiscono la potenziale miccia di una guerra globale che potrebbe rapidamente degenerare in un olocausto termonucleare. Alla conferenza sulla Sicurezza Europea che si è tenuta a Monaco di Baviera i primi di febbraio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avuto un vivace scambio di battute con il Segretario Generale della NATO Generale Anders Fogh Rasmussen, dopo che quest’ultimo aveva accusato la Russia di “retorica bellicosa”. Lavrov ha risposto citando il programma europeo di difesa antimissile come un tentativo di garantire un potenziale di primo colpo nucleare contro la Russia. Nel suo intervento a Monaco ed una settimana prima al World Economic Forum a Davos, in Svizzera, Lavrov ha accusato i governi occidentali di sostenere organizzazioni terroristiche neonaziste nel loro tentativo di porre l’Ucraina sotto il controllo dell’Unione Europea e della Troika rafforzando così l’accerchiamento della NATO intorno alla Russia. Ma lungi dall’esagerare, Lavrov ha forse sminuito il problema.

I nazisti prendono la guida delle manifestazioni. Da quando il Presidente Janukovič ha annunciato che l’Ucraina non avrebbe accettato l’accordo associativo con l’Unione Europea, il 21 novembre 2013, organizzazioni di reduci di guerra e collaborazionisti nazisti dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B) ed i loro successori, sostenute dall’occidente, hanno lanciato una campagna di provocazioni mirante non solo a far cadere il governo del Primo Ministro Mykola Azarov, ma anche a rovesciare il Presidente Janukovič, democraticamente eletto. Il Partenariato Orientale dell’UE fu avviato nel dicembre 2008 da Carl Bildt e Radek Sikorski, ministri degli Esteri di Svezia e Polonia, sull’onda dello scontro militare tra Georgia e Russia nel Sud Ossezia. Il Partenariato prese di mira sei ex repubbliche sovietiche: tre nella regione del Caucaso (Armenia, Azerbaijan, Georgia) e tre in Europa Centro Orientale (Bielorussia, Moldavia, Ucraina). L’idea era non di invitarle ad entrare a far parte dell’UE, ma di sottoporle ugualmente alla morsa di quest’ultima tramite cosiddetti accordi associativi, ciascuno incentrato su un Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA, ampio accordo di libero scambio). Il principale bersaglio era l’Ucraina. Con l’accordo associativo negoziato ma non firmato, l’economia industriale dell’Ucraina sarebbe stata smantellata, riducendo drasticamente l’interscambio con la Russia (che avrebbe messo fine al proprio accordo di libero scambio con l’Ucraina per impedire l’invasione di articoli europei sui suoi mercati tramite), ed i mercati europei avrebbero preso il controllo delle esportazioni ucraine di prodotti agricoli e materie prime. Lo stesso regime mortale di austerità imposto dalla Troika alla Grecia ed altri paesi del Mediterraneo sarebbe stato imposto anche all’Ucraina. Inoltre l’accordo associativo imponeva anche una “convergenza” sulle questioni di sicurezza e l’integrazione nel sistema di difesa europeo. Secondo tale accordo, l’Ucraina avrebbe dovuto recedere dai trattati a lungo termine che concedono a Mosca l’uso dei porti del Mar Nero, cruciale per la Marina Militare russa, dando alla NATO una base avanzata sul confine con la Russia. Anche se i media occidentali hanno raccontato che le manifestazioni in piazza dell’Indipendenza a Kiev (Maidan Nezalezhnesti, o Euromaidan come viene chiamata adesso) fossero inizialmente pacifiche, sta di fatto che fin dall’inizio le proteste includevano un nocciolo duro di estrema destra e neonazisti, hooligans e reduci delle guerre in Afghanistan, Cecenia e Georgia. Stando al parlamentare ucraino Oleg Tsariov, trecentocinquanta ucraini sono tornati dalla Siria nel gennaio 2014, dopo aver combattuto insieme ai ribelli siriani, inclusi gruppi terroristici legati ad al-Qaeda quali il Fronte al-Nusra e lo Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS). Già nel weekend del 30 novembre – 1 dicembre i rivoltosi gettavano cocktail Molotov ed hanno occupato il Municipio di Kiev dichiarandolo “quartier generale rivoluzionario”. I manifestanti del partito di opposizione Svoboda, che prima si chiamava nazionalsocialista, hanno marciato dietro la bandiera rossonera dell’ Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini di Stepan Bandera (OUN-B), ovvero i collaboratori nazisti che durante la seconda guerra mondiale sterminarono ebrei e polacchi per conto della macchina da guerra hitleriana, ispirati dall’ideologia della razza pura. Lo slogan del partito Svoboda, “l’Ucraina agli ucraini”, era il grido di battaglia di Bandera durante la collaborazione tra l’OUN-B ed Hitler dopo l’invasione nazista dell’Unione Sovietica. Sotto quello slogan i combattenti fascisti di Bandera commisero esecuzioni di massa e pulizie etniche. Fonti ucraine riferiscono che già nell’estate del 2013, mesi prima che il Presidente Janukovič decidesse di rifiutare l’accordo associativo con l’UE, il partito Svoboda teneva dei campi di addestramento paramilitare. Il carattere neonazista, razzista ed antisemita di Svoboda non ha impedito però ai diplomatici occidentali, inclusa Victoria Nuland, la vice di Kerry per gli affari europei ed asiatici, di incontrare pubblicamente il leader del partito Oleg Tjaghnìbok, che nel 2004 era stato buttato fuori dal movimento La Nostra Ucraina per i suoi discorsi contro “moscoviti ed ebrei” in cui usava termini offensivi e insulti per entrambi. Il revival fascista di Bandera è evidente fin dalla Rivoluzione Arancione del 2004, quando Viktor Juščenko fu installato come Presidente dell’Ucraina con una campagna sostenuta dall’estero e finanziata dall’International Renaissance Foundation di George Soros e da oltre 2.000 ONG da Europa ed America, dopo aver perso ufficialmente le elezioni presidenziali contro Viktor Janukovič. Il 22 gennaio 2010, uno degli ultimi anni di Juščenko come Presidente, dopo la vittoria presidenziale di Janukovič con un ampio margine, fu quella di nominare Stepan Bandera un Eroe dell’Ucraina, che è il massimo onore di stato. Stando a notizie di stampa, la seconda moglie di Juščenko, Katerina Čumačenko, era anche lei membro del gruppo giovanile banderista OUN-B nella sua città di nascita, Chicago. Negli anni Ottanta, la Čumačenko presiedeva gli uffici di Washington dell’Ukrainian Congress Committee of America (su cui aveva grande influsso l’OUN-B, stando al Canadian Institute of Ukrainian Studies dell’Università di Alberta) e presiedeva anche il National Captive Nations Committee, prima di passare all’Ufficio del Dipartimento di Stato per i Diritti Umani. Nel gennaio 2011, il Presidente Janukovič revocò a Bandera l’onorificenza di Eroe dell’Ucraina.

