Novembre il mese delle tasse

gettito tributario
Da sempre novembre è il mese delle tasse e anche quest’anno le scadenze fiscali che si addenseranno tra lunedì 16 e lunedì 30 saranno da “brivido”. Tra l’Iva, gli acconti Irpef, Irap, Ires, le addizionali Irpef e le ritenute di imposta, gli autonomi, le imprese e i lavoratori dipendenti verseranno all’erario 53,5 miliardi di euro.

Il peso dei costi indiretti legati al pagamento delle tasse ormai abbia assunto dimensioni molto preoccupanti. Segnala Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA: “A causa di un sistema fiscale ancora troppo frammentato nel nostro Paese sono necessari ben 34 giorni lavorativi per pagare le tasse. In altre parole, tra le code agli sportelli, il tempo perso per recarsi dal commercialista o per compilare moduli, registri e scartoffie varie, le imprese italiane impiegano 269 ore all’anno per onorare gli impegni con il fisco. Una via crucis che, purtroppo, condividiamo con i portoghesi, mentre in tutti gli altri paesi dell’Eurozona la situazione è meno pesante della nostra”.

Infatti, se in Italia e in Portogallo sono necessari 34 giorni di tempo per pagare le imposte, la media dell’area euro è di 20. Tale soglia scende a 17 in Francia e addirittura a 15 giorni in Olanda

In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) supera i 480 miliardi di euro l’anno. Questa imponente massa monetaria affluisce nelle casse dell’erario rispettando precise scadenze fiscali che si concentrano prevalentemente tra novembre/dicembre e i mesi estivi di giugno, luglio e agosto.

L’imposta più onerosa da onorare il mese prossimo sarà l’Iva: autonomi e imprese verseranno nelle casse dello Stato 12,3 miliardi di euro. Le società di capitali (Spa, Srl, Società cooperative, etc.), inoltre, pagheranno l’acconto Ires che ammonterà a 11,8 miliardi, mentre i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, “daranno” al fisco le ritenute per un importo di 10,4 miliardi di euro. Anche l’acconto Irap sarà di tutto rispetto e costerà alle aziende ben 8,4 miliardi di euro, mentre l’acconto Irpef imporrà ai lavoratori autonomi un esborso di 8 miliardi di euro.

I dati appena enunciati dimostrano che anche gli adempimenti burocratici, così come la pressione fiscale, hanno raggiunto un livello insopportabile per l’economia del nostro Paese”. Ufficio studi della CGIA


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Tartassati: Le 100 tasse degli italiani

tartassati-tasse-italia

La CGIA le ha contate una a una. Alla fine, l’elenco delle tasse che gravano annualmente sugli italiani annovera un centinaio di voci tra addizionali, imposte, ritenute, tasse e tributi. Nonostante il nostro sistema tributario sia così frammentato, il gettito è invece molto concentrato: gli incassi assicurati dalle prime dieci  imposte valgono quasi 58,8 miliardi di euro. A fronte di un ammontare complessivo di oltre 413,3 miliardi di euro di entrate tributarie, l’incidenza percentuale del gettito prodotto da queste prime dieci voci è pari all’87,5 per cento del totale.

“Quest’anno – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – ciascun italiano pagherà mediamente 11.800 euro di imposte, tasse e contributi previdenziali. E in questo conto sono compresi tutti i cittadini, anche i bambini e gli ultra centenari. Tuttavia, il dato disarmante è che gli italiani non usufruiscono di servizi adeguati. Molto spesso, nel momento del bisogno, il cittadino è costretto a rivolgersi al privato, anzichè utilizzare il servizio pubblico. Questa situazione si traduce in un concetto molto semplice: spesso siamo costretti a pagare due volte lo stesso servizio. Gli esempi che si possono fare sono moltissimi: succede se dobbiamo inviare un pacco, se abbiamo bisogno di un esame medico o di una visita specialistica, di spostarci, ma anche nel momento in cui vogliamo che la giustizia faccia il suo corso in tempi ragionevoli con quelli richiesti da una società moderna”.

