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Lavoro: In Italia non si investe sulla formazione qualificata

formazione dei lavoratori

Che in Italia la formazione professionale sia rimasta molto indietro rispetto al resto dell’Europa è un dato ormai noto. Il nostro Paese non ha mai agito seriamente sulla formazione continua. La conferma arriva dai numeri presentati nel Rapporto al Parlamento sulla formazione continua realizzato da Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) per conto del ministero del Lavoro relativo al 2015-2016. Le imprese italiane investono poco in capitale e poco in formazione. Continue Reading


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La classifica mondiale delle 25 multinazionali dove si lavora meglio

google

Google è la migliore azienda del mondo in cui lavorare. Sul podio finiscono anche Sas Institute (Ict) e WL Gore (tessile). Nella lista stilata, dalla società “Great Place to Work“, su 25 aziende non figura nessuna italiana. La ricerca è stata realizzata intervistando più di 6.600 aziende (che contano in totale 12 milioni di dipendenti) in tutto il mondo dalla fine del 2014 alla metà del 2015. Il 91% dei quasi due milioni di lavoratori rappresentati sostiene di essere orgoglioso di dire agli altri che lavora per la sua azienda, l’89% è felice di cosa riesce a creare lavorando e l’88% sente di contribuire al benessere delle comunità circostanti mentre l’87% ritiene di lavorare in un ottimo posto.

“Purtroppo”, spiega l’ad di Great place to work Italia Alessandro Zollo, “analizzare il clima aziendale non è ancora pienamente nella cultura delle imprese italiane. Lo è invece nelle sedi italiane delle multinazionali estere, infatti 8 delle 25 in classifica lo sono anche per la loro sede italiana. Il problema è racchiudibile in due concetti: meritocrazia e leadership. Se non riusciamo a mettere in campo credibili processi di selezione, valutazione e promozione dei più meritevoli e finché non formiamo i nostri manager per gestire il business senza ricorrere all’autorità e alla verifica del tempo trascorso in ufficio, ma piuttosto insegnando loro a diventare un punto di riferimento per i propri collaboratori, non entreremo mai in questa speciale classifica”.

  • 1. Google

    Google56,040 employees
    www.google.com
    Industry: Information Technology
    Listed in: Argentina, Brazil, Canada, India, Japan, Switzerland, United States

  • 2. SAS Institute

    SAS Institute13,741 employees
    www.sas.com
    Industry: Information Technology
    Listed in: Australia, Belgium, Germany, Italy, Mexico, Portugal, Spain, Netherlands, United States

  • 3. W. L. Gore & Associates

    W.L. Gore & Associates10,000 employees
    www.gore.com
    Industry: Manufacturing & Production | Textiles and textile products
    Listed in: China, France, Germany, Italy, Spain, United Kingdom, United States

  • 4. NetApp

    NetApp12,810 employees
    www.netapp.com
    Industry: Information Technology | Storage/Data Management
    Listed in: Australia, Canada, China, France, Germany, India, Japan, Switzerland, Netherlands, United Kingdom, United States

  • 5. Telefónica

    Telefónica123,700 employees
    www.telefonica.com
    Industry: Telecommunications
    Listed in: Argentina (2), Central America (One Operation), Chile, Colombia, Ecuador, Mexico, Peru (3), Venezuela

  • 6. EMC

    EMC70,000 employees
    www.emc.com
    Industry: Information Technology | Storage/Data Management
    Listed in: Australia, Austria, Brazil, China, Denmark, France, Germany, India, Ireland, Italy, Korea, Saudi Arabia, Mexico, Poland, Spain, Switzerland, The Netherlands, Turkey, United Arab Emirates, United Kingdom

  • 7. Microsoft

    Microsoft128,000 employees
    www.microsoft.com
    Industry: Financial Services & Insurance
    Listed in: Argentina, Canada, Chile, Colombia, Denmark, Germany, Greece, India, Italy, Japan, Mexico, Norway, Peru, Poland, Portugal, Spain, Turkey, United Kingdom

  • 8. BBVA

    BBVA108,000 employees
    www.bbva.com
    Industry: Information Technology | Software
    Listed in: Argentina, Chile, Mexico (2), Paraguay, Peru, Venezuela

  • 9. Monsanto

    Monsanto22,400 employees
    www.monsanto.com
    Industry: Biotechnology & Pharmaceuticals | Biotechnology
    Listed in: Argentina, Belgium, Brazil, Canada, China, Costa Rica, France, Guatemala , India, Italy, Mexico, Spain

  • 10. American Express

    American Express53,500 employees
    www.americanexpress.com
    Industry: Financial Services & Insurance | Banking/Credit Services
    Listed in: Argentina, India, Japan, Mexico, United States

  • 11. Marriott

    Marriott182,972 employees
    www.marriott.com
    Industry: Hospitality | Hotel/Resort
    Listed in: Brazil (2), India, Mexico (4), Peru, United Arab Emirates, United States

