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Il Made in Italy protagonista a Londra 2012

Ormai ci siamo le Olimpiadi di Londra 2012 sono alle porte. Ma ci sono già le prime medaglie assegnate, sono alle nostre aziende che sono riuscite ad ottenere gli appalti per la fornitura esclusiva di fette importanti delle Olimpiadi. E’ il caso di Metra un’azienda di Brescia, già da alcuni anni presente sul mercato inglese. Sono due le importanti commesse che, la divisione Industriale di Metra S.p.A, si e’ aggiudicata lo scorso gennaio, e che tra qualche giorno mostrerà a tutto il Mondo.  La prima riguarda la fornitura di profilati in estruso di alluminio per la costruzione delle tribune+gradini di tutti i 14 stadi delle Olimpiadi, per un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro. Il contratto è stato firmato con un’importante società inglese, leader nella produzione di sedute permanenti e smontabili per il mercato dello sport. In totale sono 700 le tonnellate di profilati strutturali in estruso di alluminio fornite da Alluminio METRA finalizzate alla realizzazione delle tribune e dei gradini che, a Olimpiadi concluse, verranno smontati e riutilizzati. I profilati sono stati lavorati da METRA Componenti, consociata del Gruppo per le lavorazioni meccaniche.

La seconda riguarda la rete di trasporto londinese, potenziata per i Giochi Olimpici, Alluminio METRA ha fornito a Bombardier Transportation, con cui collabora da diversi anni, i kit in alluminio estruso per le nuove carrozze di tre diverse tipologie di treno: il turbostar, il treno SSL e quello del collegamento Stansted Express.

Ma anche i campi da basket e  le piste di atletica leggera delle prossime Olimpiadi di Londra sono Made in Italy. Sono state realizzate dalla ditta Mondo, azienda familiare, con un fatturato di circa 340 milioni di euro, il 60-70% del quale deriva dalla produzione di pavimentazioni sportive, commerciali e industriali. Una firma che sancisce per la decima volta consecutiva la collaborazione con il Comitato Organizzatore Olimpico. Un fil rouge che ha avuto inizio a Montreal nel 1976 e che ha originato tra Olimpiadi e Mondo un binomio quasi inscindibile, basato sulla cultura dello sport e sulla tecnologia a servizio delle performance e della sicurezza dell’atleta. Quale “Official Supplier for Sport Flooring and Equipment” Mondo fornirà non solo i materiali, ma tutti i servizi di logistica e supporto tecnico sia nelle fasi precedenti, che durante e dopo l’evento. Gli atleti gareggeranno sulla pluri-medagliata MONDOTRACK FTX, la superficie nata dalla ricerca Mondo, in occasione dei Giochi di Pechino 2008. Come già in quell’occasione, la pista che rivestirà lo stadio londinese, e’ stata studiata su misura per rispondere alle specifiche esigenze dell’impianto e del clima inglese.
I cestisti si affronteranno invece sull’innovativo sistema di pavimentazione smontabile FAST BREAK SYSTEM 2, creato da Mondo per ottimizzare sia le performance atletiche, sia i tempi tecnici di montaggio e smontaggio. Anche il design dei canestri che si troveranno a bordo campo è stato appositamente riprogettato da Mondo per l’importante evento.

Un altra azienda nostrana protagonista sarà la vicentina Ecozema, che distribuirà i bicchieri e le posate ecologiche che verranno utilizzati per la ristorazione collettiva alle Olimpiadi di Londra. Premiate dopo una lunga e severa selezione effettuata a livello mondiale. Bicchieri e posate ecologici per le mense degli atleti saranno realizzati con la bioplastica Mater-Bi di Novamont, polimero biodegradabile e compostabile conforme allo standard europeo EN 13432.I prodotti in Mater-Bi risultano essere ad elevata ecocompatibilità poiché contengono materie prime vegetali (amidi, cellulose e oli) e sono interamente riciclabili attraverso il compostaggio.

Che dire l’orgoglio del Made in Italy al servizio delle Olimpiadi di Londra 2012, l’Italia e queste aziende si meritano già una medaglia d’oro.

Da Dotando Pietri a Stefano Baldini, da Sara Simeoni a Federica Pellegrini, da Jessie Owens a Usain Bolt: la storia dei Giochi Olimpici è la storia del XX secolo, e la lettura di questo vivace ritratto del secolo passato, e di quel che abbiamo del XXI, lo confermerà. 


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Domenica in Poesia: il Mondo alla rovescia

 

Oh, che il mondo è tanto tanto bello
se lo guardi appeso per i piedi
capovolto agli occhi più non credi
se lo guardi con la testa in giù.

