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Stipendi sportivi 2017: Ecco le squadre con i salari più alti del mondo

stipendi sportivi

Sporting Intelligence presenta l’ultimo studio Global Sports Salaries Survey 2017 sulla retribuzione media di 465 squadre di 16 paesi diversi, che militano in 29 campionati di 9 differenti discipline.

Dominano i team del basket professionistico americano, che occupano 17 posizioni su 20. Solo Barcellona, Psg e Real Madrid rompono il monopolio Nba. Continue Reading


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I maggiori utilizzatori di voucher: Ecco l’elenco

I maggiori utilizzatori di voucher in Italia nel 2016, anno dell’introduzione della cosiddetta “tracciabilità”, sono stati grossi gruppi che operano nel commercio, nella ristorazione, nell’organizzazione di eventi culturali e sportivi: McDonald’s, Sisal, Manpower, Adecco, Chef Express, Best Union Company, Juventus, Lazio, Fiorentina, Chievo, Burger King, Rinascente, Bottega verde. Continue Reading

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Alla Juventus tutto è concesso

Il Movimento 5 Stelle di Torino, più precisamente Vittorio Bertola capogruppo in Consiglio Comunale, nel blog del movimento, spiega cosa si nasconde dietro la concessione alla Juventus dell’area della cascina Continassa, adiacente a quella del nuovo stadio.

Quando si parla di stadi e delle squadre di calcio cittadine è difficile intavolare una discussione razionale; subito buona parte dei partecipanti cominciano a ragionare per tifo. Noi in ufficio siamo ben assortiti, dato che io sono attivo nei club del tifo granata da molto prima di fare politica mentre Chiara in passato ha lavorato per la Juventus; per questo motivo vi possiamo rassicurare sul fatto che le posizioni che prende il Movimento 5 Stelle sono ragionate e valutate come consiglieri comunali, nell’interesse della città, e non in base al proprio tifo calcistico.

Detto questo, l’argomento del giorno è l’ultima grande operazione immobiliare che piomba sui tavoli del consiglio comunale: la concessione alla Juventus dell’area della cascina Continassa.

Già l’operazione stadio Juventus, dal punto di vista del pubblico interesse, lasciava molto a desiderare: alla Juventus la Città ha chiesto, in cambio della proprietà di fatto per 99 anni di un’area di 350.000 mq, 20 milioni di euro, ovvero € 0,58 (58 centesimi di euro) al metro quadro all’anno! Non contenta, la Città ha anche fatto una variante al piano regolatore che permettesse alla Juventus, oltre allo stadio, di realizzare un centro commerciale Conad (le solite cooperative) da 37.000 mq e 90 milioni di euro. Con il cambio di campo, gli incassi da stadio della Juventus sono passati in un anno da 11,6 a 34,6 milioni di euro, triplicando, e grazie alla Champions League quest’anno saranno ancora superiori.

Insieme allo stadio, la Juventus aveva presentato un progetto di massima per l’area adiacente, quella di cui si parla oggi, prevedendo di realizzarvi la propria “club house”. Il progetto copriva l’area immediatamente a ovest dello stadio, escludendo però l’area dell’Arena Rock, all’angolo tra via Druento e via Traves.

L’Arena Rock è uno dei paradigmi della spoliazione delle casse torinesi che porterà questa città al fallimento. Nel momento in cui lo stadio delle Alpi fu dato alla Juventus, sembrò ovvio ai sessantenni che comandano Torino che, per non perdere l’immancabile un concerto l’anno del Delle Alpi e dimenticandosi di possedere tuttora lo stadio Olimpico, servisse una nuova area concerti come quelle a cui loro erano abituati nei lontani anni ’60, ovvero una spianata di fango con un palco, due cessi e due biglietterie. Questo generò un bell’appalto da cinque milioni di euro che furono totalmente buttati, in quanto mai nessun concerto si è svolto in tale spianata di fango; un anno, per tamponare la figuraccia, chiesero alle aziende pubbliche del territorio di mettere dei soldi per farci una specie di festa dell’Unità latinoamericana.

