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I disperati di Patrasso

immigrati clandestini

Qualche anno fa Alfredo Macchi, inviato Mediaset, aveva realizzato un reportage strepitoso fra Patrasso e Ancona, la storia sui “disperati di Patrasso”. Mostrava gli immigrati che letteralmente assaltavano i camion per nascondersi fra le merci e salire sui traghetti italiani che sbarcano ad Ancona.

Patrasso-Ancona, la stessa tratta del maledetto traghetto che si è incendiato l’altro giorno. Ancora con clandestini a bordo. Afgani che attraversano per sei mesi a piedi il medio oriente per arrivare in Grecia e da lì provare ad infilarsi di nascosto nei camion in corsa mentre salgono sui traghetti che li porteranno ad Ancona.

La loro avventura è semplice e drammatica allo stesso tempo: più o meno ogni giorno cercano di entrare di nascosto nei camion che si imbracano nei traghetti diretti nei porti italiani. Il reportage vincitore di numerosi premi, non è disponibile online. Vi riporto l’articolo, del Gennaio 2009, dal sito del giornalista.

“Sono centinaia, a gruppetti o da soli. Restano per ore di giorno e di notte a ridosso delle recinzioni con filo spinato che circondano il porto di Patrasso. Guardano le navi partire ma soprattutto i camion che si imbarcano. Appena le guardie della polizia portuale si allontanano scavalcano i reticolati e corrono sulla banchina per nascondersi sotto o dentro gli autotreni che si imbarcano sui traghetti diretti a Brindisi, Bari, Ancona o Venezia. Sono giovanissimi, soprattutto afghani, ma anche curdi, iracheni e africani. La loro è una fuga disperata al prezzo della vita.

Se non vengono scoperti dalla polizia alla partenza, affrontano 24 ore di viaggio chiusi nei container. Alcuni muoiono per il freddo dei camion frigo o la mancanza d’aria. Quasi sempre vengono scoperti al loro arrivo in Italia: qui i camion vengono perquisiti uno ad uno e quelli sospetti passati allo “scanner” un macchinario a raggi X che riesce a mostrare l’interno degli autotreni senza dover scaricare la merce. Sempre più spesso tra frutta e verdura il monitor mostra le sembianze di uomini in carne ed ossa.

Una volta scoperti i clandestini vengono immediatamente affidati al comandante della nave su cui erano imbarcati per il rimpatrio in Grecia. Ho seguito l’amaro viaggio di rientro di sette di loro sul traghetto Ancona-Patrasso.

Nella terza città greca in 5 mila vivono in un campo fantasma fatto di cartone e celofan. Quasi tutti sono arrivati qui dall’Afghanistan passando per l’Iran e poi imbarcandosi dalla Turchia. Sono tutti maschi e molti minorenni. Senza più nulla da perdere.

Per le leggi europee spetterebbe al primo paese di ingresso concedere lo status di rifugiato. La Grecia in media per le domande di asilo impiega due anni per una risposta che nel 99,7 per cento dei casi è negativa. Per questo tutti questi disperati cercano di venire in Italia. A decine assaltano i camion in corsa lungo la strada per il porto per aprire i potrelloni e nascondersi all’interno. Un problema enorme tanto che i camionisti, che rischiano l’arresto se sul loro autotreno vengono trovati clandestini, sono scesi in sciopero nei giorni scorsi bloccando tutti gli imbarchi. Ci sono però anche camionisti senza scrupoli che prendono dai mille ai duemila euro a persona per nasconderla nei loro automezzi. E una volta giunti in Italia a volte devono invece disfarsi di cadaveri”.


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La Grecia svende tutto per pagare il pizzo alla Troika



La Grecia si vende tutto. Isole, porti, aeroporti, strade e anche acquedotti. Miliardari, è l’ora dei saldi! Il più grande programma di cessione al mondo è partito. Con il 27% di disoccupazione, il 50% di disoccupazione giovanile e il 180% di debito pubblico sul Pil, la Grecia privatizza per fare cassa. Questo è il prezzo per ripagare i 247,5 miliardi che l’Unione Europea avrebbe speso per salvarla dalla bancarotta. Anche l’Italia ha dato il suo contributo ma la cifra versata, chi dice 10 chi 50 miliardi, non è del tutto chiara. Quello che è chiaro e che dalle privatizzazioni devono essere recuperati non meno di 22,3 milioni di euro entro il 2020, due anni fa erano cinquanta i miliardi da incassare entro il 2015 per abbassare il debito pubblico.

