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Le 50 verità di Putin sulla Crimea

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Il 18 Marzo 2014, dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha pronunciato un discorso storico, a seguito del referendum tenutosi in Crimea. I media occidentali hanno scelto di ignorare il punto di vista russo sulla crisi ucraina. 

  1. La Crimea è parte della storia russa e questa realtà è radicata nei cuori e nella mente dei suoi abitanti. Lì fu battezzato il Gran Principe Vladimir I. Sempre in questo territorio si trovano molte tombe dei soldati russi che permisero l’integrazione della Crimea all’Impero russo.
  2. Sebastopoli è la culla della Flotta russa del Mar Nero.
  3. Dopo la Rivoluzione del 1917 i bolscevichi aggregarono arbitrariamente una gran parte del sud storico della Russia all’Ucraina. Questo venne fatto senza tener conto della composizione etnica della popolazione, e oggi queste zone formano il sud-est dell’Ucraina.
  4. Nell’aprile del 1954 la Crimea venne ceduta all’Ucraina così come Sebastopoli, anche se era una città federale. Fu un’iniziativa personale dell’allora capo del Partito Comunista Nikita Krusciov.
  5. Quella decisione venne presa violando totalmente le norme vigenti in quell’epoca, senza chiedere  l’opinione degli abitanti della Crimea e di Sebastopoli. Se ne resero conto a giochi fatti.
  6. In quell’epoca Ucraina e Russia erano parte di un unico Stato, l’URSS, neanche si poteva immaginare che un giorno si sarebbero separati.
  7. A seguito del crollo dell’Urss la gente delle vecchie repubbliche sovietiche sperava che la nuova Comunità di Stati Indipendenti diventasse la nuova forma dello Stato. I dirigenti poi promisero una moneta unica, uno spazio economico unico e una forza armata congiunta. Ma così non fu.
  8. Poi saccheggiarono la Crimea alla Russia.
  9. Col crollo dell’Unione Sovietica milioni di persone “si addormentarono in un paese e si svegliarono in un altro, diventando da un giorno all’altro minoranze etniche nelle ex Repubbliche dell’URSS, mentre la Russia è diventato uno dei più grandi, forse il più grande, gruppo etnico al mondo diviso dalle frontiere”.
  10. Nel 1991 i residenti di Crimea e Sebastopoli furono abbandonati al loro destino. E’ il sentimento generale condiviso dagli abitanti di questa regione.
  11. Per il quieto vivere e per un buon vicinato la Russia non ha rivendicato la Crimea e Sebastopoli che gli sarebbero, tra l’altro, appartenuti di diritto.
  12. Nel 2000, dopo una trattativa col Presidente ucraino Leonid Kuchma, la Russia ha riconosciuto che la Crimea era de facto e de jure territorio ucraino.
  13. La Russia sperava che l’Ucraina mantenesse un’amicizia reciproca e che i cittadini russi, e i russofoni, in particolare nel sud-est della Turchia e in Crimea, venissero protetti e potessero godere dei loro diritti.
  14. Tuttavia russi e russofoni negli anni sono stati sottoposti a sempre maggiori tentativi di assimilazione forzata e di “privazione” della loro memoria storica.
  15. Le attuali aspettative del popolo ucraino per un miglioramento della vita sono legittime.
  16. La Russia era “vicina” ai manifestanti di piazza Maidan che rifiutavano la corruzione, il mal governare dello Stato e la povertà. Erano tutte rivendicazioni legittime secondo Mosca.
  17. Nel 2013 tre milioni di ucraini sono emigrati in Russia per lavoro, le loro entrate furono di 20 milioni di dollari, circa il 12% del PIL dell’Ucraina.
  18. Tuttavia il 21 febbraio del 2014 i cospiratori hanno rovesciato un governo legittimo, preso illegalmente il potere ricorrendo al terrore, agli omicidi e ai saccheggi. Alcuni nazionalisti, neonazisti nemici dei russi e antisemiti hanno eseguito questo golpe e ora sono al comando.
  19. Gli Stati Uniti e l’Europa occidentale sono complici in questo colpo di stato e riconoscono ufficialmente le nuove autorità.
  20. Il nuovo Governo de facto ha immediatamente presentato una proposta di legge di revisione della politica linguistica, una diretta violazione dei diritti delle minoranze etniche, con l’obiettivo, tra l’altro, di proibire la lingua russa.
  21. Oggi non vi è nessuna autorità esecutiva legittima in Ucraina.
  22. I sostenitori dell’autorità legittima sono stati repressi, a partire dalla Crimea.
  23. Di fronte a questi avvenimenti gli abitanti di Crimea e Sebastopoli si sono rivolti alla Russia per essere aiutati a difendere i loro diritti e le loro vite e per prevenire la diffusione degli eventi di Kiev, Donetsk, Kharkov e di altre città ucraine.
  24. La Russia aveva il dovere di rispondere alla chiamata degli abitanti di Crimea che si sentivano in pericolo.
  25. In nessun momento la Russia ha violato i diritti internazionali. Le forze armate russe non sono mai entrate in Crimea poiché si trovavano già li.
