Italia svenduta

bandiera-italia

Secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale, nel periodo compreso tra i primi Anni Cinquanta e la fine degli Anni Ottanta, l’Italia si collocava al primo posto assoluto tra i Paesi Occidentali (e ad uno dei primi Posti a livello Mondiale) per crescita economica.

Sempre secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale, nel periodo che va dal 1995 ad oggi, l’Italia è invece all’ ultimo posto assoluto sul Pianeta per crescita economica. Cioè al primo posto per decrescita.

Sarebbe sempre meglio tenere molto bene a mente questi due dati statistici, clamorosamente divergenti, quando si discute della Storia recente del nostro Paese.

E sforzarsi di capirli. Continue Reading


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Il caffè fa schifo, addio Parlamento

Luciano-Cimmino-caffè

“Non si può chiedere a un napoletano, classe ‘44, di mandar giù ogni santo giorno quella ciofeca che nemmeno si può chiamare caffè. Eppure Luciano Cimmino – il fondatore di Carpisa e Yamamay prestato alla politica – per un anno e mezzo l’ha trangugiato senza fiatare. Appoggiato al bancone della buvette di Montecitorio, osservava quel via vai di tazzine, turandosi il naso ogni volta che ne arrivava una a lui. Non che avesse molto altro da fare: tra quei corridoi del Parlamento si sentiva un po’ spaesato, lui che 6 volte su 10, quando c’era da votare, non era in Aula. E poi anche questo rito del presentare le leggi: perché mai farsene venire in mente una quando ci sono da firmare, bell’e pronte, quelle dei colleghi.

In due anni, il suo contributo ai lavori parlamentari è di: due interrogazioni, un ordine del giorno, qualche intervento in commissione (soprattutto sulle aperture festive dei negozi). Ma la noia fa brutti scherzi. E a Cimmino un giorno, lì dentro, è addirittura venuta un’idea. Perché non cambiare miscela in Parlamento? Così si è trovato un ambasciatore: Stefano Dambruoso, questore della Camera, eletto in quota Scelta Civica. Compagno di banco di Cimmino, lassù in quella fetta di emiciclo che un tempo sognava di portare alta in Parlamento la bandiera del fu governo Monti.

Così, il 18 settembre dell’anno scorso, il collegio dei questori di Montecitorio, su proposta di Dambruoso, “autorizza l’utilizzazione presso la buvette di una miscela di caffè offerta da un deputato”. La battaglia di Cimmino contro la brodaglia della buvette è indefessa. Prima fornitura gratuita, perché un imprenditore di razza come lui sa che il mercato si affronta così. D’altronde, si ragionò, perché non valutare l’offerta di un Cavaliere del Lavoro (lo ha insignito Napolitano nel 2012), uno che ha fondato marchi così di successo? L’ufficio di presidenza acconsente: proviamolo, sto caffè.

Alla buvette arriva la consegna: sono 5 o 6 chili, qualità diverse, arabica e robusta. I commessi non si stupiscono. Capita che qualche deputato non sappia rinunciare alla bevanda favorita (ai tempi di Marco Pannella non poteva mancare mai il digestivo prediletto del leader radicale: abruzzese, se non ricordano male). Così, alla vista del caffè di Cimmino, nessuno ha battuto ciglio. Per un paio di giorni ai deputati è stata servita la miscela d’eccezione. Cimmino osservava lo sguardo dei colleghi con la tazzina alla bocca, cercava di cogliere il guizzo di piacere negli occhi di chi sorseggiava per la prima volta quel gusto rotondo. Niente da fare. Al terzo giorno, la sentenza dei commessi è lapidaria: non ci piace. Dev’es sere lì, in quel pomeriggio di inverno, guardando oltre le vetrate del Transatlantico che Cimmino ha cominciato a maturare il proposito a cui è giunto l’altro ieri. Dimissioni. “Senza Mario Monti per me è venuto meno un punto di riferimento fondamentale”, spiega. Poi ammette: “Da imprenditore potrò misurare i miei risultati, in politica non sempre ci sono riuscito”. Addio Parlamento ingrato, che pessimo gusto”. Paola Zanca

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I massoni al potere in Italia e nel mondo

massoneria

Se non sei massone non hai alcuna chance di arrivare al vero potere.

