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Ma gli italiani si sono bevuti il cervello?

gli italiani si sono bevuti il cervello

Gli italiani hanno ancora la capacità d’intendere e di volere? Gli italiani si sono bevuti il cervello? Lo spunto per questa domanda mi è venuto rileggendo per caso un vecchio articolo di Marco Lodoli, scrittore, insegnante di Italiano, collaboratore di Repubblica, uno dei “padri” della riforma “La Buona Scuola”.

Lodoli nel 2002 parlò del demone della facilità che coinvolgeva i giovani ma anche le persone adulte. Il non saper più ragionare con la propria testa ma viceversa il lasciarsi condizionare da tutto quello che rappresenta il vastissimo mondo dei social e dei mass media, che ci circonda e inevitabilmente ci coinvolge in prima persona. A distanza di 16 anni da quell’articolo nulla sembra cambiato. Continue Reading


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Studenti italiani stressati e drogati di internet

studenti italiani stressati

Secondo i dati dello studio sul Benessere dei quindicenni, pubblicato dall’Ocse, che ha raccolto le risposte del questionario-studente somministrato in occasione del test Pisa (Programma di valutazione triennale degli studenti quindicenni) 2015 sulle competenze in Scienze, Lettura e Matematica, gli studenti italiani sono tra i più stressati al mondo. Peggio dei nostri solo gli studenti cinesi, colombiani, tunisini e di Singapore. Continue Reading

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Cosa significa essere italiani?

Si nasce italiani o lo si diventa col tempo? Bisogna conoscere la lingua o è meglio condividere le tradizioni nazionali? Lo statunitense Pew Research ha provato a chiederci cosa significhi “essere italiani”. E il risultato non è così scontato.

L’abbiamo sentito dire decine di volte. “Se gli immigrati continuano ad arrivare, va a finire che saranno più loro che noi”. E il prosieguo sembra scontato “Addio italianità”. Ma cosa significa davvero per noi essere italiani? Per rispondere a questa domanda, vi proponiamo uno studio fatto dal centro di ricerche statunitense Pew Research. L’istituto nordamericano, durante la primavera dell’anno scorso (4 aprile – 29 maggio 2016), ha intervistato 14514 residenti di 14 nazioni, tra cui anche l’Italia. Lo scopo era appunto aiutarci a capire cosa definisce la nazionalità nelle sue diverse declinazioni da paese a paese. Per quanto riguarda l’Italia, la classifica delle priorità sembra abbastanza chiara. Riteniamo fondamentale parlare l’italiano, poi la condivisione della cultura nazionale e di costumi e tradizioni, solo in terza posizione c’è il luogo di nascita e per ultima, strano a dirsi rispetto alla nostra tradizione, la religione. Continue Reading

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Uno dei più grandi atti d’amore nei confronti della Costituzione

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione italiana, nonostante la contrarietà delle loro scuole e la contestazione di altri studenti, sui principi della Costituzione Italiana e della Libertà. La politica italiana dovrebbe riflettere sulle parole di Calamandrei. Leggetelo ai più giovani. Continue Reading

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Italiani sfiduciati, spaesati e senza illusioni nel futuro

gli italiani e lo Stato

Gli italiani sono sempre più perplessi e senza speranza. Non c’è istituzione che regga al vento gelido della loro sfiducia. Un Paese spaesato, senza riferimenti, frustrato dai problemi economici e dall’inefficienza e dalla corruzione politica. Affaticato. E senza troppe illusioni nel futuro. Ne dà conto Repubblica, pubblicando e commentando gli esiti dell’annuale sondaggio su “Gli Italiani e lo Stato”, commissionato a Demos.

Oggi, molto più che nel passato, anche recente, i cittadini si sentono “soli”. Di fronte allo Stato, alle istituzioni, alla politica. Ma anche nel lavoro. E nella stessa comunità. Eccetto il Papa Francesco, nessuno è esente dalla vertiginosa caduta di stima e di affidabilità. Per quasi 7 italiani su 10 la ripresa non arriverà.

Il sociologo di Repubblica Ilvo Diamanti osserva che “in pochi anni abbiamo perduto i principali riferimenti della vita pubblica e sociale. E abbiamo impoverito quel capitale di partecipazione e di fiducia necessario alla società, alle istituzioni e alla stessa economia per funzionare”.

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