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Lavarsi le mani salva la vita a 6 milioni di bambini



Myriam Sidibe è una guerriera nella lotta contro le malattie infantili. La sua arma? Una saponetta. Per una prevenzione economica contro le malattie, è difficile battere il lavarsi le mani con il sapone, che riduce i rischi di polmonite, diarrea, colera e malattie peggiori. Circa 1.400 bambini sotto i cinque anni di età ogni giorno muoiono a causa di malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua sicura e di servizi igienico-sanitari di base. Secondo l’UNICEF, a livello mondiale , la diarrea è ancora la seconda causa di mortalità infantile sotto i cinque anni di età. “Il semplice gesto di lavarsi le mani con il sapone è uno dei modi più efficaci per salvare la vita di un bambino. Lavarsi le mani prima di mangiare e dopo aver defecato riduce drasticamente la diffusione di malattie diarroiche e ha effetti di vasta portata sulla salute e sul benessere dei bambini e delle comunità”, ha dichiarato Sanjay Wijesekera, Responsabile per i programmi idrici e igienici (WASH) dell’UNICEF. In questo intervento tenuto alla conferenza del TED, Sidibe esperta in salute pubblica, sostiene la collaborazione tra pubblico e privato per promuovere le mani pulite e un’imprenditorialità locale sostenibile.

“Immaginate un aereo che sta per schiantarsi con 250 ragazzi e bambini, e se sapeste come fermarlo, lo fareste? Immaginate che 60 aerei pieni di bambini sotto i cinque anni si schiantino ogni giorno. È il numero di bambini che non arrivano al quinto compleanno. 6,6 milioni di bambini non arrivano ai cinque anni.

Gran parte di queste morti sono evitabili, e questo non solo mi rende triste, mi fa arrabbiare e mi rende determinata. Diarrea e polmonite sono le due principali cause di morte dei bambini sotto i cinque anni e possiamo evitare queste malattie non tramite qualche nuova tecnologia intelligente, ma tramite una delle invenzioni più antiche: la saponetta.

Lavarsi le mani con il sapone, un’abitudine data per scontata, può ridurre la diarrea della metà, può ridurre le infezioni respiratorie di un terzo. Lavarsi le mani con il sapone può avere un impatto sulla riduzione dell’influenza, del tracoma, della SARS, e di recente nel caso del colera e dell’epidemia di Ebola, uno degli interventi chiave è lavarsi le mani con il sapone. Lavarsi le mani con il sapone tiene i bambini a scuola. Impedisce ai bambini di morire. Lavarsi le mani con il sapone è uno dei metodi più economici per salvare la vita ai bambini. Può salvare più di 600.000 bambini all’anno. È l’equivalente di impedire a 10 jumbo al giorno pieni di bambini di schiantarsi. Immagino che sarete d’accordo che sia un intervento sanitario pubblico utile.

Prendetevi un minuto. Credo che dobbiate conoscere la persona accanto a voi. Perché non le stringete la mano. Stringetele la mano. Bene, conoscetevi. È proprio carina. Bene. E se vi dicessi che la persona a cui avete appena stretto la mano non si è lavata le mani dopo essere andata in bagno? Non è più così carina, vero? Che schifo, sarete d’accordo con me. Le statistiche mostrano che quattro persone su cinque non si lavano le mani quando escono dal bagno, a livello globale. Allo stesso modo, non lo facciamo in bei bagni, con acqua corrente, sapone a disposizione, vale lo stesso in paesi in cui la mortalità dei bambini è molto alta.

Cos’è? Non c’è sapone? In realtà il sapone c’è. Nel 90 per cento delle case in India, 94 per cento delle case in Kenya, troverete del sapone. Anche in paesi in cui c’è poco sapone, come in Etiopia, siamo al 50 per cento. Allora perché? Perché la gente non si lava le mani? Perché Mayank, il ragazzo che ho incontrato in India, non si lava le mani? Nella famiglia di Mayank, il sapone si usa per farsi il bagno, per fare il bucato, il sapone si usa per lavare i piatti. I genitori pensano talvolta che sia un bene prezioso, quindi lo tengono nell’armadietto. Lo tengono fuori dalla sua portata perché non vada sprecato. In media, nella famiglia di Mayank, usano il sapone per lavarsi le mani una volta al giorno nella migliore delle ipotesi, e qualche volta addirittura una volta a settimana. Quali sono le conseguenze? I bambini prendono malattie nel luogo in cui più dovrebbero essere amati e protetti, a casa loro.