L’OUN-B: un po’ di storia. Il retaggio dell’OUN-B è cruciale per comprendere la natura dell’insurrezione armata attualmente in corso in Ucraina. L’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini fu fondata nel 1929 e nel giro di quattro anni Bandera ne divenne il capo. Nel 1934 Bandera ed altri leader dell’OUN furono arrestati per l’assassinio di Bronislaw Pieracki, Ministro dell’Interno polacco. Bandera fu scarcerato nel 1939 ed avviò subito i contatti con il Quartier Generale dell’Occupazione tedesca, ricevendo fondi e organizzando l’addestramento nella Abwehr per 800 guastatori delle sue truppe. Quando ci fu l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941, le forze di Bandera consistevano in almeno settemila combattenti organizzati in “gruppi mobili” coordinati con le forze tedesche. Bandera ricevette 2,5 milioni di marchi per condurre operazioni sovversive all’interno dell’Unione Sovietica. Dopo aver dichiarato lo stato indipendente ucraino sotto la sua direzione nel 1941, Bandera fu arrestato e mandato a Berlino. Ma mantenne i contatti coi nazisti che continuarono a finanziarlo, ed i suoi “gruppi mobili” ricevettero copertura aerea dai tedeschi per tutta la durata della guerra. Nel 1943, l’OUN-B di Bandera iniziò una campagna di sterminio di massa di polacchi ed ebrei, uccidendo qualcosa come 70.000 civili solo durante l’estate di quell’anno. Anche se Bandera guidava ancora le attività dell’OUN-B da Berlino, la pulizia etnica veniva guidata da Mykola Lebed, capo del Sluzhba Bespeki, la polizia segreta dell’OUN-B. Nel maggio 1941, ad una sessione plenaria dell’OUN a Cracovia, l’organizzazione pubblicò un documento, “La lotta e l’azione dell’OUN durante la guerra” che dichiarava, tra l’altro, che “moscoviti, polacchi e ebrei ci sono ostili e vanno sterminati in questa lotta” (usando per moscoviti il nomignolo derogatorio “Moskal”). Con la sconfitta dei nazisti, Bandera e molti leader dell’OUN-B furono mandati in vari campi di prigionia in Germania ed Europa centrale. Stando a Stephen Dorrill ed alla sua autorevole storia del servizio segreto inglese MI6, MI6: Inside the Covert World of Her Majesty’s Secret Intelligence Service, Bandera fu reclutato dall’MI6 nell’aprile 1948. Il collegamento coi britannici fu stabilito da Gerhard von Mende, un gerarca nazista che aveva diretto la Divisione Caucasica del Ministero del Reich per i Territori Orientali occupati (Ostministerium). Von Mende reclutò musulmani dal Caucaso e dall’Asia Centrale per farli combattere insieme ai nazisti durante l’invasione dell’Unione Sovietica. Alla fine della seconda guerra mondiale, lavorò per i britannici tramite una società di copertura, la Research Service on Eastern Europe, che era in realtà un ente di reclutamento per gli insorti musulmani all’interno dell’Unione Sovietica. Von Mende fu strumentale nel creare covi della Fratellanza Musulmana a Monaco di Baviera e Ginevra. Tramite von Mende, l’MI6 addestrò agenti dell’OUN-B e li infiltrò in Unione Sovietica per condurre operazioni di sabotaggio ed assassinio tra il 1949 ed il 1950. Un rapporto dell’MI6 del 1956 loda Bandera come “un agente clandestino professionista con un background terroristico e spregiudicato nelle regole del gioco”. Nel marzo 1956, Bandera andò a lavorare con l’equivalente tedesco della CIA, il BND, allora diretto dal Gen. Reinhardt Gehlen, capo dei servizi segreti militari sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale. Ancora una volta, von Mende fu uno dei suoi sponsor e protettori. Nel 1959, Bandera fu assassinato dal KGB in Germania occidentale. Il principale sicario di Bandera, Mykola Lebed, comandante della polizia segreta dell’OUN-B, fece una carriera più lunga. Alla fine della seconda guerra mondiale fu reclutato dai Corpi di Counterintelligence dell’esercito americano e nel 1948 era sulla busta paga della CIA. Lebed reclutò gli agenti dell’OUN-B che non erano andati con Bandera e l’MI6, e partecipò ad un programma di sabotaggio dietro la Cortina di Ferro, che incluse la “Operation Cartel” e la “Operation Aerodynamics.” Lebed fu quindi trasferito a New York, dove diede vita ad una società di facciata della CIA, la Prolog Research Corporation, ed operò sotto il controllo di Frank Wisner, che era a capo del Direttorato per la Pianificazione della CIA negli anni Cinquanta. La Prolog continuò ad operare fino alla fine degli Anni Novanta, quando fu promossa e sostenuta da Zbigniew Brzezinski, consigliere del Presidente Jimmy Carter per la sicurezza nazionale. Nel 1985, il Dipartimento di Giustizia USA lanciò un’inchiesta sul ruolo di Lebed nel genocidio in Polonia ed Ucraina occidentale durante la guerra, ma la CIA la bloccò e l’inchiesta fu abbandonata. Ciononostante, nel 2010, dopo la pubblicazione di migliaia di pagine di documenti di guerra, gli Archivi Nazionali pubblicarono un rapporto, Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S. Intelligence, and the Cold War (l’ombra di Hitler: criminali di guerra nazisti, intelligence USA e guerra fredda), scritto da Richard Breitman e Norman Goda, che includeva un resoconto dettagliato sulla collisione tra Bandera, Lebed ed i nazisti e sul loro coinvolgimento nelle esecuzioni di massa di ebrei e polacchi. Questo retaggio Bandera-Lebed e le reti intessute nel dopoguerra sono al centro degli avvenimenti attuali in Ucraina.

