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La rivoluzione della classe capovolta, l’alunno protagonista della propria formazione

classe capovolta

Il modo tradizionale di far scuola è minacciato da un ciclone innovativo. Basta con la lezione tradizionale, gli esercizi scritti, i compiti, i timbri con i voti.

Sognare una scuola diversa, lo chiamano flipped classroom, la classe capovolta, e il tempo in classe può essere dedicato interamente alla discussione e all’apprendimento attivo. 

La classe capovolta si fonda proprio su questo concetto: la lezione diventa compito a casa e le ore di lezione diventano un momento di discussione, sperimentazione e dibattito. Continue Reading


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Insegnanti italiani meno pagati d’Europa

Insegnanti italiani meno pagati d’Europa

Insegnanti italiani sempre più poveri, sono tra quelli con lo stipendio più basso in Europa. Peggio dell’Italia fa soltanto la Grecia. Da anni ormai l’Italia è tra i Paesi d’Europa in cui gli insegnanti vengono pagati di meno. Ma il guaio è che la situazione non accenna a migliorare. È questa la fotografia scattata dall’ultima ricerca dell’Ocse. Continue Reading

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Lo specchio della nostra vita

professore-scuola-studenti

Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza… ricordati del vaso della maionese e delle palline da golf.

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti, quando la classe incominciò a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Continue Reading

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Scuola italiana: Insegnanti pagati sempre meno

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La qualità dell’istruzione migliora in Italia, ma gli insegnanti vengono pagati sempre meno. E’ questo in estrema sintesi il succo del rapporto Ocse diffuso stamane.

“In base ai test ‘Pisa’ per la matematica, ad esempio, tra il 2003 ed il 2012 è diminuita la percentuale dei 15enni con un punteggio basso, mentre sono aumentati i più bravi. Di contro, tra il 2008 ed il 2012 le buste paga di insegnanti di elementari e medie sono diminuite in media del 2%. E dal 2005 al 2012, le retribuzioni statutarie di ogni grado e con 15 anni di esperienza hanno perso il 4,5%. Perdita compensata solo in parte e comunque a livello individuale, dagli scatti di anzianità.

Per Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola, “il rapporto Ocse conferma le denunce del sindacato circa gli scarsi investimenti in rapporto a ciò che hanno fatto gli altri paesi sull’istruzione. E quei miglioramenti che pure si registrano nella formazione degli studenti dipendono tutte dalla volontà e dalla passione degli insegnanti. Per cui – conclude Scrima – se questo Paese, come dice il Manifesto Renzi, vuole investire sulla scuola sicuramente non lo può fare bloccando il contratto di lavoro”. (Ascolta l’audio della dichiarazione rilasciata al Tg Cisl)

Dati alla mano, secondo il rapporto intitolato “Uno sguardo sull’istruzione 2014: indicatori Ocse”, i risparmi operati in Italia negli ultimi anni sulla spesa provengono proprio dalla riduzione del costo salariale per studente: tra il 2008 al 2012 c’è stato un taglio del 15% nella scuola primaria (da 3.242 a 2.769 dollari) e del 20% nella scuola media(da 3.852 a 3.102 dollari). Altre spese, come l’edilizia e l’acquisto di nuove attrezzature, sono state invece rimandate. Per fare economia sui costi salariali è stato aumentato anche il numero di alunni per docente, rispettivamente del 15% e del 22% nella scuola primaria e media. Oggi il rapporto è di 1 docente ogni 12 alunni e si avvicina alla media Ocse (1 ogni 15 nella primaria, 1 ogni 14 nella media). Inoltre dal 2008 al 2011, alle elementari è stato ridotto l’orario di lezione per gli alunni ed è “leggermente” aumentato quello di insegnamento per chi siede in cattedra. Anche alle medie ci sono stati cambiamenti simili. Qui inoltre il numero di alunni per classe è aumentato del’8,1%. In generale, osserva l’Ocse, per far aumentare il rapporto studenti-insegnanti, è stato anche necessario ridurre il numero dei prof, bloccando il turn over: nel 2012 il 62% dei professori aveva più di 50 anni (48% nel 2002). Si tratta della più alta percentuale di insegnanti over 50 di tutti i paesi Ocse.

