Beppe Caschetto, il manager più potente della televisione italiana

Beppe Caschetto, il manager più potente della tv

Giuseppe Beppe Caschetto, classe 1957, ex funzionario della Regione Emilia Romagna, oggi è l’agente di tutti quelli che contano davvero sul piccolo schermo. È lui l’uomo più potente della televisione italiana.

È il nuovo Lucio Presta, o se preferite, il nuovo Lele Mora. Una macchina da guerra con un giro d’affari che è stato stimato intorno ai 40 milioni di euro.

La Itc 2000 di Caschetto, il cui fatturato nel 2016 è aumentato del 40% sull’anno precedente, per un importo di 5 milioni e mezzo e un utile di 625mila euro, si occupa di management di personaggi dello spettacolo, autori e registi. Organizza eventi, ma soprattutto si muove come casa di produzione televisiva, cinematografica e pubblicitaria. Continue Reading


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SOS Tata esempio di Tv diseducativa?

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Associazione Culturale Pediatri, Gruppo Allattando a Faenza, IBFAN Italia, Il Melograno Centri Informazione Maternità e Nascita, Movimento Allattamento Materno Italiano e Un Pediatra Per Amico hanno scritto al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza con la richiesta di di intervenire contro l’esposizione dei minori nei reality show, durante una puntata di SOS Tata andata in onda sabato 14 settembre su La7, è stata violata la dignità e i diritti dei minori. Questo il testo della lettera:

Gentile dottor Spadafora,

siamo un gruppo di persone, genitori e non, e di associazioni che si occupano di allattamento, sostegno alla genitorialità, salute materno-infantile.
La contattiamo dopo essere rimasti letteralmente sconcertati da alcune scene mandate in onda sabato 14 settembre, su La 7, durante la trasmissione SOS TATA che andiamo a descrivere.
In questa trasmissione, un bimbo di appena 12 mesi veniva lasciato piangere solo nel suo lettino, chiuso in camera, perché si addormentasse.
Il bimbo aggrappato alle sbarre del letto gridava, sudato, disperato, terrorizzato, con la telecamera puntata su di lui per vari minuti.
Nel frattempo, la mamma veniva intrattenuta in cucina dalla Tata rassicurante, mentre il fratellino maggiore si tappava le orecchie.
Finalmente alla mamma è stato permesso di andare dal bimbo, mettergli il ciuccio e adagiarlo sotto le coperte.
Il bimbo a questo punto rallentava il pianto, guardava la mamma, tenendole le braccia in cerca di conforto… ma la madre, secondo le indicazioni della tata, se ne andava via, rilasciandolo solo.
Il bimbo, deluso, ripiombava in un pianto ancora più straziante.
Dopo altri interminabili minuti, il bimbo sfinito non piangeva più e si addormentava.
Esprimiamo ancora una volta il nostro dissenso per i metodi per “educare i bambini piccoli a dormire” che si basano sull’estinzione graduale del pianto.
Sappiamo ormai dalla ricerca scientifica, se non bastasse il buon senso, che la fisiologia dell’essere umano prevede che riceva delle cure di tipo prossimale da parte della madre e degli adulti che se ne prendono cura, e che la pretesa che un bambino piccolo si addormenti da solo e dorma per tutta la notte senza richiedere la presenza e il contatto dell’adulto, oltre ad essere anti-fisiologica ed irrealistica, può provocare confusione nei genitori e grande stress nei bambini.
Questi metodi possono minare fin dalla primissima infanzia la fiducia negli adulti e quindi in se stessi e interferire con lo stabilirsi di una sana relazione genitori-figli, oltre ad interferire (se il bambino è piccolo) con l’allattamento al seno.
Esistono altre modalità di accudimento, più rispettose della fisiologia del sonno e dei bisogni irrinunciabili dei bambini molto piccoli.
Riteniamo che sia pericoloso e fuorviante promuovere in TV il ricorso a questi sistemi, senza che ai genitori vengano date informazioni complete e coerenti, affinché possano compiere decisioni informate.
Chiediamo quindi che le redazioni televisive si facciano carico di questa responsabilità.
Soprattutto, poi, pensiamo che puntare la telecamera su di un bambino piccolo, solo, stravolto, terrorizzato, e trasmetterlo indiscriminatamente a milioni di telespettatori, sia una violazione della dignità e dei diritti del bambino, compreso  quello dei bambini che magari stavano guardando la TV a casa.
A questo proposito, ricordiamo che nella Carta di Treviso (protocollo firmato il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia) si dice:  5) il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico, né va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dell’armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori;
La visione di scene di questo tipo, potrebbe alimentare, in un pubblico adulto predisposto, pericolosi atteggiamenti di voyeurismo e sadismo nei confronti del dolore infantile.
Chiediamo quindi all’Authority di intervenire, prendendo posizione contro i metodi di estinzione graduale del pianto e la loro promozione verso i genitori, e ponendo regole più severe per l’esposizione di bimbi molto piccoli nei reality show, in modo che mai più vengano trasmesse scene in cui questi ultimi sono sottoposti a situazioni stressanti e angoscianti, od umilianti, pur col consenso dei loro genitori. 