Su nel ciel vedrai volare cavalli
ed i pesci nuotar fra i rami in fiore
ecco un fior succhiar le farfalle
e posarsi sopra un calabron.

Vedi un ladro confessare un prete
l’orfanel raccogliere suore in fasce
i ministri riuniti in un comizio
e gli agenti che picchian col baston.

Generali che con la spada in mano
falcian l’erba con i contadini
al governo si fanno i fatti nostri
ed in chiesa si fanno i fatti lor.

Dario Fo


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Dichiarazione d’indipendenza del Cyberspazio

John Perry Barlow, saggista, poeta, attivista statunitense e noto difensore delle libertà digitali, nel febbraio 1996 pubblica online, la Dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio in risposta alla conversione in legge negli Stati Uniti del Telecommunications Act. In tempi bui come quelli odierni, dove la libertà di internet e’ sempre in pericolo, e bene ricordare e ricordarsi che cos’è il Web…

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

Noi non abbiamo alcun governo eletto, è anche probabile che non ne avremo alcuno, così mi rivolgo a voi con una autorità non più grande di quella con cui la libertà stessa, di solito, parla. Io dichiaro che lo spazio sociale globale che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci. Non avete alcun diritto morale di governarci e non siete in possesso di alcun metodo di costrizione che noi ragionevolmente possiamo temere.

I Governi ottengono il loro potere dal consenso dei loro sudditi. Non ci avete chiesto né avete ricevuto il nostro. Noi non vi abbiamo invitati. Voi non ci conoscete e non conoscete neppure il nostro mondo. Il Cyberspazio non si trova all’interno dei vostri confini.

Non pensate che esso si possa costruire come se fosse il progetto di un edifico pubblico. Non potete. È un atto di natura e si sviluppa per mezzo delle nostre azioni collettive. Non siete stati coinvolti nelle nostre grandi e partecipate discussioni e non avete creato il valore dei nostri mercati. Voi non conoscete la nostra cultura, la nostra etica, e nemmeno i codici non scritti che danno alla nostra società piu’ ordine di quello che potrebbe essere ottenuto dalle vostre imposizioni.

Voi affermate che ci sono problemi fra di noi che hanno necessità di essere risolti da voi. Voi usate questa affermazione come un pretesto per invadere le nostre aree. Molti di questi problemi non esistono. Troveremo i conflitti reali e le cose che non vanno e li affronteremo con i nostri mezzi. Stiamo costruendo il nostro Contratto Sociale.

Questo potere si svilupperà secondo le condizioni del nostro mondo, non del vostro. Il nostro mondo è differente.

Il Cyberspazio è fatto di transazioni, di relazioni, e di pensiero puro disposti come un’onda permanente nella ragnatela delle nostre comunicazioni. l nostro è un mondo che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte, ma non è dove vivono i nostri corpi.

Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.

Stiamo creando un mondo in cui ognuno in ogni luogo possa esprimere le sue idee, senza pregiudizio riguardo al fatto che siano strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo.

I vostri concetti di proprietà, espressione, identità, movimento e contesto non si applicano a noi. Essi si basano sulla materia. Qui non c’è materia. Le nostre identità non hanno corpo, così, diversamente da voi, non possiamo arrivare all’ordine tramite la coercizione fisica. Noi crediamo che il nostro potere emergerà dall’etica, dal nostro interesse personale illuminato, dal mercato comune. Le nostre identità possono essere distribuite attraverso molte delle vostre giurisdizioni. L’unica legge che le nostre culture costituenti riconosceranno in modo diffuso sarà la Regola d’Oro. Sulla base di essa speriamo di essere capaci di adottare soluzioni specifiche. Non possiamo però accettare le soluzioni che state cercando di imporre.

Negli USA abbiamo creato un legge, il Telecommunications Reform Act, che è in contrasto con la nostra Costituzione e reca insulto ai sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, DeToqueville e Brandeis. Questi sogni adesso devono rinascere in noi.

Siete terrorizzati dai vostri figli, poiché sono nati in un mondo che vi considererà sempre immigranti. Poiché li temete, affidate alle vostre burocrazie le responsabilità di genitori che siete troppo codardi per confrontare con voi stessi. Nel nostro mondo tutti i sentimenti e le espressioni di umanità, dalla più semplice a quella più angelica, sono parti di un tutto senza confini, il colloquio globale dei bits. Non possiamo separare l’aria che soffoca dall’aria spostata dalle ali.