Lo spreco di soldi pubblici per l’Arena Rock è stato ingente, ma chi l’ha costruita ringrazia ancora adesso; dopodiché, dato che la Juventus non la voleva, un paio d’anni fa trovarono infine qualcuno a cui rifilarla. Per ben 27.000 euro di affitto annuo, un privato si impegnò a realizzare e gestire al suo interno una pista di kart, che è ormai pronta e finita.

Che succede però adesso? Che la Juventus si sveglia, rifà i conti e scopre che, nonostante le condizioni di favore ottenute in passato, i margini non sono abbastanza alti; dunque presenta un nuovo progetto che prevede oltre alla “club house” e al centro allenamenti un cinema multisala, un albergo da 120 stanze e dei sani palazzi residenziali. Ovviamente per realizzare tutto questo serve più spazio, e dunque alla Juventus farebbe tanto comodo che anche la pista di kart, nemmeno ancora inaugurata, venisse demolita per dare l’area a loro.

La reazione dell’amministrazione Fassino è la solita: genuflettendosi a chiunque sia vagamente legato a Marchionne, presenta al consiglio comunale una nuova variante al piano regolatore per permettere tutto quanto richiesto dalla Juventus, in cambio del solito prezzo di 0,58 € al metro quadro all’anno per 99 anni. E chi se ne frega se il tizio del kart ha investito una bella somma (secondo i giornali 1,2 milioni di euro): con le buone o con le cattive, verrà fatto smammare con una compensazione che in commissione è stata quantificata tra i 500.000 e i 700.000 euro. In questa città è un’abitudine che ubi maior minor translocat a spese proprie: ricordate Scubatica?

Ovviamente, la città deve anche impegnarsi a liberare l’area dagli altri occupanti e a sistemare la parte che resterà pubblica, quella più a sud. In corso Ferrara c’è l’area dei giostrai, ovvero un piazzale che ospita famiglie nomadi stanziali che viaggiano qualche mese l’anno e per il resto hanno costruito capanne e casette: pare che i costi siano di un milione di euro per il trasloco e di oltre tre milioni per costruire da qualche altra parte una nuova area (a me sfugge perché uno che vive a Torino otto mesi l’anno non possa preoccuparsi da solo della propria residenza senza che gliela costruiamo noi, ma questa è un’altra storia). Poi c’è il Palastampa da demolire (non lo vuole più nessuno) e trasformare in un parco che a sua volta costerà di manutenzione ogni anno. Infine, alla cascina Continassa vivono circa 80 rom accampati abusivamente, quelli vittima dell’orrendo pogrom di un anno fa (guidato, per una strana coincidenza, da alcuni ultrà della Juve), a cui la Città troverà un’altra sistemazione.

In pratica, la Città incasserà una tantum 10,5 milioni di euro per l’area, un milione di gentile contributo aggiuntivo, e circa 7-8 milioni di oneri di urbanizzazione, che però dovranno coprire anche le relative spese (strade, parcheggi, trasporti, fognature ecc.) per le nuove costruzioni. Alla fine in cassa resterà poco o niente, ma in compenso la Città avrà dato via una enorme area che nei prossimi 99 anni avrebbe potuto essere messa a frutto.

Perché allora si fa il tutto? L’operazione viene giustificata dicendo che quell’area è un problema, che la Juventus è l’unica interessata (ma come si fa a saperlo se non si fa una gara?) e che almeno qualcuno investe e ci fa qualcosa, risanando e creando posti di lavoro. Tutto vero, ma questo non giustifica il fatto di darla via per così poco, non per attività di pubblico interesse ma per una società privata a fine di lucro. Se io voglio costruire un cinema, un palazzo e un albergo, mi compro a prezzi di mercato il terreno su cui costruirli: perché devo averlo a prezzo stracciato da un ente pubblico?

