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Quanto costano i palloni ai club di Serie A?

Quanto costano i palloni ai club di Serie A?

Quanto costano i palloni alle squadre di Serie A?

Ecco, secondo quanto riporta un comunicato della Lega Calcio, come funziona la sponsorizzazione e la relativa fornitura del Nike Merlin, il nuovo pallone ufficiale della Serie A che sarà utilizzato nel corso della stagione 2018-2019 sui campi di Serie A, Coppa Italia, Supercoppa italiana e delle competizioni Primavera. Continue Reading


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La Serie A è fallita

calcio italiano

Quasi nessuna squadra di Serie A avrebbe rispettato i parametri economici e finanziari necessari per iscriversi alla stagione 2014/15. Basti pensare che oggi, sui tre criteri presi in esame per i requisiti d’iscrizione, solo sette squadre (Cagliari, Fiorentina, Napoli, Palermo, Sassuolo, Udinese e Verona) ne riescono a rispettare due. Altre quattro (Juventus, Lazio, Parma e Torino) ne rispettano uno, mentre ben otto squadre (Atalanta, Cesena, Chievo, Genoa, Inter, Milan, Roma, Sampdoria) nessuno. In pratica è possibile iscriversi al campionato di Serie A se le società pagano i giocatori e i loro contributi, se invece non vengono pagati giardinieri, magazzinieri e così via, non c’è problema. L’analisi di Diego Tarì, Chief Financial Officer di diverse aziende e fondatore del sito di analisi economico-finanziaria del calcio “tifoso bilanciato”

L’attuale situazione in cui versa il Parma FC non è che l’ultimo di una serie di accadimenti che devono far riflettere sul nostro calcio. Il caso dei Ducali è ovviamente sotto i riflettori, ma quante altre squadre anche di serie minori si sono trovate (e si trovano) in situazioni simili?

Le squadre iscritte al campionato di Serie A 2014/15 hanno ottenuto dalla FIGC la cosiddetta “Licenza Nazionale”. La normativa contiene prescrizioni di livello organizzativo, tecnico, infrastrutturale ed economico-finanziario.

Ci siamo soffermati sull’analisi di quest’ultimo punto, cercando di ricostruire i numeri a disposizione della CoViSoC la scorsa estate, scoprendo che nessuna delle squadre di Serie A che stanno partecipando all’attuale campionato rispettava tutti i tre parametri di bilancio richiesti.

Come si può vedere dalla tabella che abbiamo ricostruito, basata sull’analisi dei bilanci al 30 giugno 2013 (o, per alcune delle squadre, al 31 dicembre 2013), ci sono sette squadre (Cagliari, Fiorentina, Napoli, Palermo, Sassuolo, Udinese e Verona) che riescono a rispettare due dei tre parametri, altre quattro (Juventus, Lazio, Parma e Torino) solo uno, mentre altre otto squadre nessuno. Manca all’appello l’Empoli (ce ne scusiamo) perché non avevamo a disposizione i bilanci.

Analisi Covisoc Licenza 2014_15 - 0 Riepilogo

Vediamo però più nel dettaglio che cosa viene richiesto alla squadre, partendo da quegli adempimenti di natura retributiva e fiscale che, invece, sono certamente stati rispettati (diversamente avremmo avuto un automatico deferimento da parte della Procura Federale e l’assegnazione di punti di penalizzazione).

Adempimenti fiscali e retributivi

Le squadre devono dimostrare di essere in regola con i propri oneri fiscali e retributivi: entro il 30 maggio devono fornire alla Covisoc evidenza di aver effettuato il pagamento del debito IVA relativo all’anno precedente (o di accordi di rateizzazione siglati con l’Agenzia delle Entrate) ed entro il 25 giugno una dichiarazione che attesti l’avvenuto pagamento degli stipendi “fino al mese di aprile compreso, ai tesserati, ai dipendenti ed ai collaboratori addetti al settore sportivo con contratti ratificati dalla competente Lega o l’esistenza di contenziosi allegando la documentazione comprovante la pendenza della lite non temeraria”.