Pensate a dove avete imparato a lavarvi le mani. Avete imparato a lavarvi le mani a casa? Avete imparato a scuola? Credo che gli esperti di comportamento vi diranno che è molto difficile cambiare abitudini acquisite da piccoli. Tuttavia, copiamo tutti quello che fanno gli altri, e le norme culturali locali condizionano il nostro comportamento, ed è qui che entra in gioco il settore privato. In Asia e Africa, ogni secondo 111 madri comprano questa saponetta per proteggere la propria famiglia. Molte donne in India vi diranno che hanno imparato tutto su igiene, malattie, da questa saponetta di marca Lifebuoy. I marchi rappresentativi hanno la responsabilità di fare il bene nei luoghi in cui vendono i loro prodotti. È questa convinzione, più la dimensione Unilever, che ci consente di continuare a parlare del lavarsi le mani con il sapone e dell’igiene per queste madri.

Le grandi aziende e marche possono cambiare, modificare queste norme sociali e fare la differenza per queste abitudini così resistenti. Pensateci: il marketing cerca continuamente di farci passare da una marca all’altra. E sa come trasformare scienza e fatti in messaggi convincenti. Solo per un minuto, immaginate quando tirano fuori la forza che sta dietro a un messaggio forte quanto lavarsi le mani con il sapone. Il movente del profitto trasforma la salute in questo mondo.

Succede da secoli: la marca Lifebuoy è stata lanciata nel 1894 durante l’Inghilterra Vittoriana per contrastare il colera. La settimana scorsa, ero in Ghana con il ministro della salute, perché se non lo sapete, c’è un’epidemia di colera in Ghana in questo momento. 118 anni dopo, la soluzione è esattamente la stessa: si tratta di assicurare che abbiano accesso a questa saponetta e che la usino, perché è la prima soluzione per fermare la diffusione del colera. Credo che il movente del profitto sia molto forte, qualche volta più forte dell’ente di beneficenza più impegnato o del governo.

Il governo fa quello che può, specialmente per le pandemie e per le epidemie come il colera, o l’Ebola in questo momento, ma con priorità in conflitto. I budget non ci sono sempre. Pensate a quello che serve perché lavarsi le mani diventi un’abitudine quotidiana, servono fondi continui per affinare il comportamento. In breve, coloro che lottano per la salute pubblica dipendono dalle aziende di sapone per continuare a promuovere il lavarsi le mani con il sapone. Abbiamo amici come USAID, Global Public-Private Partnership for Handwashing with Soap, London School of Hygiene and Tropical Medicine, Plan, WaterAid, che credono tutti in una collaborazione vincente per tutti. Vincente per il settore pubblico, perché lo aiutiamo a raggiungere gli obiettivi. Vincente per il settore privato, perché costruiamo nuove generazioni di future mani pulite. E soprattutto, vincente per i più vulnerabili. Il 15 ottobre, abbiamo festeggiato la giornata nazionale delle mani pulite. Scuole, comunità, i nostri amici del settore pubblico e i nostri amici del settore privato – e in quel giorno anche i nostri concorrenti – ci siamo uniti tutti per festeggiare l’intervento di salute pubblica più importante del mondo. Quel che serve, e di nuovo, dove il settore privato può fare una differenza enorme, è tirare fuori il pensiero creativo che porta al sostegno. Se prendete la nostra campagna Help a Child Reach 5 abbiamo realizzato grandi filmati che portano il messaggio del lavarsi le mani con il sapone alla gente comune in modo intuitivo. Abbiamo avuto più di 30 milioni di visualizzazioni. Gran parte delle discussioni sono ancora in corso. Vi invito a spendere cinque minuti per guardare questi filmati.

