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Earth Overshoot Day: Da oggi le risorse della Terra sono finite

Earth Overshoot Day

A mezzanotte le risorse della Terra finiscono. Oggi è il giorno del sorpasso, l’Earth Overshoot Day.

Stiamo consumando il Pianeta. In solo 7 mesi e 2 giorni abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare da sola, e da oggi iniziamo a sovrasfruttare il nostro pianeta.

Earth Overshoot Day: ci servirebbero 1,7 pianeti

Dall’elaborazione del Global Footprint Network, che ogni anno calcola l’impronta ecologica dell’umanità, risulta che nel 2017 abbiamo impiegato solo 7 mesi e 2 giorni per esaurire tutto il budget di risorse rigenerabili nel corso dell’anno che il pianeta ci mette a disposizione. Con questo “stile di vita” avremmo bisogno di 1,7 pianeti. Una Terra non basta. E per soddisfare i consumi degli italiani ci sarebbe bisogno di 4,3 “Italie”, al quarto posto nella classifica dopo Corea del Sud (8,8), Giappone (7,1) e Svizzera (4,3). Continue Reading


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Stiamo consumando il Pianeta

consumo del pianeta

Qual è il peso dello sviluppo umano sulle risorse naturali? E quanto è capace il pianeta di rinnovarsi e quindi di ridurre gli impatti dello sviluppo umano? L’impronta ecologica, personale o collettiva, è ormai un indicatore affermato e riconosciuto che misura il rapporto tra quante risorse naturali consumiamo e quante ne abbiamo a disposizione. Applicando questo calcolo a un intero paese possiamo fare una valutazione piuttosto accurata degli effetti delle politiche economiche e ambientali. Adesso, grazie alla pubblicazione dell’Ecological Footprint Explorer, un massiccio database che raccoglie i dati sull’impronta ecologica di oltre 200 paesi dal 1961 al 2013, questa misura diventa anche una stima del peso dello sviluppo economico dal secondo dopoguerra a oggi. I dati sono resi disponibili dal Global Footprint Network, organizzazione internazionale di ricerca no profit con sede in California, Svizzera e Belgio, che dal 2003 mette a punto metriche e protocolli per valutare il peso dello sviluppo e degli stili di vita. Continue Reading

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L’economia circolare in quattordici punti

Il passaggio dall’attuale organizzazione dell’economia, che è un’economia lineare, ad un’economia circolare è una necessità ambientale ed economica che deve essere implementata con estrema urgenza. Niente più guerre per il petrolio, l’acqua o altre risorse del sottosuolo. Ora la battaglia è sulla qualità della vita.

L’economia circolare sarà in grado di creare in Europa un beneficio netto di 1.8 trilioni di euro entro il 2030, traducendosi in un incremento del Pil dell’11% entro il 2030 (rispetto al 4% nel percorso di sviluppo attuale), e permettendo una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 48% entro il 2030 rispetto ai livelli attuali e dell’83% entro il 2050.

Pubblichiamo il miniglossario a cura di Antonio Castagna, formatore manageriale e coach, autore di numerosi libri. L’economia circolare e i suoi benefici in quattordici punti, una nuova idea di sviluppo che concilia le antiche regole del buonsenso mutuate dal mondo naturale alle più moderne tecnologie.  Continue Reading

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I dodici problemi che affliggono il nostro pianeta

problemi del mondo

Il nostro deficit ecologico non fa che aumentare costantemente. Le popolazioni di numerose specie di animali vertebrati si sono più che dimezzate in soli 40 anni. il consumo di natura causato dall’umanità continua a crescere in maniera eccessiva. Quasi tre quarti della popolazione mondiale vive in paesi in serie difficoltà, con un deficit ecologico unito a un basso reddito. Quasi un miliardo di persone che già soffrono la fame.

Se tutti gli abitanti della Terra mantenessero il tenore di vita di un cittadino europeo medio l’umanità avrebbe bisogno di 2,6 pianeti per sostenersi, 2,6 pianeti è anche l’impronta ecologica dell’Italia. Stiamo consumando il Pianeta.

Con queste aspettative come è pensabile sostenere una popolazione mondiale che raggiungerà i 9,6 miliardi nel 2050 riuscendo contestualmente a tutelare i sistemi naturali? Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 si terrà a Parigi la 21° Conferenza delle Parti Onu sui Cambiamenti climatici. Si tratta di una importante occasione per rimettere con forza al centro dell’agenda politica nazionale i temi che riguardano il modello di gestione delle risorse, la tutela ambientale, i diritti delle comunità, la sovranità di queste ultime sul territorio e, più in generale, il sistema economico nel suo insieme.