Le “Ur-Lodges”, sono superlogge massoniche sovranazionali che detengono un ferreo controllo sulle dinamiche di potere del mondo attuale e contemporaneo. Insomma, coloro che hanno in mano il destino del mondo. Vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali e da loro dipendono le associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group. Tutti i potenti del mondo, se ancora non lo sapete sono iscritti alla massoneria. Nomi e cognomi che trovate nel nuovo libro del Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, Gioele Magaldi.

Il mondo, e l’Italia è governato dalle segretissime Ur-Lodges massoniche, delle quali farebbero parte:

Barack Obama, Angela Merkel, Vladimir Putin, Xi Jinping, Christine Lagarde, Francois Hollande, Wolfgang Schauble, Jean Claude-Trichet, Bill Clinton, Tony Blair, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù, Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi. Berlusconi, invece, avrebbe creato una Ur-Lodge personale, la Loggia del Drago.

“Per far inghiottire simili riforme idiote e antipopolari alla cittadinanza, la devi spaventare come si fa con i bambini. Altrimenti gli italiani, se non fossero stati dei bambinoni deficienti, non avrebbero accolto con le fanfare i tre commissari dissimulati che abbiamo inviato loro in successione: il fratello Mario Monti, il parafratello Enrico Letta, l’aspirante fratello Matteo Renzi”  questo il racconto di un supermassone delle Ur-Lodges dal libro Massoni di Magaldi.

Gioele MagaldiDalla sconfitta del nazifascismo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, spiega Magaldi, “dall’edificazione dell’Europa unita al crollo del comunismo, dalla globalizzazione al terrorismo islamico e alla crisi dell’eurozona, viene raccontata una feroce battaglia per l’egemonia planetaria. Una guerra spietata per promuovere o affossare la democrazia. Una competizione tra le Ur-Lodges neo-aristocratiche e quelle progressiste. Tutto questo viene per la prima volta esplicato in modo limpido dinanzi all’opinione pubblica italiana e mondiale grazie allo studio e alla ricognizione rigorosa, comparativa e orientata scientificamente, di migliaia di documenti conservati presso gli archivi privati delle più prestigiose e influenti Ur-Lodges del pianeta. Documenti, peraltro, fotocopiati e depositati dagli autori del libro presso alcuni importanti studi legali e notarili di Parigi, Londra e New York'”.

Altri massoni storici: John Locke (1632-1704), Isaac Newton (1642-1727), Jean «John» Theo¬philus Desaguliers (1683-1744), Montesquieu (1689-1755), Voltaire (1694-1778), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Giacomo Casa¬nova (1725-1798), Cagliostro (1743-1795), Cesare Beccaria (1738-1794), Benjamin Franklin (1706-1790), George Washington (1732-1799), Thomas Jefferson (1743-1826), Thomas Paine (1737-1809), Nicolas de Condorcet (1743-1794), Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau (1749-1791), Philippe Egalité (1747-1793), Jacques Brissot (1754-1793), Camille Desmoulins (1760-1794), Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), Gilbert du Motier de La Fayette (1757-1834), Jacques Laffitte (1767-1844), Francisco de Miranda (1750-1816), Napoleone Bonaparte (1769-1821), nella sua fase filorepubblicana, Rafael del Riego (1784-1823), George Gordon Byron (1788-1824), Alessandro Ypsilanti (1792-1828), José de San Martin (1778-1850), Simón Bolívar (1783-1830), Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837), Samuel Gridley Howe (1801-1876), William Lloyd Garrison (1805-1879), Ralph Waldo Emerson (1803-1882), Thaddeus Stevens (1792-1868), Charles Sumner (1811-1874), Benjamin Wade (1800-1878), William Cullen Bryant (1794-1878), Carl Schurz (1829-1906), Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-1870), Giuseppe Mazzini (1805-1872), John Stuart Mill (1806-1873), Giuseppe Garibaldi (1807-1882), Jules Michelet (1798¬1874), il Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) della maturità, Louis Blanc (1811-1882), Victor Hugo (1802-1885), Lajos Kossuth (1802-1894), Charles Darwin (1809-1882), José Martí (1853-1895), Lev Nicolàevic Tolstòj (1828-1910), Giosuè Carducci (1835-1907), Max Weber (1864-1920), John Dewey (1859-1952), Leonard Hobhouse (1864-1929), Sigmund Freud (1856-1939), Theodore Roosevelt (1858-1919), Thomas Woodrow Wilson (1856-1924), Eduard Bernstein (1850-1932), George Bernard Shaw (1856-1950), Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938), Gerard Swope (1872-1957), John Maynard Keynes (1883-1946), Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Mohandas Karamchand Gandhi detto «il Mahatma» (1869-1948), Aleksandr Fédorovic Kerenskij (1881-1970), George Orwell (1903-1950), Carl Gustav Jung (1875-1961), Albert Einstein (1879-1955), George Marshall (1880-1959), Clement Attlee (1883-1967), Harry Truman (1884-1972), William Beveridge (1879-1963), Charlie Chaplin (1889-1977), Angelo Giuseppe Roncalli divenuto Giovanni XXIII (1881-1963), Antonio de Curtis detto Totò (1898-1967), Martin Luther King (1929-1968), Meuccio Ruini (1877-1970), Federico Caffé (1914-1987), Karl Popper (1902-1994), Altiero Spinelli (1907-1986), Gunnar Myrdal (1898-1987), Paul Feyerabend (1924-1994), Harold Wilson (1916-1995), Thomas Kuhn (1922-1996), Robert William Komer (1922-2000), John Rawls (1921-2002), John Kenneth Galbraith (1908-2006), James Hillman (1926-2011), Arthur Schlesinger Jr. (1917-2007), Giuseppe «Pino» Abramo (1933-2014), Ivan Mosca (1915-2005), Franco Cuomo (1938-2007), Ted Kennedy (1932-2009), Antonio Giolitti (1915- 2010), Michele Raffi (1968-2013), Rosario «Rino» Morbegno (1930-2013), Carlo Maria Martini (1927-2012), Ernest Borgnine (1917-2012), Rita Levi Montalcini (1909-2012), Hugo Chavez (1954-2013), Nelson Mandela (1918-2013), Arnoldo Foà (1916-2014), Gabriel Garda Marquez (1927-2014).