Confidando in una sollecita e positiva risposta.

Ieri il Garante Spadafora ha risposto, richiamando La7 e la casa produttrice Magnolia: “Telecamere che indugiano a lungo sul pianto disperato di un bambino, contesti familiari messi a nudo dalle ingerenze di trasmissioni televisive che spesso non dimostrano sufficiente attenzione verso i bambini e gli adolescenti. Le scene della trasmissione SOS Tata che mi sono state segnalate da alcune associazioni non sono che l’ennesimo episodio di un modo di fare televisione spesso poco attento al rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, poi ribaditi da diversi codici deontologici sottoscritti dal mondo dell’informazione, come la Carta di Treviso e il Codice di autoregolamentazione tv e minori”….”Invito pertanto i responsabili di LA7 e della società Magnolia, produttori della trasmissione SOS Tata, ma più in generale tutto il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento, al rispetto dei principi che loro stessi hanno sottoscritto, primo fra tutti quello che vincola la partecipazione dei minorenni alle trasmissioni televisive al massimo rispetto della loro persona, evitando che siano coinvolti in forme di comunicazione lesive dello sviluppo armonico della loro personalità. Quando si ha a che fare con i bambini e gli adolescenti, soprattutto in contesti così delicati, non ci si può permettere leggerezza e superficialità. Il coinvolgimento di professionalità specifiche che di volta in volta supervisionino il contenuto delle trasmissioni prima che queste vadano in onda, in questo senso, è fondamentale”….

Non si è fatta attendere la replica di Tata Lucia,  la tata più famosa del programma, intervistata da Panorama:

Tata Lucia, non è che questa volta si è un pò esagerato?
A me sembrano spaventosamente esagerate le parole dei pediatri. Io non ho terrorizzato proprio nessuno!

I pediatri se la prendono con i suoi metodi, in particolare quello basato sull’estinzione graduale del pianto. Come risponde?
Il bambino va allenato a certi comportamenti e il primo allenamento è quello di farlo sentire sereno, sicuro di sé e padrone della propria vita.

A costo di pianti disperati?
Il bambino quando nasce non sa come si fa a vivere, se piange non è per disperazione.

L’accusano di mettere a repentaglio la fiducia dei piccoli negli adulti e quindi in se stessi…
Non è così, tra l’altro il montaggio televisivo non dà conto del grande lavoro che viene svolto 24 ore su 24 per un’intera settimana.

Ha mai verificato se, in seguito ai suoi interventi, i bambini hanno riportato danni psicologici di qualche tipo? 
Ovviamente ancora non possiamo sapere se questi bambini saranno degli adulti complessati perché li abbiamo fatti piangere troppo. Ma ricordo un neuropsichiatra, non italiano, che diceva sempre di aver curato moltissimi bambini che avevano dormito nel letto dei genitori ma nessuno che avesse dormito in camera sua. Per carità, ci sono anche illustri pischiatri che si sono tenuti i figli nel letto fino ai 18 anni ma io, nella mia pochezza, sono di un’altra idea.

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Tv 2.0: Lento, ma costante, declino dei canali generalisti

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Nell’ultimo anno, il settore delle comunicazioni non è stato risparmiato dalla crisi che ha caratterizzato l’economia italiana tra il 2011 e il 2012. In un contesto di sostanziale deterioramento del quadro macroeconomico, di diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e di investimenti penalizzati dalle difficoltà di accesso al credito per le imprese, gli operatori del settore si sono trovati a fronteggiare una situazione di crisi economica, stagnazione dei consumi in termini reali e incertezza sulle prospettive di crescita per il breve e medio periodo. In questo quadro, il valore del macrosettore delle comunicazioni (comprensivo dei settori media, telecomunicazioni e servizi postali) per il 2012 è stimato pari a 61,4 miliardi di euro, cui corrisponde una perdita complessiva di 4,4 miliardi di euro in termini di fatturato rispetto al 2011.

