Il futuro del denaro: Le criptovalute

 

Le monete comunemente intese potrebbero diventare molto presto uno strumento obsoleto. In un momento storico come quello attuale, in cui il costo del denaro e la tempistica e complessità delle procedure associate ai movimenti pecuniari sono spesso poco sostenibili dall’utilizzatore, è della massima importanza approfondire il fenomeno delle cosiddette “valute digitali” o criptovalute (ad esempio, Bitcoin, Onecoin, Litecoin, Ripple, ecc.), che permettono ad imprese e privati di beneficiare di mezzi di scambio e pagamento alternativi rispetto alla moneta tradizionale. Le criptovalute non hanno una banca centrale o un ente che fa da intermediario fra le persone: è tutto basato su una rete “peer-to-peer” che sfrutta un database distribuito tra i nodi della rete (internet), ossia tra i computer degli utenti. Cosa succede quando il modo in cui compriamo, vendiamo e paghiamo cambia, rimuovendo perfino il bisogno di banche o uffici di cambio? La ricercatrice sulla moneta virtuale Neha Narula, in questa conferenza tenuta durante il Technology Entertainment Design (TED), descrive la storia collettiva del denaro, e dà un quadro di un futuro molto diverso dall’attuale. Continue Reading


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Venetex, la nuova moneta virtuale del Veneto

moneta complementare

Ha preso ufficialmente avvio in Veneto il circuito di credito commerciale Venetex, strumento di pagamento che si fonda su una moneta virtuale, la “Venetex”, il cui valore nominale è assunto pari a un euro.

Il modello del sistema è mutuato dall’esperienza di Sardex, la “moneta complementare” nata in Sardegna nel 2010 e già replicata in altre nove regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania e Umbria). A supportare la partenza di Venetex è il circuito di 52 imprenditori che aderiscono a Venetwork, rete di aziende regionali già intervenuti con propri capitali e competenze a supporto di nove imprese locali e startup e che da oggi è anche partner di Venetex. Continue Reading

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Milionari virtuali

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Erano due giovani imprenditori informatici, oggi sono due “potenziali” milionari: Dario Pizzato e Michele Tegon, trentottenni veneziani, hanno creduto nei bitcoin fin dal 2010, sono tra i maggiori produttori di “criptomoneta” in Italia ed ora vogliono trasformare la loro passione in lavoro. La valuta virtuale, che non è emessa né garantita da alcuna banca centrale, sta vivendo un vero e proprio boom con quotazioni volate anche sopra i mille dollari. Molti economisti restano scettici e l’ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ha parlato di ‘bolla’ speculativa.

Amici fin dai tempi della scuola, i due imprenditori veneti a 25 anni hanno fondato una società di “digital signage”, una forma di comunicazione i cui contenuti vengono mostrati attraverso schermi elettronici in luoghi pubblici. “A fine 2010 lessi su Internet un articolo sui bitcoin – racconta Pizzato -. La nostra società aveva una buona potenza di calcolo, così decidemmo di provare a ‘minare’ bitcoin (produrli attraverso complessi algoritmi generati dal computer, ndr)”. I due giovani imprenditori veneziani sono diventati in poco tempo i più forti produttori italiani, accumulando una fortuna. “Dopo sei mesi avevamo un controvalore di 18 mila dollari, dopo altri sei mesi abbiamo superato i 200mila”, ricorda Pizzato. All’inizio bastava un computer semplice per “minare”, poi è cambiato il modo di produrre le monete elettroniche: servivano hardware specifici. “Anche noi abbiamo reinvestito i bitcoin per comprare i nuovi hardware e rimanere competitivi – continua Pizzato -. Oggi però è diventato difficile ‘minare’ perché la concorrenza è agguerrita. Abbiamo quindi deciso di spostarci sui servizi, per permettere ai non addetti ai lavori di affacciarsi al mercato della criptomoneta. A gennaio lanceremo una start-up: offriremo consulenza a chi vuole provare a produrre bitcoin e metteremo il nostro hardware a disposizione di chi vuole fare ‘mining’ senza investire necessariamente soldi per comprare le macchine”. I due giovani imprenditori non si fermeranno qua. Il secondo passo cui cui stanno già lavorando è un sistema di micropagamento. Considerato che in alcuni paesi del mondo la moneta virtuale inizia ad essere accettata da diverse aziende, mentre poche settimane fa è stato aperto il primo ‘sportello bancomat’ di bitcoin a Vancouver, in Canada, richiesto in altri venti Paesi, dall’Irlanda all’Australia. “Vorremmo fornire una soluzione di pagamenti in bitcoin per le piccole spese quotidiane – spiega Pizzato -. Abbiamo un’applicazione in stato avanzato di realizzazione per una piattaforma per smartphone in grado di trasferire dollari, euro e bitcoin durante le transazioni nei negozi”. Questo permetterebbe alla comunità che oggi ha 13 miliardi di dollari in bitcoin in tasca di spenderli nel mondo reale.

*asud’europa – Settimanale di politica, cultura ed economia realizzato dal Centro di Studi e iniziative culturali

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