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Le 25 migliori Multinazionali al mondo

Great Place to Work Institute, la società di ricerca globale riconosciuta a livello internazionale, ha stilato la classifica mondiale che premia le migliori 25 aziende multinazionali, giudicandole su cinque criteri fondamentali nella cultura del lavoro: credibilità, rispetto, equità, orgoglio e solidarietà. Guarda chi fa parte della lista dei World’s Best Multinational Workplaces 2014:

  • 1. Google

    Googlewww.google.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Canada, India, Giappone, Stati Uniti

  • 2. SAS Institute

    SAS Institutewww.sas.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Australia, Belgio, Brasile, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Corea del Sud, Messico, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi, Stati Uniti

  • 3. NetApp

    NetAppwww.netapp.com
    Settore: Tecnologia informatica | Archiviazione e gestione dati
    Presente nelle liste di in: Australia, Austria, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti

  • 4. W. L. Gore & Associates

    W.L. Gore & Associateswww.gore.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti tessili
    Presente nelle liste di in: Cina, Francia, Germania, Italia, Corea del Sud, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti

  • 5. Belcorp

    Belcorpwww.belcorp.biz
    Settore: Commercio al dettaglio
    Presente nelle liste di in: Chile, Colombia, Ecuador, Messico, Perù

  • 6. Microsoft

    Microsoftwww.microsoft.com
    Settore: Tecnologia informatica | Software
    Presente nelle liste di in: Argentina, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Chile, Colombia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Italia, Giappone, Messico, Norvegia, Perù, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti

  • 7. Marriott

    Marriottwww.marriott.com
    Settore: Ospitalità | Alberghi/Centri turistici
    Presente nelle liste di in: Australia, Brasile (2), India, Messico, Panamá, Perù, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti

  • 8. Monsanto

    Monsantowww.monsanto.com
    Settore: Biotecnologia e farmaceutica | Biotecnologia
    Presente nelle liste di in: Argentina, Belgio, Brasile, Cina, Francia, Guatemala, India, Messico, Paesi Bassi

  • 9. Cisco

    Ciscowww.cisco.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Austria, Brasile, Chile, India, Italia, Arabia Saudita, Messico, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Stati Uniti

  • 10. American Express

    American Expresswww.americanexpress.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni | Servizi di banca/credito
    Presente nelle liste di in: Argentina, India, Giappone, Messico, Stati Uniti

  • 11. Scotiabank

    Scotiabankwww.scotiabank.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni | Servizi di banca/credito
    Presente nelle liste di in: Canada, Chile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico (3), Panamá, Perù, Porto Rico

  • 12. SC Johnson

    SC Johnsonwww.scjohnson.com
    Settore: Manifattura e produzione | Beni di largo e frequente consumos
    Presente nelle liste di in: Canada, Chile, Germania, Italia, Messico, Polonia, Regno Unito, Venezuela

  • 13. Autodesk

    Autodeskwww.autodesk.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Australia, Canada, Cina, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti

  • 14. Telefónica

    Telefónicawww.telefonica.com
    Settore: Telecomunicazioni
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Germania, Messico (2), Perù (2), Spagna, Uruguay, Venezuela

  • 15. National Instruments

    National Instrumentswww.ni.com
    Settore: Manifattura e produzione
    Presente nelle liste di in: Cina, Costa Rica, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Regno Unito, Stati Uniti

  • 16. FedEx Corporation

    FedExwww.fedex.com
    Settore: Trasporti
    Presente nelle liste di in: Belgio, India, Irlanda, Italia, Messico, Spagna, Svizzera, Emirati Arabi Uniti

  • 17. Atento

    Atentowww.atento.com
    Settore: Servizi professionali
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Colombia, El Salvador, Guatemala, Messico, Perù, Porto Rico, Spagna, Uruguay

  • 18. EMC

    EMCwww.emc.com
    Settore: Tecnologia informatica | Archiviazione e gestione dati
    Presente nelle liste di in: Austria, Cina, Francia, Germania, India, Irlanda, Italia, Arabia Saudita, Messico, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito

  • 19. Daimler Financial Services

    Daimler Financial Serviceswww.daimler-financialservices.com
    Settore: Servizi finanziari e assicurazioni
    Presente nelle liste di in: Canada, Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Polonia, Spagna, Turchia