Le imposte che pesano maggiormente sulle tasche dei cittadini italiani sono principalmente due: l’Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) e l’Iva. La prima garantisce un gettito nelle casse dello Stato che sfiora i 164 miliardi di euro all’anno, la seconda poco più di 93 miliardi di euro. Messe assieme queste due imposte incidono per oltre il 54 per cento sul totale delle entrate tributarie.

A gravare maggiormente sui bilanci delle aziende, invece, sono l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che assicura 33,2 miliardi di gettito all’anno,  e l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che consente all’erario di incassare 32,9 miliardi di euro.

L’imposta più curiosa è sicuramente quella applicata dalle Regioni sulle emissioni sonore degli aeromobili, quella più odiata dagli italiani è, molto probabilmente, l’Imu che da quest’anno paghiamo solo sulle seconde e terze case e sugli immobili ad uso produttivo/commerciale.

Questa news, fa notare la CGIA, riporta volutamente  il titolo di un grande successo editoriale uscito verso la metà degli anni ’80: “Le cento tasse degli italiani”, scritto dai professori  Giulio Tremonti e Giuseppe Vitaletti. Dopo poco più di 25 anni le cose sono rimaste le stesse. O meglio: se oggi gli italiani si ritrovano, più o meno, con lo stesso numero di tasse da pagare, la fisionomia del nostro sistema tributario è comunque cambiata. Molte tasse sono state introdotte ex novo, altre sono state cancellate, altre ancora hanno subito profonde modifiche. Da allora, però, la pressione tributaria (data dal rapporto tra le imposte, le tasse e i tributi versati sul Pil) è aumentata di 9 punti. Se nel 1986 era pari al 21,3 per cento, quest’anno dovrebbe attestarsi al 30,3 per cento.  Pertanto, questi  nove punti di differenza corrispondono a  140 miliardi di euro di tasse che gli italiani pagano in più rispetto al 1986.

Le 100 tasse degli italiani 

(in ordine alfabetico)