Nel corso degli ultimi tre anni, il settore televisivo ha registrato profondi mutamenti, sia sul piano economico e tecnologico, sia su quello normativo. In particolare, la digitalizzazione delle reti e lo sviluppo di piattaforme di distribuzione dotate di maggiore capacità trasmissiva hanno aumentato la varietà e la disponibilità dei contenuti, gratuiti e a pagamento. Questo processo ha superato i problemi di scarsità presenti nell’offerta audiovisiva analogica e ampliato le potenzialità tecniche correlate alla stessa, contribuendo alla evoluzione delle attività economiche e ai modelli di business offerti dai distributori di contenuti audiovisivi. Ciò si è in primo luogo riflettuto in una profonda trasformazione della comunicazione audiovisiva, che da un modello generalista e lineare – come tradizionalmente concepito – si è evoluta secondo forme non lineari e personalizzate, ove l’utente fruisce del contenuto attraverso molteplici apparecchiature e modalità (quali ad esempio il simulcast, la replay-tv e la catch-up tv, le offerte di net tv) e in diversi momenti della giornata. In tale scenario, le due principali distinzioni per l’utente finale diventano, da un lato, quella tra servizi gratuiti e a pagamento e, dall’altro, quella tra servizi non lineari e lineari, cioè fruibili in simultanea con la comunità degli altri spettatori sintonizzati sullo stesso contenuto. Parallelamente, si è registrata un’evoluzione dei modelli di business degli operatori tradizionali: si affacciano nuovi player, ad esempio gli aggregatori di contenuti, che si affiancano alle figure degli operatori di rete, fornitori di contenuti e fornitori di servizi (già ridefinite alla luce del passaggio al digitale), aggregando i contenuti audiovisivi propri e/o di terzi e offrendoli in pacchetti gratuiti o a pagamento all’utente finale. D’altra parte, tuttavia, i dati dell’ultimo anno mostrano ancora una persistente preferenza degli utenti per la fruizione dei contenuti audiovisivi tramite le piattaforme tradizionali (digitale e satellitare), mentre rimangono minoritarie le forme di fruizione legate ad internet in webtv e residuali quelle congiunte di servizi di comunicazione elettronica e audiovisivi in tecnologia IPTV. Da un punto di vista economico, il quadro generale risente della persistente congiuntura economica negativa. A soffrire maggiormente sono gli introiti della raccolta pubblicitaria e, conseguentemente, la televisione in chiaro (che rappresenta il più importante mercato pubblicitario). La televisione a pagamento ne risente in misura inferiore, con una flessione marginale. Dopo una leggera contrazione registratasi nel 2011, l’andamento dei ricavi dei servizi televisivi nel 2012 ha subito una notevole flessione (-8,7%).

L’andamento dei ricavi flessione ha interessato soprattutto la televisione in chiaro (-11,9%), mentre gli introiti della televisione a pagamento hanno subito una riduzione più contenuta (-3,5%). La riduzione dei ricavi complessivi della televisione è infatti da imputarsi principalmente alla contrazione dei ricavi pubblicitari. A tal proposito, mentre nel 2010 si era assistito ad una ripresa degli introiti pubblicitari, il 2011 ha visto una stagnazione dei medesimi, aggravatasi nel 2012 con una flessione che l’Autorità stima essere pari al 17,9%.

