Italia al bivio, uscire dall’euro o trattare con la Germania

Il consueto editoriale di Münchau sul Financial Times si concentra sulle implicazioni del NO alla riforma costituzionale. Le sue preoccupazioni, al di là del breve termine, sono per la sopravvivenza dell’euro, che vede legata al verificarsi di condizioni estremamente improbabili allo stato attuale. La sua speranza, in conclusione, è che il nuovo premier italiano trovi il coraggio di una svolta necessaria: affrontare il governo tedesco per costringerlo a un’unione fiscale e politica. L’alternativa è un’uscita dall’euro.
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Emergenza Ebola: Ogni governo deve fare la sua parte

Distribuzione geografica dei nuovi casi e casi totali in Guinea, Liberia e Sierra Leone



Nonostante tutti gli annunci, 9 stati membri del G20, che sono tra le maggiori economie mondiali, non hanno ancora dato un “giusto contributo” in termini di fondi e supporto medico alle popolazioni colpite da Ebola: non nella misura che ci si aspetterebbe da paesi di questa estensione e ricchezza. E tra queste anche l’Italia.

Nella classifica di generosità per la lotta all’Ebola il governo italiano è penultimo tra quelli del G8, davanti solo alla Russia che non ha stanziato nulla. A fare i conti in tasca ai governi è l’Onu, che settimanalmente aggiorna i dati delle donazioni e li suddivide per Paese. In cima ai “top-contributor” ci sono gli Usa con 377 milioni, seguiti da Regno Unito (95), Canada (51). Alla lista delle superpotenze manca la Cina, il primo partner commerciale del continente africano, che dopo avere preceduto tutti nell’invio di aiuti con 41 milioni ora si è fermata.

Del miliardo e 140 milioni di dollari raccolti finora solo 2,2 milioni sono arrivati dal governo italiano: lo 0,2% del totale, quanto l’Austria o le Filippine. Davanti alla Spagna, ma doppiati dal Venezuela e surclassati dalla Danimarca. In realtà, l’Italia nelle settimane scorse ha annunciato un contributo di 50 milioni di dollari in risposta all’appello dell’Onu. Si tratta di un impegno generoso, già confermato con uno stanziamento iniziale di circa 6 milioni di dollari, ma che deve essere ancora mantenuto completamente nei fatti.

Le Nazioni Unite avvertono che gli staff medici stanno facendo di tutto per rallentare e bloccare l’epidemia di Ebola, che ha già ucciso 4.818 persone su 13.042 casi segnalati nell’Africa occidentale, ma che è necessario agire in fretta per dare una risposta alla diffusione del virus.

In Africa occidentale: aumentano i prezzi, cresce la povertà e mancano le strutture per fronteggiare l’epidemia. In Guinea il tasso di crescita si è quasi dimezzato, e lo stesso è avvenuto in Liberia. Il reddito è sceso di 105 milioni di dollari e le spese sono aumentate di 100 milioni. Le entrate familiari sono diminuite di oltre il 12%. In Liberia e in Sierra Leone particolarmente colpiti i settori di turismo, agricoltura e industria mineraria. L’inflazione è aumentata e c’è una forte carenza di beni essenziali, incluso in cibo. In soli sei mesi il reddito familiare è diminuito del 35% in Liberia e del 30% in Sierra Leone. Colpito è anche il turismo di paesi vicini come Gambia e Senegal.

Senza risorse, il prezzo da pagare in termini di vite umane e denaro, sarà altissimo. La Banca Mondiale stima che, se il virus si diffonderà nei paesi vicini, il costo economico potrebbe variare da 27 a 32 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Oxfam, al lavoro per fermare la diffusione del virus, chiede che tutti i paesi del G20 si prendano la responsabilità di gestire almeno un centro di trattamento ognuno, cosa che richiede un staff medico dalle 25 alle 35 persone. Ogni governo deve fare la sua parte, senza nascondersi dietro la generosità altrui.

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Renzi vuole smantellare l’unico settore della Giustizia italiana che funziona

Orlando-Renzi

“Il Ministero della Giustizia sta per smantellare – è questione di ore – uno dei pochi settori funzionanti, quello della giustizia minorile, da sempre impegnata con successo nel recupero dei ragazzi che entrano a far parte del circuito penale. Ciò accade mentre gli si affidano nuovi compiti, come quello di accogliere anche i giovani detenuti da 21 ai 25 anni.

Il Dipartimento della Giustizia Minorile (DGM), infatti, è quello sul quale sembra voler abbattersi con maggiore violenza la mannaia dei tagli in quanto il Governo ha previsto sia la scomparsa dell’attuale specifica Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari, sia la drastica riduzione dei dirigenti di seconda fascia, cuore del DGM. Come se ciò non bastasse, la scure si abbatterà anche su assistenti sociali, educatori e amministrativi peraltro già notevolmente ridimensionati dalle cesure precedenti.

Insomma, il Governo italiano si appresta ad annientare l’unico settore della Giustizia italiano non raggiunto dalle condanne sistematiche della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Al Satyagraha che sto portando avanti nella forma dello sciopero della fame da 16 giorni, con Marco Pannella e altri 190 cittadini, aggiungo anche questo obiettivo, questa volta non per ripristinare la legalità perduta, ma per mantenere quella c’è in un comparto che finora l’Italia ha potuto mostrare in Europa come un fiore all’occhiello”. Rita Bernardini

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