Abbiamo qui una prima anomalia: la tutela della FIGC si limita al personale tesserato e ai dipendenti/collaboratori del settore sportivo, che sono intesi essere quelli definiti nel Titolo 3, che disciplina l’organigramma standard delle squadre. Cosa vuol dire? Molto semplicemente che se le squadre non pagano lo stipendio al Direttore Sportivo sono penalizzate, se invece non pagano il magazziniere o un altro impiegato/collaboratore non accade nulla!

Ma c’è di più: questa anomalia si ripercuote anche sulla parte contributiva, perché negli adempimenti successivi, quando viene richiesto alle squadre di dare evidenza entro il 30 giugno di aver pagato le ritenute IRPEF e i contributi INPS relativi agli emolumenti fino al mese di aprile, si continua a parlare di quelli riferiti “ai tesserati, ai dipendenti ed ai collaboratori addetti al settore sportivo”.  Del nostro magazziniere, alla fine, continua a non importare nulla a nessuno.

Richiesta di iscrizione al campionato

Entro il 30 giugno le squadre devono presentare domanda di iscrizione al campionato, contenente la richiesta di concessione della Licenza Nazionale. La documentazione di corredo prevista è la seguente:

  • il Bilancio dell’esercizio precedente (per la stagione 2014/15 si parla del bilancio al 30.06.2013, oppure di quello al 31.12.2013 per le squadre che chiudono l’esercizio in dicembre);
  • la Semestrale al 31.12.2013, approvata dal Consiglio di amministrazione, con allegata relazione della società di revisione incaricata;
  • Il Budget della stagione per la quale si chiede l’iscrizione (economico, patrimoniale, finanziario), approvato dal Consiglio di amministrazione contenente “note esplicative comprensive di presupposti, rischi e confronti tra i budget ed i valori effettivi riscontrati nell’ultimo bilancio” e, laddove necessario, di spiegazioni in merito alle “modalità di copertura degli eventuali fabbisogni di cassa”.

Vi sono poi una serie di ulteriori adempimenti documentali relativi alla regolarità fiscale (evidenza dei pagamenti dei tributi e, laddove esistano contenziosi in essere o definiti, aggiornamenti sulla situazione e evidenza del rispetto dell’eventuale piano di rateizzazione concordato), alla composizione azionaria nonché eventuali dichiarazioni specifiche per casi particolari.

La Lega Calcio di Serie A, da parte sua, deve entro il 30 giugno certificare alla Covisoc che per ogni Società tutti i debiti in scadenza e/o scaduti entro il 25 giugno nei confronti della FIGC, delle Leghe, delle società affiliale alla FIGC e del Fondo Fine Carriera (sempre e solo per ““ai tesserati, ai dipendenti ed ai collaboratori addetti al settore sportivo”) sono stati assolti.

Questi controlli sulla regolarità retributiva (emolumenti e contributi) sono poi ripetuti su base trimestrale equalunque violazione viene assimilata ad un “illecito sportivo” e prevede l’automatico deferimento alla Procura Federale che – a seconda dei casi – prevede punti di penalizzazione e/o multe.

In ogni caso, anche considerando le prerogative concesse alla Covisoc dall’art. 85 NOIF (che vedremo successivamente) la quantità e qualità delle informazioni che le squadre sono tenute a fornire entro il 30 giugno di ogni anno, unita ai controlli trimestrali, è tale da consentire il formarsi di un quadro sufficientemente chiaro della situazione economica e finanziaria di ogni Club di Serie A.

I controlli della Covisoc

Tutti gli adempimenti precedentemente descritti, sono in realtà contenuti all’interno delle NOIF (acronimo di Norme Organizzative Interne Figc), in particolare negli articoli dal 77 al 90. Ma esattamente, quali sono i parametri che vengono utilizzati per “misurare” i bilanci delle squadre di Serie A?