La denuncia dei leader ucraini. Il 25 gennaio ventinove partiti e organizzazioni politiche in Ucraina hanno lanciato un appello al Segretario Generale dell’ONU, alla dirigenza dell’UE ed agli Stati Uniti affinché prendano misure per “fermare i saccheggi da parte dei guerriglieri, l’incitamento alla guerra civile, un colpo di stato e la disintegrazione del paese”. L’appello fornisce dettagli cruciali sulla natura neo-coloniale ed anti-russa dell’accordo di associazione con l’UE, che l’attuale governo ucraino ha congelato, ma anche sulle organizzazioni neofasciste che prendono parte alle proteste. Una dei firmatari è l’economista Natalia Vitrenko, leader del Partito Socialista Progressista Ucraino, che più di un anno fa aveva messo in guardia da questi gruppi che, con l’incoraggiamento ed i fondi delle cosiddette ONG “per la democrazia” provenienti dall’occidente, avrebbero posto una minaccia al governo ucraino. La dichiarazione esordisce: “La crisi politica ucraina peggiora di giorno in giorno, portando il paese verso una guerra civile fratricida, la perdita della sovranità e la disintegrazione dello stato. Si tratta di un progetto straniero per prendere il controllo dell’Ucraina. Viene attuato contro gli interessi e le esigenze del nostro popolo. Viene portato avanti violando la Costituzione e le norme e princìpi internazionali, basati sull’azione pacifica, sulle libere elezioni, la libertà di parola ed il rispetto dei diritti umani. Giacché i media internazionali riportano informazioni deliberatamente distorte sull’Ucraina, diffuse da politici e funzionari dell’UE e degli Stati Uniti, e queste vengono usate a sostegno di azioni illegali di guerriglia, ci vediamo costretti a lanciare il seguente appello”. Quanto all’ideologia ed ai simboli neonazisti e neofascisti dell’Euromaidan, i firmatari si rivolgono direttamente ai leader occidentali: “Dovreste capire che, sostenendo le azioni di guerriglia in Ucraina, accordando loro lo status di ‘attivisti Euromaidan’ che prendono parte a presunte azioni pacifiche, state di fatto proteggendo, incitando ed istigando i neonazisti e i neofascisti ucraini”. “Nessun leader dell’opposizione (Iatseniuk, Klitsčko e Tjaghnìbok) nasconde il fatto di continuare l’ideologia e le pratiche dell’OUN-UPA…. Ovunque vadano i teppisti di Euromaidan disseminano gli slogan citati prima e simboli nazisti (…) A conferma della natura neonazista di Euromaidan c’è l’uso costante di ritratti dei carnefici del nostro popolo, Bandera e Šukhevič—agenti dell’Abwehr.” Solo alla fine di gennaio, quando le scene delle violenze di massa e dei manifestanti armati hanno finalmente spezzato la cortina fumogena dei media, i media occidentali hanno parlato del carattere neonazista della destabilizzazione in corso. La rivista Time, il 28 gennaio, ha titolato su Kiev “banditi di estrema destra prendono il controllo delle rivolte liberali in Ucraina”, pubblicando il profilo di un gruppo di nazisti detto Spilna Sprava (“Causa comune” ma la sigla è “SS”), al centro delle proteste. Il giorno dopo il Guardian ha titolato: “In Ucraina, fascisti, oligarchi e l’espansione occidentale sono al centro della crisi” col sottotitolo: “La storia che ci viene raccontata sulle proteste a Kiev ha un rapporto molto lontano con la realtà”. L’inviato del Guardian Seumas Milne scrive onestamente: “Dagli articoli pubblicati finora non si sa che nazionalisti di estrema destra e fascisti erano al centro delle proteste e degli attacchi contro gli edifici del governo. Uno dei tre partiti di opposizione alla guida della campagna è il partito di estrema destra ed antisemitico Svoboda, il cui leader Oleg Tjaghnìbok sostiene che una ‘mafia moscovita ed ebraica’ controlli l’Ucraina. Il partito, che ora controlla la città di Leopoli, ha guidato una fiaccolata di 15.000 persone all’inizio del mese in memoria del leader fascista ucraino Stepan Bandera, le cui milizie combatterono coi nazisti nella seconda guerra mondiale, e che prese parte alle stragi di ebrei.” Anche Counterpunch ha pubblicato il 29 gennaio un articolo di Eric Draitser, “L’Ucraina e la rinascita del Fascismo”, che inizia con il monito: “La violenza nelle strade dell’Ucraina è più di un’espressione di rabbia popolare contro il governo. Anzi, è solo l’ultimo esempio dell’ascesa della forma più insidiosa di fascismo che l’Europa abbia mai visto dalla caduta del Terzo Reich… nel tentativo di strappare l’Ucraina dalla sfera di influenza russa, Stati Uniti, UE e NATO si sono alleati, per la prima volta, con dei fascisti.”