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Non chiamatela Scelta Civica

Monti-banche-industrie

La crema del mondo bancario e delle grandi industrie italiane sono presenti, e nelle posizioni migliori, nelle liste per Camera e Senato presentate da Mario Monti. Manager, professori universitari, imprenditori tutti con le mani in pasta nei più importanti consigli di amministrazione. Una scelta, molto poco “civica”, ma “unita” per difendere gli interessi delle banche e delle industrie.

  • Luciano Cimmino(Campania). L’imprenditore napoletano, meglio noto come mister Yamamay, è il patron della holding Pianoforte, partecipata al 10 per cento dall’Intesa Sanpaolo e proprietaria, oltre che del celebre marchio di biancheria intima, di Carpisa e Jacked.
  •  Ettore Artioli (Sicilia). Ha appena lasciato la municipalizzata Amat, l’azienda dei trasporti di Palermo, alla guida della quale era stato nominato la scorsa estate. Contro la sua nomina si era scagliata a suo tempo l’associazione Addiopizzo. Risulta a capo di società attive nel ramo immobiliare.
  • Giulio Baresani Varini (Piemonte). Lunga esperienza nel settore bancario. Già consigliere di Leonardo spa, responsabile wealth management di Banca Mb e direttore dei fondi Royal & Sun Alliance, nel 2012 Baresani Varini lascia la Millennium sim per dirigere la filiale bresciana della spagnola Santander nel private banking.
  • Gregorio Gitti (Lombardia 2). Docente e avvocato d’affari, ha un suocero ingombrante come Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza dell’Intesa Sanpaolo. Ricopre incarichi in numerose società: Edison, Flos, Ubi finance, Metalcam, Librerie Feltrinelli. Fino al 2011 è stato consigliere di Ansaldo Sts spa e Tethys spa.
  • Alfredo Monaci (Toscana). Conosce bene Mps: entrato nel 2005 come procuratore speciale, dal 2009 al 2012 è stato nel cda. Procuratore di Banca toscana e Banca agricola mantovana (incorporate dal Monte), presidente di Biverbanca (gruppo Mps), Paschi Gestioni Immobiliari, Mps Immobiliare e Fabrica Immobiliare sgr (a metà tra Mps e Caltagirone). Nel 2012 Monaci puntava alla vicepresidenza del Monte: stoppato.
  • Alberto Bombassei (Lombardia 2). Sconfitto da Giorgio Squinzi nella corsa alla presidenza della Confindustria, è il patron della Brembo, che produce freni per autovetture ed è uno dei principali fornitori della Fiat. Bombassei siede nei cda di Fiat Industrial, Italcementi, Ntv (proprietaria del treno ad alta velocità Italo), Pirelli.
  • Gianfranco Librandi (Lombardia 1). Patron della Tci, azienda leader nei sistemi elettronici di illuminazione, esportati soprattutto in Germania. Ex consigliere pdl di Saronno e fondatore del movimento Unione italiana, Librandi ha creato la web tv Satelios e il quotidiano online Satelios News.
  •  Carlo Calenda (Lazio). Cofondatore di Italia Futura. Fino a poco tempo fa era direttore generale di Interporto Campano, di cui oggi è consulente. Il gruppo di Gianni Punzo (amico anche di Cimmino e socio con Diego Della Valle di Ntv) vede tra i suoi azionisti importanti istituti di credito.
  • Salvatore Matarrese (Puglia). Classe 1962, figlio di Michele, patriarca della famiglia di imprenditori baresi legata a Punta Perotti e al Bari calcio. Presidente dell’Ance Puglia, si è autosospeso, ma l’associazione non ha diramato comunicazioni.
  • Domenico Menorello (Veneto). Consigliere provinciale pdl di Padova fino allo scorso gennaio, quando annuncia il passaggio al gruppo misto. Folgorato dalla Scelta civica, Menorello si consacra all’avventura montiana e taglia col passato, tranne che per la carica di vicepresidente vicario di Veneto Strade.
  • Gea Schirò Planeta (Sicilia). La moglie dell’imprenditore vinicolo Alessio Planeta ha fondato una casa editrice nel 2008, ma continua a lavorare all’interno dell’azienda del marito: si occupa di organizzare iniziative culturali di vario tipo e delle sponsorizzazioni in generale.
  • Paolo Vitelli (Piemonte 1). Presidente e ad di Azimut Benetti, leader mondiale nella nautica a motore. Vitelli, fino al 2006 presidente Ucina, Unione nazionale cantieri e industrie nautiche, presiede il cda di Paravia e dell’alberghiera Breithorn ed è ad di Marina di Varazze.
  • Giovanni Zanetti (Piemonte). Presiede il cda della Selfid e della Family Advisory sim, emanazione del gruppo Banca Sella. Zanetti è consigliere della Sella Holding e di La Ringhiera (compravendita immobiliare). Consigliere scientifico della fondazione Edison.
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La droga del potere


