In Italia aumentano gli infortuni sul lavoro

Aumentano in Italia, per la prima volta dopo dieci anni, gli infortuni nei luoghi di lavoro. È un campanello d’allarme. Il ricatto di un reddito a qualunque costo spinge ad accettare qualunque condizione di lavoro e a lucrare sono imprenditori senza scrupoli. Ogni anno circa 160mila cittadini europei muoiono per malattie collegate al proprio lavoro. Continue Reading


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Morti bianche

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Chiamatele pure morti bianche.
Ma non è il bianco dell’innocenza
non è il bianco della purezza
non è il bianco candido di una nevicata in montagna.
E’ il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto occhi spalancati dal terrore dalla consapevolezza che la vita sta scappando via.
Un attimo eterno che toglie ogni speranza l’attimo di una caduta da diversi metri dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni del trattore senza protezioni che sta schiacciando dell’impatto sulla strada verso il lavoro del frastuono dell’esplosione che lacera la carne di una scarica elettrica che paralizza il cuore.
E’ un bianco che copre le nostre coscienze e il corpo martoriato di un lavoratore E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso di una vita che si spegne lontana dagli affetti di lacrime e disperazione per chi rimane.
Anche quest’anno oltre mille morti
vite coperte da un lenzuolo bianco.
Bianco ipocrita che copre sangue rosso
e il nero sporco di una democrazia per pochi.
Vite perse per pochi euro al mese
da chi è spesso solo moderno schiavo.

Carlo Soricelli, metalmeccanico in pensione, fondatore dell’Osservatorio Indipendente Morti sul lavoro di Bologna

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Per la prima volta in 10 anni aumentano i morti sul lavoro

incidenti sul lavoro

Si è celebrata ieri la 65ᵃ Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro. Stando agli ultimi dati INAIL disponibili relativi al periodo 1° gennaio-31 agosto 2015, si è registrato un significativo aumento dei casi mortali, passati da 652 nei primi 8 mesi del 2014 a 752 nel 2015 (+15%) mentre per quanto riguarda gli infortuni rallenta il calo registrato negli ultimi anni e, nel confronto tra il 1° gennaio-31 agosto 2015 e lo stesso periodo del 2014 la flessione è stato solo -4,1% con 410.000 denunce quest’anno. Negli ultimi cinque anni, in Italia, si sono verificati oltre cinque milioni di infortuni sul lavoro che hanno provocato quasi 200.000 invalidità permanenti e oltre 7.000 morti.

“Una tendenza che se proseguirà, dopo un decennio ininterrotto di contrazione delle morti sul lavoro, vedrà l’anno in corso segnare una preoccupante inversione nell’andamento del fenomeno come non si verificava dal 2006”, ha affermato il presidente Anmil Franco Bettoni.

morti sul lavoroMa la Giornata ha voluto essere anche l’occasione per fare il punto sulla tutela prevista per i lavoratori infortunati o per quanti contraggono una malattia professionale: i risarcimenti e le rendite Inail vengono regolati dal Testo Unico infortuni che risale al 1945 e, nonostante le modifiche intervenute nel tempo, risulta essere anacronistico, inadeguato e iniquo. “Le prestazioni indennitarie Inail”, sottolinea l’Anmil, “non possono e non devono essere computate nei redditi in quanto si tratta di prestazioni a carattere puramente risarcitorio”. L’Anmil chiede poi la riforma del sistema di indennizzo del danno biologico, in primo luogo attraverso l’abbassamento del grado di menomazione indennizzabile in rendita, dall’attuale 16% all’11%, ”per garantire a soggetti con gradi di invalidità comunque apprezzabili un sostegno economico per tutta la vita”.

L’associazione chiede inoltre la revisione della tabella delle menomazioni. “La mancanza di un meccanismo di rivalutazione“, dice Bettoni, “è un’altra criticità per noi ormai storica. È dal 2000 che l’Anmil si batte per l’adozione di un tale provvedimento, considerato anche che stiamo parlando delle uniche prestazioni sociali a non essere adeguate automaticamente ogni anno, con una perdita reale di valore che grava purtroppo sugli invalidi del lavoro”.

La prima “Giornata Nazionale del Mutilato” si tenne a Roma il 19 Marzo 1951 e per l’occasione, il giorno precedente l’allora Presidente Nazionale ANMIL Bartolomeo Pastore tenne un discorso di presentazione dell’iniziativa alla radio, fatto di eccezionale rilevanza per l’epoca. Lo scopo era quello di ricordare all’opinione pubblica, alle Istituzioni ed alle forze politiche la necessità di concentrare la propria attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e di garantire la giusta tutela alle vittime del lavoro e alle loro famiglie.