Vengo dal Mali, uno dei paesi più poveri del mondo. Sono cresciuta in una famiglia dove ogni conversazione a tavola riguardava la giustizia sociale. Sono cresciuta in primarie scuole europee per la salute pubblica. Credo di essere una delle poche donne del mio paese con questa qualifica e l’unica con un dottorato in lavarsi le mani con il sapone. Nove anni fa, con una carriera in salute pubblica in formazione, ho deciso che potevo avere un impatto significativo, vendendo e promuovendo la migliore invenzione del mondo per la salute pubblica: il sapone. Oggi gestiamo il programma di lavaggio delle mani più grande del mondo secondo qualunque standard di salute pubblica. Abbiamo raggiunto 183 milioni di persone in 16 paesi. Il mio team e io abbiamo l’ambizione di raggiungere un miliardo entro il 2020. Negli ultimi quattro anni, il settore è cresciuto a doppia cifra, mentre la mortalità infantile si è ridotta in tutti i luoghi in cui è aumentato l’uso del sapone. Potrebbe suonare male ad alcuni sentire crescita del settore e vite salvate risuonare nella stessa frase, ma è quella crescita che ci permette di fare di più. Senza, e senza parlarne, non possiamo realizzare i cambiamenti necessari.

La settimana scorsa, il mio team ed io siamo andati a visitare delle madri che hanno tutte vissuto la stessa cosa: la morte di un neonato. Sono una mamma, non posso immaginare niente di più forte e più doloroso. Questa è del Myanmar. Aveva il sorriso più bello, il sorriso, penso, della vita quando ti dà una seconda possibilità. Suo figlio, Myo, è il suo secondo figlio. Aveva una figlia morta a tre settimane e sappiamo che la maggior parte dei bambini che muoiono, muoiono durante il primo mese di vita e sappiamo che dando una saponetta a ogni ostetrica, e se il sapone viene usato prima di toccare i bambini, possiamo ridurre questi numeri. Questo è quello che mi ispira, mi spinge a continuare in questa missione, sapere che posso attrezzarle con il necessario perché possano fare il lavoro più bello del mondo: crescere un neonato. La prossima volta che pensate a un regalo per una neomamma e la sua famiglia, non guardate lontano: comprate un sapone. È la più bella invenzione della salute pubblica.

Spero che vi unirete a noi perché lavarsi le mani diventi parte della vostra vita quotidiana e della nostra vita quotidiana e aiuterete altri bambini come Myo a raggiungere i cinque anni. Grazie”.


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Una Norimberga dei crimini ambientali

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“I nuovi dati sulla mortalità nelle aree inquinate del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore della Sanità sono terrificanti e toccano picchi mai registrati prima per aree come Taranto e la Terra dei Fuochi. In particolare il dato del +21% (picco fino ad ora mai registrato) di mortalità infantile a Taranto è terrificante perché traduce la disperazione di una popolazione condannata a subire l’avvelenamento delle generazioni future. Per alcun malattie perinatale ovvero contratte durante la gravidanza la mortalità raggiunge il 45%. A Taranto dal 27 luglio 2012, giorno in cui la Procura ha sequestrato l’Ilva nulla è stato fatto: non solo non sono state fatte le bonifiche esterne ma non sono stati nemmeno collocati i filtri a maniche sui camini perché non ci sono soldi. E’ che in un contesto come quello descritto dall’ISS il governo abbia approvato un decreto legge che non solo rende meno restrittivi i limiti per gli inquinanti nelle aree da bonificare ma che addirittura aumenta i limiti degli inquinanti che si possono scaricare a mare nelle aree industriali. A Taranto, nella Terra dei Fuochi e nelle altre aree avvelenate del Paese è in corso un vero e proprio crimine contro l’umanità che si perpetua nell’indifferenza della politica e nell’inazione delle istituzioni. Ecco perché è necessaria una Norimberga dei crimini ambientali perché più di 6 milioni di cittadini continuano ad essere vittime dei veleni e della corruzione e delle connivenze che tollerano e consentono l’inquinamento.” Angelo Bonellileader dei Verdi

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Il pacco maternità del governo finlandese? Una scatola di cartone

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Il governo finlandese da settantacinque anni dona una scatola di cartone alle donne in attesa di un bambino. La scatola contiene il necessario per il bambino e può essere utilizzata come letto. Molti dicono che ha contribuito a far raggiungere alla Finlandia uno dei tassi di mortalità infantile più bassi del mondo. La scatola di cartone in Finlandia è una tradizione che risale al 1930, è stata progettata per dare a tutti i bambini, non importa il loro ceto sociale, un uguale inizio nella vita.