  26. Gli accordi militari prevedono una presenza di 25.000 soldati russi in Crimea e mai si è superato questo limite.
  27. Il Consiglio Supremo della Crimea, prevedendo che le nuove autorità golpiste non avrebbero garantito i diritti della regione, ha preso come riferimento la Carta delle Nazioni Unite e più precisamente il diritto dei popoli all’autodeterminazione per dichiarare la sua indipendenza e organizzare un referendum.
  28. Il 16 marzo 2014 l’82% degli elettori ha partecipato alla consultazione e il 96% dei votanti si è pronunciato a favore della riunificazione con la Russia.
  29. L’Ucraina nel ’91 adottò lo stesso procedimento quando decise di separarsi dall’URSS. L’Ucraina ha approfittato di questo diritto e ora lo nega agli abitanti della Crimea. Perché?
  30. La popolazione della Crimea è di 2,2 milioni di persone tra cui 1,5 milioni di russi, 350mila ucraini madrelingua russa e 300mila tartari.
  31. Le autorità della Crimea hanno usato esattamente lo stesso procedimento del Kosovo quando decise di separarsi dalla Serbia, con l’appoggio dei paesi occidentali, senza chiedere autorizzazioni alle autorità centrali.
  32. Sulla base dell’Art.2 del Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, la Corte Internazionale dell’ONU ha approvato tale decisione. “Nessun divieto generale può essere dedotto dai precedenti del Consiglio di Sicurezza per quanto riguarda le dichiarazioni d’indipendenza. Il diritto generale internazionale non prevede alcun divieto contro le dichiarazioni d’indipendenza”.
  33. Il 17 aprile del 2009, per quanto riguarda il Kosovo, gli Stati Uniti hanno sottoposto alla Corte Internazionale delle Nazioni Unite il seguente testo: “Le dichiarazioni d’indipendenza possono, ed è questo il caso, violare le leggi nazionali. Tuttavia ciò non costituisce una violazione del diritto internazionale”.
  34. I principi validi per il Kosovo devono esserlo anche per la Crimea.
  35. L’esercito russo non ha sparato nemmeno una volta e non ha causato alcuna vittima.
  36. La situazione Ucraina riflette il mondo di oggi. I paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, preferiscono la forza delle armi a quella dei diritti e pensano di poter decidere autonomamente il destino del mondo. Usano la forza con gli stati sovrani, creano coalizioni basandosi sul seguente principio: “Se non siete con noi siete contro di noi”.
  37. “Per dare un’apparenza di legittimità alle sue aggressioni obbligano le organizzazioni internazionali ad adottare le necessarie contromisure, e se per un qualsiasi motivo non funziona ignorano semplicemente il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le Nazioni Unite intere”.
  38. Un esempio è la Yugoslavia nel 1999 quando Belgrado fu bombardata per settimane senza alcuna risoluzione dell’ONU. Stessa cosa per Afghanistan e Iraq. In quanto alla Libia si è violata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza perché invece di imporre una no fly-zone hanno cominciato a bombardarla.
  39. Il colpo di Stato in Ucraina, organizzato dai paesi occidentali, ha l’obiettivo di impedire l’integrazione eurasiatica.
  40. L’espansione della NATO verso Est e il dispiegamento di strutture militari, come i sistemi di difesa antimissile, alle porte della Russia, sono le prove lampanti di questo.
  41. In Ucraina le nazioni occidentali hanno passato la “linea rossa”.
  42. Milioni di russi vivono in Ucraina e in Crimea, bisogna mancare d’istinto politico per non prevedere le conseguenze di tali atti.
  43. “La Russia si è trovata in una posizione dalla quale non poteva ritirarsi. Se si comprime al massimo una molla un giorno questa libererà una gran forza. Si dovrebbe sapere questo”.
  44. La Russia è un partecipante indipendente e attivo negli affari internazionali, come altri paesi ha i propri interessi nazionali da prendere in considerazione e rispettare. Soprattutto con la prospettiva che l’Ucraina si integri alla NATO.
  45. Il popolo russo aspira a ristabilire l’unità del suo territorio, del quale fa parte la Crimea.
  46. Il rispetto per i diritti dei russi e degli abitanti di lingua russa in Ucraina sono “la garanzia di stabilità dello stato ucraino e della sua integrità territoriale”.
  47. La Russia vuole mantenere relazioni amichevoli con l’Ucraina.
  48. Secondo indagini condotte in Russia, il 92% dei cittadini è a favore della riunificazione della Crimea con la Russia.
  49. La Crimea in futuro avrà tre lingue nazionali tutte sullo stesso piano d’importanza: russo, ucraino e tartaro.
  50. La crisi ucraina si deve risolvere attraverso la politica e la diplomazia secondo la costituzione del paese. Il linguaggio della forza, coercizione o minaccia non avrà nessun effetto sulla Russia.

