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Venetex, la nuova moneta virtuale del Veneto

moneta complementare

Ha preso ufficialmente avvio in Veneto il circuito di credito commerciale Venetex, strumento di pagamento che si fonda su una moneta virtuale, la “Venetex”, il cui valore nominale è assunto pari a un euro.

Il modello del sistema è mutuato dall’esperienza di Sardex, la “moneta complementare” nata in Sardegna nel 2010 e già replicata in altre nove regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania e Umbria). A supportare la partenza di Venetex è il circuito di 52 imprenditori che aderiscono a Venetwork, rete di aziende regionali già intervenuti con propri capitali e competenze a supporto di nove imprese locali e startup e che da oggi è anche partner di Venetex. Continue Reading


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Sharing economy: Condividere per combattere la Crisi

Sharing-economy

Prestito, scambio, baratto, dono, questa è la sharing economy. Condividere alcune risorse anziché possederle è più efficiente, sostenibile e aiuta a costruire comunità.

A Milano il successo del car sharing, l’auto da condividere, è travolgente. Sono già in pista tre operatori (Atm, Car2Go e Enjoy) e se ne annuncia un quarto. Siamo già a un parco macchine in affitto di 1.300 unità e complessivamente si dovrebbero creare qualche centinaio di posti di lavoro (80 solo per Car2Go) ma le virtù della sharing economy sono molto più ampie della pur importante razionalizzazione della mobilità urbana.

Condividere sta diventando in qualche modo una filosofia da far valere dentro la Grande Crisi. Si reinventano tradizionali comportamenti di mercato come il prestito, lo scambio e il baratto mediandoli però con le tecnologie, modalità nuove ed economie di scala prima impossibili.

Come ha dichiarato la guru americana April Rinne di Collaborative Labs, «condividere alcune risorse anziché possederle è più efficiente e aiuta a costruire delle comunità». Il termine anglosassone è idling capacities ovvero “risorse sottoutilizzate” e tre sono le categorie principali a cui applicare la nuova filosofia: lo spazio (case, uffici, giardini); gli oggetti e dunque macchine, bici, attrezzi e, terzo, i talenti e le competenze.

Alte e basse se è vero che negli Usa esistono addirittura piattaforme di condivisione nelle quali si comprano micro-lavori come il dogsitter. A livello internazionale uno dei casi di maggiore successo è sicuramente Airbnb che permette di affittare temporaneamente la propria casa o anche solo una stanza/posto letto.

Con un colpo solo il turista risparmia e il padrone di casa incamera un’entrata aggiuntiva che in tempo di crisi vale oro. Tra i vantaggi accessori del successo di Airbnb vanno annoverati la nascita di nuovi prodotti come la chiave a distanza per aprire gli appartamenti o la «spalmatura» di flussi turistici anche in quartieri cittadini tradizionalmente trascurati.

L’ultimo grido della sharing economy è francese e si chiama Blablacar, consente di condividere un viaggio in auto su lunga distanza ma anche di combinare le persone in base alla loro elevata o ridotta propensione a parlare (da qui bla bla). Anche in questo caso due vantaggi in un colpo solo: meno benzina e più socialità.

Nonostante i successi dei big (nel car sharing milanese non bisogna dimenticare che sono entrate in gioco a vario titolo la Mercedes, l’Eni e la Fiat) l’economia della condivisione è su base locale. «Anche quando le aziende sono multinazionali e le comunità globali, le soluzioni restano però locali – ha sostenuto Rinne – A livello mondiale, ci sono poche aziende di grandi dimensioni come Airbnb, ma la maggior parte sono piccole».

Le piattaforme crescono al ritmo delle comunità che le supportano: può essere un quartiere, una città o l’intero mondo. A Milano si racconta che i livornesi che lavorano sotto il Duomo hanno cominciato ad organizzarsi in sharing per i viaggi di andata e ritorno con la città di origine e poi hanno esteso la condivisione.

Tra i casi di successo nazionali spicca quello di Fubles, una piattaforma nata per formare ex novo squadre di calcetto mettendo assieme persone che non si conoscevano affatto. Fubles ha sviluppato una partnership con le società che affittano i campi, ha concluso un’intesa con Adidas ed è finanziata da Renzo Rosso.

Una certa notorietà la sta conoscendo anche Gnammo che funziona così: tu fai il cuoco e chi si prenota viene a mangiare da te (pagando). Esempi come l’ultimo possono far sorridere e indurre alla tentazione di catalogare tutto sotto la voce «goliardia» e invece l’ingresso massiccio della tecnologia testimonia del grado di modernità e ha cambiato l’immagine di vecchie pratiche di scambio, che erano rimaste confinate in una ridotta pauperistica e che invece si presentano come gestione intelligente/mobile delle risorse.