La scatola di cartone (“il pacco maternità”), un regalo del governo. Il pacco maternità – un regalo del governo – è a disposizione di tutte le donne incinte, contiene

– Materasso, coprimaterasso, sottolenzuolo, copripiumino, coperta, sacca / trapunta con imbottitura in pelo naturale (pelo di cammello o lana di pecora naturale);
– scatola che può essere utilizzata come lettino;
– tuta, cappello, guanti e stivaletti coibentati;
– abito con cappuccio e una tuta leggera lavorata a maglia;
– calze e guanti, cappello lavorato a maglia e passamontagna;
– body, tutine, calzini in modelli e colori unisex;
– accappatoio, asciugamani, forbicine per le unghie, spazzola per capelli, spazzolino da denti, termometro da bagno, tubetto di crema, salviette;
– libro illustrato e giocattoli per la dentizione.

La scatola con il materassino diventa il primo letto di un bambino. Molti bambini, di ogni estrazione sociale, hanno i loro primi sonnellini in sicurezza all’interno delle quattro pareti di cartone della scatola. Le mamme possono scegliere tra il pacco maternità, o una sovvenzione diretta in denaro, ora fissata a 140 euro, ma il 95% preferisce la scatola di cartone, vale molto di più.

Heidi Liesivesi lavora al Kela – l’Istituto delle assicurazioni sociali della Finlandia, ha detto:

«La tradizione della scatola di cartone risale al 1938, all’inizio era disponibile solo per le famiglie a basso reddito, dal 1949 è stata cambiata con la nuova legislazione, ora le future mamme per ottenere la sovvenzione in denaro o il pacco maternità prima del quarto mese di gravidanza devono sottoporsi a visita prenatale presso una struttura medica. La scatola di cartone ha avuto il merito non solo di fornire alle mamme il necessario per prendersi cura del loro bambino ma anche a contribuire a orientare le donne in gravidanza a prendere contatti con medici e infermieri al servizio del nascente stato sociale. La Finlandia nel 1930 era un paese povero con un alto tasso di mortalità infantile (65 su 1.000 bambini morti). Le cifre sono migliorate rapidamente nei decenni successivi».

Mika Gissler, professore presso l’Istituto nazionale per la salute e il benessere a Helsinki, ha detto che nel 1940tutte le donne ricevevano la scatola di maternità e l’assistenza prenatale. Negli anni ’60 l’assistenza è passata in gestione al sistema nazionale di assicurazione sanitaria, supportato da un sistema centralizzato della rete ospedaliera. La scatola di cartone dopo settantacinque anni ora fa parte del rito che segna il passaggio verso la maternità e l’unione delle generazioni delle donne finlandesi. Reija Klemetti, quarantanove anni di Helsinki, ricorda quando andò all’ufficio postale a ritirare un pacco maternità per uno dei suoi sei figli:

«E’ stato bello ed emozionante. La mia mamma, amici e parenti erano tutti ansiosi di vedere che tipo di coseerano dentro il pacco e il colore che avevo scelto. La mia mamma ha settantotto anni, ha fatto affidamento sulla scatola quando nel ’60 ha avuto il primo dei suoi quattro figli».

Klemetti Solja la figlia di ventitré anni, ha aggiunto:

«Ho due bambini, ho condiviso il senso di eccitazione sperimentato dalla mia mamma quando prima della nascita del suo primo bambino ha preso possesso di “qualcosa di sostanziale”».

Titta Vayrynen, trentacinque anni, madre di due giovani ragazzi, ha detto:

«E’ facile sapere in quali anni sono nati i bambini perché ogni anno l’abbigliamento contenuto nella scatola varia un po’.E’ bello confrontarlo con parenti e amici e scoprire che quel ragazzo è nato nello stesso anno di mio figlio. Il contenuto della scatola per alcune famiglie sarebbe insostenibile se non fosse gratuito. Nel mio caso più che una riduzione di spesa, ha significato un risparmio di tempo. Incinta del mio primo figlio, impegnata con il lavoro, sono stata felice di risparmiarmi la fatica di cercare i negozi per confrontare i prezzi per comprare l’abbigliamento meno costoso. Le mamme finlandesi, come conferma un recente studio, sono le più felici del mondo, siamo ben curate anche adesso che alcuni servizi d’assistenza sono stati ridotti. Io quando è nato il mio secondo bambino al posto del pacco maternità ho preferito la sovvenzione in euro. Ho riutilizzato l’abbigliamento del mio primo figlio. Gli indumenti possono essere riutilizzati e passare da una bambina a un bambino, e viceversa, perché i colori sono volutamente di genere neutro».