(Fonte traduzione articolo rebelion)


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Cosa sappiamo (o non sappiamo) della crisi in Ucraina?

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Non sono un esperto d’Ucraina, non l’ho neppur visitata. Come milioni di altri cittadini, mi affido ai report dei media per capire almeno qualcosa di quel che pare avere implicazioni potenzialmente molto gravi. Perché mi sento così frustrato per ciò che ottengo? Perché ho tante domande dopo settimane di trattazione mediatica? E quanto ne capiranno concittadini con solo qualche minuto al giorno per familiarizzarsi con tematiche come questa (eccetto che Putin è un cattivo)?

È un conflitto, no? Vorrei sapere quali sono le dimensioni ucraine interne, gli aspetti regionali est-ovest-europei e UE/NATO e che cosa tutto questo abbia a che fare con le dinamiche globali, per esempio la politica estera USA, l’espansione NATO sin dalla fine della guerra fredda, gli interessi strategici della Russia e i rapporti Russia-NATO. E dove stanno Cina e altri paesi BRICS in tutto ciò? Internamente, vorrei essere informato sulla composizione etnica e la geografia, sul ruolo dei russi senza trascurare gli ebrei, e i rapporti storici fra Russia e Ucraina. In prospettiva più ravvicinata, quando cominciò l’Occidente a considerare l’Ucraina un paese interessante? Perché George Bush Sr. e James Baker promisero a Mikhail Gorbachev che l’Occidente non si sarebbe mai espanso fino ai confini della Russia – e tuttavia la NATO cominciò a essere un tema in Ucraina nel 1995? Sarebbe davvero bello imparare dai media come anche qui, come ovunque altrove, la mala gestione e la crisi economica ubiqua abbiano causato neo-nazismo, anti-semitismo rampante e insoddisfazione generalizzata? E perché l’anti-semitismo sia trattato così poco ovunque nella stampa occidentale. Come mai aspetti importanti di retroscena come questi si traducano così facilmente in atteggiamenti semplificati anti- o pro-russi?

Sicurezza – che cos’è legittimo? Penserei che in un mondo mediatico dominato dagli USA che mostra ogni comprensione per i bisogni di sicurezza USA, le sue basi militari e il suo interventismo a livello mondiale in nome della sicurezza nazionale, un tal mondo avesse qualche modesta comprensione dell’importanza – davvero essenziale – dell’Ucraina per la Russia in termini non solo strategici, ma anche storici e culturali, e che c’è un limite, un confine, sul quale bisognerebbe rinunciare agli interessi occidentali. Dopo tutto, Ucraina significa ‘confine’ ben per qualche ragione. Non capisco perché il segretario di stato USA Kerry parli di quanto gli americani stiano intensamente dietro l’opposizione ucraina (che, ahimè, comprende pugili, teppisti, nazionalisti russofobi, neo-nazisti e anti-semiti) e parli anche minacciosamente alla Russia sul non-intervento militare in stati sovrani – come se gli USA non l’avessero mai fatto essi stessi, in particolare in aree molto distanti da sé. Stranamente, i giornalisti non gli domandano che cosa intende?