La pubblicità rimane tuttavia la principale fonte di finanziamento dei servizi audiovisivi su mezzi tradizionali, soprattutto della televisione in chiaro, con una quota del 42,2% delle risorse totali. Anche l’offerta pay appare interessata dalla congiuntura economica negativa, sebbene in maniera assai più contenuta, con una riduzione stimata pari all’1,4%. Decrescono anche gli introiti derivanti da provvidenze e convenzioni con soggetti pubblici, mentre i ricavi derivanti dal canone rappresentano l’unica fonte di finanziamento che registra un tasso di crescita positivo (+ 2,3%). Analogamente all’anno precedente, lo scenario economico recessivo determina, da un lato, la riduzione dei budget di spesa degli inserzionisti pubblicitari, cui consegue la rilevata contrazione dei ricavi pubblicitari; dall’altro, l’incidenza della congiuntura economica negativa sul reddito reale delle famiglie ha portato a un’inversione del trend di crescita dei ricavi da offerte a pagamento. Nel caso della pay-tv, il potere di acquisto delle famiglie si è notevolmente ridotto nel corso degli anni, stante la crescita più sostenuta dei prezzi delle offerte pay-tv rispetto all’aumento dei prezzi al consumo; viceversa, l’andamento del canone TV (ossia la tassa governativa per la detenzione di apparecchi riceventi) è stato maggiormente in linea con quello dell’inflazione. Con riferimento alla ripartizione dei ricavi per operatore, permane la tripartizione del settore tra Mediaset, Sky Italia e Rai, che congiuntamente raccolgono circa il 90% delle risorse complessive. Più in dettaglio, nel 2012, si assiste ad una decisa flessione del fatturato del gruppo Mediaset (-13,2%) e del gruppo Rai (-7,5%), imputabile principalmente alla contrazione dei ricavi pubblicitari. Anche i ricavi di Sky Italia decrescono, sebbene in misura più contenuta (-1,4%), a riprova della maggiore capacità di tenuta della televisione a pagamento. Il rimanente 10% dei ricavi televisivi è disperso tra un elevato numero di emittenti in chiaro e a pagamento, di rilievo nazionale o locale, tra cui spicca il gruppo Telecom Italia, presente nella televisione in chiaro con la controllata Telecom Italia Media. Tuttavia, tale gruppo, nel corso del 2013, ha ceduto le attività relative all’emittente La7 al gruppo Cairo Communications. Pur continuando a registrare una leggera flessione, nel 2012 l’audience delle emittenti generaliste si conferma incontrastata. Nello specifico, confrontando i dati relativi allo share del giorno medio, Rai si attesta intorno al 40%, mentre Mediaset poco al di sotto del 35%, raggiungendo complessivamente circa il 75% dell’audience. I 6 canali generalisti delle due emittenti registrano un calo nell’ascolto medio, solo in parte compensato da una crescita dell’audience dei canali tematici. Il trend degli ascolti delle altre emittenti terrestri è caratterizzato da un andamento ascendente, in aumento nell’ultimo anno, mentre i canali di Sky e delle altre emittenti satellitari registrano una battuta di arresto, con l’audience satellitare stabile intorno al 12-13%. Quindi, a fronte dell’inerzia delle posizioni degli operatori storici, è possibile osservare un lento, ma costante, declino dei canali generalisti e un correlato consolidamento dei canali tematici, anche grazie alla diffusione del digitale terrestre, indicazione di una fruizione maggiormente personalizzata del contenuto televisivo.

Con riferimento alle modalità di ricezione del prodotto televisivo, il completamento del processo di digitalizzazione risulta evidente dalla circostanza per cui a fine 2012, con il completamento dello switch-off, la trasmissione in tecnica analogica dei contenuti televisivi è cessata. Quasi l’85% della popolazione fruisce di contenuti televisivi in tecnologia digitale terrestre, mentre la restante parte ne usufruisce tramite la piattaforma satellitare, che, rispetto al precedente anno, appare in leggera flessione (-1,1%). Del tutto marginali sono infine gli ascolti realizzati dalle piattaforme IPTV, peraltro in calo rispetto alle rilevazioni precedenti, e ciò appare indice della netta preferenza da parte degli utenti verso il consumo dei prodotti televisivi tramite le piattaforme televisive tradizionali.

Da un punto di vista informativo, si registra un generale calo dei dati di ascolto dei telegiornali trasmessi dalle principali emittenti nazionali, indice di una maggiore attenzione rivolta dagli spettatori verso forme di informazione alternativa. In particolare, sia nelle fasce mattutine che serali, i due principali TG (TG1 e TG5) perdono quasi 2 punti percentuali di ascolti ciascuno. Anche il TG di La7, che il precedente anno aveva fatto registrare un aumento dei valori di ascolto (fino al 10% in fascia serale), mostra una leggera flessione (-2 punti percentuali). Sostanzialmente stabili i dati di ascolto relativi al principale TG della piattaforma satellitare (Sky TG24), con valori di poco inferiori allo 0,5%.