Il contenuto della scatola nel corso degli anni. Il contenuto della scatola è cambiato un bel po’ nel corso degli anni, riflette i tempi che cambiano. Negli anni ’30 e ’40, conteneva il tessuto perché le mamme erano abituate a realizzare i vestiti del bambino. Durante la seconda guerra mondiale, la flanella e il cotone necessari al Ministero della Difesa, in parte furono sostituiti da lenzuola di carta e fasce di stoffa. Gli anni ’50 ha visto un aumento del numero di abiti già pronti, negli anni ’60 e ’70 questi cominciarono a essere prodotti con tessuti elasticizzati. Nel 1968 nella scatola maternità apparve il sacco a pelo, l’anno successivo i pannolini usa e getta anche se per breve tempo, per motivi ambientali caddero in disgrazia, sostituiti nuovamente dai pannolini di stoffa.

Panu Pulma, docente di Storia finlandese presso l’Università di Helsinki, ha detto:

«Ai genitori si raccomandava di non far dormire i bambini nel loro letto. L’introduzione della scatola di cartone utilizzata come letto, ha aiutato molti genitori a lasciare i loro bambini a dormire separati da loro. Uno degli obiettivi principali di tutto il programma è stato anche quello di far allattare di più le donne. A un certo punto, biberon e ciucci sono stati rimossi per promuovere l’allattamento al seno. E’ stato un successo. Tra gli oggetti inseriti nella scatola, ha avuto un effetto positivo anche quello del libro illustrato, ha incoraggiato i bambini a maneggiare i libri e un giorno a leggerli. In Finlandia la scatola di cartone è un simbolo, un simbolo dell’idea di uguaglianza, e dell’importanza dei bambini».

Segnalato da movimentocinquestelle.eu

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Fame, guerra e epidemie. A rischio 1,5 milioni di bambini in Sahel


È nuovamente allarme per la crisi alimentare in Sahel, la fascia dell’Africa sub sahariana che comprende gli interi territori di Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Mali e Niger e le regioni settentrionali della Nigeria, Camerun e Senegal. A questi si teme si possa aggiungere il Gambia, dove la situazione di sicurezza alimentare sta divenendo critica. Il Sahel è notoriamente una regione desertica ed è questa la ragione principale della crisi alimentare che sta colpendo da anni una vasta zona del continente. La popolazione del posto è costretta a fare i conti con il problema ogni giorno, anche alla luce del fatto che l’attività maggiormente praticata è l’agricoltura.

Con l’arrivo della “stagione secca”, la più critica dell’anno, 1,1 milioni di bambini sono a rischio di malnutrizione acuta grave e in serio pericolo di vita, con le previsioni peggiori che fanno aumentare tale stima a 1,5 milioni di bambini. Allo stato attuale, altri 3 milioni di bambini sono affetti di malnutrizione moderata. Nella regione, quindici milioni di persone soffrono per un grave stato d’insicurezza alimentare, risultato di una crisi dovuta a insufficienti precipitazioni, scarsi raccolti, aumento dei prezzi alimentari. Dopo le siccità del 2005 e 2010, il Sahel – la fascia di territorio semidesertico che intercorre tra Sahara e Africa tropicale – affronta nel 2012 una crisi analoga e in rapido peggioramento: insieme alla perdita dei mezzi di sussistenza, la situazione è aggravata dalla crisi politico-militare in Mali, all’origine dello sfollamento di popolazioni all’interno del paese e di un flusso di profughi in quelli confinanti. Nei paesi colpiti dall’emergenza la situazione è estremamente grave: i tassi di malnutrizione globale acuta – grave e moderata – sono pari o superiori al 10%; in Ciad e in molte regioni di Niger e Mauritania il tasso ha superato la soglia d’emergenza del 15%. In Niger, il numero di bambini curati nel mese di aprile contro la malnutrizione acuta grave è stato superiore alla somma di quelli curati nello stesso periodo del 2010 e del 2011.