Fottere Putin: cambio di regime? Una narrativa è assente in tutti i servizi mediatici mainstream occidentali: quella del cambio di regime finanziato da Washington. Per tutta quanta Internet si possono trovare report su un’azione clandestina, una diplomazia informale e massicci finanziamenti d’istituti USA miranti appunto a ottenere quanto è appena successo. Ecco un ex-ministro USA (con Reagan), Paul Craig Roberts, affermare in proposito che gli USA hanno speso 5 miliardi di $ in interferenze e destabilizzazioni del governo dell’Ucraina. Altrove vedo come il vice-presidente USA Joe Biden sia stato eccezionalmente influente e sappiamo come la sottosegretaria di stato Victoria Nuland – neo-conservatrice – interagisse al telefono con Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore USA a Kiev – il famoso nastro “Fotti l’UE” (trascrizione). Quel che è ovvio da questa trascrizione è che gli USA sono coinvolti al massimo livello fin dall’inizio nell’agevolare un cambio di regime. Ed è davvero difficile che lo facciano se non nel proprio interesse. Allora la conversazione è molto più importante come bandolo per un’operazione di cambio di regime che per quella parola sboccata. Mi sembra che qualcuno a Washington possa pensare da 2-3 mesi Fotti Putin.…

Crimea. Sarebbe certo d’aiuto che i media con un po’ d’ambizione a contribuire all’istruzione pubblica si fossero focalizzati sulla Crimea, la sua storia, il suo statuto speciale e la sua importanza militare – [almeno] adesso che la sede del suo parlamento e gli aeroporti sono stati occupati. La Crimea è colma di strati di storia e ha lo statuto di un’importante repubblica parlamentare autonoma nell’ambito dell’Ucraina, governata dalla costituzione ucraina e però sede della flotta russa del mar Nero. Wow, complicato, o sbaglio? Chi ci spiegherà che cosa significhi? Nessuno, pare. Un tale sguardo richiederebbe ricerca e talento pedagogico; è molto più facile far notare invece come quel cattivone di Putin stia “flettendo i muscoli della Russia” (formulazione ripetuta in migliaia di titoli se si fruga in Google). Il che non richiede alcuna conoscenza di alcunché e nessuna empatia – voglio dire: che farebbe Kerry se qualcosa minacciasse la zona confinaria USA o una sua base navale estremamente importante?

Soluzioni? Dopo di che, credo che mi sarebbe piaciuto vedere qualcuno che svolgesse un compito essenziale, secondo me, nella trattazione mediatica: cercare eventuali soluzioni espresse dai contendenti del conflitto. L’ipotesi soggiacente sembra essere che l’Ucraina deve o appartenere alla sfera d’influenza russa o esserne strappata via per appartenere al mondo UE/USA/NATO. Ma non ci vuole molta creatività per vedere che i due potrebbero essere combinati pacificamente e che il tema non è che cosa vogliano o esigano forze esterne ma quel che 45 milioni di persone in Ucraina possano volere per il proprio futuro. Non dovrebbe essere così difficile che i giornalisti distolgano lo sguardo dai comunicati occidentali e vaghino un po’ in Internet, facendo qualche ricerca e controllando le fonti. Effettivamente quelli sono compiti più facili che mai prima.

Gli ucraini sono entusiasti della NATO e dell’UE? Wikipedia – per quel che vale – è una fonte usata da molti e dice che ci sono stati vari sondaggi d’opinione nel corso del tempo ma sembra che gli ucraini contrari all’associazione alla NATO siano raddoppiati negli ultimi 10 anni e siano ora al 70% circa. In quanto all’entusiasmo per l’associazione all’UE, Wikipedia c’informa che è al massimo sul 50% rispetto a un terzo contrari all’integrazione nell’UE. In quanto a me, non vedo tradursi [l’attuale fermento] in un gran entusiasmo fra gli ucraini per una profonda integrazione nell’Occidente tagliando i legami con la Russia. I media implicitamente trasmettono l’impressione che all’opposizione e alla gran parte di altri piaccia ben poco la Russia. Semplicemente non è così. Durante i 5 anni scorsi gli atteggiamenti positivi in Ucraina verso la Russia variavano fra 70% e 96%. Invece gli atteggiamenti positivi verso l’Ucraina fra i russi variavano fra 34% e 68%. Allora se questi sondaggi valgono qualcosa e se rispettiamo la democrazia, perché l’Occidente – USA/NATO/UE – stanno tentando di sospingere l’Ucraina verso di “noi” invece? Siamo davvero in grado di assumere ancora un altro paese enormemente problematico in una UE già in preda alla crisi, e qualcuno pensa di poter ancora convincere la Russia che tutto ciò che fa la NATO è nel massimo interesse della Russia – questo compreso? Anche la Difesa con Missili Balistici? la dissoluzione della Jugoslavia?