 Numero     IMPOSTE E TASSE
1 Addizionale comunale sui diritti d’imbarco di passeggeri sulle aeromobili
2 Addizionale comunale sull’Irpef
3 Addizionale erariale  tassa automobilistica per auto di potenza sup 185 kw
4 Addizionale IRES imprese settore energetico
5 Addizionale provinciale all’accisa su energia elettrica
6 Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale
7 Addizionale regionale sull’Irpef
8 Bollo auto
9 Canoni su telecomunicazioni e Rai Tv
10 Cedolare secca sugli affitti
11 Concessioni governative
12 Contributi concessioni edilizie
13 Contributi consortili
14 Contributo al SSN sui premi RC auto
15 Contributo di perequazione pensioni elevate (1)
16 Contributo solidarietà sui redditi elevati (2)
17 Contributo unificato di iscrizione a ruolo (3)
18 Contributo unificato processo tributario
19 Diritti catastali
20 Diritti delle Camere di commercio
21 Diritti di magazzinaggio
22 Diritti erariali su pubblici spettacoli
23 Diritti per contrassegni apposti alle merci
24 Imposta catastale
25 Imposta di bollo
26 Imposta di bollo sui capitali all’estero
27 Imposta di bollo sulla secretazione dei capitali scudati
28 Imposta di registro e sostitutiva
29 Imposta di scopo
30 Imposta di soggiorno
31 Imposta erariale sui aeromobili privati
32 Imposta erariale sui voli passeggeri aerotaxi
33 Imposta ipotecaria
34 Imposta municipale propria (Imu)
35 Imposta per l’adeguamento dei principi contabili (Ias)
36 Imposta plusvalenze cessioni azioni (capital gain)
37 Imposta provinciale di trascrizione
38 Imposta regionale sulla benzina per autotrazione
39 Imposta regionale sulle attività produttive (Irap)
40 Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili
41 Imposta sulla sigaretta elettronica (4)
42 Imposta sostitutiva contribuenti minimi e regime vantaggio
43 Imposta sostitutiva sui premi e vincite
44 Imposta su consumi carbone
45 Imposta su immobili all’estero
46 Imposta sugli oli minerali e derivati
47 Imposta sugli spiriti
48 Imposta sui gas incondensabili
49 Imposta sui giuochi, abilità e concorsi pronostici
50 Imposta sui tabacchi
51 Imposta sul gas metano
52 Imposta sul gioco del Totocalcio e dell’ Enalotto
53 Imposta sul gioco Totip e sulle scommesse Unire
54 Imposta sul lotto e le lotterie
55 Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef)
56 Imposta sul valore aggiunto (Iva)
57 Imposta sulla birra
58 Imposta sulle assicurazioni
59 Imposta sulle assicurazioni  Rc auto
60 Imposta sulle concessioni statali dei beni del demanio e patrimonio indisponibile
61 Imposta sulle patenti
62 Imposta sulle riserve matematiche di assicurazione
63 Imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax)
64 Imposta sull’energia elettrica
65 Imposte  giochi abilità  e concorsi  pronostici
66 Imposte comunali sulla pubblicità e sulle affissioni
67 Imposte sostitutive su risparmio gestito
68 Imposte su assicurazione vita e previdenza complementare
69 Imposte sul reddito delle società  (Ires)
70 Imposte sulle successioni e donazioni
71 Maggiorazione IRES Società di comodo
72 Maggiorazione TARES
73 Nuova imposta sostitutiva rivalutazione beni aziendali
74 Proventi dei Casinò
75 Ritenuta acconto  (Tfr)
76 Ritenute sugli interessi e su altri redditi da capitale
77 Ritenute sugli utili distribuiti dalle società
78 Sovraimposta di confine su gas incondensabili (5)
79 Sovraimposta di confine su gas metano (6)
80 Sovraimposta di confine sugli spiriti
81 Sovraimposta di confine sui fiammiferi
82 Sovraimposta di confine sui sacchetti di plastica non biodegradabili
83 Sovraimposta di confine sulla birra
84 Sovrimposta di confine sugli oli minerali
85 Tassa annuale sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili
86 Tassa annuale unità da diporto
87 Tassa di ancoraggio nei porti, rade o spiagge dello Stato
88 Tassa emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto
89 Tassa occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP (comunale)
90 Tassa portuale sulle merci imbarcate e sbarcate nei porti, rade o spiagge dello Stato
91 Tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale
92 Tassa regionale di occupazione di spazi e aree pubbliche regionali
93 Tassa regionale per il diritto allo studio universitario
94 Tassa smaltimento rifiuti (TIA, TARSU, TARES)
95 Tassa sulle concessioni regionali
96 Tassazione addizionale stock option settore finanziario
97 Tasse e contributi universitari
98 Tasse scolastiche (iscrizione, frequenza, tassa esame, tassa diploma)
99 Tributo provinciale per la tutela ambientale
100 Tributo speciale discarica

Fonte Elaborazione Ufficio studi CGIA

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Alla ricerca dell’Iva perduta….193 miliardi evasi in Europa

Iva-evasa-in-Europa

Uno studio recente sul divario IVA negli Stati membri rivela che, secondo le stime, nel 2011 sono andati perduti 193 miliardi di entrate IVA (l’1,5% del PIL) a causa della mancata riscossione dell’IVA o di inadempienze (l’Italia, come si vede dalla tabella, è il Paese con la cifra più elevata di mancati introiti, 36,1 miliardi di euro, seguono la Francia con 32,2 miliardi, e la Germania con 26,9 miliardi). Lo studio è stato finanziato dalla Commissione come parte della sua opera di riforma del sistema dell’IVA in Europa e della più ampia campagna di lotta contro l’evasione fiscale. Lo studio espone dati dettagliati sul divario tra l’IVA dovuta e quella effettivamente riscossa in 26 Stati membri tra il 2000 e il 2011 e illustra le principali cause di tale divario oltre a proporre una rassegna degli effetti della crisi economica sulle entrate IVA.