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Sicurezza sul lavoro, se non ora quando

sicurezza sul lavoro

“Non ci sono mai stati tanti morti sul lavoro come quest’anno. Eppure il tema della sicurezza manca alla discussione sul jobs act. Dall’inizio dell’anno i morti sono stati 511, senza contare quelli sulle strade e in itinere. Nello stesso periodo del 2013 erano stati 453. Su 4000 mila infortuni mortali in tutti i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia è il primo Paese europeo per morti sul lavoro, lo vogliamo dire per cortesia? Capisco che dobbiamo aiutare le imprese, ma non possiamo accettare che tutto ciò avvenga a scapito della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro. E non parliamo delle patologie professionali e dei tumori… Sarebbe sbagliato dire: “Modifichiamo le leggi, aumentiamo le sanzioni”. Abbiamo già il testo unico della sicurezza sul lavoro e il codice penale, e un regime sanzionatorio che se applicato è più che sufficiente per punire le violazioni. Bisogna dare un aiuto economico alle aziende virtuose, alle piccole e medie imprese, per far fronte ai costi legati alla sicurezza e alla formazione. Dobbiamo avere in tutto il Paese organi di vigilanza che facciano ispezioni accurate e non episodiche. Nei cantieri edili c’è la piaga degli infortuni mortali. Perché si lavora male e in nero? Il nodo è che i privati committenti che affidano i lavori a costi bassi recuperando sulla sicurezza. Gli ispettori devono capire quali sono le responsabilità reali. La magistratura interviene a macchia di leopardo e i processi vanno troppo a rilento. La prescrizione corre nei processi sulle morti bianche, dove gli accertamenti sono difficili e gli imputati ben difesi. Si dovrebbero irrobustire le strutture giudiziarie col personale amministrativo: inutile ridurre le ferie ai magistrati se non si possono fare udienze al pomeriggio e i processi si prescrivono. Inoltre è necessaria una procura nazionale per questo settore.

La cultura sulla Sicurezza resta un eufemismo se manca il primo di tutti i diritti: “Poter dire di No”. Prima di dire sciocchezze sul valore dell’’art.18 bisognerebbe conoscere fino in fondo le singole storie degli omicidi sul lavoro. Ed è chiaro, che meno diritti hai, più è difficile pretendere sicurezza e salute sul lavoro. Ed è chiaro che l’articolo 18, tutela anche la salute e sicurezza sul lavoro, perchè è proprio nelle aziende dove non ci sono tutele o dove non si possono pretendere i propri diritti, che ci sono la stragrande maggioranza degli infortuni e morti sul lavoro. Lo spot del Ministero del Lavoro di 4 anni fa diceva “Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene”. Uno spot francamente vergognoso, che costò ai cittadini italiani la bellezza di 9 milioni di euro.

Se si affronta quindi la questione lavoro, penso sia giusto farlo anche dal punto di vista della sicurezza. Lo scopo della discussione dev’essere aiutare a trovarlo, il lavoro: e sicuro“. Raffaele Guariniello, sostituto procuratore di Torino

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Ballata dell’invalido

lavoro

E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?…

Meno soldi e meno diritti,
questa è la danza che s’ha da danzare,
il ballo del lavoro col capitale!…

E le chiamano morti bianche,
ma non dovrebbero chiamarle
piuttosto, morti tante, tante, tante…

Tante morti sui luoghi del capitale:
cantiere, sterro, officina,
sui ponteggi, al tornio, sotto terra,

questo ballo del lavoro è una guerra!…
Morti e feriti, ogni giorno, e via!…
Questo è il ballo italiano e globale…

Meno soldi e meno diritti, mafia,
questa è la danza illegale,
il ballo del lavoro col capitale!…

Chi non ci lascia la pelle,
ci lascia qualcos’altro,
Ogni parte del corpo è buona!…

Buona la faccia, buona la mano,
buono il braccio, l’occhio, il moto umano!…
La vita rubata qui si assapora…

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.”…
Sì, ora ho tutto il tempo per la poesia,
ma sulla mia sedia a rotelle!…

E li chiamano incidenti sul lavoro,
ma non li dovrebbero chiamare
piuttosto, incidenti sul capitale?…

Gianni D’Elia

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