Uniamo i puntini! Sapete una cosa: credo sia ora di unire i puntini. Se i puntini sono brevi lampi d’informazione, voglio più conoscenza e istruzione nei media – la connessione dei puntini in immagini [compiute]. E ho una sensazione che mi rosica: è tutto tanto più complicato di quanto ci viene detto e non è così in bianco e nero! Le pressioni dal 1989 causano contropressioni, giusto? L’espansione della dominazione occidentale e della NATO dalle repubbliche baltiche fin giù alla Georgia, mantenendo viva la NATO e giù la Russia era forse, col senno di poi, un’idea molto miope? Non ci sono due parti nel conflitto ucraino – non solo un governo e i suoi oppositori, c’è un mosaico di complessità che può essere slegato e stabilizzato solo con dialoghi e tentativi di capire e – beh, smettere i giochi di potere che comprendono la destabilizzazione di governi democraticamente eletti.

Voi e io meritiamo di meglio. OK, ammetto di non saperne molto. Qui parlo da cittadino, non da esperto. Non riesco proprio a togliermi di mente che le semplificazioni e la propaganda prevalgono sulle trattazioni mediatiche basate su ricerche, pluraliste. Anche nel caso dell’ Ucraina. La democrazia merita di meglio. I media liberi non devono significare libertà di non fare altro che ripetere comunicati d’agenzia occidentali e lasciar perdere la ricerca o smettere di porre domande critiche! Il popolo dell’Ucraina in qualche modo merita di meglio pure esso. Allora quando pensate di adottare un nuovo modo di fare le cose buttandovi finalmente la guerra fredda dietro le spalle, cari redattori?

(Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis da Ukraine – What Would YOU Like to Know about It?)

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Missione di Pace? Ma si continua a morire

 

Con la morte del carabiniere scelto Manuele Braj, salgono a 51 i militari italiani deceduti dall’inizio della missione Isaf in Afghanistan, nel 2004. La maggioranza è rimasta vittima di attentati e scontri a fuoco, altri invece sono morti in incidenti, alcuni per malore ed uno si è suicidato. E le continuano a chiamare missioni di pace, per la Democrazia. Sono missioni militari a tutti gli effetti. Missioni di Morte.

Secondo i dati forniti dalla Camera dei deputati e aggiornati a fine febbraio 2012, dal secondo dopoguerra a oggi l’Italia ha partecipato, “in ottemperanza agli impegni internazionali assunti in sede internazionale e comunitaria o nell’ambito di iniziative bilaterali”, a 126 missioni militari fuori dai confini nazionali. Il documento di “riepilogo Missioni-attività internazionali” del ministero della Difesa, aggiornato a fine dicembre 2011, segnala che l’Italia e’ tuttora impegnata in 23 attività in 22 paesi-aree, dove impiega poco meno di 7.000 militari effettivi. Le missioni principali per risorse e uomini impiegati sono quelle realizzate nei Balcani, in Libano, Afghanistan e Corno d’Africa.

In Afghanistan l’Italia opera nell’ambito della missione Isaf  (International Security Assistance Force) che dall’11 agosto 2003 e’ sotto il comando della Nato. L’ ISAF comprende 130.386 militari appartenenti a contingenti di 49 Paesi. Il contributo maggiore è fornito dagli Stati Uniti (90.000 unità), seguiti dal Regno Unito (9.500), dalla Germania (4.818), dall’Italia (4.000), dalla Francia (3.916 unità), dalla Polonia (2.475), dalla Romania (1.876), dalla Turchia (1.845), dall’Australia (1.550) e dalla Spagna (1.488). Comandante della missione dal 18 luglio 2011 è il generale USA John R. Allen. Alla stabilità del Paese contribuiscono inoltre circa 180.000 soldati dell’Esercito nazionale afgano (Fonte NATO – 6 gennaio 2012). All’Italia spetta la responsabilità del Comando regionale ovest delle forze Isaf-Nato, che include le province di Herat, Farah, Badghis, Ghor. Per le attività svolte in Afghanistan sono impiegati inoltre 90 uomini tra Al Bateen, Abu Dhabi (Emirati arabi uniti), Bahrein e Tampa (Usa), mentre nell’ambito del Nato Training Mission-Afghanistan  l’Italia e’ impegnata anche con carabinieri e finanzieri nell’addestramento della Polizia di frontiera ad Herat, dove collabora con il personale americano del Combined Security Transition Command Afghanistan (Cstc-a) per l’addestramento dell’Afghan National Civil Order Police (Ancop).