Non solo: tra il 1995 ed il 2011, la spesa per studente ha segnato un calo del 4%, e tra i 34 paesi Ocse presi a esame, l’Italia è l’unico ad aver registrato un calo della spesa pubblica per le istituzioni scolastiche tra il 2000 e il 2011. In parte ciò è dovuto a un ribilanciamento della spesa verso l’università, che dal 2005 al 2011 è aumentata del 17% (10% media Ocse). In generale, nel 2008 la spesa per la scuole rappresentava il 9,4% del totale della spesa pubblica, nel 2011 l’8,6%. La percentuale del finanziamento privato per scuole e università è invece quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2011: nel 2000 il finanziamento pubblico era pari al 94%, nel 2011 all’89%.

Nel frattempo, però, sono aumentati anche i tassi di disoccupazione dei giovani, soprattutto tra coloro che non hanno finito la scuola superiore (19% nel 2012, contro il 14,8% del 2011). Ed è cresciuta tra il 2008 e il 2012 anche la percentuale di Neet: dal 19,2% al 24,6% dei 15-29enni. Più marcato l’aumento tra gli uomini (+7,1%) e tra i 20-24enni (+9,5%; nel 2012 quasi uno su tre non lavorava nè studiava). In generale però tra il 2000 e il 2012 l’Italia ha registrato aumenti significativi del livello d’istruzione, soprattutto per quanto riguarda le donne. Ma sono valori che in generale rimangono inferiori alla media Ocse”. Conquiste del lavoro

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Scuola tra il dire e il fare…

I governi e i governanti fanno tante cose. Spesso hanno mille incarichi e quanto rendano su tanti fronti solo il padreterno lo può sapere. Quanto all’attività di governo la loro azione si può schematicamente dividere su due piani: quello più propriamente politico che investe le decisioni, gli atti legislativi e quelli di governo più tecnicamente intesi; e quello della presentazione e della comunicazione, diciamo pure della “giustificazione” degli orientamenti e degli obiettivi che guidano l’azione di governo.
Relativamente al governo attuale della scuola ciò che lo connota in modo marcato è la discrasia al limite della contraddizione tra ciò che ministro e il suo entourage dichiarano a livello di principi e ciò che fanno in realtà con gli atti di governo concreti.

Qualche esempio?

Basta rileggere il suo programma di governo nei cinque obiettivi strategici:

a) Rafforzare le competenze di base dei giovani;

b) Valorizzare la professionalità dei docenti;

c) Valorizzare l’apprendimento in una pluralità di contesti;

d) Far dialogare i sistemi di istruzione, formazione e lavoro per il rilancio della cultura tecnica e scientifica e il sostegno all’occupazione;

e) Promuovere e sostenere l’innovazione digitale nella scuola.

Se si ha presente la realtà e si pensa a ciò che ha fatto il ministro Profumo, non dico per realizzare, ma anche solo per avvicinarsi a questi obiettivi, si ha netta la sensazione della distanza che corre tra ciò che ha dichiarato e su cui si è impegnato e ciò che effettivamente ha realizzato con gli strumenti di governo che pure ha a disposizione.