  • 12. Belcorp

    Belcorp10,185 employees
    www.belcorp.biz
    Industry: Retail
    Listed in: Bolivia, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Mexico, Peru

  • 13. Scotiabank

    Scotiabank86,932 employees
    www.scotiabank.com
    Industry: Financial Services & Insurance | Banking/Credit Services
    Listed in: Canada, Chile, Costa Rica, Dominican Republic, El Salvador, Mexico (3), Panama, Peru, Puerto Rico

  • 14. Autodesk

    Autodesk8,823 employees
    www.autodesk.com
    Industry: Information Technology
    Listed in: Australia, Canada, China, Germany, United Kingdom, United States

  • 15. Cisco

    Cisco70,112 employees
    www.cisco.com
    Industry: Information Technology
    Listed in: Brazil, Chile, Costa Rica, Italy, Saudi Arabia, Mexico, Norway, Poland, Portugal, Spain, United Kingdom, United Kingdom

  • 16. Atento

    Atento150,000 employees
    www.atento.com
    Industry: Professional Services | Telephone Support/Sales Centers
    Listed in: Argentina, Brazil, Colombia, El Salvador, Guatemala, Mexico, Peru, Puerto Rico, Uruguay

  • 17. Diageo

    Diageo28,000 employees
    www.diageo.com
    Industry: Manufacturing & Production | Beverages
    Listed in: Brazil, Canada, Central America & Caribbean, Chile, Ireland, Mexico

  • 18. Accor

    Accor142,896 employees
    www.accor.com
    Industry: Hospitality | Hotel/Resort
    Listed in: Argentina, Brazil, Chile, India, Mexico, Peru, United Kingdom

  • 19. Hyatt

    Hyatt97,000 employees
    www.hyatt.com
    Industry: Hospitality
    Listed in: China, Germany, India, United Arab Emirates, United Kingdom, United States

  • 20. Mars

    Mars74,141 employees
    www.mars.com
    Industry: Manufacturing & Production | Food Products
    Listed in: Australia, Austria, Belgium, Brazil, Central America & Caribbean, Chile, China, Denmark, France, Greece, Ireland, Italy (2), Japan, Korea, Poland, Portugal, Spain, Sweden, Switzerland, United States

  • 21. Cadence

    Cadence6,405 employees
    www.cadence.com
    Industry: Information Technology | Software
    Listed in: Canada, India, Korea, United Kingdom, United States

  • 22. Hilti

    Hilti22,000 employees
    www.hilti.com
    Industry: Manufacturing & Production
    Listed in: Canada, Denmark, Germany, Mexico, Poland, Sweden, Switzerland, Turkey, United States

  • 23. EY

    EY193,295 employees
    www.ey.com
    Industry: Professional Services
    Listed in: Canada, Costa Rica, Dominican Republic, Guatemala, Mexico, Panama, United States

  • 24. H&M

    H&M132,000 employees
    www.hm.com
    Industry: Retail | Clothing
    Listed in: Austria, Canada, China, Denmark, Finland, Netherlands, Turkey

  • 25. Novo Nordisk

    Novo Nordisk39,062 employees
    www.novonordisk.com
    Industry: Biotechnology & Pharmaceuticals | Pharmaceuticals
    Listed in: Finland, Greece, Mexico, Netherlands, United States

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Soffocati dalle tasse: 7.500 euro ad azienda

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Fare impresa in Italia non significa soltanto assumersi i rischi connessi al libero mercato ma soprattutto doversi misurare con una burocrazia asfissiante e una tassazione eccessiva, che mortificano il lavoro e contribuiscono al declino economico del nostro Paese. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi ImpresaLavoro, un’azienda media spende ogni anno 7.559 euro per disbrigare adempimenti burocratici relativi al pagamento delle imposte: una cifra che non ha eguali in Europa.

Un’azienda italiana, mediamente, deve dedicare ogni anno 269 ore per preparare, compilare e pagare i moduli relativi alle imposte sul lavoro, sul valore aggiunto e sui redditi di impresa. Questo tempo comporta ovviamente un costo, che Eurostat stima mediamente in 28,1 euro l’ora. Ci battono solo la Bulgaria, l’Ungheria e la Repubblica Ceca, dove però il costo del lavoro è molto più basso. Il Paese più vicino al nostro è la Germania con 218 ore. In Francia il fisco richiede solo 137 ore all’anno.