  • 20. Diageo

    Diageowww.diageo.com
    Settore: Manifattura e produzione | Bevande
    Presente nelle liste di in: Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Chile, Colombia, Germania, Grecia, Irlanda (2), Giamaica, Messico, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Venezuela

  • 21. Hyatt

    Hyattwww.hyatt.com
    Settore: Ospitalità
    Presente nelle liste di in: Francia, Germania, India, Regno Unito, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti

  • 22. Mars

    Marswww.mars.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti alimentari
    Presente nelle liste di in: Australia, Belgio, Brasile, Chile, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Italia (2), Giappone, Corea del Sud, Polonia, Portogallo, Spagna (3), Svezia, Svizzera, Stati Uniti

  • 23. Accor

    Accorwww.accor.com
    Settore: Ospitalità | Alberghi/Centri turistici
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Ecuador, India, Messico, Perù, Regno Unito (2)

  • 24. eBay

    eBaywww.ebay.com
    Settore: Tecnologia informatica
    Presente nelle liste di in: Cina, Francia, Germania, Irlanda, Svizzera, Regno Unito

  • 25. The Coca-Cola Company

    Coca-Colawww.coca-colacompany.com
    Settore: Manifattura e produzione | Prodotti alimentari/Bevande
    Presente nelle liste di in: Argentina, Brasile, Chile, Perù, Turchia


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I semi patrimonio della nostra civiltà contadina

seed savers-salvatori di semi

I semi sono informazioni: del suolo, del clima, dei nutrienti disponibili, della piovosità, della fertilità, delle origini e del passato delle piante. Ma sono anche memoria del nostro passato, delle nostre migrazioni, delle nostre battaglie come specie umana contro la carestia, dell’adattamento della nostra specie ad ambienti nuovi e mai visti prima, della nostra pazienza nel selezionare varietà, nella creatività e ingegno. L’allarme di Domenico Finiguerra sul Fatto Quotidiano di oggi.

Se chiedete a un cittadino metropolitano quanti ortaggi conosce, vi risponderà elencandone al massimo una ventina: “pomodoro, peperone, zucchina, melanzana, zucca, carota, patata, insalata, cipolla…” Pochissime rispetto all’enorme varietà che pian pianino abbiamo perso. Perso consapevolmente, anzi, appositamente.

Nel 1970 gli esperti della Comunità Europea valutarono quali sementi inserire e quali escludere in un burocratico registro. Al termine dei lavori vennero depennate e dichiarate illegali (già, proprio così, illegali!!!) 1500 varietà di ortaggi e frutti. Cancellate dalla lista delle sementi ammesse alla vendita. Perché? Semplice, perché essendo prive di proprietario, quelle sementi non avrebbero reso alle multinazionali dell’agroindustria. Così, un intero patrimonio della nostra civiltà contadina veniva abbandonato a se stesso e si faceva un bel favore a chi già allora vedeva lontano.

Le zucchine che troviamo sulle nostre tavole e che i nostri figli mangiano in mensa sono degli ibridi e l’agricoltore non può riseminarle. Così ogni anno è costretto a ricomprarne il seme dalle multinazionali che tutti conosciamo (Monsanto in testa). Un danno enorme. Infatti è scientificamente provato che le varietà antiche hanno più vitamine, proteine, amidi e zuccheri complessi ed ormoni naturali. Hanno un sapore più ricco e intenso. Insomma sono più buone. Inoltre le piante tradizionali sono più resistenti e robuste delle altre e quindi non necessitano di sostanze chimiche per la crescita. Infine, le varietà vegetali tradizionali sono (erano?) biodiversità: risorse preziose selezionate in millenni di esperienza agricola umana. Sono la memoria storica e biologica dell’agricoltura.

Appare quindi evidente all’uomo di buon senso che “blindare” e addirittura vietare alcune semenze è antistorico e illogico. Mentre altrettanto evidente è il fatto che pochi potenti, i proprietari dei brevetti, tengono sotto controllo e ricatto tutti i contadini.

Per fortuna, però, esistono resistenze diffuse. Esistono i salvatori di semi, Seed Savers, che sparsi in tutto il mondo stanno costruendo banche dei semi, seminando la rivoluzione in terra. Vandana Shiva è una di loro.

In Italia abbiamo Civiltà Contadina, custodi diffusi che salvano e condividono i semi delle varietà di ortaggi, cereali e legumi eredità dell’agricoltura tradizionale italiana. Un lavoro silenzioso al quale tutti possiamo partecipare affinché il nostro patrimonio non si estingua e possa essere trasmesso alle future generazioni.