*Traduzione del dossier prodotto dal gruppo di ricerca dell’Executive Intelligence Review di Washington

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Il Talidomide l’ultimo crimine nazista

Talidomide

Con cinquant’anni di ritardo e migliaia di bimbi nati deformi in tutto il pianeta e altrettanti nati morti, la compagnia farmaceutica tedesca Gruenenthal, ha chiesto scusa per le vittime del Talidomide.

Il farmaco usato tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 ha provocato forme di disabilità (la più nota è la cosiddetta focomelia, ma anche altri tipi) in decine di migliaia di bambini nati da donne che avevano assunto il famoso farmaco contro le nausee da gestazione. Una disabilità creata dal nulla attraverso prodotti chimici letali la cui immissione in commercio è dominata dalle logiche di mercato e dalla compiacenza delle agenzie pubbliche di regolamentazione.

Le donne trattate con talidomide davano alla luce neonati con gravi alterazioni congenite dello sviluppo degli arti amelia (assenza degli arti) o vari gradi di focomelia (riduzione delle ossa lunghe degli arti), generalmente più a carico degli arti superiori che quelli inferiori, e quasi sempre bilaterale, ma di grado differente.

La talidomide fu messa in commercio dopo 3 anni di prove su animali. Anche altri paesi, come l’Inghilterra e la Svizzera, dopo aver acquistato la licenza provarono l’innocuità assoluta del farmaco sugli animali. La talidomide non era mai stata sperimentata su animali in stato di gravidanza prima che venisse approvato il suo impiego nelle donne incinte.

Il, Ceo della Gruenenthal, Harald Stock  ha detto, in occasione della posa di un monumento alla memoria delle vittime a Stolberg (foto in alto), “chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio come un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi”. Ci rendiamo conto? Il loro silenzio era dovuto ad uno shock. In realtà da più fonti sappiamo che la Grunenthal fosse a conoscenza degli effetti collaterail del talidomide e che avesse chiuso un occhio pur di continuare ad accumulare una fortuna.