Mario Monti è solo l’ultimo dei politici che alla domanda “Quando avrai finito la tua attività di ministro o primo ministro cosa farai?” hanno risposto “tornerò a insegnare”. Ma, salvo eccezioni, nessuno è tornato a farlo. Perché, dopo avere sperimentato il potere non riescono più a farne a meno. II potere agisce come una droga. Vediamo in questi giorni politici decrepiti che cercano di farsi eleggere ancora una volta. Se li interrogate vi rispondono che lo fanno perché pensano di essere utili alla società. In realtà lo fanno perché se non venissero eletti, si sentirebbero insignificanti, privi di valore. Essi sanno di valere solo perché la gente si inchina davanti a loro, perché girano con la scorta, perché i soldati scattano sull’attenti. Ma per capire veramente il fascino del potere bisogna ricordare cos’è nella sua essenza e la sua miglior definizione è questa: “Quando i desideri e i bisogni degli uomini dipendono dalle decisioni di qualcuno noi diciamo che costui ha potere sui primi “. Il potere non è perciò poter fare cio che si vuole, ma poter decidere il destino di tante persone che ti guardano timorose e adoranti perché tu puoi renderle ricche o povere, felici o infelici, potenti o miserabili. Esse ti avvicinano come ci si avvicina al sacro. “Sacra maestà” veniva chiamato il re, ma ancor oggi il politico ha qualcosa di sacro. Infatti nel momento stesso in cui è nominato ministro o presidente diventa inaccessibile ai comuni mortali, solo i suoi pari grado hanno diritto di telefonargli, di vederlo, di parlargli. Gli altri no. Diventati così lontanissimi dal volgo si sentono membri di una razza superiore con il diritto di restare sempre al potere. E infatti in un modo o nell’altro non escono più dal giro, ottengono sempre un’altra carica, sono diventati parte della casta. Eppure ci sono anche dei casi in cui uno rifiuta una carica, rinuncia al potere. Questo avviene solo quando pensa di fare qualcosa di più importante. Se a Michelangelo il Papa avesse offerto di fare il cardinale, gli avrebbe risposto di no perché era troppo occupato con la cappella Sistina.

(Fonte Francesco Alberoni – il Giornale)

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