Riprendendo i diversi punti:

a) Come si fa a “rafforzare le competenze di base dei giovani” quando:
– li si costringe in ambienti che rendono difficile l’apprendimento;
– si elimina il tempo pieno;
– si rende “unico” l’insegnante della primaria e vengono meno gli spazi temporali per interventi compensativi, integrazione, decondizionamento per quegli alunni problematici, che aumentano sempre più, insieme ai bambini stranieri;
– aumentano gli alunni per classe;
– si diminuisce il sostegno agli alunni diversamente abili o con DSA;
ecc.

b) come si fa a “valorizzare la professionalità dei docenti” quando:
– si abolisce ogni forma di sperimentazione e ricerca;
– si ritorna all’insegnante “unico” tuttologo, quindi di bassa professionalità, nella primaria;
– si promuovono sul campo come esperti di lingua straniera gli insegnanti della primaria che frequenteranno un corsettino, anche on line, di qualche decina di ore. Che lingua straniera mai potranno insegnare? Quanto saranno esposti al pubblico ludibrio?
– viene di fatto abolito l’aggiornamento in servizio per mancanza di soldi alle scuole;
– si espongono gli insegnanti ad un dileggio quotidiano da parte di dirigenti, giornalisti, media;
– si allargano a dismisura le materie che si possono insegnare solo truccando le classi di concorso;
– ogni forma di arricchimento professionale tramite libri, riviste, programmi, pc, partecipazione a convegni e corsi di aggiornamento e specializzazione sono tutti a carico economico dei docenti;
– sono considerati pubblici impiegati;
– vengono svuotati di senso e di poteri gli Organi Collegiali che danno loro voce nella gestione della scuola come i collegi dei docenti ecc.;
– si istituisce un organo di “valutazione” e controllo che già di per sé implica una sfiducia di partenza verso i docenti, che pure sono stati considerati “idonei” e “abilitati” alla professione;
– si pratica una progressiva centralizzazione della gestione amministrativa e dei contenuti dell’insegnamento apprendimento;
ecc.

c) Come si fa a “valorizzare l’apprendimento in una pluralità di contesti” quando:
– l’organizzazione di tempi, spazi e ambienti scolastici non consente di venire a contatto con altri “contesti” né reali, né simulati;
– le aule e le scuole non hanno muri, ma barriere insormontabili che le separano dai richiamati “contesti”;
– le barriere non sono solo architettoniche e spaziali, ma culturali, e non riguardano solo la chiusura della scuola, ma anche la sordità dei “contesti” nei confronti della stessa;
– mancano strategie, indirizzi, iniziative, mancano le idee, i progetti e, principalmente, i soldi;
ecc.

d) La valenza iperuranica di questo punto segna il massimo distacco dalla realtà. Parlare di“sostegno all’occupazione” rischia di essere offensivo verso quell’area di disoccupazione, inoccupazione, precariato, sottooccupazione sempre più vasta che affligge il nostro Paese, colpendo più duramente proprio i giovani, le donne, il sud; come si fa a parlare di sostegno all’occupazione quando praticamente si è smantellata la Formazione degli adulti. Altro che long life learning di cui parla l’Europa.

e) Come si fa a “promuovere e sostenere l’innovazione digitale nella scuola”  (ne ho parlato qui) quando:
– continua l’efferata politica dei tagli anche se la si chiama spending review, che fa tanto tendenza;
– qualche strumento digitale, forse, lo si vedrà solo se comprato con i fondi europei e solo nel sud;
– non si investe prima ancora che negli strumenti nella formazione e nella cultura digitale promuovendola. La scuola non cambia e non si “innova” con la presenza di qualche pc, soprattutto se quel pc viene considerato e usato come una più moderna macchina da scrivere;
– non si “innova” la scuola con la pagella e/o col registro on line, altra trovata pubblicitaria del ministro smart;
ecc.

Tornando al programma del ministro Profumo, agli “obiettivi strategici” seguono le “conseguenti azioni prioritarie”, che lungi dall’essere “conseguenti” agli “obiettivi strategici” denunciano la contraddizione tra la scuola narrata e rappresentata, magari sognata dal ministro, e quella reale, quella che già soffre, continua a soffrire con questo governo, anzi soffre di più proprio a causa di interventi che non sono la medicina, ma la malattia.