In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di tener lontano il virus della libertà erigendo posti di guardia ai confini del Cyberspazio. Questi potranno controllare il contagio per un po’ di tempo, ma poi non potrà funzionare in un mondo in cui i bits si insinueranno dappertutto.

Le vostre industrie dell’informazione, diventando obsolete, cercano di perpetuarsi proponendo leggi, in America e altrove, che affermano di possedere facoltà di parola in ogni parte del mondo. Queste leggi dichiarano che le idee sono dei prodotti industriali, meno preziosi della ghisa. Nel nostro mondo, tutte le creazioni della mente umana possono essere riprodotte e distribuite infinitamente a costo zero. La convenienza globale del pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie.

Queste misure sempre più ostili e coloniali ci mettono nella stessa posizione di quegli antichi amanti della libertà e dell’autodeterminazione che furono costretti a rifiutare l’autorità di poteri distanti e poco informati. Noi dobbiamo dichiarare le nostre coscienze virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche se continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi. Noi ci espanderemo attraverso il Pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.

Noi creeremo nel Cyberspazio una civiltà della Mente. Possa essa essere più umana e giusta di quel mondo che i vostri governi hanno costruito finora.

“Noi non perdoniamo. Noi non dimentichiamo. Aspettateci”. Si annunciano con queste parole gli ignoti che si riuniscono sotto la sigla Anonymous e promettono battaglia contro censura, imperialismo, finanza d’assalto, devastatori dell’ambiente e militarismo. Questo libro è un’inchiesta su una forma di lotta da nuovo millennio che ha finito per colpire sette religiose, corporation, partiti reazionari e dittature mediorientali. Ogni volta che verrà compiuto un abuso, compariranno gli anonimi fustigatori il cui volto è rappresentato dalla maschera del giustiziere Guy Fawkes. E già oggi si può intuire il loro scopo: servizi digitali che garantiscano agli utenti la libertà di espressione.

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Il Fischer Mondo alla rovescia

Urs Fischer

 

Chissà, in vita sua, quante volte Madame Fischer avrà detto: “Urs, metti a posto. Questa stanza è inquadrabile!”. E chissà quante volte Urs avrà fatto finta di non sentirla. E, nel suo specifico caso, bene fece. Siamo con lui, col suo disordine, con la sua polvere, con l’accumulo apparentemente insensato di carta e oggetti, plastiline masticate e legnetti scheggiati. Lui, che generosamente ci fa entrare nel primordiale caos della sua mente, da cui nascono immagini, spunti, idee, opere filosofiche o solo buffe. “Madame Fisscher” si chiama (così con doppa esse, forse per non confonderla con la mamma) la puntuale ricostruzione del primo studio di un giovanissimo Urs Fischer a Londra, che ora occupa il sontuoso ingresso di Palazzo Grassi.

Quattro pareti di compensato e dentro il Fischer mondo: tavoli schiacciati da cianfrusaglie; pareti pullulanti di fogli, immagini, appunti, post-it; apparente ciarpame ovunque. Un detonatore che poi esplode, intorno a noi e nei piani superiori, coagulandosi in opere e situazioni sconcertanti.

Nessun percorso è suggerito. Si gira a caso, ognuno come vuole. Perché il caso è l’unica legge che governa il caos e guida il nostro. Eccolo Urs Fischer: l’anti Damien Hirst.

Disordine contro ordine. Bulimia della vita contro perfezione della morte. L’istinto creativo e procreativo vs. la formalizzazione razionale e l’eterno riposo. La trasformazione che risponde alla cristallizzazione. “L’idea di fare l’artista non mi è mai passata per la testa. Mi piace fare arte non essere artista”, è il massimo di risposta che concede persino a un compagno di strada come Francesco Bonami, critico e curatore a lui vicino da sempre.  “Hai guardato molto alla Pop Art?”, gli chiede Bonami. E lui: “Mai stata un mio punto di riferimento. La trovo quasi sentimentale”. Per forza. Il mondo di Fischer non è quello dei consumi, ma quello del consumato. Un pacchetto di sigarette strizzato che rotola in una stanza, una nuvola ritagliata nel polistirolo, il mobile sfranto e ricostruito malamente col vinavil, il calco-gesso di una mano che accarezza una guancia rosa confetto. Un girotondo di immagini, frammenti di incubi, di sogni, di lapsus visivi. “La testa è tonda per permettere al pensiero di cambiare direzione”, diceva Francis Picabia che le foto ci tramandano immerso in uno studio altrettanto incasinato che quello di Urs. E che, per nostra fortuna, nessuno dei due ha messo a posto. Né lo studio né la testa, s’intende.

(Fonte l’Espresso)

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