Intanto dalla lettura delle NOIF, in particolare dell’art. 85, apprendiamo che la Covisoc riceve ulteriori informazioni periodiche dalle squadre, che dovrebbero consentire di avere un quadro aggiornato in tempo reale sulla situazione delle stesse:

  • entro sessanta giorni dalla chiusura di ciascun semestre, devono depositare presso la Co.Vi.So.C. il report consuntivo (conto economico e rendiconto finanziario) indicando le cause degli scostamenti rispetto al budget depositato e gli interventi correttivi adottati o da adottare ai fini del rispetto degli obiettivi iniziali del budget”.
  • entro sessanta giorni dalla fine di ciascun trimestre dell’esercizio, devono depositare presso la Co.Vi.So.C. il Prospetto VP/DF con indicazione del rapporto Valore della Produzione/Debiti Finanziari, calcolato sulla base delle risultanze contabili e riferito a ciascuna delle dette scadenze”.

L’articolo è stato oggetto di una revisione da parte del Consiglio Federale nel mese di Luglio 2014. Il testo del nuovo articolo è contenuto nel Comunicato Ufficiale n. 25/A della FIGC.

Prima di andare a vedere nel dettaglio i tre parametri di bilancio che sono analizzati dalla CoViSoC, dobbiamo fare alcune precisazioni sulle modalità di calcolo dei dati. Questo anche e soprattutto perché la modalità attraverso la quale la stampa propone queste analisi non è sempre aderente alla normativa della FIGC e porta a delle distorsioni anche importanti.

Bilanci consolidati

Ci sono tre squadre per le quali l’analisi non può essere condotta a livello di bilancio civilistico, ma deve essere basata sul bilancio consolidato: il Milan, la Roma e la Sampdoria. Questo perché controllano (o sono controllate, come nel caso della Sampdoria) società che svolgono attività complementari a quelle della squadra, ad esempio il merchandising, oppure hanno ottenuto in passato dei finanziamenti  poi girati alla squadra che rappresentano un debito che deve essere tenuto in considerazione. Tra l’altro  i Patrimoni Netti Consolidati di queste tre squadre sono negativi, proprio per effetto dell’attività di  consolidamento, mentre invece non lo sono quelli dei bilanci civilistici.

La riclassifica dei leasing

Abbiamo riclassificato i leasing per far emergere il debito finanziario della squadra. In realtà questa operazione ha un impatto effettivo solo sulla Sampdoria, che al 31 dicembre 2013 aveva (in capo alla controllante) un debito residuo per il leasing del marchio di 24,4 milioni di euro, che deve essere considerato a tutti gli effetti un’esposizione finanziaria. Altre squadre, su tutte la Juventus, lo espongono già fra i debiti finanziari e non è stato quindi necessario modificare i dati.

Il Prospetto VP/DF (Valore della Produzione/Debiti Finanziari)

Il Prospetto VP/DF è costruito per mettere in rapporto il Valore della Produzione (che è composto dai ricavi operativi ma anche da altre voci, ad esempio le capitalizzazioni dei costi del vivaio) con i Debiti Finanziari netti: serve quindi a capire, quanti mesi (o anni) di ricavi sono necessari al Club per ripagare completamente i propri debiti verso le banche, i factor e i soci per i finanziamenti ricevuti.

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  1 VP_DF

Solo per precisione: il dato inerente i debiti finanziari, per convenzione, viene esposto con il segno contrario al reale. Per fare un esempio concreto, quello del Napoli, la cifra di -27,2 vuol dire che il club non solamente non ha debiti finanziari, ma addirittura aveva denaro disponibile per quella cifra.

Il rapporto minimo da rispettare non è contenuto nelle NOIF ma viene deciso su base annuale “dal Consiglio Federale su proposta della Co.Vi.So.C.”. Con il Comunicato Ufficiale 165/A del 07.05.2013 il valore minimo da rispettare è stato alzato da 3,5 a 4 unità.