Test manipolati e fasulli. Nel 1956 Kunz e collaboratori alla Grunenthal effettuarono dei test sulla talidomide in animali non gravidi, con risultati negativi; ma lo studio era di bassissima qualità. Nel 1957 si ebbero i primi casi di tossicità della talidomide, non rilevati al momento ma riscoperti a posteriori dopo il 1961. Nel 1958 Blasiu effettuò uno studio clinico (Medizinische Klinik) su 370 pazienti, 160 dei quali erano madri in allattamento, e concluse dicendo che “non sono stati osservati effetti collaterali né nelle madri né nei bambini”. Nello stesso anno la Grunenthal riprese i risultati dello studio di Blasiu esagerandoli, e mandò una lettera a 40.000 medici dichiarando che Blasiu “ha somministrato la talidomide a molte pazienti del suo dipartimento di ginecologia e nella sua pratica di ostetricia”. Questa dichiarazione suggeriva (irragionevolmente) che la talidomide doveva essere sicura in gravidanza. Nel 1960 Somers effettuò degli studi su animali gravidi che diedero risultati negativi. L’autore ipotizzò però che la forma galenica usata fosse probabilmente poco biodisponibile. Nel 1961 McBride e Lenz resero pubblici i primi casi di anormalità fetali collegabili alla talidomide, riprendendo tra l’altro i dati dimenticati del 1957; in tutto vennero riportati 1500 casi dal 1957 al 1961.

Il 2 dicembre del 1961 la talidomide venne ritirata.

Nel 1962 Somers ripeté l’esperimento del 1960 con una forma più biodisponibile, ed ottenne risultati positivi. La rivista Lancet pubblicò un lavoro che dimostrava come la somministrazione di talidomide a topine incinte provocava la nascita di nidiate con gravi malformazioni agli arti; nel corso degli anni successivi andarono ad accumularsi prove sperimentali dell’embriotossicità del farmaco nel coniglio, nel gatto, nella cavia, e in molte specie di scimmie. La specie umana è risultata essere sensibile alla dose di 1 mg/kg. La Grunenthal non sapeva?

Ma non e’ tutto. Stando a una ricerca, il talidomide, fu messo a punto dai nazisti, probabilmente nell’ambito delle loro ricerche di armi chimiche. Due studiosi, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno rivelato la scoperta di documenti che testimonierebbero che il farmaco non fu elaborato dalla Chemie Grünenthal, l’azienda chimica postbellica tedesca, come si era sempre detto. Se, come suggerisce la loro ricerca, il talidomide fu elaborato da scienziati attivi in Germania in tempo di guerra, la scoperta potrebbe implicare una responsabilità del governo tedesco. Finora hanno ricevuto un risarcimento soltanto le vittime tedesche, ma il farmaco è stato distribuito almeno il 46 nazioni. Migliaia di vittime del farmaco si battono tuttora per ottenere un maggiore sostegno finanziario che le aiuti a far fronte ai danni subiti.

Nel Regno Unito ci sono ancora 457 vittime del talidomide; in Germaina sono 2700; nel mondo sono 6000. Le madri a cui fu prescritto dalla sua introduzione sul mercato nel 1957 al 1961, quando venne ritirato, partorirono bambini con braccia, gambe e piedi menomati. Alcuni bambini riportarono danni cerebrali e altre disfunzioni. Il Dottor Martin Johnson, direttore del Talidomide Trust che sostiene le vittime del talidomide nel Regno Unito, ha scritto documento in cui riporta le prove del fatto che il farmaco fu messo a punto prima che la Grünenthal lo brevettasse nel 1954. L’azienda ha sempre sostenuto che il talidomide fu creato per caso nel 1953 da alcuni scienziati che avevano cercato di elaborare un antistaminico, ma avevano ottenuto un tranquillante. Johnson sospetta che in origine il talidomide fu prodotto come un possibile antidoto a un gas nervino come il sarin, messo a punto da Otto Ambros, uno scienziato nazista che, dopo la guerra, andò a lavorare per la Grünenthal. “Appare sempre più probabile che il talidomide fu l’ultimo crimine nazista,” ha affermato Johnson.