“Quando analizziamo il total tax rate cui sono sottoposte le imprese italiane molto spesso ci dimentichiamo che le tasse emerse non rappresentano il totale del peso che le aziende devono sopportare. La burocrazia non è solo un laccio che blocca lo sviluppo e gli investimenti privati: è anche un costo. Per questo è sempre più necessario agire rapidamente per semplificare il nostro sistema, partendo da quello fiscale. Si tratta di una riforma urgente e che può essere realizzata a costo zero. Basta volerlo”, Massimo Blasoni presidente di ImpresaLavoro

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Imprese italiane: 221 mila protesti a 69 mila imprese

protesti imprese italiane

Nei primi tre mesi del 2013 oltre 23 mila imprese italiane non individuali hanno fatto registrare almeno un protesto. Il trimestre nero dei default potrebbe essere seguito da altri mesi altrettanto difficili sul fronte della liquidità aziendale: i dati relativi alle abitudini di pagamento delle imprese italiane non sembrano infatti indicare un miglioramento a breve della situazione.

Tra gennaio e marzo del 2013 sono stati levati 221 mila protesti a 69 mila imprese, in aumento, rispettivamente, del +3,7% e del +2,8% sul 2012. Questi aumenti sono il risultato di diverse dinamiche in atto tra le imprese individuali e le società più strutturate. Da un lato si osserva un calo del fenomeno tra gli imprenditori titolari di ditte individuali, sia in termini di numero di titoli contestati (-2,3%), sia di numero di soggetti protestati (-1,6%). Dall’altro, continua anche nel primo trimestre la corsa dei protesti levati alle società, che tocca un nuovo record: tra gennaio e marzo si contano oltre 23 mila aziende con almeno un protesto, il valore più elevato in tutto il periodo analizzato (+12,6% sui primi tre mesi del 2012). Il forte incremento dei mancati pagamenti riguarda tutto il sistema economico: i dati indicano infatti aumenti con tassi a due cifre rispetto allo scorso anno nei servizi (+15%), nell’industria (+14,7%) e nelle costruzioni (+13,8%). L’edilizia si conferma il comparto in cui il fenomeno è maggiormente diffuso: all’1,7% delle società attive nel settore risulta essere stato levato almeno un protesto nei primi tre mesi del 2013, contro una percentuale che si attesta all’1% nell’industria e allo 0,9% nei servizi. L’incremento dei protesti riguarda tutti i settori manifatturieri, ad eccezione dell’industria dei prodotti intermedi (-12,7%) e dell’hi tech (-7,4%). In ambito industriale, la crescita risulta particolarmente preoccupante nella filiera auto (+25,8%), nella meccanica (+24,9%), nel sistema casa (+24,7%) e nel largo consumo (+19,9%). I protesti crescono anche in tutti i comparti non manifatturieri, con ritmi più elevati tra le imprese che operano nel campo della logistica e dei trasporti (+18,7%, settore in cui la diffusione del fenomeno tocca l’1,8% delle società attive nel settore) della distribuzione (+17,3%), dei servizi non finanziari (+13,1%). Dal punto di vista geografico – dopo un 2012 in cui i protesti avevano fatto registrare una crescita a due velocità, più sostenuta al Centro-Sud rispetto al resto del Paese – nei primi tre mesi del 2013 hanno accelerato i mancati pagamenti anche nel Nord del Paese: il numero di società protestate è aumentato rispetto all’anno precedente a tassi del 12% nel Nord Est e del 9,9% nel Nord Ovest.

I dati di Payline, il database di Cerved Group sulle abitudini di pagamento di oltre 2 milioni di imprese italiane, indicano che tra gennaio e marzo sono aumentati rispetto allo scorso anno i tempi medi di pagamento (a 81,2 giorni dai 79,8 dello scorso anno) e i ritardi nella liquidazione delle fatture, che si sono attestati a 21,1 giorni (19,1). Nel corso dell’anno si è ridotta la presenza di imprese puntuali e tra le PMI con ricavi compresi tra 2 e 50 milioni di euro sono aumentati i gravi ritardi (oltre due mesi), casi che spesso sfociano in mancati pagamenti o in default. La situazione risulta in ulteriore e forte peggioramento tra le PMI che operano nell’edilizia: i giorni di ritardo sono aumentati in media da 20 a 27 giorni, mentre la presenza di società puntuali è diminuita dal 46,5% al 38,9%, con un aumento dei gravi ritardi che hanno superato la soglia del 10%. Qualche miglioramento si osserva invece nei servizi, soprattutto nei settori della distribuzione alimentare soggetti all’entrata in vigore dell’art. 62, che fissa a 60 (o a 30) giorni il tempo massimo di liquidazione delle fatture che trattano beni alimentari. Dal punto di vista geografico, i maggiori ritardi osservati tra le PMI riguardano tutta la Penisola. Le situazioni più critiche si osservano in alcune regioni del Centro-Sud, in cui le PMI pagano con ritardi che superano il mese: in Calabria i pagamenti sono effettuati addirittura 44 giorni dopo le scadenze concordate, mentre in Sicilia i ritardi si attestano a 36 giorni, nel Lazio a 33 e in Campania e Sardegna a 31.
*Osservatorio sui protesti e i pagamenti delle imprese

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