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Il capitalismo perfetto del futuro

Michio-Kaku

“Ci stiamo muovendo verso una nuova era, quella del “capitalismo perfetto”, dove il consumatore sa moltissimo dei prodotti e i produttori a loro volta sanno moltissimo dei consumatori e dove le curve della domanda e dell’offerta rasentano la perfezione.

In questo quadro il branding e l’immagine diventano paradossalmente ancora più importanti. Il consumatore che di un prodotto conosce tutto deciderà sulla base di ciò che appunto conosce meglio, ad esempio il marchio. In futuro il problema principale per le banche sarà quello di dover affrontare una concorrenza più agguerrita e una libertà di scelta da parte dei clienti ancora più accentuata.

Le banche perderanno le proprie posizioni monopolistiche, perché per effetto delle tecnologie anche le imprese più piccole, come i gestori di carte di credito ad esempio, avranno l’opportunità di affacciarsi all’operatività bancaria……Le banche sono tradizionalmente conservatrici. Ma siamo nell’era dei computer, dove la concorrenza si allarga velocemente grazie all’innovazione tecnologica. Continue Reading


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Costa Rica Giardino dell’Eden

Costa Rica New Travel

La Costa Rica, vero e proprio giardino dell’Eden, è una valida possibilità se stanco di diverse cose, hai intenzione di cambiare vita, ma per vivere veramente la Costa Rica devi aver voglia di cambiare, non si scappa dai problemi perché ovunque andrai ne troverai di nuovi, devi pensare invece che c’è sempre una soluzione……..Questa è oggi la nostra scelta di vita, la realtà nella quale i tempi e ritmi sono diversi, scanditi dal lavoro, importante per il sostentamento, ma anche dall’essere egoisti per se stessi dedicandosi il tempo che serve per vivere a pieno una vita…la  propria vita.

Dunque si inizia: io sono Luigina ho 41 anni e a fianco a me c’è  Ivan che di anni ne ha ben 46 (ahahah), stiamo insieme dal lontanissimo 2006 pochi mesi prima di scoprire che saremmo diventati genitori di 2 GEMELLI (Edoardo e Lucrezia) nello stesso anno; e forse  già questo avrebbe dovuto farci capire che non saremmo stati molto “normali”….

Sia io che Ivan abbiamo personalità forti che, vedono le cose sempre  e completamente in modo diverso, ma forse è proprio il  metodo necessario per completarsi e decidere di vivere una vita come la nostra; liberi di ragionare  e discutere ma in compensazione l’uno all’altra, per un fine comune…la nostra famiglia.

Ecco perché abbiamo deciso di cambiare, per la nostra FAMIGLIA.

E’ stata la necessità di riuscire a viverci a pieno e veramente, che ci ha portati a scegliere di crescere in luoghi diversi da dove siamo nati e diventati grandi, scegliere di vivere in un paradiso naturale  come la Costa Rica , con i suoi pro e i suoi contro. Oggi ormai  la vita frenetica porta solo ad  apparire  e ci allontana, non si è più persone, non si è più coppie, non si è più famiglia, può darci la parvenza  che tutto ciò ci realizzi sia professionalmente sia economicamente,  ma  dobbiamo tener presente che i nostri figli non ricorderanno quello che gli è stato regalato, ma quanto abbiamo potuto essere veramente presenti per loro, e che non avere tempo per i nostri reciproci compagni non è coppia.

All’ora riflettuto tanto su quanto poter cambiare, abbiamo intrapreso quest’avventura e a oggi diamo i giusti pesi e le giuste misure alla giornata che viviamo, senza porci troppe aspettative, domani sarà un ‘altro giorno, ma stiamo vivendo ora affrontiamo un passo per volta la vita. 

Svariate e infinite  le bellezze naturali della Costa Rica, mare cristallino ed ecoturismo contribuiscono a creare migliaia di posti di lavoro nel rispetto più totale dell’ambiente e della flora e fauna locali, i Ticos, persone sempre sorridenti e gioviali hanno imparato il vero elisir di lunga vita, il rispetto per la natura  che ricambierà con gratitudine, permettendoci di vivere in un ambiente paradisiaco, in tanti sensi. Ma perché qui è tutto così bello?

Forse porsi qualche domanda potrebbe essere utile su perché ad esempio, tanti come noi, decidono di trasferirsi  e radicalmente cambiare la propria  vita. Primo in assoluto le enormi potenzialità del paese e le rosee prospettive per il futuro. Secondo nel lontano 1° dicembre 1948, dopo una terribile  guerra civile, il presidente della Costa Rica, Josè Figueres – detto Pepe – decise di abolire l’esercito; da quel momento tutte le risorse economiche risparmiate furono  dirottate sul sociale, in particolare sui settori sanità e istruzione. 

Una popolazione, che è ritenuta da tanti ancora in fase di Sviluppo, ma dalla quale secondo me ci sarebbe tanto da imparare. Questo è per noi Costa Rica, la nostra scelta di vita…..Perché se provi la felicità ricercherai per sempre quella sensazione.” Scritto da Gina Ivan e l’aiuto di Edoardo e Lucrezia (amorevolmente chiamati i gemelli)………………….PURA VIDA

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Il Mondo alla rovescia di Renzi

Matteo-Renzi-Mondo-alla-Rovescia-Pd

“La capacità di distinguere quello che ciascun individuo pretende di essere e ciò che realmente rappresenta è uno dei segni della raggiunta maturità personale. Cercherò di spiegare perché Matteo Renzi ha una visione capovolta della sua stessa azione, con la conseguenza che questa produce e produrrà effetti opposti rispetto a quelli positivi da lui immaginati, finendo con l’inguaiare tutti noi. Un capovolgimento che è ben espresso anche dal tema della Leopolda che recita: “Il futuro è solo l’inizio”.