La lista dei beni censiti che dovranno essere messi in vendita è lunga: 38 aeroporti, 12 porti, una compagnia del gas e una elettrica, le ferrovie, le poste, ben quattro centri termali, un tratto di autostrada da 700 chilometri, l’Hellenic Petroleum, almeno cento porti turistici, un castello a Corfù e centinaia e centinaia di ettari di terreno sulle spiagge. Lo segnala il quotidiano della sinistra francese Liberation, ma è tutto verificabile consultando il sito dell’Ente ellenico per la valorizzazione delle proprietà dello Stato (Taiped).

La Cina è pronta a comprarsi tutto. Con soli 6,5 miliardi sono stati firmati 19 accordi economici che coprono export, trasporti marittimi, aerei e terrestri, cantieristica navale, addirittura è stata comprata una partecipazione nella quota della società di produzione greca dell’olio di oliva. E pensate che in Grecia sta facendo shopping perfino l’Azerbaigian, che ha investito 400 milioni di euro per l’acquisto del 66% della Desfa, filiale della Depa (società greca del gruppo pubblico produttore di gas), e ha raggiunto un importante accordo per il gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) che porterà il gas naturale del giacimento azero di Shah Deniz sino alle coste italiane, attraversando l’Adriatico.

Il paese, grazie a questi sforzi, potrebbe ritornare a crescere nel 2016, profetizzano il Fmi e l’Unione Europea. Il Primo ministro greco Samaras è contento, il popolo con questa svendita obbligata dalla Ue, Bce e dalla Troika, un po’ meno. Ormai i greci dopo migliaia di proteste sono rassegnati. Benvenuti in Grecia, laboratorio europeo del capitalismo del disastro!

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In Grecia un esempio di dittatura democratica del futuro



Grecia, 12 settembre 2013, votazioni alla Commissione Giustizia del Parlamento sul disegno di legge relativo al codice degli avvocati. Senza il numero legale, erano presenti solo tre deputati, il presidente Virvikadis ignora tutte le obiezioni di uno dei parlamentari presenti in aula, Zoe Konstantopoulou, e riferisce che ogni articolo “è stato votato a maggioranza” sebbene nessuno abbia votato.

A breve sarà così anche in Italia? Anzi, in verità sta già succedendo. Diffondiamo questo video, e alle prossime elezioni ricordiamoci che tra questo politico greco e i nostri non c’è alcuna differenza. Le dittature sono sempre iniziate così…..

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Euro 2012: E se la Grecia vincesse di “Rigore”?

 

Davide contro Golia, questa e’ Grecia-Germania quarti di finale del campionato europeo di calcio. Una partita che mescola insieme calcio e politica, lo sport diventa specchio della realtà. Da una parte la Grecia, nazionale arrivata a sorpresa ai quarti di finale 1 campionato europeo vinto (2004) e 15° nel ranking Fifa. Dall’altra la nazionale tedesca, 3 campionati europei vinti (1972, 1980, 1996), 3 coppe del Mondo (1954, 1974, 1990) e 3° nel ranking Fifa, data ancora una volta tra le favorite del torneo e accreditata della vittoria finale. Differenze abissali sportive, ma anche enormi differenze economiche/politiche.

Prodotto Interno lordo (Pil) 2011

Grecia: 299 miliardi di dollari, -6,9% rispetto al 2010. Previsioni 2012 254 milioni di dollari -7.1%

Germania: tra +0,6% e un +1%. Previsioni 2012 + 1,6%

Debito Pubblico

Grecia: 400 miliardi di euro. Esattamente il 161,70% del Pil. Previsioni 2012 157,5% del Pil che, però, scenderà anch’esso

Germania: 2080 miliardi di euro tra i più alti dell’eurozona. Ma l’economia tedesca, essendo molto forte, riesce a farvi fronte

Pil pro-capite

Grecia: 26.376 dollari. Previsione 2012 intorno ai 25.034 dollari

Germania: 39.810 dollari tra i più alti tra i Paesi europei

Disoccupati

Grecia: 2010 il 12,5%, 2011 il 17,3%, 2012 21,7%

Germania: 2011 il 6%, 2012 il 5,70, 2013 6,40%

Lo scontro sul campo si trasferirà inevitabilmente nel tifo di tutto un Paese. Battere l’odiata Germania nel calcio domani sera si trasformerebbe nella rivincita di un’intera nazione. Che in Angela Merkel vede colei che vuole spingere la Grecia ai margini dell’Europa. La Cancelliera con la sua politica del rigore e austerità sta bloccando la Grecia e tutta l’Europa.

Ma il calcio tante volte sa essere beffardo, e, se spesso e’ una metafora della vita, domani sera aspettiamoci una rivincita del popolo Greco sulla Germania dell’austerità. Magari come nei più bei sogni immagino una vittoria ai calci di “rigore” della Grecia. Metafora più bella non potrebbe avverarsi…

 

 

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