Il divario IVA è la differenza tra le entrate IVA previste e quelle effettivamente riscosse dalle autorità nazionali. Se il mancato rispetto della normativa in materia è indubbiamente un fattore che contribuisce notevolmente a tale ammanco delle entrate, il divario IVA non è dovuto unicamente a frodi. Il mancato pagamento dell’IVA è dovuto anche a fallimenti e insolvenze, errori statistici, pagamenti ritardati ed elusione legale, per non citare che alcune motivazioni. Quindi, per eliminare tale divario occorre un approccio che agisca a diversi livelli.

Prima di tutto, sono fondamentali una presa di posizione più severa nei confronti dell’evasione e una più rigorosa attuazione delle disposizioni a livello nazionale. La riforma del sistema IVA, avviata nel dicembre 2011, ha già provveduto a dotare di importanti strumenti per una migliore protezione contro le frodi in materia di IVA. Per esempio, il meccanismo di reazione rapida, adottato nel luglio 2013, permetterà agli Stati membri di reagire molto più tempestivamente ed efficacemente a imprevisti casi di frode in materia di IVA su grande scala.

In secondo luogo, più il sistema è semplice, più è facile per i contribuenti attenersi alle regole. Pertanto, la Commissione ha concentrato i propri sforzi sulla semplificazione del sistema IVA per le imprese in tutta l’Europa. Per esempio, all’inizio dell’anno sono entrate in vigore nuove misure per facilitare la fatturazione elettronica e disposizioni speciali per le piccole imprese e, nelle prossime settimane, sarà proposto un modello standard di dichiarazione IVA per tutta la UE. Dal 1° gennaio 2015 comincerà a funzionare uno sportello unico per le imprese che forniscono servizi di commercio elettronico e di telecomunicazione. Semplificando significativamente le procedure IVA per tali imprese e permettendo loro di presentare un’unica dichiarazione IVA per l’insieme delle loro attività nell’Unione, lo sportello incoraggerà un maggiore rispetto per le regole.

Infine, gli Stati membri devono riformare i loro sistemi fiscali nazionali in modo da agevolare l’ottemperanza delle norme, scoraggiare l’evasione e l’elusione e migliorare l’efficacia della riscossione fiscale. La Commissione ha fornito chiari orientamenti in materia con le raccomandazioni specifiche per paese. Inoltre, la relazione mette in luce il fatto che le aliquote IVA standard più elevate e i sistemi fiscali complicati con aliquote multiple possono contribuire alle inadempienze. Pertanto, occorre prestare particolare attenzione ai ripetuti inviti che la Commissione ha rivolto agli Stati membri chiedendo loro di allargare le basi imponibili nazionali e di limitare le esenzioni e riduzioni fiscali. Ciò non solo contribuirebbe a semplificare i sistemi fiscali, ma permetterebbe agli Stati membri di evitare le impennate delle aliquote fiscali standard.

“L’imposta sul valore aggiunto (IVA) è versata dai cittadini, riscossa dalle imprese e rappresenta oltre il 20% delle entrate nazionali. Per questo motivo ha un notevole impatto su ogni singolo cittadino dell’UE. Tuttavia l’introduzione del sistema IVA risale a 40 anni fa e il regime non è più in linea con la nostra economia orientata ai servizi e basata sulle tecnologie. È giunto il momento di avviare una riforma ambiziosa del sistema IVA”, è quanto dichiarato da Algirdas Šemeta, commissario per la Fiscalità e l’unione doganale, l’audit interno e la lotta antifrode.

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Se tutto va bene siamo rovinati

Italia-crisi

Mentre gli italiani sono in vacanza, o meglio quei pochi che possono permetterselo, Re Giorgio (ricordiamolo il figlio naturale di Re Umberto II) blinda il governo e nasconde i conti sotto il tappeto. Per la prima volta nel suo mandato, il presidente della Repubblica Napolitano ha incontrato Daniele Franco il ragioniere generale dello Stato. Perché? Lo svela il gruppo parlamentare del M5S della Camera sulla loro pagina ufficiale. Mettetevi comodi sotto l’ombrellone, possibilmente seduti e leggete attentamente:

  • Debito pubblico: record a 2.074 miliardi, veleggiamo verso il 130% del Pil;
  • Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6mila miliardi;
  • Pil: atteso un altro -2% quest’anno. Si aggiunge al -2,4 del 2012;
  • Rapporto deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%;
  • Prestiti delle banche alle imprese: -5% su base annua nei mesi da marzo a maggio. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;
  • Sofferenze bancarie: a maggio sono salite del 22,4% annuo a 135,5 miliardi;
  • Base produttiva: eroso circa il 20% dall’inizio della crisi;
  • Ricchezza: bruciati circa 12 punti di Pil dall’inizio della crisi. 200 miliardi circa;
  • Entrate tributarie: a maggio -0,7 miliardi rispetto allo stesso mese di un anno fa (a 30,1 miliardi, -2,2%). Nei primi 5 mesi del 2013 il calo è dello 0,4% rispetto ai primi 5 mesi del 2012;
  • Gettito Iva: -6,8% nei primi 5 mesi del 2013, un vero disastro;
  • Potere d’acquisto delle famiglie: -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;
  • Disoccupazione: sfondata quota 12,2%, dato peggiore dal 1977;
  • Disoccupazione giovanile: oltre il 38%;
  • Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, totalmente inattivi;
  • Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);
  • Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione.

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L’eventuale caduta del Governo ci costerebbe 7 miliardi di tasse in più

Caduta Governo Letta

Il Governo Letta durerà? Chi lo sa. Ma quello che sappiamo con certezza è il salasso che un eventuale dimissioni del  Premier comporterebbe. Gli italiani, dichiara il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi, “subirebbero una vera e propria stangata concentrata soprattutto nell’ultimo quadrimestre di quest’anno. Tra il pagamento dell’Imu sulla prima casa, l’aumento dell’Iva e l’applicazione della Tares si troverebbero a pagare oltre 7 miliardi di euro in più. In una fase economica così difficile e con il tasso di disoccupazione destinato a crescere ulteriormente, molte famiglie non sarebbero in grado di reggere questo choc fiscale”.

Vediamole nel dettaglio le previsioni della CGIA di Mestre. Nel caso la maggioranza di Governo non dovesse reggere, il rischio che corriamo è il seguente:

Imu: i proprietari della prima casa dovranno versare entro il 16 settembre la prima rata IMU e a dicembre il saldo. Anche i proprietari di terreni, fabbricati rurali e alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale saranno chiamati al pagamento dell’imposta. Pertanto, ai 4 miliardi di Imu relativi all’abitazione principale se ne aggiungono altri 770,6 milioni di euro;

Iva: dal 1° ottobre è previsto l’aumento dell’aliquota ordinaria Iva che salirà dal 21 al 22%. Per i soli tre mesi di quest’anno saremmo chiamati a pagare un miliardo di euro in più;

Tares: è previsto che la nuova imposta sull’asporto rifiuti dia un maggior gettito, rispetto al 2012, di 1,94 miliardi di euro. Un miliardo è dovuto dalla maggiorazione prevista dalla nuova tassa per la copertura dei servizi indivisibili dei Comuni: pertanto, i contribuenti pagheranno 0,3 euro al metro quadrato. I restanti 943 milioni di euro sono stati da noi stimati quale aggravio minimo corrispondente alla differenza tra il costo del servizio di smaltimento rifiuti (derivante dal bilanci dei Comuni) e il gettito Tia/Tarsu contabilizzato l’anno scorso. Si ricorda che il gettito della Tares deve assicurare l’integrale copertura del costo di asporto e smaltimento dei rifiuti, obbligo che la Tarsu non prevedeva.

GLI AUMENTI

Descrizione

milioni

di euro

IMU abitazione principale

4.082

IVA aumento aliquota dal 21% al 22% da ottobre 2013

1.059

TARES e relativa maggiorazione

1.943

TOTALE

7.084

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, ISTAT

Gli aumenti, calcolati su tre diverse tipologie familiari, saranno molto pesanti: nell’ultima parte di quest’anno un pensionato single si troverà a pagare 149 euro in più; una famiglia bi-reddito 293 euro e una famiglia monoreddito 388 euro.

