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Il razzismo distrutto in un minuto

Nel video l’insegnante americana Jane Elliott, nota per il suo attivismo anti-razzista, risponde con forza ad una semplice domanda del giornalista: “Perché odiamo?”.

Perchè odiamo? Odiamo perchè ci hanno insegnato a odiare. Odiamo perchè siamo ignoranti. Siamo il prodotto di persone ignoranti alle quali è stato insegnata una cosa ignorante. Ossia che esistono 4 o 5 razze differenti. Non ci sono 4 o 5 razze differenti. Esiste una sola razza in tutta la Terra. Tutti facciamo parte di questa razza: la razza umana. Abbiamo però separato la gente in razze, in modo che alcuni di noi possano sentirsi superiori agli altri. Suppongo che avrebbe funzionato però non è così. È andata male per tutti. È tempo che superiamo questo tema. Non esiste nessun gene del razzismo. Non esiste alcun gene dell’intolleranza. Non si nasce intolleranti, bisogna imparare a essere intolleranti. Qualsiasi cosa tu impari la puoi anche disimparare. È giunto il tempo di disimparare la nostra intolleranza. È tempo di superare questa situazione ed è meglio che lo facciamo al più presto. Sono una educatrice e la mia missione come educatrice e togliere la gente dall’ignoranza. L’ignoranza di pensare di essere migliore o peggiore di qualcuno per il numero di pigmenti nella tua pelle. La pigmentazione della nostra pelle non ha niente a che fare con l’intelligenza o il valore come essere umano. È giunto il tempo di superare questa cosa”.


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Il razzismo spiegato a mia figlia

Il razzismo spiegato a mia figlia

Cos’è il razzismo? Il razzismo nasce: dalla paura, dall’ignoranza e dalla bestialità. Descrivere l’altro come nemico, come chi ci porta via il pane, “prima gli italiani”, tutto questo è veleno. Non si nasce razzisti, ma lo si può diventare. 

Un brano tratto dal libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” scritto da Tahar Ben Jelloun, nel quale lo scrittore cerca di spiegare il fenomeno dell’intolleranza verso gli stranieri nella speranza di dare il suo contributo perché essa non si diffonda. Il libro è un susseguirsi di domande e risposte profonde che solo un papà come Tahar Ben Jallou riesce a dare. Continue Reading

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Sono musulmana, cosa pensate quando mi guardate?

Dalia Mogahed, 36 anni, di origine egiziana, è la prima donna con il velo ad essere entrata alla Casa Bianca. In questo monologo personale e vigoroso, la studiosa musulmana Dalia Mogahed, scelta dal presidente Obama come consulente per i rapporti con il mondo musulmano, ci chiede, in questi tempi radicalizzati, di combattere contro la percezione negativa della sua fede sui media, e di scegliere l’empatia invece del pregiudizio.

Cosa pensate quando mi guardate? A una donna di fede? A un’esperta? Forse a una sorella. O a un’oppressa, a una plagiata, una terrorista. O a una causa di ritardo nei controlli di sicurezza all’aeroporto. Questa è certamente vera. Continue Reading

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Rire, bordel de Dieu

#MarcheRepublicaine

Il direttore di Charlie Hebdo, Charb (Stéphane Charbonnier), aveva scritto il 15 ottobre 2012 questa bellissima poesia contro l’intolleranza.

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già,
la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.

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Uccidere in nome di chi?

religioni

“La religione autentica è fonte di pace e non di violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano. Quando in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società  si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce se stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e della libertà religiosa, e come da tale ferita si generi una umanità radicalmente impoverita, perché priva di speranza e di riferimenti ideali.

I cambiamenti avvenuti a partire dagli anni ’90 del secolo scorso hanno avuto come positivo effetto anche quello di creare le condizioni per una effettiva libertà di religione. Ciò ha permesso a tutti di offrire, anche a partire dalla propria convinzione religiosa, un positivo contributo alla ricostruzione morale prima che economica del Paese.

Non possiamo non riconoscere come l’intolleranza verso chi ha convinzioni religiose diverse dalle proprie sia un nemico molto insidioso, che oggi purtroppo si va manifestando in diverse regioni del mondo. Come credenti, dobbiamo essere particolarmente vigilanti affinché la religiosità e l’etica che viviamo con convinzione e che testimoniamo con passione si esprimano sempre in atteggiamenti degni di quel mistero che intendono onorare, rifiutando con decisione come non vere, perché non degne né di Dio né dell’uomo, tutte quelle forme che rappresentano un uso distorto della religione.

Vedere in ogni uomo e ogni donna, anche in quanti non appartengono alla propria tradizione religiosa, non dei rivali, meno ancora dei nemici, bensì dei fratelli e delle sorelle, perché chi è sicuro delle proprie convinzioni non ha bisogno di imporsi, di esercitare pressioni sull’altro: sa che la verità ha una propria forza di irradiazione. Tutti dipendiamo gli uni dagli altri, siamo affidati gli uni alle cure degli altri. Ogni tradizione religiosa, dal proprio interno, deve riuscire a dare conto dell’esistenza dell’altro.

Ogni volta che l’adesione alla propria tradizione religiosa fa germogliare un servizio più convinto, più generoso, più disinteressato all’intera società, vi è autentico esercizio e sviluppo della libertà religiosa. Questa appare allora non solo come uno spazio di autonomia legittimamente rivendicato, ma come una potenzialità che arricchisce la famiglia umana con il suo progressivo esercizio. Più si è a servizio degli altri e più si è liberi!

C’è un principio chiaro: non si può dialogare se non si parte dalla propria identità, sarebbe un dialogo fantasma! Ognuno di noi ha la propria identità, camminiamo insieme senza fare finta di averne un’altra, questo sarebbe relativismo, sarebbe ipocrisia. Ci accomuna la vita, la buona volontà di fare il bene ai fratelli e ciascuno offre all’altro la testimonianza della propria identità…..Sembra una partita di calcio, i cattolici da una parte, tutti gli altri dall’altra”…è l’ora di passare dalla tolleranza alla fratellanza”. Papa Francesco nel discorso ai leader religiosi all’università cattolica Nostra Signora del buon consiglio di Tirana (21/09/2014)

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