Un documento portato alla luce dal Talidomide Trust dimostra che la Grünenthal, a quanto pare, acquistò il nome commerciale del farmaco – Contergan – e quindi, probabilmente, la sostanza stessa, da un’azienda francese, la Rhône-Poulenc, che durante gli anni della guerra era sotto il controllo nazista. Su una lettera riservata spedita nel 1958 dall’Astra, proprietaria della licenza per la distribuzione del talidomide in Svezia, all’affiliata norvegese si legge: “Purtroppo non possiamo usare il nome Contergan nei paesi scandinavi, perché la Grünenthal ha ottenuto il nome esclusivamente per il mercato tedesco attraverso un accordo con la Rhône-Poulenc”. Dopo il 1942, la Rhône-Poulenc ha registrato 14 farmaci simili, i cui nomi terminano tutti con il suffiso “ergan”, caratteristica esclusiva dell’azienda. Molti di questi farmaci avevano proprietà in comune con il talidomide, come il fatto di colpire il sistema nervoso.

“Il nome è simile a quelli dei farmaci elaborati dalla Rhône-Poulenc negli anni Quaranta; inoltre l’azione del talidomide è tipica di quella gamma di prodotti,” afferma Johnson nel suo documento. L’autore di un libro di prossima pubblicazione sugli scienziati nazisti sostiene di possedere la copia di un documento scritto nel novembre del 1944 da un direttore dell’azienda farmaceutica tedesca IG Farben, che fa riferimento allo sviluppo di una sostanza la cui formula chimica corrisponde a quella del thalidomide. L’argentino Carlos De Napoli, autore di alcuni volumi sulle attività dei nazisti fuggiti in Sudamerica dopo la guerra, sostiene che il suo libro intitolato “I laboratori di Hitler” dimostrerà che il farmaco ebbe origine nei campi di sterminio nazisti. La IG Farben, i cui dirigenti – fra cui Ambros – furono dichiarati colpevoli di crimini di guerra come riduzione in schiavitù e sterminio di massa, erano stati ai vertici dell’impianto per la produzione di gomma sintetica di Auschwitz-Monowitz, che sfruttava i deportati nei campi di sterminio. De Napoli sostiene che il documento fu spedito il 13 nobembre 1944 da Fritz ter Meer, un dirigente della IG Farben, a Karl Brandt, generale delle SS nonché medico personale di Adolf Hitler e capo del programma di eutanasia.

Il documento, in cui si fa riferimento al farmaco semplicemente con un numero di quattro cifre – 4589 – dichiara che il prodotto è stato testato ed è pronto per essere usato. De Napoli afferma di aver trovato questo testo nell’archivio della IG Farben nel 1978 e di essersi reso conto solo in tempi recenti del significato della formula che conteneva. “Non sussiste alcun dubbio sul fatto che i nazisti svilupparono e sperimentarono il talidomide nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale,” ha dichiarato.

Secondo Johnson, il brevetto del talidomide del 1954 comportava il fatto che il farmaco fosse già stato sperimentato sugli esseri umani, anche se ufficialmente i test furono condotti più tardi. La Grünenthal, successivamente, disse di aver “perso” gran parte dei documenti relativi ai test.

Johnson conclude così il suo documento: “I brevetti fanno pensare che il talidomide appartiene a una serie di prodotti sviluppati presso Dyhernfuth [sede di un laboratorio chimico] o Auschwitz-Monowitz sotto la leadership di Otto Ambros nel corso dei una ricerca sui gas nervini.”

La Grünenthal ha dichiarato: “Per quanto possiamo saperne, non ci fu alcuna collaborazione fra la Grünenthal e la Rhône-Poulenc per lo sviluppo del Contergan/talidomide. Il talidomide è stato elaborato da tre dipendenti della Grünenthal, e la Grünenthal è indicata come la sola inventrice sul brevetto.”

Ovviamente, e a maggior ragione dopo tutte queste notizie, le scuse del management dell’azienda, che sul farmaco-assassino ha fondato la sua fortuna e che continua a essere presente sul mercato con una serie di medicine, le vittime del talidomide continuano a gridare la loro rabbia e chiedono risarcimenti adeguati. Non bastano assolutamente i fondi di circa 80 milioni di dollari per compensare decine di migliaia di persone che hanno avuto la vita resa un inferno sin dalla nascita. In Italia le vittime ancora in vita sono 300 mentre in tutto saranno state 800. Ma a livello mondiale si può parlare almeno di 20 mila.

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