Il futuro del denaro: Le criptovalute

 

Le monete comunemente intese potrebbero diventare molto presto uno strumento obsoleto. In un momento storico come quello attuale, in cui il costo del denaro e la tempistica e complessità delle procedure associate ai movimenti pecuniari sono spesso poco sostenibili dall’utilizzatore, è della massima importanza approfondire il fenomeno delle cosiddette “valute digitali” o criptovalute (ad esempio, Bitcoin, Onecoin, Litecoin, Ripple, ecc.), che permettono ad imprese e privati di beneficiare di mezzi di scambio e pagamento alternativi rispetto alla moneta tradizionale. Le criptovalute non hanno una banca centrale o un ente che fa da intermediario fra le persone: è tutto basato su una rete “peer-to-peer” che sfrutta un database distribuito tra i nodi della rete (internet), ossia tra i computer degli utenti. Cosa succede quando il modo in cui compriamo, vendiamo e paghiamo cambia, rimuovendo perfino il bisogno di banche o uffici di cambio? La ricercatrice sulla moneta virtuale Neha Narula, in questa conferenza tenuta durante il Technology Entertainment Design (TED), descrive la storia collettiva del denaro, e dà un quadro di un futuro molto diverso dall’attuale. Continue Reading


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Chi da valore alla “moneta”?

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“C’è una cosa che mi fa ammattire, cioè il fatto che tutte le nostre vite e la società tutta, sia dipendente dalla “moneta”, dal “denaro” e ci siano così poche persone che sappiano come funziona la “moneta”. E’ un tema che mi è divenuto caro vista la persecuzione mediatica a cui sono stato sottoposto negli ultimi quindici anni e come credo sia avvenuto a voi.

Il primo punto da chiarire è: Chi da valore alla “moneta”? E’ una domanda importantissima… ma nessun economista televisivo ne parla mai. Allora, “Chi fa si che le banconote, su cui ci sono scritte delle cifre, acquisiscano il valore delle cifre scritte?” Non lo sapete? Sono solo banali foglietti di carta, non hanno valore in sè, se non quei 2 centesimi del costo della carta e dell’inchiostro con cui vengono confezionati, ma per voi hanno il valore che c’è scritto sopra. Risposta: “E’ lo stato che da valore a quei foglietti di carta! Lo Stato, accettandoli come pagamento delle tasse, dà il “valore” alla carta. Sfortunatamente la gente, non comprende! La gente, non i politici… Politici, giornalisti, economisti, sindacalisti sono prezzolati per “non comprendere” o meglio, per non far comprendere questa cosa. Se è lo Stato che dà valore alle banconote, ed è così, la domanda che segue è: “perchè ha rinunciato a stampare i “Suoi” foglietti di carta? Rinunciando a questo diritto, ha impoverito il popolo da cui “emana” la sua (dello stato) figura. Rinunciando a questo diritto, ha aumentato le tasse, reso fragile la struttura sociale, incerto il suo (dello stato) futuro. Forse c’è qualcosa che non va? Quindi, è lo Stato a dare valore alla moneta! Sono i fatti a dirlo. Peccato che negli ultimi venti anni si sia fatto finta che non fosse cosi! Premi nobel come Krugman o molti altri che vanno per la maggiore, quando parlano di economia, vi ingannano. Se voi come individui faceste un inventario del vostro stato finanziario, fareste più o meno così… Elenco delle cose che posseggo:

  1. Casa di proprietà
  2. Macchina
  3. Mobili
  4. Vestiario, etc
  5. Risparmi+ azioni+ polizze etc…

Quando invece si parla dello Stato, le cose si complicano.. Lo Stato fa l’inventario e elenca in questo modo:

  1. Superficie, case , fabbriche, strade, linee ferroviarie, porti etc.
  2. Treni aerei navi.
  3. Depositi bancari del popolo.
  4. Tasse.

Essendo lo Stato che rende valido il foglietto di carta, il fatto che sia in deficit significa solo che il suo deficit contabile è quello che costituisce il risparmio di ciascuno, depositato nelle banche+case+servizi+porti etc. Cedendo questo diritto a emettere la “moneta” e avendolo ceduto alle banche che hanno creato tutto il denaro in circolazione, abbiamo cosi tanta “moneta” che lo stato deve affaticarsi non poco per renderla “valore”. La crisi dello Stato, anzi degli Stati è questa fatica! Le banche creano denaro dal nulla e non pagano una lira di tasse. Sembra strano ma l’economista non vede questa creazione di denaro, per lui non esiste! Tutta la moneta e le azioni, le obbligazioni non vengono prese in considerazione. Non sono, per i modelli economici attuali, “beni reali”, per cui non vengono considerati. Questa cosa di considerare la moneta come “già esistente”, devia l’attenzione, in caso di crisi come quella attuale, dai fattori finanziari a quelli “reali”. Cosi esiste solo il debito, i costi, la moderazione salariale, l’ottimizzare le spese. È un atteggiamento di “criminalità intellettuale”. Se insegni nelle università che la “moneta” esiste già e che ha valore in sè, commetti un atto di criminalità intellettuale! Di più, commetti un “Vilipendio alla costituzione”. La nostra Costituzione recita all’articolo 41:

“L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

La Costituzione… lo dice! Si sono dimenticati questo articolo? Il VOSTRO presidente della repubblica se lo è dimenticato? La magistratura lo conosce? La corte costituzionale che dice? Così abbiamo la gente che non capisce la “moneta”. Quando vanno a fare da pubblico nelle trasmissioni tv hanno cartelli del tipo: “Ripristiniamo la Glass-Steagal Act”… non sanno nulla! Sono solo cortine fumogene. Potremmo non pagare le tasse se si capisse la “moneta”. La Costituzione afferma che l’attività bancaria degli ultimi venti anni è ” in contrasto con l’utilità sociale e reca danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”! Dove sono finiti i carabinieri? C’è l’obbligo d’intervento in presenza di flagranza di reato? Esiste ancora sta roba? Se esiste ancora, allora dovrebbero essere chiuse tutte le banche, arrestate tutte quelle persone che hanno commesso quegli atti di “criminalità intellettuale” che ci hanno resi schiavi e indegni, e insicuri e hanno rotto il sistema sociale. Non sono io a dirlo… è la Costituzione!” Franco Remondina

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Il tempo non è solo e sempre denaro

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In principio fu un quaderno azzurro sul quale venivano appuntate note del tipo: “Francesca ha dato un’ora a Giovanni”. Oggi sono migliaia le persone che si rivolgono alla Bdt, Banca del tempo dove la moneta corrente è il do ut des.

Non sono associazioni di volontariato, perché in queste realtà l’obiettivo è la reciproca utilità di tempo inteso come baratto di saperi, intelligenza, competenze e umanità. Luigi Tomasso che dirige la Bdt del quartiere milanese Niguarda con la sua newsletter aperiodica raggiunge oltre 3 mila destinatari “le persone qui non si assomigliano e non hanno alcuna omogeneità né anagrafica né di interessi. Aderiscono disoccupati e non, le ore offerte superano quelle ricevute, il tempo non è solo e sempre denaro”.

Dai corsi di lingue a quelli di cucina, dall’informatica al restauro, tutto serve. Sui conti correnti le persone depositano ore a disposizione o in aiuto altrui, le Bdt in Italia sono circa 500 e tutti gli scambi sono gratuiti così come il copyright della denominazione. “Personal mente sono contrario a qualsiasi struttura piramidale che spegnerebbe la freschezza e la capacità di adattarsi alle persone”. Non ci sono obblighi e in periodi in cui il denaro per molti scarseggia diventa importante sapere che, per esempio, insegnare l’utilizzo di Skype a una casalinga può valere un orlo ai jeans o il cambio cerniera di un giubbotto a uno studente. L’esordio spetta ai Lets (Local exchange trading system) che a Norwich in Gran Bretagna costituirono un sistema di trasferimenti attraverso un’unità locale che smistava in modo funzionale le attività messe a disposizione. In Francia presero il nome di Sel (Système d’échange local) oppure Rers, Réseaux d’échange réciproque des savoirs, reti di scambio reciproco dei saperi. Diversi nomi per il medesimo intento di mettere in contatto persone disponibili a scambiarsi servizi e prestazioni offrendo anche la possibilità di conoscersi.

Tomasso ripete che è un baratto alla pari, senza differenza alcuna tra le varie professioni, uno scambio misurato in ore, prescindendo dal valore della prestazione. Negli ultimi anni le competenze e le professionalità a costo zero sono aumentate così come i giovani e i laureati che vi si iscrivono. A Roma sono attivi 18 sportelli e i correntisti sono 6.500 di cui il 70 per cento donne. Il 14,2 per cento ha tra i 18 e i 35 anni, il 26,9 dai 36 ai 55 mentre gli ultrasessantenni sono il 36,9; la stessa percentuale riguarda il numero dei correntisti che hanno conseguito almeno il diploma.

Tuttavia stime a parte ciò che non è possibile quantificare sono le ricadute anche psicologiche delle Bdt che con i loro “assegni” di ore mettono in moto una molteplicità di scambi che soddisfano bisogni materiali ma anche di relazione. A volte queste realtà riescono infatti a scalfire la solitudine tanto che lo stesso direttore della Bdt milanese confessa che alcuni nominativi vengono depennati dal registro ore quando si capisce che i rapporti sono diventati personali più che di scambio. In alcune Bdt si pagano quote simboliche d’iscrizione (dalla quale vengono esentati i senza reddito) in altre invece l’adesione non costa nulla al punto che a rivolgersi alle Bdt sono sempre più spesso persone che intendono imparare un nuovo mestiere o un’attività che a sua una volta può produrre reddito.

(Fonte Il Fatto Quotidiano del 3 Novembre 2013)

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