Cominciamo dall’esordio. Matteo Renzi ha presentato se stesso sulla scena nazionale come un “rottamatore”. Questa figura allegorica è stata mutuata da una pratica mercantile in vigore negli anni passati, grazie alla quale chi aveva un’auto malandata poteva rivolgersi ai rivenditori facendosela valutare per un certo ammontare, che veniva poi scalato dal prezzo d’acquisto di una nuova. Ne è in qualche modo scaturita la convinzione che il rottamare corrisponda a nient’altro che al sostituire un’auto vecchia con una nuova fiammante. Ma questo è l’effetto di una distorsione dell’esperienza. In realtà il rottamatore non è né il concessionario che attua l’operazione di compravendita, né il produttore dell’auto nuova che va a sostituire la vecchia. Il rottamatore è colui che riceve il sottoprodotto dei comportamenti altrui, in quanto si limita a far rottami del veicolo scartato. Dalle sue mani escono, pertanto, cose che non hanno più alcuna utilità. Ora, è certo che Renzi fantasticava di essere in grado di mettere magicamente nelle mani della società le chiavi di un futuro nuovo fiammante, ma nella realtà, come dimostra il disastro della fuga in massa degli iscritti dal Pd, si è limitato a smantellare quel poco di un organismo sociale con qualche residua capacità orientativa, che cercava maldestramente di sopravvivere nella bufera.

Renzi, lungi dal convenire che la fuga in massa dei militanti costituisce un problema, ha sciorinato subito la “giustificazione”: sarà pure sparito qualche centinaio di migliaia di militanti del suo partito, ma sono stati guadagnati alla sua causa milioni di elettori! Questi rappresenterebbero la “macchina nuova” che lui consegnerebbe alla società. Ma solo degli ignoranti possono considerare gli elettori come un qualcosa di equivalente ai membri di un organismo sociale come un partito, anche se le sue radici storiche si stavano rinsecchendo. La differenza che passa tra l’appartenenza a un organismo sociale come un partito e il votare qualcuno è, ai nostri giorni, la stessa che passa tra il convivere o lo sposarsi con una persona per costruire un progetto di vita e lo sfogarsi con una prostituta per un piacere occasionale. Pertanto, quando Renzi e i suoi seguaci vantano i risultati delle elezioni europee, e minimizzano gli effetti devastanti delle loro iniziative sull’organismo del partito, ogni persona dotata di discernimento percepisce il millantamento e rifiuta di accodarsi alla processione dei consenzienti.

Un secondo indizio del procedere capovolto di Renzi sta nella sua presunzione di “sapere perfettamente (!) quello che c’è da fare”, cosicché non dovrebbe confrontarsi con un problema, bensì imporre una soluzione che gli è nota. Come molti “giovanotti” rampanti, Matteo Renzi pensa veramente che ciò che ha in mente abbia natura diversa dalle proposte e dagli interventi di quelli che l’hanno preceduto negli ultimi decenni. Ma come recita un antico detto francese “plus ça change, plusc’est la même chose”. Se conoscesse un po’ di storia, Renzi saprebbe che nel 1929 dopo il crollo di Borsa, il presidente Hoover negli Usa abbatté le imposte per ridare fiato agli investimenti privati, ma non ottenne alcun effetto pratico; così come nel 1975 il premier Wilson in Inghilterra fece la stessa cosa, finendo a sua volta in un cul de sac che lo costrinse alle dimissioni. D’altra parte, il tagliare le tasse era lo slogan preferito di Reagan, della Thatcher e poi di Berlusconi. È superfluo elencare qui gli altri mille indizi che testimoniano del fatto che ciò che Renzi cerca di presentare come novità mai pensate sono in realtà ferri vecchi culturali. Ma uno di questi indizi è particolarmente chiarificatore.

Dopo cento anni di dibattito sul problema, la Costituzione italiana, come quelle di altri paesi europei, ha riconosciuto nel 1948 che “il lavoro è un diritto”. Poiché la vita sociale è fondata sul lavoro deve essere garantita a tutti la certezza di poter lavorare. Ma Renzi non è convinto di tutto ciò e ha proclamato apertamente che “il lavoro non è un diritto, bensì un dovere”! Da questo punto di vista la Costituzione ha le idee ben più chiare di Renzi, visto che non scinde affatto (art. 4) il diritto dal dovere. È infatti proprio perché la Repubblica è fondata sul lavoro, che da un lato riconosce ai cittadini un diritto al lavoro, dall’altro li chiama al dovere di svolgere un’attività che arricchisca materialmente e culturalmente la società. Che nessuno, nella direzione del Pd, sia scoppiato a ridere di fronte all’affermazione, la dice lunga sull’amnesia sociale che ha colpito quel partito. E il fatto che Renzi abbia riscosso un successo elettorale nonostante i discorsi che fa ci dice che la società tutta è stata colpita da una sorta di Alzheimer, che le ha fatto rimuovere la propria storia e la propria cultura, con la conseguenza di una disintegrazione della sua stessa identità”. Giovanni Mazzetti – Professore di Economia Politica, Università della Calabria

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