E siamo sicuri che alla fine il saldo per il pubblico sia positivo? Per esempio il costruendo cinema non ha la licenza, anche se la Juventus si è detta sicura di riuscire a ottenerla in qualche modo dalla Regione; ma che fine farà il cinema di Venaria una volta che lì aprirà una megamultisala? Per i posti di lavoro guadagnati nelle nuove attività commerciali, in una città in crisi come Torino, non ce ne saranno altrettanti persi in quelle vecchie?

La vera ragione per cui si fa il tutto, oltre alla sudditanza ai padroni di Torino, è puramente finanziaria: è vero che le casse pubbliche dovranno sostenere le spese di cui sopra, ma lo faranno nei prossimi anni; in compenso, 11,5 milioni di euro verranno incassati subito. Il vicesindaco ha detto chiaramente che la delibera è urgente perché bisogna incassare questi soldi entro fine anno, altrimenti non si riesce a rientrare nel patto di stabilità, il Comune sarà commissariato e Fassino andrà a casa. L’orizzonte amministrativo si ferma al 31/12; il dopo, adesso, non importa.

Concludendo, vengo comunque alle questioni di tifo. Se siete juventini, vorrei dirvi che a fronte di regali di queste dimensioni alla società della Fiat che si occupa del business del calcio non si spiegano, se non con la manipolazione mediatica del giornale della Fiat, le polemiche per lo stanziamento di uno (1) milione di euro per la sistemazione a centro sportivo dell’area Filadelfia, soldi peraltro non di origine pubblica ma già precedentemente incassati dalle operazioni commerciali legate a quell’area, e su cui peraltro potete stare tranquilli perché, nonostante le grandi promesse, le cerimonie solenni e la residenza stabile di alcuni esponenti della maggioranza sulle pagine di Tuttosport, né la Regione né il Comune hanno ancora tirato fuori una lira.

Ma se invece siete granata e siete tra quelli che amano contestare una presunta differenza di trattamento del Comune tra le due squadre di calcio cittadine, ci tengo a farvi notare una cosa: che non è possibile documentarla in quanto il Torino FC, in termini di progetti di sviluppo, è totalmente non pervenuto. La Juventus ragiona da azienda, progetta, investe; il Torino vivacchia cercando di spendere il meno possibile e di arrivare a fine mese avendo incassato più di quel che è uscito, e non ha mai presentato in Comune nulla del genere. Da cittadini, contestiamo al Comune i trattamenti di favore alla Juventus; da tifosi, citofonare Cairo.


Piedi nudi. Calcio e sesso, scopate e pallonate

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C’era una volta la Serie A e lo stile Juve

Terza e ultima puntata (forse) sul declino del calcio. In questa analisi, Marco Travaglio perIl Fatto Quotidiano“, analizza e ricorda lo stile Juve, ben diverso dallo stile Juve contro tutti attuale. Ma che accomuna ormai la maggior parte delle società calcistiche, sempre meno sportive e sempre più “politiche”. 

Gentile John Elkann, Le scrivo da appassionato di calcio, ma soprattutto da juventino che aveva appena smesso di vergognarsi di esserlo dopo la dipartita di Moggi & C. grazie allo scandalo di Calciopoli. Ora, se possibile, gli juventini perbene, che hanno iniziato a tifare ai tempi di Boniperti, Trapattoni, Zoff, Scirea, Gentile, Cabrini, Tardelli, Platini, e anche di Conte, quando la società indossava un certo “stile”, sono costretti a vergognarsi ancor più di prima.

