Questo non è solo un numero, si tratta di persone

Il 28 luglio il sindaco di Barcellona Ada Colau, rivoluzionaria attivista spagnola, appena eletta si è tagliata lo stipendio annuo da 140.000 a 35.000 euro, ha inaugurato un grande schermo digitale che mostra il numero dei migranti e dei rifugiati morti nel mar Mediterraneo dall’inizio del 2016. Continue Reading


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Nel 2014 sono morti nel Mediterraneo 3.419 migranti

migranti-Mediterraneo

Da gennaio ad oggi sono 3.419 i migranti, uomini, donne e bambini che hanno perso la vita in questo mare mentre tentavano la traversata. Secondo i dati dell’agenzia Onu per i rifugiati sono stati oltre 207.000 i migranti (il 50% circa richiedenti asilo) che hanno tentato di attraversare il Mar Mediterraneo, una cifra quasi tre volte superiore al precedente record del 2011.

Secondo le stime delle autorità costiere e le informazioni delle interdizioni confermate ed altre attività di monitoraggio, almeno 348.000 persone nel mondo hanno tentato queste traversate dall’inizio di gennaio, 4.272 sono morte. L’Europa, che confina con importanti conflitti a sud (Libia), est (Ucraina) e sud-est (Siria/Iraq), è stata destinataria del numero più elevato di arrivi via mare. Quasi l’80% delle partenze avvengono dalla costa libica verso l’Italia e Malta.

Oltre al Mediterraneo, ci sono attualmente almeno altre tre rotte marittime utilizzate sia dai migranti che dalle persone in fuga da conflitti o persecuzioni:

  • Nella regione del Corno d’Africa, 82.680 persone hanno attraversato il Golfo di Aden e il Mar Rosso nel 2014;
  • Nel sud-est asiatico, si stima che siano 54.000 le persone partite da Bangladesh o Birmania verso Thailandia e Malesia;
  • Nei Caraibi il dato è di circa 4.775.

“Non si può fare ricorso a misure deterrenti per fermare una persona che è in fuga per salvarsi la vita, senza che questo comporti un ulteriore incremento dei pericoli in cui incorre”, ha affermato l’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres, “Vanno affrontate le reali ragioni che stanno alla base di questi flussi, e ciò significa guardare al motivo per cui le persone fuggono, ciò che impedisce loro di cercare asilo con mezzi più sicuri, e che cosa si può fare per reprimere le reti criminali che prosperano in questo modo, proteggendo al tempo stesso le loro vittime. Significa anche avere sistemi adeguati per far fronte agli arrivi e per distinguere i veri rifugiati da coloro che non lo sono”.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo rilanciando la denuncia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati dichiara: “Non è accettabile che l’Europa resti insensibile di fronte ad una tragedia ormai quotidiana o che si accontenti di soluzioni che non rispondono pienamente all’esigenza di salvare persone alle quali oltretutto viene riconosciuto, per oltre la metà, l’asilo politico”.

Anche Amnesty International chiede alle istituzioni e agli stati membri dell’Unione europea di raddoppiare gli sforzi per proteggere i migranti e i rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi verso l’Europa, spesso in fuga da persecuzioni e conflitti armati e che vengano aperte “rotte sicure e legali in modo per evitare che migranti e rifugiati siano costretti a percorrere una rotta marittima pericolosissima”.

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Dall’inizio dell’anno arrivati 7.800 immigrati in Italia

immigrati in Italia

Sono circa 8.400, secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), i migranti e i richiedenti asilo che nei primi 6 mesi dell’anno sono approdati sulle coste italiane e maltesi. La maggioranza di loro (7.800) è arrivata in Italia, circa 600 a Malta.

Si tratta soprattutto di persone partite dal Nord Africa, in particolare dalla Libia (circa 6.700). Gli altri 1.700 hanno invece attraversato il mare da Grecia e Turchia per sbarcare in Puglia e Calabria.

I principali luoghi d’origine di questi migranti e richiedenti asilo sono i paesi dell’Africa sub-sahariana, in particolare Somalia ed Eritrea, ma anche Egitto, Pakistan e Siria. Numeri più limitati di persone provengono anche da Gambia, Mali e Afghanistan.

Il Mediterraneo è uno dei tratti di mare più percorsi del mondo e costituisce una pericolosa frontiera marittima per i migranti e richiedenti asilo diretti verso i paesi dell’Europa meridionale. Alla luce di tali rischi l’UNHCR reitera la propria esortazione a tutte le imbarcazioni in navigazione affinché restino costantemente allerta sulla presenza di migranti e rifugiati che hanno bisogno di essere soccorsi. L’Agenzia inoltre rinnova il proprio appello a tutti i comandanti di nave in navigazione nel Mediterraneo affinché restino vigili e adempiano al proprio dovere di soccorrere le imbarcazioni in pericolo. In base al diritto internazionale ed europeo gli stati devono garantire che le persone intercettate o soccorse in mare che chiedono asilo abbiano accesso al territorio e a una procedura d’asilo, nell’ambito della quale le loro necessità o richieste di protezione internazionale possano essere esaminate.

Il periodo in cui si tocca il picco delle traversate da parte di migranti e richiedenti asilo va da maggio a settembre. In questa stagione è fondamentale garantire che l’antica tradizione del soccorso in mare sia rispettata da parte di tutti e che si agisca in conformità con il diritto marittimo internazionale.

Nel corso dell’intero 2012 circa 15mila migranti e richiedenti asilo avevano raggiunto via mare le coste italiane (13.200) e maltesi (1.800). Nei primi 6 mesi dello stesso anno la cifra ammontava a 4.500 persone (3.500 in Italia e 1.000 a Malta).

Nei primi 6 mesi del 2013 l’UNHCR ha registrato la morte di circa 40 persone che cercavano di attraversare il Mediterraneo nel tratto compreso tra il Nord Africa e l’Italia. La cifra si basa sulle interviste raccolte tra coloro che hanno raggiunto l’Europa via mare.

Nel 2012 erano state registrati quasi 500 tra vittime o dispersi in mare. La diminuzione finora osservata nel numero dei decessi si deve in parte all’impegno delle autorità italiane e maltesi, in particolare della guardia costiera italiana e delle forze armate maltesi, e al loro efficace coordinamento delle operazioni di soccorso in mare. L’UNHCR valuta con favore anche gli sforzi in atto da parte delle autorità italiane, maltesi e libiche nel soccorrere imbarcazioni in pericolo nel Mediterraneo ed esorta tutti gli stati a proseguire nell’adempimento dei loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei rifugiati e dal diritto del mare.

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