Sarebbe tra l’altro un compito dello Stato: art. 9 della costituzione, la Repubblica tutela il patrimonio storico della nazione. Possiamo cominciare, anche in questo, caso a farlo noi cittadini. Diventando custodi di semi. Una buona pratica di cui i nostri figli ci ringrazieranno.

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Uruguay: L’ombra di Monsanto nel business della marijuana libera

Monsanto-marijuana-José-Mujica

L’immagine del presidente uruguayano Pepe Mujica in Italia si divide tra due opposte e monolitiche narrazioni. Viene attaccato, da destra, con il tipico argomento riservato per anni a Chavez: populista, utopista romantico, rottame di una sinistra ormai tramontata. Fino al killeraggio mediatico dallo scarso spessore analitico e dal molto livore ideologico . Per la sinistra e’ invece una specie di santo socialista.  Ex-guerrigliero Tupamaro, lider pacato di un piccolo paese di 3 milioni scarsi di abitanti, la democrazia piu’  resistente del sudamerica, candidato al nobel per la pace dal quotidiano inglese “The Guardian”. A prima vista il meno attaccabile dei presidenti “progressisti” del continente, oltretutto dedito al pauperismo e quindi facile sponda di varie argomentazioni “anti-casta”. Entrambe le mujica“fazioni” si esercitano spesso nel gioco della spettacolarizzazione dei suoi atti, in un senso o nell’altro (a proposito, la contraffazione di notizie non e’ prerogativa unica del “nemiko imperialista”, come dimostra il falso  diventato virale su internet qualche settimana fa di Mujica che faceva la coda in un ospedale pubblico).

E’ forse piu’ interessante percio’ prendere in considerazione (stando a nostra volta attenti a “non prendere una parte per il tutto”, “buttare il bambino con l’acqua sporca” ecc ecc) le critiche al suo operato che ci vengono dal continente sudamericano, tendenzialmente piu’ imparziali e documentate. E che in questo caso prendono di mira la recente liberalizzazione del consumo e autoproduzione di marijuana in Uruguay.

Un aspetto importantissimo dell’attivita’ dei movimenti sociali sudamericani e infatti il lavoro di ricerca e di opposizione alle attivita’ nel continente della tristemente nota  multinazionale statunitense Monsanto. Mentre in Argentina, dove dal 1996 e’ permessa la coltivazione di soia transgenica, di cui e’ prima esportatrice mondiale, e’ in discussione la nuova “Ley de semillas” che garantirebbe a diverse multinazionali un maggior controllo sulle licenze di semi a discapito dei piccoli coltivatori, l’ombra minacciosa di Monsanto si allunga anche sulla recente legge sulla marijuana approvata in Uruguay. A fine 2013 il paese sudamericano era stato infatti il primo al mondo a legalizzare la produzione e consumo di marijuana, con l’intento dichiarato di mettere fine al narcotraffico e al consumo di erba di pessima qualita’ proveniente dal Paraguay. Oltre a potersi costituire in cooperative di consumo e coltivare fino a 6 piante per persona, gli Uruguyani iscritti ad uno speciale registro potranno da fine 2014 comprare in farmacia marjuana prodotta da aziende private e commecializzata dallo Stato , ad un prezzo del 30% inferiore al mercato illegale, meno di un dollaro a grammo.

Il problema verterebbe pero’ proprio sui soggetti che verranno autorizzati alla produzione destinata alle farmacie. I primi clamori erano stati suscitati da un inconto fra Mujica, Rockefeller e Soros a New York lo scorso settembre , proprio per parlare del processo di approvazione della legge, la cui campagna promozionale e’ stata finanziata al 60% dalla “Open Society Foundation” di Soros . Il multimilionario statunitense, additatto dalle sinistre di mezzo mondo come appendice della strategia della “destabilizzazione” dei governi invisi a Washington attraverso le sue innumerevoli associazioni, ha dichiarato che “l’Uruguay e’ un’esperimento” nell’ambito della sua pluriennale campagna contro il narcotraffico nel continente . Il fatto e’ che Soros e’ anche un importante azionista di Monsanto  e non pochi hanno collegato la presenza della multinazionale nella produzione nazionale di soia e mais, noche’ il suo ingresso nel paese nel 2013 con una nuova tipologia di soia transgenica, al nuovo business della marijuana.