I costi per morire. Quasi 748 milioni di euro per la proroga della partecipazione di personale militare alle missioni Isaf ed Eupol, con il compito di fornire assistenza e formazione alla polizia afghana. Ai 748 milioni circa vanno aggiunti: 3 milioni circa per le attività della guardia di finanza; 3 milioni e mezzo per la partecipazione finanziaria al Fondo fiduciario della Nato per il sostegno all’esercito nazionale afghano e al fondo del Nato-Russia Council, che finanzia il settore dell’elicotteristica; quasi 22 milioni per il personale militare negli Emirati arabi uniti, in Bahrein, Qatar e a Tampa (Florida) per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan.

L’Italia continua a finanziare le operazioni di guerra, marginalizzando invece le attività in ambito civile, di cui il paese centroasiatico avrebbe gran bisogno, e il più generale processo di ricostruzione delle infrastrutture e di consolidamento del quadro istituzionale e giuridico afghano ancora inefficiente e compromesso da un livello di corruzione tra i più alti al mondo. Infatti, per questo scopo, gli stanziamenti all’Afghanistan e al Pakistan vanno meno di 35 milioni di euro. Una bella differenza rispetto ai 748 milioni di euro.

Negli ultimi mesi analisti (crisisgroup.org) e osservatori, funzionari della Banca Mondiale (Transition in AfghanistanLooking Beyond 2014 Pdf) e del Fondo Monetario internazionale e lo stesso ministro delle Finanze afghane, Zakhilwal, lo hanno detto chiaro e tondo: tutti si affrettano a fare le valige e a riportare i soldati a casa, ma senza un’assistenza economica e finanziaria per almeno altri dieci anni l’Afghanistan cadrà come un castello di sabbia. E quindi? A cosa e’ servita questo missione? Solo a piangere morti inutili?

E le chiamano missioni di pace.

Scarica il dossier della Campagna Sbilanciamoci-Economia a mano armata Pdf

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Terremoti artificiali: realtà o cospirazione?