Tanto che la stessa Rinne, di passaggio a Milano, ha consigliato all’Italia di usare la sharing economy per sviluppare turismo e trasporti, «non conosco Paese che possa beneficiarne di più». Tra le vecchie pratiche riamodernate c’è anche il baratto.

E’ possibile liberarsi di un oggetto di cui si pensa di non aver più bisogno cedendolo a una piattaforma di scambio che concede crediti, a loro volta questi bonus potranno essere spesi – anche in una fase temporale diversa – per prendere altri oggetti.

Quanto più il bene è costoso da smaltire – un frigorifero o un computer – tanto più l’algoritmo che governa la piattaforma stabilisce un prezzo basso per incentivarne la vendita e rimettere in circolo un qualcosa che sarebbe stato rottamato.

Il bartering è invece una sorta di cambio merci tra aziende e l’iniziativa più clamorosa degli ultimi tempi è il Sardex, una moneta complementare creata da un gruppo di privati. Grazie a un accordo in gestazione con la Regione Sardegna potrebbe essere usata per pagare gli assegni di disoccupazione da 500 euro. I 500 sardex equivalenti dovranno però essere spesi per acquistare prodotti di aziende dell’isola.

(Fonte La nuvola del lavoro)

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Vivere senza Euro è possibile

La moneta complementare può rappresentare una nuova opportunità per l’economia, per il mercato, per il territorio e per la community che la utilizza. Di fronte alla crisi economico-finanziaria e alla galoppante disoccupazione aumentano i suoi utilizzatori che ne hanno appreso i vantaggi: risparmio di costi e di liquidità, maggiore potere d’acquisto e maggiore semplicità e rapidità degli scambi e della distribuzione di beni, servizi e lavoro.

Nel mondo oggi esistono circa 5000 monete complementari, di vario genere, utilizzate in diverse comunità: alcune di esse si basano sulla concessione di crediti reciproci che non generano interessi, come quelli in moneta ufficiale, come il LETS (Local Exchange Trading System), nato negli anni ’70 e diffuso in Gran Bretagna e Australia; altri si basano sul tempo (attribuendo un valore alle ore di lavoro dei partecipanti al circuito), come le Ithaca Hours negli Stati Uniti dal ’90.

In Belgio circa 5.000 commercianti accettano pagamenti in RES, moneta complementare utilizzata da oltre 100.000 consumatori attraverso un’apposita card simile alle carte prepagate ricaricabili. In Italia dal 2001 è attivo il network BexB dove circa 2500 imprese acquistano e vendono beni e servizi senza esborso di denaro, ma attraverso un sistema di crediti e debiti commerciali a tasso zero in moneta complementare EuroBexB, l’unità di conto che regola le transazioni nel circuito. Circa 2000 aziende sfruttano il servizio di Bexb. Da qualche anno è nato lo SCEC (sconto che cammina), moneta complementare rappresentata da biglietti, emessi dall’associazione ARCIPELAGO SCEC, che fungono da buoni sconto sul prezzo riutilizzabili successivamente.

Per alcuni la moneta complementare è diventato un business ad elevata utilità sociale, come nel caso della Wir Bank svizzera nata come cooperativa con l’obiettivo di sopperire alla crisi del ’29 e concede crediti in moneta complementare Wir di cui ne usufruiscono circa 60.000 imprese che vogliono fronteggiare le crisi di liquidità e agevolare gli scambi. L’obiettivo aziendale prioritario della Banca WIR è il sostegno economico delle PMI. Ai clienti privati offre una vasta gamma di prodotti bancari a condizioni estremamente vantaggiose.

La Banca WIR, ex Swiss Economic Circle (GER: Wirtschaftsring-Genossenschaft), o WIR, è un sistema indipendente di valuta complementare in Svizzera, che serve le piccole e medie imprese.

WIR è stata fondata nel 1934 da imprenditori Werner Zimmermann e Paolo Enz a causa di carenza di valuta dopo il crollo del mercato azionario del 1929.
Entrambi Zimmermann e Enz sono stati influenzati dall’economista tedesco Silvio Gesell.

Anche se ti sembrerà strano, ogni giorno utilizzi monete complementari: infatti, oltre ai sistemi di scambio organizzati come quelli sopra citati, esistono monete complementari specifiche come i buoni pasto (es. ticket restaurant) e i punti dei programmi fedeltà (frequent flyer per gli aerei, carte fedeltà nei supermercati, ecc.). Queste sono monete che permettono di acquistare beni o servizi e sono complementari rispetto all’euro!

Fuori da questa crisi, adesso!. Come siamo finiti in questo vicolo cieco? E perché, chiede Krugman, “i cittadini dei paesi più avanzati del mondo, paesi ricchi di risorse, talenti e competenze – gli ingredienti che assicurano prosperità e un tenore di vita dignitoso per tutti – stanno ancora soffrendo”? Con l’abituale lucidità e forza polemica, il Premio Nobel per l’Economia individua le origini della crisi finanziaria, economica e politica che stiamo attraversando.

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