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Lavoro: In Italia non si investe sulla formazione qualificata

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Che in Italia la formazione professionale sia rimasta molto indietro rispetto al resto dell’Europa è un dato ormai noto. Il nostro Paese non ha mai agito seriamente sulla formazione continua. La conferma arriva dai numeri presentati nel Rapporto al Parlamento sulla formazione continua realizzato da Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) per conto del ministero del Lavoro relativo al 2015-2016. Le imprese italiane investono poco in capitale e poco in formazione. Continue Reading


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L’idea di Bill Gates: “Tassare i robot che rubano il lavoro”

Il 50% dei lavori svolti dagli umani oggi rischia di essere sostituito dai robot. Bill Gates lancia l’idea rivoluzionaria: i governi dovrebbero tassare l’uso dei robot nelle aziende. Un modo per rallentare, almeno temporaneamente, la diffusione di automazione e per finanziare altri tipi di impiego: “Al momento un lavoratore, diciamo, fa un lavoro del valore di 50.000 dollari in una fabbrica, e quell’introito viene tassato e così avete l’imposta sul reddito, la tassa sociale, tutte queste cose”, ha affermato Gates in una recente intervista con il caporedattore di Quartz, Kevin Delaney. “Se un robot subentra a fare la stessa cosa, si potrebbe pensare di tassare i robot di un ammontare simile”. Continue Reading

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Il progresso tecnologico distruggerà il mercato del lavoro

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Il progresso tecnologico ha reso il mondo un posto migliore, ma ha sempre un costo. L’innovazione uccide alcuni posti di lavoro, ma ne crea di nuovi e di migliori.

Secondo uno studio firmato da Carl Benedikt Frey e Michael Osborne dell’università di Oxford, il 47% dei lavori che conosciamo tra 15-20 anni spariranno. Non esisteranno più bigliettai al cinema o sui treni, impiegati delle Poste, i bancari allo sportello, i vigili per fare le multe, gli operatori dei call center.

In poche parole spariranno i lavori intermedi, quelli oggi svolti dai colletti bianchi. Rimarranno solamente quelli altamente qualificati e creativi: ingegneri, programmatori, stilisti, scrittori. E quelli che richiedono scarse competenze: spazzini, barbieri, badanti. Gli unici che resisteranno saranno quindi i lavori che richiedono discrezionalità e interazione tra persone.

Questa ondata di distruzione tecnologica per il mercato del lavoro è appena iniziato. Ok i nuovi posti di lavoro porteranno prodotti meravigliosi, ma nel breve periodo le differenze di reddito si accentueranno, causando un ancora più grande disuguaglianza sociale e forse anche un cambiamento della politica. L’impatto della tecnologia si sentirà come un tornado, che colpisce il mondo ricco prima, ma alla fine si snoda attraverso i paesi più poveri. E come al solito nessun governo, nessun Paese è preparato per questo.

L’innovazione ha portato e porterà grandi benefici all’umanità. Nessuno sano di mente vorrebbe tornare nel mondo dei tessitori artigianali. Ma i benefici del progresso tecnologico non sono distribuiti equamente, soprattutto nelle prime fasi di ogni nuova ondata, e spetta ai governi a diffonderle.

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India: Il villaggio che dopo 30 anni si illumina grazie all’energia solare

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Grazie ad un progetto promosso da Greenpeace India, ora, il villaggio di Dharnai è il primo dell’India ha godere di illuminazione pubblica, elettricità per le proprie case e per irrigare i campi, migliori strutture sanitarie e la sicurezza di avere strade illuminate, grazie all’elettricità ricavata da pannelli fotovoltaici. Dopo 30 anni “di buio” finalmente è arrivata l’energia elettrica. Una micro-rete 100% solare che fornisce elettricità alle 2.400 persone che vivono nel villaggio. Il sistema da 70 kilowatt (kW) alimenta le 450 case degli abitanti, 50 attività commerciali, due scuole, una struttura sanitaria e, inoltre, sono stati installati dieci sistemi di pompaggio ognuno per l’irrigazione. Un sistema di accumulo a batterie garantisce l’energia elettrica giorno e notte. Il progetto è costato 340mila euro, pagati da Greenpeace International con i partner BASIX e CEED, una banca per il micro-credito che si occuperà della manutenzione e della riscossione delle bollette e un centro di formazione, potrebbe diventare un modello rivoluzionario in grado di fornire energia affidabile a milioni di persone nel mondo.

Il governo indiano ha cercato di bloccare i fondi che Greenpeace International devolve a Greenpeace India per sostenere le sue campagne, con l’accusa di ostacolare lo sviluppo del Paese con le campagne contro carbone, nucleare e OGM. Ma il progetto è andato avanti lo stesso e, dopo due mesi di test con risultati positivi, il 20 luglio è stata lanciata la micro rete, inaugurata dall’abitante più anziano del villaggio (80 anni) che ha avuto l’onore di attivare ufficialmente il nuovo sistema di energia. 

Mentre l’India stava crescendo a passi da gigante, siamo rimasti bloccati qui per gli ultimi 30 anni, cercando tutti i modi per ottenere energia elettrica. Siamo stati costretti a lottare con lampade a cherosene e generatori diesel molto costosi. Ma ora posso dire con orgoglio che Dharnai è leader nell’innovazione. Abbiamo stabilito la nostra identità di un villaggio autosufficiente di energia e in grado di competere con il paese nella sua corsa alla crescita“, ha detto Kamal Kishore, un residente di Dharnai.