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  2 VP_DF graph

Solo otto squadre sono a norma: Lazio, Cagliari, Fiorentina, Verona, Napoli, Palermo, Sassuolo e Torino. Tutte le altre sono ben distanti, come si può vedere anche dal grafico, che non riporta i valori di Torino (il cui indicatore è 144) e del Napoli che addirittura non avendo debiti finanziari ma crediti andrebbe in negativo.

Il Prospetto P/A (Patrimonio Netto Contabile/Attivo Patrimoniale)

Questo secondo indicatore serve a mettere in evidenza l’apporto effettivo dell’azionista a sostegno del Club, perché costruisce il numeratore sommando il Patrimonio Netto (quindi capitale sociale e riserve) e gli eventuali finanziamenti soci infruttiferi o postergati. Questo valore, che rappresenta ciò che il proprietario ha complessivamente versato (o lasciato, in caso di dividendi non distribuiti) a supporto della squadra, viene messo in relazione con tutto l’attivo della società, che per le squadre di calcio è normalmente rappresentato in gran parte dal parco calciatori e da crediti.

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  3 P_A

Il rapporto minimo da rispettare non è contenuto nelle NOIF ma viene deciso su base annuale “dal Consiglio Federale su proposta della Co.Vi.So.C.”. Non abbiamo trovato traccia di Comunicati Ufficiali recenti (strano, no?) e quindi considereremo ancora valida la soglia minima di 0,10 usata in passato.

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  4 P_A Graph

Sono nove le squadre che rispettano il valore richiesto (Fiorentina, Napoli, Cagliari, Udinese, Sassuolo, Palermo, Verona, Parma e Juventus), mentre anche in questo caso tutte le altre sono ben distanti e quattro di loro (Inter,Sampdoria, Milan e Roma) addirittura presentano un Patrimonio Netto negativo.

Il Prospetto R/I (Ricavi/Indebitamento Netto)

Due volte all’anno, entro sessanta giorni dalla fine del primo e del terzo trimestre (31 marzo ed il 30 settembre) le Società devono depositare il Prospetto R/I che esprime il rapporto fra i Ricavi e l’Indebitamento netto. Questo indicatore serve per capire quanti mesi (o anni) di ricavi sono necessari al Club per pagare tutti i propri debiti netti a breve termine. In questo caso il valore non è demandato al Consiglio Federale, ma è fissato: il rapporto non può essere inferiore a 3.

Attenzione: il concetto di indebitamento netto non si limita all’esposizione verso le banche (quella è il denominatore del rapporto VF/DF), ma invece tiene conto di tutti i debiti entro i 12 mesi,  consentendo però alle squadre di sottrarre da tale valore l’intero credito derivante dal calciomercato, anche se questo ha scadenza pluriennale.

Non avendo a disposizione i bilanci trimestrali abbiamo effettuato le valutazioni su quelli al 30 giugno. In realtà ciò significa che non teniamo conto degli effetti (positivi o negativi) del calciomercato estivo, che come abbiamo visto in molti casi erano proprio tesi a migliorare il nostro denominatore (per il dettaglio degli impatti del calciomercato sulle singole squadre, vi rimandiamo a questo post).

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  5 - R_I

Questo indicatore è l’unico che prevede una sanzione di natura “operativa”. Mentre per tutte le altre richieste, si parla di multe, deferimenti ed eventualmente sospensione dei contributi federali, l’art. 90 disciplina espressamente che se non viene rispettato il rapporto R/I:

la Co.Vi.So.C. dispone che la società non possa essere ammessa ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni dei calciatori, salvo che le acquisizioni trovino integrale copertura:

  1. in contratti di cessione calciatori con altre società affiliate alla F.I.G.C., precedentemente o contestualmente depositati;
  2. b) mediante incremento di mezzi propri da effettuarsi: 1) con versamenti in conto futuro aumento di capitale;  b.2) nella forma dell’aumento di capitale;  b.3) con finanziamenti postergati ed infruttiferi dei soci.