La Tv a pagamento. A fine 2012, i sottoscrittori di un abbonamento pay-tv sono circa il 40% del totale delle abitazioni televisive. La piattaforma satellitare continua a essere la prima piattaforma di pay-tv, raggiungendo più della metà delle abitazioni pay, mentre il digitale terrestre si attesta intorno al 40%. Con riferimento ai singoli operatori, dopo la flessione registrata nel 2010, la quota di Sky evidenzia un moderato trend positivo (+1,1%), confermando l’operatore come l’indiscusso leader del mercato. Anche il secondo operatore (Mediaset) prosegue con un andamento positivo. Entrambi gli operatori hanno progressivamente arricchito la programmazione offerta, nell’ambito di una maggiore personalizzazione del palinsesto televisivo, ispirata anche a modalità di fruizioni interattive. Inoltre, sono stati introdotti nuovi canali tematici, nonché programmi in alta definizione o in tridimensione, differenziando la qualità delle rispettive offerte. Infine, l’offerta si è estesa a forme di fruizione tramite web (in particolare in modalità mobile, tramite tablet). La struttura del mercato rimane fortemente concentrata, anche a causa degli elevati sunk cost endogeni per l’acquisizione di contenuti televisivi premium (film, serie e calcio in particolare). L’indice di concentrazione è superiore alla soglia critica di 2.500 e, nell’ultimo anno, l’Autorità stima un incremento, con un’inversione di tendenza rispetto alla tendenza del biennio precedente.

*Relazione Agcom 2013

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Telejato la Tv antimafia


In questi giorni, in Sicilia scatta il passaggio al digitale terrestre e Telejato, così come le altre emittenti comunitarie, chiuderà. Con la Legge Finanziaria 2011 (articoli 8,9,10) sono state di fatto abolite le televisioni comunitarie (250 in tutta Italia), e il Ministero dello sviluppo economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre, eccetto che per le tre reti RAI, per Mediaset, per La 7, per Sky e per le società di telefonia mobile, cui le frequenze sono state assegnate gratis. Le altre utenze saranno assegnate dietro esborso di ingenti somme di denaro, attraverso graduatorie regionali formulate sul numero dei dipendenti e sulle proprietà immobili. E’ la fine quindi del volontariato anche in questo campo. Il tutto naturalmente nel silenzio tombale e il disinteresse di tutti i partiti politici.

Le restanti televisioni locali, altre 250 realtà, saranno in gran parte liquidate entro il 30 giugno 2012 per lasciare il posto alle grandi reti nazionali che trasmetteranno gratuitamente, e a pochi canali regionali che otterranno le frequenze pagandole fior di quattrini. Per chi ha accumulato proprietà immobiliari, audience e spinte politiche, è possibile permetterselo.

Fonte l'Arte di Gaetano Porcasi

“Non e’ riusciuta a farci chiudere la mafia, ora ci pensa lo Stato” dichiara Pino Maniaci. Quella di Telejato e’ sempre stata un esistenza vissuta pericolosamente, sospesa tra le pressioni della criminalità organizzata e la mancanza di risorse. Condizione, però, che non ha mai fermato Pino e il resto dello staff redazionale (composto da moglie, figli e qualche giovane volontario). Nel corso degli anni , l’emittente di Partinico si e’ guadagnata l’appellativo di tv antimafia. Telejato e’ sempre sul posto: “Noi – incalza Pino – arriviamo prima della polizia. Mettiamo in onda i consigli comunali. Siamo diventati un’istituzione per i comuni, e le amministrazioni prima di firmare una delibera ci chiamano, perché sanno che se eventualmente c’è un’illegalità gli facciamo il culo quanto una casa”. “Ad oggi, dice Pino, per la legge così com’è dovremmo essere fuori. Se così fosse, violerò la legge, perché quella e’ una legge anticostituzionale e iniqua. Accederò lo stesso al digitale, e il paradosso sarà che mi dovranno spegnere i microfoni quegli stessi carabinieri che mi danno protezione. Io vado avanti perché devo tutelare quella che e’ la vita della mia famiglia, finché avrò un microfono nelle mani e i riflettori accesi”.

La sopravvivenza di Telejato, con la sua storia, le sue battaglie, la sua valenza culturale, nel segno di Danilo Dolci, di Peppino Impastato, di Mauro Rostagno e di Giuseppe Fava è un segnale importante per  la garanzia  dell’esistenza di una libera informazione in un panorama controllato dalle mafie mediatiche.

Aderisci al Comitato “SIAMO TUTTI TELEJATO” inviare l’adesione a: [email protected]

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