CASO 1 – PENSIONATO SINGLE (valori in €)

Pensionato, reddito 15.520 euro (pari a 996 euro al mese). Abitazione di 60 mq, con rendita catastale di 423,18 euro

Descrizione

2013

IMU (Imposta municipale propria)

+116

TARES Maggiorazione

+24

IVA

+10

Totale aumento 2013

+149

Elaborazione Ufficio Studi CGIA

L’IMU è stata calcolata applicando l’aliquota media delle abitazioni principali del 2012 (4,44 per mille).

L’incremento IVA evidenziato nella tabella si riferisce agli ultimi tre mesi dell’anno. A partire dal 2014 l’aggravio Iva sarà pari a 38 euro. L’incremento della TARES rispetto alla TARSU/TIA è stato ottenuto applicando l’aggravio del 15,5% (incremento medio nazionale necessario affinchè la TARES, come previsto dalla legge copra completamente i costi del servizio) alla Tarsu/Tia. Il valore economico di quest’ultima corrisponde al prelievo medio rilevato su un campione di 8 Comuni capoluogo di Regione. A nostro avviso l’aumento complessivo previsto con l’introduzione della TARES è estremamente prudenziale.

CASO 2 – FAMIGLIA BIREDDITO (valori in €)

Famiglia bireddito composta da due lavoratori dipendenti: un impiegato con reddito di 22.000 euro (pari a 1.400 euro al mese per 13 mensilità) e una commessa con reddito di 19.000 euro (pari a 1.124 euro per 14 mensilità), con 1 figlio a carico. Abitazione di 115 mq, con rendita catastale di 624,79 euro.

Descrizione

2013

IMU (Imposta municipale propria)

+216

TARES Maggiorazione

+51

IVA

+26

Totale aumento 2013

+293

Elaborazione Ufficio Studi CGIA

L’IMU è stata calcolata applicando l’aliquota media delle abitazioni principali del 2012 (4,44 per mille).

L’incremento IVA evidenziato nella tabella si riferisce agli ultimi tre mesi dell’anno. A partire dal 2014 l’aggravio Iva sarà pari a 102 euro. L’incremento della TARES rispetto alla TARSU/TIA è stato ottenuto applicando l’aggravio del 15,5% (incremento medio nazionale necessario affinchè la TARES, come previsto dalla legge copra completamente i costi del servizio) alla Tarsu/Tia. Il valore economico di quest’ultima corrisponde al prelievo medio rilevato su un campione di 8 Comuni capoluogo di Regione. A nostro avviso l’aumento complessivo previsto con l’introduzione della TARES è estremamente prudenziale.

CASO 3 -FAMIGLIA MONOREDDITO (valori in €)

Famiglia monoreddito composta da impiegato direttivo con reddito di 50.000 euro (pari a 3.000 euro al mese per 13 mensilità) con moglie e due figli a carico. Abitazione di 140 mq, con rendita catastale di 800 euro.

Descrizione

2013

IMU (Imposta municipale propria)

+297

TARES Maggiorazione

+63

IVA

+29

Totale aumento 2013

+388

Elaborazione Ufficio Studi CGIA

L’IMU è stata calcolata applicando l’aliquota media delle abitazioni principali del 2012 (4,44 per mille).

L’incremento IVA evidenziato nella tabella si riferisce agli ultimi tre mesi dell’anno. A partire dal 2014 l’aggravio Iva sarà pari a 113 euro. L’incremento della TARES rispetto alla TARSU/TIA è stato ottenuto applicando l’aggravio del 15,5% (incremento medio nazionale necessario affinchè la TARES, come previsto dalla legge copra completamente i costi del servizio) alla Tarsu/Tia. Il valore economico di quest’ultima corrisponde al prelievo medio rilevato su un campione di 8 Comuni capoluogo di Regione. A nostro avviso l’aumento complessivo previsto con l’introduzione della TARES è estremamente prudenziale.

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