Il provvedimento è revocato, su istanza della società, quando viene ristabilito il rapporto Ricavi/Indebitamento nella misura minima

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 -  6 R_I Graph

Nonostante questo, solo l’Udinese lo rispetta: tutte le altre si posizionavano a giugno 2014 al di sotto della soglia minima richiesta. Secondo i nostri calcoli la situazione non è cambiata neanche dopo aver calcolato crediti e debiti derivanti dal calciomercato estivo, ma ci sono molte variabili in gioco e, quindi, non siamo in grado di prendere una posizione certa in merito.

Il Report Consuntivo sul Capitale Circolante Netto

Entro trenta giorni dalla fine di ogni trimestre i Club devono altresì depositare una relazione sull’andamento del proprio Capitale Circolante Netto. Questo parametro è probabilmente il più importante per sondare la “salute finanziaria” di una società, ma è anche il più complesso da capire.

Chiedendo scusa ai puristi dell’analisi finanziaria, cerchiamo di semplificare il concetto. Durante l’arco dell’anno una società emette delle fatture (i ricavi) e ne riceve (costi), così come è tenuta a pagare gli stipendi e le tasse: tutti questi valori vanno a comporre il Conto Economico. Se alla fine dell’anno i ricavi sono stati sufficienti a pagare tutti i costi, avremo un utile di esercizio, diversamente una perdita.

Esiste però un disallineamento temporale fra il momento in cui io emetto una fattura (o la ricevo) e quello in cui ricevo l’incasso della stessa (o lo pago). E così, normalmente, ogni azienda ha dei costi ricorrenti su base mensile (ad esempio gli stipendi, i contributi, le tasse), dei costi che vengono pagati su base bimestrale o trimestrale (le utenze, gli affitti, ecc.) ed altri che hanno condizioni concordate con i fornitori. Analogamente, se pensate ad una squadra di calcio, ci sono ricavi che sono concentrati in un periodo specifico (ad esempio l’incasso della campagna abbonamenti, che avviene ad inizio estate in maniera anticipata), altri regolari (la biglietteria normale), altri legati alle condizioni pattuite con i clienti (i diritti televisivi, gli incassi per il calciomercato, ecc.). Quindi se anche fatturo 1.000 euro e ho costi per 800 (generando un utile di 200), ciò non vuol dire che automaticamente alla fine dell’anno avrà 200 euro in banca a disposizione. Potrei averne 1.000 (se avessi incassato tutto e non pagato nessuno, come -800 se al contrario avessi pagato tutti e non ancora incassato nulla).

Il concetto del Capitale Circolante Netto aiuta a misurare l’effetto di questo disallineamento sulla cassa a disposizione della società, mettendo in relazione non i dati economici (ricavi e costi), quanto la loro traduzione in movimenti patrimoniali (crediti e debiti) e verificando la variazione da un periodo all’altro.

Il Capitale Circolante Netto sarà quindi negativo se nell’arco di un periodo (nel nostro caso l’anno 2013 rispetto all’anno 2012) avrò “assorbito cassa” (cioè mi sono entrati meno soldi di quelli che sono usciti). Sarà viceversa positivo se si è verificato il fenomeno opposto, cioè se al termine del periodo in esame la società ha maggiori disponibilità finanziarie (che vuol dire soldi sul conto o minori debiti finanziari).

Analisi Covisoc Licenza 2014_15 - 7 CCN

L’analisi di queste variazioni ci consente di identificare una serie di elementi utili per capire meglio lo stato “finanziario” di un Club.