Il timore, insomma, e’ che l’Uruguay sia un pilot-test su larga scala per una sperimentazione sui semi di marijuana che Monsanto starebbe conduncendo da anni, seppur indirettamente, via Olanda e Colombia. Oltretutto Mujica intenderebbe svilupare un codice genetico unico per la qualita’ di marijuana venduta dallo Stato, con lo scopo di di differenziarla da quella proveniente dal narcotraffico.  Un brevetto quindi, che potrebbe facilmente essere una varieta’ sviluppata da Monsanto, non nuova a distribuire semi gratis per poi in seguito rivendicarne la proprieta’, e che potrebbe garantire una pianta “resistente” e adatta a coltivazioni estensive.

Sia il governo Uruguayano che Monsanto negano questo scenario. Anzi, la corporation statunitense arriva ad escludere completamente sia un suo interesse allo sviluppo di marijuana o.g.m. nel mondo sia un qualsiasi collegamento con Soros. Il quale sarebbe invece implicato nella vicenda anche come azionista della azienda di produzione di bocombustibile “America del Sur Adecoagro”.

E non e’ finita qui perche’ l’interesse nordamericano alla sperimentazione uruguayana potrebbe estendersi ad altri imprenditori, intenzionati ad una  commercializzazione della sua marijuana negli Stati Uniti (Colorado e Washington) e Canada. L’Uruguay sarebbe infatti ormai piu’ “affidabile” per l’approvvigionamento di altri paesi ( come il Messico ad esempio), anche se Mujica ha finora escluso che vi sara’ una produzione per l’esportazoione.

La produzione di Marijuana o.g.m. su larga scala aprirebbe inevitabilmente a tutte le problematiche connesse alle coltivazioni transgeniche presenti nel continente: monopolio dei brevetti da parte delle grandi multinazionali, abuso di pesticidi altamente intossicanti per la popolazione,  distruzione della biodiversita’ e della produzione contadina, nonche’ ovviamente delle implicazioni rispetto alla qualita’ del prodotto. Un ulteriore penetrazione di Monsanto renderebbe inoltre il paese ancora piu’ dipendente dagli interessi del capitale “sojero” nazionale e straniero, avezzo a tentativi di destabilizzazione politico-militari come dimostra il non lontano caso di colpo di stato in Paraguay nel 2012.


AGGIORNAMENTO

Nel frattempo la legge sta subendo un ritardo nella applicazione dovuto alla scarsa legislazione in materia presente a livello internazionale. L’erba destinata alle farmacie non e’ ancora stata piantata cosi’ come l’appalto per scegliere le aziende fornitrici non e’ stato ancora svolto.Infobae America riporta un sondaggio per cui il 64% degli uruguayani sarebbe contrario all’applicazione della legge e il 62% favorevole a una sua derogazione parziale. Di sicuro c’e’ che se la coalizione oficialista di Mujica non risultera’ vincente alle elezioni di ottobre (per ora si assesta sul 40% dei consensi) l’opposizione procedera’ a derogarla, almeno nella parte che avoca la coltivazione allo stato, lasciando in piedi solo la possibilita’ di autoprodurla.

(Fonte tanamericana)

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Il Mondo contro Monsanto


Domani, 25 maggio in 36 Paesi si terranno manifestazioni di protesta contro la Monsanto, nota multinazionale di biotecnologie agrarie impegnata principalmente nella produzione di sementi transgeniche e da marzo 2005, dopo l’acquisizione della Seminis Inc, è anche il maggior produttore mondiale di sementi convenzionali.

Monsanto è un’azienda fondata nel 1901 a St. Louis, Stati Uniti  da John Queeny, dipendente di una casa farmaceutica, con un capitale iniziale di 5.000 dollari. La società, che prende il nome dalla moglie di Queeny, Olga Monsanto, diventò in seguito la prima produttrice statunitense di saccarina. Nel corso della sua storia centenaria, la società si è via via trasformata passando dalla produzione di ingredienti per l’industria farmaceutica e dell’alimentazione nei primi venti anni del secolo a società impegnata nella produzione di prodotti chimici e fosfati, sino all’ingresso negli anni ’60 nel settore dei prodotti per l’agricoltura per poi giungere, a partire dalla fine degli anni ’70, all’impegno nel settore delle biotecnologie applicate all’agricoltura.