I dodici problemi di cui soffre il nostro pianeta

  • Scorie radioattive,
  • spreco energetico,
  • sovrappopolazione,
  • inquinamento dell’aria,
  • uso dell’acqua dolce,
  • buco dell’ozono,
  • fusione dei ghiacci,
  • acidificazione degli oceani,
  • uso del suolo e deforestazione,
  • cambiamento climatico,
  • abuso di azoto e fosforo,
  • perdita della biodiversità.

Non possiamo permetterci più di perdere tempo

Abbiamo un solo pianeta, non dimentichiamolo. “La nostra è una chiamata urgente all’azione, non possiamo più aspettare. La biodiversità è una parte cruciale del sistema che sostiene la vita sulla Terra oltre che il barometro di quello che stiamo facendo alla Terra, la nostra unica casa. Abbiamo la necessità urgente di agire in tutti i settori della società per costruire un futuro più sostenibile” Donatella Bianchi Presidente del WWF Italia.

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Earth Overshoot Day 2014: Da oggi il pianeta è in rosso

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Il 19 Agosto è l’Earth Overshoot Day (il giorno del superamento): il giorno in cui la nostra Impronta Ecologica supera il budget annuale del nostro pianeta.

Ci sono voluti meno di otto mesi per far sì che l’umanità abbia esaurito l’intero budget di tutto l’anno e sia andata in una situazione di deficit ecologico. Tutto questo secondo i calcoli del Global Footprint Network, un centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità con uffici in Nord America, Europa e Asia.

Il Global Footprint Network  ha lo scopo di portare i limiti ecologici al centro dei processi decisionali grazie al progressivo miglioramento dell’indicatore “Impronta Ecologica”, uno strumento per la gestione delle risorse che misura quanta natura abbiamo, quante ne usiamo e chi usa cosa. Ogni anno, il Global Footprint Network che conosce l’ammontare annuale della produzione sostenibile terrestre, è in grado di calcolare il numero di giorni di quell’anno “coperti” dalla biocapacità della Terra. Il resto dell’anno corrisponde all’Overshoot.

L’Earth Overshoot Day pubblicizza la data in cui l’impronta dell’umanità in un certo anno supera la capacità rigenerativa della Terra di quell’anno, calcolato dividendo la biocapacità mondiale (la quantità di risorse rinnovabili che la Terra è in grado di generare quell’anno), con l’impronta ecologica mondiale (la domanda dell’umanità per quell’anno), e moltiplicando per 365, il numero di giorni del 2014:
(biocapacità mondiale/ Impronta Ecologica mondiale) x 365 = Earth Overshoot Day. 
 Dal 2000, secondo i calcoli del Global Footprint Network, l’entità del superamento è cresciuta e di conseguenza, l’Earth Overshoot Day si é spostato da inizio ottobre 2000 al 19 agosto di quest’anno.

“Il problema del superamento della capacità rigenerativa sta diventando una sfida caratteristica del 21° secolo. E’ sia un problema ecologico che economico” ha detto Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-creatore dell’Impronta Ecologica, un sistema scientifico di contabilità delle risorse. “Le nazioni con deficit di risorse e basso reddito sono particolarmente vulnerabili. Anche i paesi ad alto reddito che hanno avuto la possibilità economica di proteggersi dagli effetti più diretti generati dalla loro dipendenza dalle risorse devono rendersi conto che devono trovare una soluzione a lungo termine per superare tale dipendenza prima che diventino problemi troppo grandi rispetto alle loro capacità economiche”.

Nel 1961, l’umanità usava solo tre quarti della capacità della Terra di generare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire i gas che generano effetto serra. La maggior parte delle nazioni aveva una biocapacità più grande della loro rispettiva Impronta. Verso l’inizio degli anni settanta, la crescita economica e demografica hanno aumentato l’Impronta Ecologica dell’umanità portandola ad un livello più grande della capacità di produzione rinnovabile del pianeta : siamo quindi andati in una situazione di superamento ecologico.

Oggi, l’86% della popolazione mondiale vive in nazioni che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a produrre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network, oggi ci sarebbe bisogno di 1.5 Terre per produrre le risorse ecologiche rinnovabili necessarie per sostenere l’Impronta attuale dell’umanità. Proiezioni moderate riguardanti la popolazione, l’energia e il cibo indicano che l’umanità potrebbe richiedere la biocapacità di tre pianeti ben prima della metà di questo secolo. Questo potrebbe essere fisicamente irrealizzabile.