Più nel merito delle “azioni prioritarie” entrano osservazioni e riflessioni svolte da altri colleghi come Marina Boscaino e Vincenzo Pascuzzi che richiamo in nota1). Qui voglio riprendere solo i seguenti punti che marcano il maggiore distacco tra gli obiettivi annunciati e la realtà quotidiana della scuola italiana.

f) “Promuovere il merito e l’eccellenza…”.
Questa “azione” si configura come una pura petizione di principio che resta irrealizzabile nel contesto dato e confligge in modo stridente con il ridimensionamento e l’abbassamento complessivo della qualità della scuola italiana, come denuncia il rapporto presentato a Parigi «Education at a glance». Penultimi nella classifica Ocse per la spesa pubblica nell’istruzione (il 4,7 per cento del Pil, contro una media del 5,8).

g) “Edilizia scolastica e messa in sicurezza degli edifici scolastici”.
C’é poco da dire su questo punto. In una scuola su tre (su due al sud) mancano i certificati di sicurezza. Lo stato dell’edilizia scolastica nel nostro Paese è drammatico, al punto che in alcune città le amministrazioni si trovano nel dilemma se aprire una scuola non a norma o lasciare a casa i bambini.

h) “Scuola paritaria nel sistema pubblico di istruzione (Semplificazione delle modalità di finanziamento).” 
Ecco, proprio alla fine compare il vero obiettivo, ribadito anche da Monti, di questo governo. Spostare risorse e peso politico dalla scuola pubblica a quella privata.

Quello che colpisce tra “obiettivi strategici” e “azioni prioritarie” è la mancanza di un riferimento forte nei principi, e nelle azioni di governo conseguenti, alla realizzazione della scuola della Costituzione. Il principio “non uno di meno” è sacrificato al principio della “competizione”, della “selezione”. Il sistema della formazione e dell’istruzione è finalizzato in prima e unica istanza al “mercato”, del quale assume le principali regole del comportamento. La stessa “cultura” è considerata un valore economico accessorio da considerare un “inutile” lusso da tagliare per primo in momenti di crisi (la cultura non si mangia).

La scuola italiana è “altra” rispetto alla rappresentazione che viene data da questo ministero. La scuola italiana ha bisogno di altro e di “alternativo” nei principi cui ispirarsi (la Costituzione), nella gestione (abolizione dello spoil system), nell’equilibrio tra funzioni e prerogative del ministero e autonomia scolastica e territoriale. La “modernità” di cui parla spesso il ministro non è data da qualche computer in più, da qualche LIM o tablet. E’ data da molti altri fattori e in modo particolare da:
– fiducia nel valore assoluto della cultura, della istruzione, ricerca e formazione;
– investimenti significativi nella scuola perché essa non è una variabile dipendente del mercato, ma principio assoluto di civiltà, democrazia, progresso, sviluppo;
– investimenti significativi sulla “risorsa” docenti avendo cura della loro professionalità, retribuzione, livelli di età (modificare la riforma Fornero sull’età pensionabile).
Avendo cura di tutte le condizioni materiali e culturali, di tutte le premesse necessarie che portano allo sviluppo della professionalità (ricerca, sperimentazione, libertà di insegnamento, possibilità e mezzi per aggiornarsi ecc.). Avendo cura degli ambienti di lavoro (aule, alunni per classe ecc.), delle relazioni con dirigenti e colleghi. Avendo cura di assicurare “continuità” e “certezza” del lavoro scolastico (abolizione del precariato), ma anche far sì che ognuno insegni materie di cui è competente e non venga mortificata la sua professionalità come quando la si riduce a puro badantato con supplenze che possono diversamente essere gestite e coperte. Un’ora di supplenza di un docente di ruolo non è un’ora “risparmiata” dallo Stato, ma un’ora “sprecata” di professionalità sottratta alla classe e agli alunni di quell’insegnante.

(Fonte Educazione e Scuola)

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