Nel 1997 Monsanto ha deciso di scorporare l’attività chimica dalle altre attività dando vita a due società separate: Monsanto, che opera nell’agricoltura, e Solutia, che opera esclusivamente nel settore della chimica tradizionale.

Nel 2000, a seguito della fusione con il gruppo Pharmacia, nasce la nuova Monsanto Company che ha nella divisione agricoltura il suo core business. Le due società si separano definitivamente nel 2002 e Monsanto diventa una società focalizzata al 100% sull’agricoltura.

OccupyMonsanto combatte contro questa innaturale alchimia tra agricoltura ed industria chimica, che fa parte del know how di Monsanto ed organizza per il 25 maggio una manifestazione a livello globale. Che vi piaccia o no, è probabile che la Monsanto abbia contaminato il cibo che avete mangiato oggi con prodotti chimici e OGM senza dichiararlo in etichetta.

Monsanto controlla gran parte delle forniture alimentari del mondo a scapito del diritto universale al cibo. OccupyMonsanto è dedicato ad invitare i cittadini del mondo ad agire contro la Monsanto ed i suoi protettori come la FDA, USDA, EPA, GMA, BIO, e le aziende alimentari che utilizzano i prodotti della Monsanto.

Il 25 maggio in ben 36 Paesi si terranno manifestazioni di protesta contro la multinazionale di biotecnologie agrarie impegnata principalmente nella produzione di sementi transgeniche.

Sulla pagina Facebook dell’evento, che ha già raccolto oltre 78.000 ‘follower’, l’organizzatrice Monroe Canal racconta di aver creato il movimento per proteggere le proprie figlie: “Credo che Monsanto sia una minaccia per la salute, la longevità e la fertilità della loro generazione. Non potevo starmene seduta con le mani in mano, aspettando che qualcun altro si decidesse a far qualcosa.”

Perché marciamo?

  • Le ricerche hanno dimostrato che gli alimenti geneticamente modificati della Monsanto possono portare a gravi condizioni di salute, come lo sviluppo di tumori del cancro, infertilità e difetti di nascita.
  • Negli Stati Uniti, la FDA, l’agenzia con il compito di garantire la sicurezza alimentare della popolazione, è guidata da dirigenti ex-Monsanto, e riteniamo che c’é un discutibile conflitto di interessi e spiega la mancanza di ricerca da parte del governo sul lungo termine effetti dei prodotti OGM.
  • Recentemente, il Congresso degli Stati Uniti e presidente collettivamente hanno passato in legge il soprannominato “Monsanto Protection Act”, il che, tra le altre cose, vieta le corti da poter arrestare la vendita di semi geneticamente modificati della Monsanto.
  • Per troppo tempo, la Monsanto è stata la benefattrice dei sussidi aziendali e favoritismi politici. I piccoli agricoltori biologici subiscono perdite, mentre la Monsanto continua a forgiare il suo monopolio di approvvigionamento alimentare del mondo, compresi i diritti di brevetti esclusivi su semi e corredo genetico.
  • I semi OGM della Monsanto sono dannosi per l’ambiente, ad esempio, gli scienziati hanno indicato che hanno causato un collasso della colonia tra popolazioni di api nel mondo.

Quali sono le soluzioni che noi difendiamo?

  • Votare con il denaro, con l’acquisto di prodotti organici, e boicottando le società di proprietà Monsanto che utilizzano OGM nei loro prodotti.
  • L’etichettatura degli OGM in modo che i consumatori possono facilmente prendere decisioni informate.
  • Abrogazione delle disposizioni pertinenti del “Monsanto Protection Act” negli Stati Uniti.
  • Chiamare per ulteriori ricerche scientifiche sugli effetti sulla salute degli OGM.
  • Tenere dirigenti Monsanto e politici a sostegno dalla Monsanto responsabili attraverso la comunicazione diretta, del giornalismo, social media, ecc.
  • Continuare a informare il pubblico sui segreti della Monsanto. Prendendo le piazze per mostrare al mondo e la Monsanto, che non lascieremo queste ingiustizie in silenzio.

Invitiamo tutti a contribuire ad organizzare e partecipare alla marcia  più vicina a voi contro la Monsanto che si terrà Sabato, 25 maggio 2013 a Roma! Non accetteremo il clientelismo. Non accetteremo il veleno. Ecco perché marciamo contro la Monsanto. 