Fonte UNICEF

Nel Sahel, la malnutrizione costituisce il più grave fattore di rischio di mortalità e morbilità tra i bambini piccoli, contribuendo al 35% di tutti i decessi infantili annui nella regione. La malnutrizione acuta (rapida perdita di peso dovuta a cause improvvise), e in particolare la malnutrizione acuta grave, pone seri rischi di mortalità infantile. Ogni anno nel Sahel muoiono 645.000 bambini, 226.000 per cause legate alla malnutrizione: siccità, scarsi raccolti e l’aumento dei prezzi alimentari stanno ora provando duramente comunità già in difficoltà per le siccità degli anni passati, e che si trovano costrette a vendere il bestiame, indebitarsi, ritirare i bambini dalle scuole, ridurre qualità e quantità degli alimenti. Nei paesi colpiti, la malnutrizione dei bambini è effetto non solo della quantità e qualità del cibo disponibile: la maggior parte delle morti infantili è correlata anche alla mancanza di adeguati servizi di assistenza nutrizionale e medica, e di acqua potabile e condizioni igieniche di base. Nella fase attuale, ulteriori rischi sono posti dal pericolo di epidemie di colera, morbillo e meningite, con conseguenze devastanti per bambini già malnutriti.

L’emergenza nutrizionale è aggravata dalla crisi in Mali dopo il colpo di stato di metà marzo, che ha aumentato l’instabilità nella regione e posto ulteriori rischi per le circa 150.000 persone sfollate nel paese e per le altre 190.000 rifugiate nei paesi confinanti (63.913 in Mauritania, 56.817 in Burkina Faso, 39.388 in Niger, 30.000 in Algeria), oltre che per le comunità d’accoglienza presso cui si trovano sfollati e rifugiati. In Mali, situazione politica e condizioni di sicurezza sono in rapido mutamento: il nord del paese è stato dichiarato indipendente dal gruppo ribelle del MLNA; il conflitto armato e l’insicurezza diffusa sta peggiorando le condizioni di sfollati interni e profughi nei paesi limitrofi – oltre la metà dei 190.000 profughi sono bambini – spesso accolti in aree gravemente colpite dalla crisi alimentare e nutrizionale. Allo stato attuale, l’UNICEF ha accesso agli sfollati nel sud del paese e ha inviato assistenza umanitaria nelle 4 regioni del nord. Problemi di sicurezza sussistono anche in Nigeria, Niger e Mauritania, ostacolando l’assistenza alle popolazioni.

Nei singoli paesi, l’UNICEF prevede che nel 2012 sarà necessario curare contro la da malnutrizione acuta grave: 100.000 bambini in Burkina Faso, 55.000 in Camerun, 127.300 in Ciad, 175.000 in Mali, 12.600 in Mauritania, 394.000 in Niger, 208.000 in Nigeria e 20.000 in Senegal. Numeri impressionanti.

Numerose associazioni onlus e nonprofit si impegnano quotidianamente con azioni umanitarie di volontariato e non per portare acqua e cibo in una terra in cui è tanto difficile sopravvivere.

Per il complesso degli interventi necessari nel 2012, l’UNICEF stima occorrano 119,5 milioni di dollari: finora il 66% dei fondi sono stati ricevuti, per un totale di 79,1 milioni di dollari. Per coprire i bisogni immediati e gli interventi più urgenti, l’UNICEF ha stanziato risorse interne e i finora fondi disponibili sono stati utilizzati in via prioritaria per la fornitura di alimenti terapeutici pronti per l’uso e per altri servizi diretti alla cura della malnutrizione acuta grave. Fondi ulteriori risultano ora urgenti per intergare gli interventi nutrizionali con altri per l’acqua e l’igiene, la sanità, la protezione dell’infanzia e l’istruzione, e il totale dei fondi necessari è al momento sottoposto a revisione.

Aiuta a salvare la vita dei bambini con una donazione online al Comitato Italiano per l’UNICEF – ONLUS. 

(Per ulteriori informazioni UNICEF e adozione-a-distanza)

 

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