I costi della nostra spesa ecologica eccessiva stanno diventando sempre più evidenti. L’interesse che stiamo pagando sul crescente debito ecologico che si concretizza in deforestazione, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di CO2 nella nostra atmosfera va di pari passo con i crescenti costi umani ed economici.

I governi che ignorano i limiti delle risorse nel loro processo decisionale potrebbero mettere a rischio la loro performance economica a lungo termine. In tempi di persistente “overshoot”, quei paesi che si trovano in situazione di deficit di biocapacità si renderanno conto che la riduzione della loro dipendenza dalle risorse coincide con i loro interessi. Al contrario, i paesi che sono dotati di riserve di biocapacità hanno un forte incentivo a preservare questi beni ecologici che costituiscono una crescente vantaggio competitivo in un mondo caratterizzato da vincoli ecologici sempre più stringenti.

A fronte di tutto ciò un crescente numero di nazioni si sta attivando in vari modi:

  • Le Filippine stanno per adottare l’Impronta Ecologica come indicatore per le loro politiche nazionali, il primo paese nel sud-est asiatico a farlo, attraverso il loro Land Use Act Nazionale. Questa legge, la prima del suo genere nelle Filippine, è stata pensata per proteggere i territori dallo sviluppo caotico e per pianificare l’utilizzo e la gestione delle proprie risorse fisiche. I legislatori stanno quindi cercando di integrare l’Impronta Ecologica nella politica nazionale, ponendo il tema dei limiti delle risorse al centro del processo decisionale.
  • Gli Emirati Arabi Uniti, un paese ad alto reddito, intendono ridurre in modo significativo la loro Impronta Ecologica pro capite, uno delle più alte al mondo, a partire dalle emissioni di carbonio. Il loro Standard per l’efficienza energetica nell’illuminazione comporterà solo prodotti ad alta efficienza per l’illuminazione interna che saranno disponibili su tutto il territorio entro la fine di quest’anno.
  • Il Marocco è interessato a collaborare con il Global Footprint Network per il riesame, basato sull’Impronta Ecologica, del “Plan Maroc Vert”, una strategia nazionale di 15 anni per lo sviluppo sostenibile in agricoltura. Il Marocco è anche interessato a collaborare con il Global Footprint Network per valutare complessivamente in che misura il piano contribuisce alla sostenibilità del settore agricolo, nonché alla transizione verso la sostenibilità dell’intera società.

Indipendentemente dalle specificità di un paese, incorporare il rischio ecologico nella pianificazione economica e nella strategia di sviluppo non è solo un atto di lungimiranza, è un atto necessario ed urgente. Per calcolare la propria Impronta ecologica e sapere cosa si può fare per ridurla, andare su:

http://www.footprintnetwork.org/calculator  dove si trova anche una versione adattata alla realtà italiana.


L’overshoot prima o poi si concluderà, che ci piaccia o no. L’unica alternativa che abbiamo è tra toglierci da questa situazione per scelta o a causa di disastri. Se optiamo per la scelta, tutti noi, come individui, ma anche come città, nazioni, umanità intera, possiamo agire. Significa sviluppare e implementare strategie sostenibili per invertire la tendenza al sovra-sfruttamento ecologico garantendo allo stesso tempo il benessere delle persone. Qui è dove entra in gioco l’indicatore dell’impronta ecologica, che può essere utilizzato a supporto dei processi decisionali e per un calcolo preventivo degli effetti delle nostre strategie nel contrastare le tendenze dell’overshoot. La questione della scelta è in definitiva questa per l’umanità: come vivere bene disponendo di un ettaro a persona (in modo da lasciare spazio ad altre specie e da poter accogliere una popolazione probabilmente più numerosa in futuro). E’ una questione di pianificazione. I punti principali di intervento riguardano il modo di alimentarci (meno prodotti animali, per esempio, meno rifiuti alimentari, cibo meno elaborato), dove e come siamo alloggiati (micro-case, in posizione centrale, ad alta efficienza energetica, con il supporto di energie rinnovabili), i nostri sistemi di trasporto (distanze brevi, a piedi o in bici, evitare l’uso di aerei) e le dimensioni delle famiglie (un figlio per famiglia riduce la pressione della popolazione sull’ambiente, due figli la mantengono, tre la incrementano portando a un aumento del 50 per cento della popolazione nell’arco di 20-25 anni, approssimativamente il doppio del tasso di crescita della popolazione mondiale attuale, ma anche il doppio del tasso di crescita della popolazione indiana)”. Mathis Wackernagel – fondatore e attuale presidente del Global Footprint Network

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