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Ogm organismi geneticamente modificati dalle multinazionali!

 

Non è raro che gli organismi geneticamente modificati vengano presentati come un passo verso un’agricoltura rispettosa dell’ambiente o come il rimedio per la fame nel mondo. In realtà, gli Ogm non sono altro che una sfaccettatura di un settore agricolo di stampo industriale, in cui l’uso di erbicidi e pesticidi è molto diffuso. Inoltre, il rilascio di Ogm nell’ambiente comporta notevoli rischi, come la perdita di biodiversità, e molti altri addirittura imprevedibili.

Gli Ogm, ad oggi, non mostrano alcun beneficio per i consumatori e gli agricoltori, ma solo per le multinazionali che li hanno studiati e brevettati. Inoltre, queste aziende, non hanno fatto della trasparenza il loro punto di forza e questo contribuisce ulteriormente ad alimentare dubbi e timori. Queste multinazionali brevettano e vendono semi transgenici e sostanze chimiche collegate, in cambio di problemi e quesiti irrisolti per l’ambiente e la sicurezza alimentare.

Gli europei, secondo l’ultima indagine Eurobarometro (2010), non le vogliono. Il 54% dei cittadini Ue e il 59% degli italiani si oppongono agli Ogm. Inoltre ben il 63% degli italiani non li ritiene sicuri per la salute. E cosa risponde a questi dati il nostro ministro per l’Ambiente Corrado Clini? Apre agli Ogm dichiarando, in un intervista al Corriere della Sera, “Possono portare benefici, la paura nei confronti degli organismi geneticamente modificati riguarda principalmente la possibilità che venga alterata la tipicità dei nostri prodotti agricoli”, e prosegue il suo delirio “senza l’ingegneria genetica oggi non avremmo alcuni fra i nostri prodotti più tipici. Il grano duro, il riso Carnaroli, il pomodoro San Marzano, il basilico ligure, la vite Nero D’Avola, la cipolla rossa di Tropea, il broccolo romanesco: sono stati ottenuti grazie agli incroci e con la mutagenesi sui semi”.

Cosa? Immediata la risposta della Coldiretti a chiarire immediatamente la questione, gli incroci e la mutagenesi che, come dice giustamente il ministro, ci hanno dato quei prodotti, non generano Ogm perché non introducono geni estranei nell’organismo  su cui si opera, ma rimescolano (nel caso degli incroci) o modificano (come nel caso della mutagenesi operata su alcune varietà di grano duro come il Creso) quelli che l’organismo naturalmente possiede nel suo genoma!

Immancabile anche la difesa a spada tratta del prof  Veronesi con altre affermazioni fuori da ogni verità “Oggi l’insulina è prodotta con un batterio, l’Escherichia coli in cui è stato inserito il gene che produce l’insulina nell’uomo”. Qui c’è chiaramente una forzatura. Non si può omologare questa sostanza (l’insulina) alle piante transgeniche perché non si consuma il batterio transgenico che lo produce ma l’insulina prodotta che poi viene accuratamente purificata. Invece le piante transgeniche o loro parti vengono utilizzate come alimenti tali e quali. Inoltre, mentre i batteri vengono mantenuti nei fermentatori chiusi delle aziende farmaceutiche, per le piante transgeniche esiste il rischio concreto che esse si possano diffondere nell’ambiente  attraverso i pollini e i semi. Questi infatti sono trasportati a distanza non solo da agenti naturali come vento, acqua, insetti e animali terricoli, ma inavvertitamente anche dall’uomo.

Insomma io penso che si stia farneticando, per mascherare gli interessi delle multinazionali americane. Sarebbe corretto affrontare il discorso a vantaggio dei consumatori, con prodotti Ogm che diano reali benefici, cosa che attualmente non avviene per tutti gli Ogm autorizzati. E per farlo bisogna ripartire dalla ricerca pubblica in Europa e non solo quella delle multinazionali americane. Solo in questo caso, la tecnologia genetica sarà al servizio dei cittadini.

Per approfondire il discorso Il mondo secondo Monsanto. Dalla diossina agli OGM: storia di una multinazionale che vi vuole bene (Consapevole), il testo svela il ruolo giocato da Monsanto nell’estensione planetaria delle colture OGM, senza che ci sia stato alcun controllo serio relativo ai loro effetti collaterali sulla natura e sulla salute umana.

 

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