Se prendiamo il caso del Parma, ad esempio, possiamo notare che il suo CCN è “migliorato” di 9,8 mln di euro e cioè che la Società dovrebbe aver avuto un apparente beneficio. Ma andando a vedere le variazioni effettive del CCN, non può non cadere l’occhio sul fatto che questo differenziale è sorto perché la Società fra il 2012 ed il 2013 ha visto crescere in maniera importate i propri crediti (da 46 a 89 milioni, per un totale di 43 mln) ma contemporaneamente ha visto un incremento dei debiti da 122 a 175 mln (+53 mln). Ha quindi “scaricato” sul debito la propria necessità di cassa.

Oltretutto l’incremento dei crediti è stato dovuto all’operazione di creazione della NewCo Parma FC Brand, quindi è un valore intercompany: questo vuol dire che mentre i debiti erano prevalentemente verso soggetti terzi che prima o poi vanno pagati (quelli verso la controllante erano pari a 38,7 milioni, ma sono cresciuti di soli 12,5 mln fra il 2012 ed il 2013), i crediti sono verso una società del gruppo che, in caso di difficoltà finanziarie complessive, potrebbe non essere in condizione di pagare.

Quando la Covisoc ha acquisito i dati, a giugno 2014, avrebbe dovuto aver nel frattempo ricevuto la semestrale al 31 dicembre 2013 ed il budget per il 2014/15: ebbene da questi dati, ipotizzando di usare il Bilancio del Parma al 31 dicembre 2014 come elemento di analisi, il problema sarebbe dovuto emergere in tutta la sua gravità: i crediti verso clienti erano sostanzialmente stazionari, mentre i debiti verso terzi – fornitori in particolare – erano ulteriormente cresciuti di circa 10 mln di euro.

Questo grafico consente di capire meglio come sono intervenute le variazioni.

Analisi su Covisoc Licenza 2014_15 - 8 CCN Graph

Le NOIF dispongono che in caso di mancata copertura del Capitale Circolante Netto da parte dei Club, “la Lega Italiana Calcio Professionistico, su comunicazione della Co.Vi.So.C, disporrà che le risorse da erogarsi alla società interessata siano vincolate al pagamento degli emolumenti dovuti ai tesserati, lavoratori dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo con contratti ratificati dalla medesima Lega”.

Conclusioni

L’analisi che abbiamo cercato di fare è basata solo su una parte degli elementi che i Club devono mettere a disposizione della Covisoc. E, tra l’altro, quest’ultima ha la possibilità di richiedere chiarimenti, precisazioni e integrazioni di documenti per avere un quadro completo della situazione. Come sempre, prendetela con tutti i limiti derivanti dal doversi basare solo sui documenti ufficiali disponibili.

Da nessuna parte è scritto che il mancato rispetto degli indicatori porti al diniego della Licenza Nazionale. Quindi il fatto che nessuna squadra di Serie A fosse in una posizione di perfetto rispetto delle richieste non porta alcun tipo di responsabilità formale in capo alla Covisoc e alla FIGC.

Ma se non si vuole perdere il senso della misura, sarà il caso non tanto di rispettare le regole, quanto di concordare una serie di sanzioni e/o provvedimenti per far si che quello che è scritto non sia solo un esercizio teorico, ma diventi realtà. Se le norme non hanno senso, cambiamole in favore di nuove e anche più semplici. Ma poi facciamole rispettare e prendiamo provvedimenti se non accade.

Ci sono in questo momento aziende a Parma (ma non solo) che probabilmente sono poco interessate ai risultati sportivi della squadra e alla diatriba sulla conclusione o meno del campionato, perché indipendentemente da quello che accadrà in Tribunale il 19 marzo sanno di aver perso per sempre una parte importante dei loro crediti (e parliamo di 48 mln di euro). E speriamo che questi fornitori siano abbastanza “robusti” da non fallire a loro volta a seguito di questa situazione, perché sarebbero altre persone che si trovano senza lavoro da un giorno all’altro.