In India 300 milioni di persone ancora aspettano  l’energia elettrica, più di un terzo della popolazione rurale. Ma la storia di Dharnai va ben oltre l’India. Un quarto della popolazione mondiale non ha accesso all’elettricità. Oltre un miliardo di persone nel mondo vivono quindi senza energia elettrica. Per loro la micro rete alimentata da energia solare e finalmente attivata in questo villaggio indiano può essere un nuovo modello di sviluppo, sottolinea Greenpeace, in grado di portare finalmente energia pulita ed affidabile a quei milioni di persone che vivono, ancora oggi, al buio. Tutte le comunità senza elettricità, e i loro governi, possono finalmente fare un enorme passo avanti, sviluppando questi sistemi solari innovativi ed evitando i sistemi energetici del passato, costruendo così un sistema di energia pulita di cui possono avere il pieno controllo.

Questa storia dimostra un futuro diverso, sostenibile e di speranza per milioni di persone nel mondo che ancora oggi vivono senza fornitura di energia elettrica. Il cambiamento verso un nuovo Mondo è possibile.

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Rivoluzionare l’edilizia

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Il mondo delle costruzioni può diventare il volano della ripresa economica. Si deve puntare a fare della sfida della innovazione il traino per riuscire ad affrontare sul serio i problemi delle famiglie, dalla spesa energetica all’accesso a case a prezzi accessibili, dal degrado al rischio sismico, e per restituire qualità e valore sociale alle città e a spazi pubblici degni di questo nome.

La crisi drammatica che dura da sei anni e che ha portato nel settore edilizio alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e alla chiusura di 12mila imprese può essere sconfitta non con l’ennesima richiesta di finanziamenti pubblici ma grazie a un chiaro e radicale cambiamento delle politiche che regolano il compartimento dell’edilizia. L’Unione Europea con la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 vuole spingere proprio in questa direzione e con le Direttive 2012/27 e 2010/31 ha fissato la visione e le scelte da intraprendere per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio italiano. Un’occasione che non deve essere sprecata e dove è importante costruire un’alleanza che coinvolga tutti i soggetti sociali e imprenditoriali, politici e associativi che vogliono puntare a fare dell’efficienza energetica e statica del patrimonio edilizio la leva per uscire dalla crisi, creando occupazione (si stima almeno 600mila posto di lavoro) e nuove opportunità per le città italiane. Sulla base delle risorse previste nell’ambito del nuovo quadro finanziario comunitario per l’Italia, considerando i vincoli per la destinazione a interventi in materia di energia e clima e i cofinanziamenti, le risorse che si possono mobilitare per l’efficienza energetica sono pari ad almeno 7 miliardi di Euro. Miliardi che sarebbe irresponsabile sprecare perdendo l’occasione di riqualificare finalmente il patrimonio edilizio esistente con interventi per l’efficienza energetica e la sicurezza antisismica, migliorando la qualità dell’abitare e dimezzando i consumi e le spese in bolletta per i cittadini.

Nessuno può seriamente sostenere che si possano recuperare livelli occupazionali ritornando semplicemente a fare quello che si faceva in Italia fino al 2008. Ossia costruire nuove abitazioni al ritmo di 300mila all’anno, con oltretutto la beffa di non aver contribuito in alcun modo a dare risposta ai problemi di accesso alla casa e invece prodotto un rilevantissimo consumo di suolo. E’ importante ribadirlo in ogni occasione: le ragioni di questa crisi non sono solo congiunturali, è cambiato il mondo e si sono modificate le condizioni che hanno tenuto in piedi la bolla immobiliare dalla metà degli anni novanta. Altrettanto importante è sottolineare come una strada per tornare a creare lavoro esiste, in altri Paesi ha addirittura portato a creare più occupati in questo settore di una gestione “tradizionale”. E’ diversa da quella che conosciamo perché punta su un’ innovazione in edilizia che incrocia il tema energia e la nuova domanda di qualità delle abitazioni e di spazi adatti alle nuove famiglie. E’ differente, perché porta a far tornare l’attenzione e gli interventi dentro le città, per ripensare edifici e riqualificare gli spazi urbani. Ma risulta quanto mai importante perché in un processo edilizio che ha al centro la manutenzione e rigenerazione di un patrimonio enorme come quello italiano, con problemi di degrado, in un territorio fragile, vi sono più opportunità di lavoro rispetto a continuare a occupare nuovi suoli liberi. Non è un cambiamento semplice, perché è innanzi tutto culturale e deve riguardare tutti gli attori della filiera delle costruzioni, le pubbliche amministrazioni, l’organizzazione del lavoro. Ma oggi è ampio il consenso nell’opinione pubblica sulla necessità di dare risposta ai grandi rischi del territorio italiano – quello statico degli edifici e quello sismico e idrogeologico del territorio – con una visione e una strategia che li sappia tenere assieme, che consenta di smetterla di inseguire emergenze sprecando risorse pubbliche per riparare i danni e spostando attenzioni e investimenti su prevenzione, manutenzione, innovazione.

Per la riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, ad esempio, la Direttiva dell’Unione Europea stabilisce che dal gennaio 2014 ogni anno siano realizzati interventi di ristrutturazione in almeno il 3% delle superfici coperte utili totali degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà pubblica per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica della direttiva 2010/31 con l’obiettivo di svolgere “un ruolo esemplare degli edifici degli Enti pubblici”. Per la gestione del patrimonio edilizio di Ministeri, Regioni, Comuni è un cambiamento enorme, che va accompagnato con risorse e obiettivi, analisi e audit del patrimonio, azioni di risparmio energetico e di efficienza del patrimonio edilizio, cambiamenti nei sistemi di gestione dell’energia.

Insomma, il settore deve diventare costruttore di pace sociale, ambientale, economica e sociale.

Per approfondire leggi la relazione “Costruire il futuro”

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