Il Belpaese trema. Ma cosa sta accadendo allo Stivale tricolore? Cosa stanno sperimentando sulla nostra pelle i militari Usa col beneplacito delle autorità tricolori? Vogliono farci dimenticare in tutta fretta la strage di Brindisi? C’è un nesso con le sperimentazioni della Nato in questa nazione?  Rivela lo stimato generale Fabio Mini: «Non ho prove che ci sia stato un esperimento nucleare o convenzionale capace di provocare un determinato terremoto, ma sono abbastanza pessimista per non pensarlo. In 45 anni di carriera militare in giro per il mondo, ne ho viste di tutti i colori».
Senza limiti – In una relazione di iniziativa adottata dalla Commissione europea per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo il 23 settembre 1998 – contenente una proposta di risoluzione (mai effettivamente adottata dal Parlamento) – viene affermato che «malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell’ambiente come arma, come è il caso ad esempio del sistema HAARP». Nella medesima relazione la suddetta Commissione «reputa che il sistema HAARP (High Frequency Active Auroral Research Project) sia da considerarsi, a causa del notevole impatto sull’ambiente, una questione mondiale ed esige che le sue conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche vengano analizzate da un organismo internazionale indipendente prima di ogni nuova ricerca e di qualsiasi esperimento» e «chiede al gruppo di esperti per la valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA) di accettare di esaminare le prove scientifiche e tecniche fornite in base ai risultati esistenti della ricerca sull’HAARP onde valutare la natura esatta e il livello di rischio posto dall’HAARP per l’ambiente locale e globale e la salute pubblica in generale». Un consiglio di lettura: Guerra senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione (Le guerre). Il documentato libro è stato scritto da due colonnelli dell’aeronautica Cinese, Qiao Liang e Wang Xiansui. Nel testo si legge: «Utilizzando metodi che provocano terremoti e modificando le precipitazioni piovose, la temperatura e la composizione atmosferica, il livello del mare e le caratteristiche della luce solare, si danneggia l’ambiente fisico della terra o si crea un’ecologia locale alternativa. Forse, presto, un effetto El Nino creato dall’uomo diverrà una superarma nelle mani di alcune nazioni e/o organizzazioni non-statali».
 Guerra ambientale – I padroni Usa possiedono armi ambientali capaci di creare terremoti, tsunami, distruzione dell’equilibrio ecologico di un vasto territorio, modificazioni delle condizioni atmosferiche – nubi, precipitazioni, cicloni e uragani – modificazioni delle condizioni climatiche, delle correnti oceaniche, dello strato di ozono o della ionosfera. Da anni stanno sperimentando in gran segreto nel nostro Paese, come sa chi detiene il potere nella Penisola. Secondo gli esperti “creare un sisma o uno tsunami è tecnicamente possibile. Sono cose vere, scientifiche, provate. Esistono linee di frattura e faglie assai evidenti e note sulla superficie terrestre. Ci sono mappe precise che rivelano i punti deboli e vulnerabili, sui quali è un giochino da ragazzi poter intervenire”. Cosa dice una gola profonda? Ecco una dichiarazione di William Cohen, ex segretario di Stato per la Difesa USA, del 28 aprile 1997:«Others [terrorists] are engaging even in an eco-type of terrorism whereby they can alter the climate, set off earthquakes, volcanoes remotely through the use of electromagnetic waves. So there are plenty of ingenious minds out there that are at work finding ways in which they can wreak terror upon other nations.It’s real, and that’s the reason why we have to intensify our[counterterrorism] efforts. Secretary of Defense William Cohen at an April 1997 counterterrorism conference sponsored by former Senator Sam Nunn. Quoted from DoD News Briefing, Secretary of Defense William S. Cohen, Q&A at the Conference on Terrorism, Weapons of Mass Destruction, and U.S. Strategy, University of Georgia, Athens, Apr. 28, 1997».
Traduzione: Altri terroristi sono impegnati in un tipo di azione “ecologica”, nel senso che essi possono alterare il clima, far scatenare i terremoti, le eruzioni vulcaniche, utilizzando onde elettromagnetiche. Molte menti ingegnose stanno lavorando attualmente per mettere a punto i mezzi per terrorizzare intere nazioni. Tutto questo è reale ed è per questo che abbiamo intensificato i nostri sforzi nella lotta contro i terroristi. Segretario della Difesa William Cohen, aprile 1997. Conferenza dedicata al contro-terrorismo organizzato dal senatore Sam Nunn. Dichiarazioni segnalate al Dipartimento della Difesa (DoD). Conferenza contro il terrorismo. Armi di distruzione di massa e la strategia degli Stati Uniti. Università della Georgia, Atene, 28 aprile 1997.
In altri termini, si ammette: Noi sappiamo che questo è possibile perché da tantissimi anni noi (americani) abbiamo tali armi. Una simile tecnologia ha dei costi accessibili, al contrario della tecnologia nucleare. I terremoti e le eruzioni vulcaniche artificiali non sono impossibili, infatti una minima causa, ben localizzata, può generare un cataclisma. I terremoti sono legati al movimento delle placche, lungo le faglie. Esiste una tecnica che permette di agire sugli strati profondi del sottosuolo con delle onde elettromagnetiche.