E in questi casi non si ha mai traccia della “carità interessata” della Lega e dei “richiami etici” di Sky. Spariscono tutti alla velocità della luce, perché non è più un “loro” problema.

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Marco Bogarelli il padrone del calcio italiano

Marco Bogarelli

A Marco Bogarelli si possono fare molte critiche ma non contestargli la mancanza di ambizione: immagina stadi con 1.000 schermi connessi in wi-fi, per vedere statistiche e moviole, progetta di cancellare la Europa League per far giocare sei squadre italiane in Champions, ha detto alla Gazzetta dello Sport.

Bogarelli è il padrone del calcio italiano: presiede Infront Italy, 225 milioni di fatturato e 11,6 di utile, la società che si occupa di assistere la Lega Calcio nella vendita dei diritti tv ma anche di gestire l’immagine dei principali grandi club (l’ultimo accordo con l’Inter dell’indonesiano Erik Thohir che da Infront avrà 20 milioni all’anno garantiti) e delle grandi manifestazioni di sci, pallavolo, equitazione.

Braccio italiano della multinazionale Infront Sports & Media, presieduta da Philippe Blatter (nipote del Sepp della Federazione internazionale del calcio, la Fifa), la Infront Italy di Bogarelli ha un potere simile a quello dei grandi agenti televisivi, il lato imprenditoriale dello spettacolo è di sua competenza. A giugno ha chiuso un accordo molto discusso che garantisce alla Lega di Serie A 945 milioni di euro per il 2015 e il 2016 spartendo i diritti di trasmissione tra Sky e Mediaset. Il gruppo della famiglia Berlusconi esce sempre bene dai negoziati in cui è coinvolta Infront, i critici sostengono che questo dipenda dal passato di Bogarelli nel gruppo Fininvest e dal suo legame con Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan ora ridimensionato da Barbara Berlusconi.

Milanese, laureato alla Bocconi, 58 anni, Bogarelli è diventato la porta da cui bisogna passare per accedere ai tesori del calcio italiano. Lo sa bene il gruppo editoriale del Sole 24 Ore, controllato dalla Confindustria, che questa estate ha sviluppato un progetto ambizioso: cavalcare la popolarità della Nazionale di calcio per la promozione del made in Italy. Abbinare le missioni imprenditoriali nei mercati emergenti, dove l’Italia ha fascino, a partite degli Azzurri. La Nazionale ha 13 sponsor, dalla Tim alle Generali a Nutella. Molti sono già clienti della concessionaria di pubblicità del Sole 24 Ore che, però, ha pensato bene di affiancarsi a Infront nella gara per la gestione del marchio degli Azzurri: ovviamente ha vinto, sfilandolo alla Rcs Sport, società che attraversa un momento difficile. Infront e il Sole 24 Ore si spartiranno i ricavi al 50 per cento, dovrebbero raccogliere circa 70 milioni l’anno di cui 57 garantiti alla Figc di Carlo Tavecchio. Infront ha fatto da apripista, ora il lavoro vero tocca al Gruppo Sole24 Ore. Ma senza Bogarelli è difficile fare affari.

Molto è stato scritto sui legami di Bogarelli con il mondo Fininvest, poco sulle sue altre relazioni d’affari. Dalle visure camerali emerge, per esempio, un filo che arriva alla Sopaf, società finanziaria milanese il cui crac ha determinato l’arresto dei fratelli Magnoni che la guidavano. Dalla Sopaf arriva uno dei partner di Bogarelli in Infront, Giuseppe Ciocchetti, manager che della finanziaria dei Magnoni è stato al vertice per dieci anni. Bogarelli però ha un legame più diretto con i Magnoni. È azionista con il 15,1 per cento di una società che si chiama Sfera Investimenti, un altro degli uomini Infront, l’ex direttore di Milan Channel Andrea Locatelli ha il 2,3 per cento, e c’è anche Ciocchetti, con lo 0,6. Ma chi comanda con il 73,5 per cento è l’ex conduttore di Mtv Andrea Pezzi, diventato imprenditore dalle alterne fortune. A Sfera, zero ricavi nel 2013 e una perdita di 5mila euro, fa capo l’83 per cento della Ovo Italia, un altro 9,6 è proprio della Sopaf.

