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Trombati dal Parlamento ma contenti nel portafoglio

Onorevoli-trombati

Per i trombati del parlamento sono giorni terribili. Tra poche settimane infatti dovranno dire addio alla poltrona, ma non ai privilegi. Infatti potranno asciugarsi le lacrime pensando alla liquidazione ed ai vitalizi che percepiranno. Ogni mese riceveranno dai 5 ai 6.550 euro di vitalizio ed a marzo per tutti arriverà un assegno di fine mandato, oltretutto non tassato.

I Parlamentari versano mensilmente, in un apposito fondo, una quota della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi). In soldoni si va’ dai 44 mila euro per chi è stato eletto solo nel 2008, fino a quasi 300 mila a seconda della propria carriera parlamentare. Agli onorevoli bastano solo 10 anni di “lavoro” per avere diritto alla pensione, senza raggiungere i 65 anni di età. Oppure solo 5 anni per poter incassare il vitalizio, a patto che si abbia compiuto almeno 65 anni. Bella la vita da parlamentare eh.

Per fare degli esempi, elaborati da Libero, uno come Claudio Scajola, che alla Camera è stato 17 anni dovrebbe ricevere qualcosa come 158 mila euro più 4.700 di paghetta mensile. Molto meglio dovrebbe andare a Massimo D’Alema, onorevole da 26 anni, il suo assegno potrebbe essere sui 250 mila euro (di cui quasi 200 mila già incassati fra il 2004-2006 come anticipo) più il vitalizio da 6 mila euro mensili. Il suo eterno rivale Walter Veltroni 44 mila euro di liquidazione (ha già incassato la parte sostanziosa quando si dimise per diventare sindaco di Roma) più 6.500 di vitalizio. Il Senatore uscente del Pdl Beppe Pisanu, 39 anni di Parlamento, 175 mila euro di liquidazione più 6.500 di vitalizio mensile. Le cifre più sostanziose toccheranno a Filippo Berselli, Pdl ed ex An), 278 mila euro a cui si aggiunge 6.200 euro di vitalizio e a Livia Turco che incasserà subito una liquidazione da 241 mila euro, ma dovrà aspettare due anni per ricevere i 6.100 di vitalizio. Vi faccio un ultimo nome, tenuto appositamente, in coda. Quel gran simpaticone di Roberto Castelli storico dirigente della Lega Nord, incasserà un assegno da 195 mila euro e da marzo anche un vitalizio di circa 5.500 euro netti mensili. Alla faccia di Roma Ladrona e come affermo lui “ma va a ciapà i ratt” anzi “ma va a ciapà i Danee“.

Fonte Libero

Fonte Libero

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L’addio dorato dei ricchi manager

 

Francesco Trapani e la sua buonuscita dorata

Mentre si discute sull’ articolo 18 e sulla licenziabilità in cambio di 15 mesi di stipendio, ci sono executive che se ne vanno dall’azienda con una valigia piena di euro. E non sempre dopo performance esaltanti.

Dirsi addio, ma contenti. E’ possibile, quando l’uscita e’ ricca: 165 milioni per Francesco Trapani, ex numero uno di Bulgari, o circa 40 milioni per Alessandro Profumo, già ad di Unicredit, oppure prima ancora i 120 milioni ottenuti da Giuseppe Morchio da Pirelli, o i 32 milioni comprese le stock option per l’addio di Rosario Bifulco da Lottomatica. A proposito di Pirelli: di pochi giorni fa e’ la notizia che la società distribuirà bonus ai manager per una settantina di milioni.

Grazie a bonus o stock option, oppure la vendita di azioni accumulate, le uscite di scena d’oro possono cumulare quote fisse e variabili che coprono il periodo che manca alla naturale scadenza del contratto, patti di non concorrenza, premi per il lavoro svolto o quote azionarie. Compensi che si confrontano con l’idea su cui si discute di scambiare la possibilità di licenziare con un indennizzo pari a 15 mensilità.

La lista delle buonuscite d’oro e’ lunga e spazia dalle aziende private a quelle pubbliche. In certi casi si tratta di mega liquidazioni giustificate dall’effettivo apporto di valore che il eco ha portato nell’impresa. A partire dagli oltre 85 milioni incassati da Lorenzo Pelliccioli con Seat. In altre situazioni questa correlazione manco o non e’ visibile, in altre addirittura e’ avvenuto l’esatto contrario: l’azienda va sempre peggio, la buonuscita e’ sempre più alta. Altra tipologia e’ il premio a fine carriera. Nel 1998 Cesare Romiti, lasciando la presidenza della Fiat, ottenne una liquidazione da record: 105 miliardi di lire (66 milioni di euro), oltre a un patto di non concorrenza valutato altri 100 miliardi (50 milioni): cifre che quasi trasformarono in poca cosa i 20 milioni di euro spuntati quattro anni dopo da Paolo Cantarella, ad del gruppo torinese, anche lui come Romiti con alle spalle 24 anni di attività nell’impresa.

Per tornare a tempi più recenti, talvolta sono state le stock option a contare. Tra i casi che hanno fatto storia, quello nel 2000 di Lorenzo Pellicioli, che quando Seat va in sposa a Tin.it si porta a casa un patrimonio da 170 miliardi di lire (85 milioni di euro). Oppure proprio Bifulco, con 32 milioni di euro intascati da Lottomatica o, ancora, Morchio che per lasciare Fiat porta a casa oltre 12 milioni di titoli.

Il settore pubblico per rumenerazioni di fine rapporto non per forza correlate agli andamenti aziendali. Nel 2004 e’ l‘ad di Ferrovie dello Stato, Giancarlo Cimoli, a incassare una liquidazione di 6,7 milioni per passare in Alitalia, seppure l’azienda fosse lontana dal risanamento; nel 2006 il numero uno di Fs, Elio Catania, ha invece portato a casa 7 milioni; ancora Cimoli, da Alitalia, se ne andrà al prezzo di 6 milioni, mentre il gruppo sprofonda nella crisi. Nel 2006 Vito Gamberale molla le redini di Autostrada per 11,4 milioni.

Nel 2007 tocca a due banchiere al vertice di Capitalia smuovere il mercato e alzare le polemiche. Si tratta di Matteo Arpe e Cesare Geronzi, che a un certo punto entrano in dissidio. Ad abbandonare per primo e’ Arpe, con un gruzzolo di oltre 30 milioni. A poca distanza, quando Capitalia si unisce a Unicredit, lascia anche Geronzi, compensato con 20 milioni e la presidenza di Mediobanca.

Tra il 2008 e il 2011 ricordiamo Riccardo Ruggiero, ad telecom 13 milioni, seguito dal vicepresidente Carlo Buora 10 milioni, Luciano Gobbi, dg di Pirelli 6,3 milioni di liquidazione, Roberto Tunioli di Datalogic con 8,2 milioni (7 di buonuscita)… Per ritornare a Geronzi, che dopo quasi un anno d’incarico, termina la sua presidenza di Generali: 16,6 milioni la buonuscita. Pochi mesi prima, Fausto Marchionni si dimette, invece, dal vertice di Fondiaria-Sai con 10 milioni. 

E la lista potrebbe continuare, anzi continuerà sicuramente alla faccia nostra e della riforma del mercato del lavoro che, come al solito, infierisce sui deboli ed e’ inesistente per i potenti.

(Fonte Il Mondo)

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