Mai infatti, nemmeno negli anni bui di Calciopoli, la Juventus si era spinta a tanto: manipolava arbitri e campionati, ma non negava alla giustizia sportiva il diritto di fare il suo dovere. Oggi invece Suo cugino – il signorino Andrea, che porta il cognome francamente eccessivo degli Agnelli – ha trasformato la società in una succursale del Pdl: da mesi insulta la Federazione di cui è uno dei soci più autorevoli e demolisce le regole e le istituzioni della giustizia sportiva, quasi fossero frutto di un complotto planetario contro la Juve, decise all’insaputa del club più potente d’Italia.

Ma non sempre: solo quando danno torto alla Real Casa. Se la giustizia sportiva respinge i ricorsi per riottenere gli scudetti inquinati e dunque revocati, è una congiura e scattano addirittura le denunce civili per risarcimento danni (tanto la tremebonda Figc, che per molto meno ha deferito giocatori e dirigenti di altri club, porge l’altra guancia).

Se condanna Conte in primo grado e in appello – fra l’altro per vicende cui la Juve, una volta tanto, è estranea – è “caccia alle streghe” o, per dirla con Berlusconte, i giudici sono “tifosi” e “pappa e ciccia” con i testi d’accusa (ma non aveva chiesto di patteggiare su consiglio dei legali della società? S’è mai visto un innocente che patteggia?).

Se invece gli juventini Bonucci e Pepe vengono assolti in entrambi i gradi di giudizio, il verdetto è sacrosanto e giustizia è fatta. Che direbbe, se fosse vivo, Gianni Agnelli? Era tutt’altro che una mammoletta. Ma quando Boniperti usava Moggi come osservatore, non lo faceva entrare in sede: l’Avvocato lo chiamava “il nostro stalliere” e mai l’avrebbe promosso non dico direttore generale, ma nemmeno magazziniere.

Quando, nel 1980, la società fu coinvolta nello scandalo scommesse per un famigerato Bologna-Juve, non si ricorda una sola parola dell’Avvocato, di Boniperti giù giù fino al vicemassaggiatore, contro la Figc e i suoi organi inquirenti e giudicanti. E quando la Fiat, come quasi tutti i grandi gruppi, fu coinvolta in Tangentopoli, Gianni Agnelli si guardò bene dall’attaccare i magistrati. Anzi disse: “È bene che i magistrati lavorino serenamente e tranquillamente.

Gli scandali è sempre bene che vengano a galla. Ritengo importante che si faccia piena luce e si accertino i fatti. Non credo alle mezze misure. In certe situazioni è determinante la chiarezza totale”; “Anche in Fiat si sono verificati alcuni episodi non corretti di commistione con il sistema politico. Credo sia errato e fuorviante pensare che le indagini della magistratura siano parte di un complotto o di oscure manovre politiche”. Si dirà: era pura ipocrisia.

Può darsi: ma l’ipocrisia è la tassa che il vizio paga alla virtù. Ora si evade anche quella. Domani inizia un campionato turbolento che, complice la crisi, potrebbe diventare teatro di violenze e intemperanze fra tifosi. Non crede, gentile Elkann, che sarebbe molto opportuna qualche parola distensiva dal club campione d’Italia, magari mutuata da quelle dell’Avvocato sui magistrati che devono “lavorare serenamente e tranquillamente”, sugli scandali che “è sempre bene che vengano a galla” senza “mezze misure”, sulle indagini e le sentenze che non sono “complotti od oscure manovre”?

Se il Suo focoso cugino è in grado di pronunciarle, queste parole, tanto meglio. Altrimenti forse è il caso di metterlo in condizione di non fare altri danni alla fu Juventus. Nell’attesa, e nella speranza, che prima o poi impari come sta al mondo un Agnelli.

Leggi la prima puntata C’era una volta la Serie A e la seconda puntata qui.

 

Il calcio alla sbarra. Che cosa è successo al calcio, in Italia come in Europa, negli ultimi trent’anni? Quali sporchi giochi vengono condotti dietro lo spettacolo dello sport più amato del mondo? Chi ne muove gli enormi interessi nascosti?

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