Ovo è una società strana: una video-enciclopedia lanciata nel 2006 nell’orbita del mondo Fininvest, guardata con simpatia da Macello Dell’Utri e ispirata all’Ontopsicologia dell’ex frate Antonio Meneghetti, come raccontò nel 2008 Peter Gomez sull’Espresso. I fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni sono stati arrestati anche per i finanziamenti alla Ovo che hanno contribuito al dissesto della Sopaf: somme per oltre 5 milioni di euro “prive di qualsivoglia giustificazione economica e funzionali solo a generare illeciti arricchimenti a favore di terzi”, si legge nella richiesta di custodia cautelare. Il 12 giugno 2013 il responsabile della finanza in Sopaf, Daniele Muneroni, mette a verbale: “Per quel che concerne Ovo posso affermare che l’investimento è stato curato da Luca Magnoni che, se non sbaglio, era amico di Andrea Pezzi, amministratore della società. Anche in questo caso la Sopaf ha continuato a finanziarla fino al 2011. Personalmente pensavo che la Ovo non fosse una società operante in un settore di business particolarmente profittevole né che fosse sinergica con altre società del gruppo e che l’imprenditore Andrea Pezzi non avesse esperienza nel settore dell’imprenditoria in quanto ex DJ”.

Non è l’unico investimento interessante di Bogarelli. Tra le sue altre partecipazioni dirette c’è la PF Real Estate (fatturato di 243mila euro e perdita di 11mila nel 2013) di cui ha il 27 per cento. A dispetto del nome, non è una società immobiliare ma si occupa di commercio di energia. Anche qui ci sono Ciocchetti e Locatelli nel capitale, col 9 e il 27 per cento. Ma il socio che conta è la International Global Trading. L’energia è l’ultima passione imprenditoriale di Francesco “Franco” Dal Cin, che della Pf Real Estate è l’amministratore. Classe 1943, Dal Cin è un nome storico del calcio: è stato il patron prima della Reggiana e poi del Venezia Calcio, ha subito una squalifica sportiva di cinque anni per la contestata combine (nella quale ha sempre negato di aver avuto alcun ruolo, aveva anche già ceduto la squadra) con il Genoa di Enrico Preziosi nel 2005. Nello stabilimento di Preziosi venne sequestrata una valigetta con 250 mila euro. Nel 2011 Dal Cin è stato assolto, le intercettazioni sono state giudicate inutilizzabili. Negli schemi del calcio italico, Dal Cin era parte del fronte anti-Juventus di Luciano Moggi al quale, a grandi linee, anche Bogarelli (di area Milan) si può iscrivere.

La International Global Trading è controllata dai due figli di Dal Cin, Michele (ex dirigente del Venezia, squalificato pure lui all’epoca) e Mara, col 50 per cento a testa. Molto più vicina ai business abituali di Bogarelli è un’altra delle sue partecipate, la Deruta20 (in liquidazione, via De Ruta è l’indirizzo della Infront a Milano): nel 2013 ha dovuto duellare con gli abitanti della periferia milanese per costruire con la Deruta il tendone di X-Factor, la trasmissione di Sky seguita da Infront. “Ma cos’hanno da protestare? Semmai voglio l’Ambrogino d’oro a dicembre”, diceva al Corriere della Sera Bogarelli nel 2013. Nel 2014 nella lista dei candidati alla massima onorificenza del Comune di Milano sono entrati Tavecchio, poi scartato, e Adriano Galliani, approvato. Per Bogarelli, quindi, forse è solo questione di tempo.

(Da Il Fatto Quotidiano del 26 Novembre 2014)

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