Test – Indonesia il 26 dicembre 2004. Migliaia di chilometri di coste sono state spazzate via a causa di un maremoto spaventoso. Un fenomeno simile potrebbe essere di origine umana, per camuffare un test di un’arma nei fondali marini, in una regione in cui gli effetti sismici possano essere confusi con dei fenomeni naturali? Condoleeza Rice al Senato Americano il 18 gennaio 2005: «Lo tsunami è stato una meravigliosa occasione (wonderful opportunity) di mostrare il cuore del popolo americano. E io penso che gli utili sono stati molto importanti sul fronte diplomatico». Il luogo era ideale per la presenza di una fossa oceanica che protegge le coste e la base americana di Diego Garcia (si sa che più il fondo marino risale velocemente, più il tsunami è devastante) e anche l’ora giusta per far si che ben due satelliti USA passavano lì per caso, per constatare gli effetti di questa arma sismica.
E’ una nuova forma di guerra discreta (silent war), dove indebolire un avversario può semplicemente consistere nel fabbricare dei “fenomeni naturali” sul suo territorio. Non escludendo di proporre, in seguito, un aiuto umanitario.
Vaso di Pandora – La scienziata Elisabeth Rauscher, esperta in Fisica delle alte energie, avverte che si stanno artificialmente irradiando “energie spaventose all’interno di una configurazione molecolare estremamente delicata” qual è la ionosfera, una sorta di bolla di sapone che si muove a mulinello intorno alla superficie terrestre. Un foro sufficientemente grande potrebbe farla scoppiare. La dottoressa Rosalie Bertell denuncia che «gli scienziati militari statunitensi si stanno occupando dei sistemi meteorologici come potenziale arma. Le metodologie comprendono l’aumento delle tempeste e la deviazione delle correnti di vapore dell’atmosfera terrestre allo scopo di causare siccità o inondazioni mirate…”. Anche il fisico Daniel Winter puntualizza che le emissioni ad alta frequenza potrebbero unirsi con le pulsazioni ad onde lunghe presenti nella griglia terrestre (la magnetosfera n.d.r.) e causare effetti non previsti e collaterali alla “danza della vita nella biosfera”. Le emissioni in Gigawatt (miliardi di W) del Centro H.A.A.R.P. incideranno un lungo taglio sulla ionosfera come un coltello a microonde. H.A.A.R.P. potrebbe far vibrare ogni corda armonica di Gaia con frequenze discordanti. Questi rumorosi impulsi scombussoleranno le linee di flusso geomagnetico, distruggendo le bioinformazioni che mettono in risonanza le corde della vita, predisponendo ogni cosa alla malattia ed alla morte. Due dei maggiori oppositori al sistema globale di distruzione di massa H.A.A.R.P., gli scienziati indipendenti Begich e Manning, autori del libro Angels don’t play this H.A.A.R.P. Advances in Tesla Technologies, avvertono che addizionare energia al substrato ambientale potrebbe avere effetti molto vasti, indefinibili ed incontrollabili».
Massoni – Già il consigliere della sicurezza nazionale del presidente CarterBrzezinski, metteva sull’avviso che una società, dominata da un gruppo elitario  e non ostacolato dalle restrizioni tradizionali dei valori liberali, non esiterebbe ad usare le tecniche più moderne per influenzare il comportamento pubblico e tenere la società sotto stretta sorveglianza e controllo. È del resto un fatto ormai assodato che la U. S. Air Force punti sui sistemi elettromagnetici (E.M.) e sulle armi vibrazionali per produrre scompiglio psicologico, distorsione percettiva o disorientamento, per annullare da una parte le capacità di combattimento del nemico e dall’altra accrescere le potenzialità paranormali di altri. Come conferma il geofisico Gordon Macdonald, bombardamenti elettronici prodotti artificialmente produrrebbero pannelli o vortici magnetici in determinate zone terrestri che potrebbero danneggiare seriamente le funzioni cerebrali d’intere popolazioni. Tra le ripercussioni fisiche ricordiamo le seguenti: dolori articolari, mal di testa, vertigini, bruciore agli occhi, nausea, affaticamento, difficoltà respiratorie, allergie, asma, disordini circolatori e cardiaci (infarti che aumentano di circa il 50 per cento), caduta della capacità reattiva, embolie polmonari e trombosi… A livello psicologico, le onde H.A.A.R.P. provocano squilibrio emozionale, irritazione, avversione alla vita, al lavoro ed alla scuola, insicurezza, ansia e depressione (specialmente tra i 40-50 anni), tendenza al suicidio (aumentata del 20 per cento negli ultimi tempi, un milione di morti all’anno specialmente tra i giovani), tossicodipendenza ed omicidi.
H.A.A.R.P. – Il sistema ha la capacità in connessione con lo Spacelab, di produrre energie elevatissime, paragonabili alla bomba atomica e può provocare distruzioni epocali e di massa in qualsiasi parte della Terra. Naturalmente il programma può modificare l’ambiente vibrazionale naturale e scatenare inondazioni, uragani e terremoti di qualsiasi entità. Eppure esso sarà “venduto e spacciato” al pubblico come un’arma di difesa, ossia lo “Scudo stellare” o addirittura di studio sull’Aurora Boreale. Il piano antimissile e di laser orbitali “Joint Vision 2020” è estremamente pericoloso: il suo fine è il dominio degli U.S.A. su tutto il mondo. Sono state osservate delle correlazioni tra l’attività sismica e la ionosfera di HAARP. I terremoti in cui la profondità è linearmente identica nella stessa faglia, sono provocati da una proiezione lineare di frequenze indotte. Dei satelliti coordinati fra loro consentono di generare delle proiezioni, concentrate, di frequenze in punti specifici (detti Seahorse). Un diagramma mostra che i terremoti considerati artificiali si propagano linearmente alla stessa profondità. Anche le repliche sono state osservate a circa 10 chilometri di profondità. Ed è proprio il caso del sisma che ha colpito la Pianura Padana, come ha registrato l’INGV.
(Fonte Sulatesta)
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