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Ad alimentare la teoria del complotto sono le stesse istituzioni

strage Parigi

Un libro di due esperti cinesi degli anni 90, “Guerra senza limiti”, indicava il terrorismo, l’uso dei media e la manipolazione dei mercati come gli elementi delle moderne guerre. Se rileggiamo i fatti degli ultimi 15 anni le intuizioni di questi cinesi sono state confermate.

“L’incubo è finito e siamo tutti sollevati. Tuttavia non riesco ad aggiungere la mia voce al coro di plauso ai servizi di sicurezza francese. Un blitz non può essere considerato un successo se si conclude con la morte di ben 4 ostaggi. In termini di sicurezza è emersa in queste ora una serie di errori e anomalie che per ora resta senza risposta. Parto dall’ultimo dubbio in ordine cronologico e, a mio giudizio, più grave:

Perché i fratelli Kouachi, due terroristi che hanno sterminato i redattori di Charlie Hebdo, sono stati uccisi?

Mi spiego: mentre l’assalto al negozio Kocher era impegnativo e rischioso a causa della presenza di ostaggi e pertanto rendeva quasi inevitabile l’uccisione di Amedy Coulibaly, il blitz contro i fratelli Kouachi è avvenuto in condizioni ben diverse, quasi ideali per catturali vivi. Ora lo sappiamo con certezza: erano asserragliati nella tipografia senza ostaggi. C’era un solo dipendente quando hanno fatto irruzione, il quale ha avuto la prontezza di riflessi di nascondersi in uno scatolone e i fratelli Kouachi non si sono mai accorti della sua presenza, che è stata provvidenziale per le forze di sicurezza. Via sms costui ha inviato alle forze dell’ordine importanti indicazioni sulle mosse dei due terroristi.

Le condizioni erano ottimali per catturarli vivi. E invece sono stati entrambi uccisi. Secondo le ricostruzioni di stampa i due sarebbero usciti dalla tipografia, nella quale si erano asserragliati, sparando all’impazzata contro le forze di polizia dopo che queste – probabilmente – avevano iniziato a lanciare lacrimogeni nel locale. Un contesto difficile e confuso ma di certo non insolito per delle teste di cuoio altamente preparate a questo tipo di eventi e addestrate sia ad uccidere sia a neutralizzare tenendo in vita.

Ed è evidente che la cattura è altamente preferibile all’eliminazione, tanto più in assenza di ostaggi. Vivi, i due sarebbero stati interrogati, si sarebbe potuto scoprire la loro rete di contatti, i loro mandanti, approfondire la storia del reclutamento nello jhadismo, E invece sono stati uccisi entrambi. Era davvero indispensabile?

A queste domande se ne aggiungono altre, sempre riguardanti la sicurezza e in parte già segnalate da alcuni nei giorni scorsi. Queste:

– Fino a poche settimane fa la redazione di Charlie Hebdo era sorvegliata da una camionetta 24 ore su 24, poi la misura è stata revocata e a proteggere è rimasto un poliziotto. Nonostante proprio prima di Natale le autorità fossero in allarme per possibili attentati, la protezione di uno dei siti più ovvi, sensibili e prevedibili di Francia non è stata aumentata, con una leggerezza inspiegabile e imperdonabile. E’ il più grande regalo che si potesse fare a dei terroristi jihadisti. Chi risponde di questa scelta? Quali le motivazioni?

– Com’è possibile che due terroristi altamente addestrati, in grado di compiere con straordinaria freddezza e professionalità una strage come quella del Charlie Hebdo, si rechino sul luogo dell’attentato con la carta di identità e per di più la dimentichino nell’auto usata per la fuga? Nella mia vita ne ho viste tante, ma una doppia leggerezza così sciocca da parte di guerriglieri che da settimane preparavano l’attentato è davvero molto insolita.

Che fine ha fatto il terzo complice? Perché le forze dell’ordine hanno additato, sin dalle prime ore, un giovane che in realtà è risultato completamente innocente (al momento del blitz si trovava a scuola)? C’era o no? E se sì chi era? E’ ancora in fuga?

– Dalle immagini dell’assalto a Charlie Hebdo si nota che l’auto, una Citroën, era ferma in mezzo alla strada. Com’è possibile che sia stata lasciata lì durante il blitz, col rischio di bloccare il traffico e di attirare l’attenzione? O era parcheggiata altrove?

– Cos’è successo quando, subito dopo la strage, l’auto dei terroristi è stata bloccata da un’auto della polizia nella via di Charlie Hebdo?

E infine:

– I fratelli Kouachi erano noti da tempo ai servizi di sicurezza francesi, a quelli americani, persino a quelli italiani. Com’è possibile che il loro ritorno in Francia sia passato inosservato? Qualcuno monitorava le loro mosse? Li controllava? Se no, perché? Se sì, perché non sono stati fermati in tempo?

Io non ho risposte a queste domande, che restano fondamentali per capire fino in fondo i tragici attentati di Parigi. Mi limito a formularle.

Certo, invece, è il giudizio sui servizi di sicurezza francesi: sono stati disastrosi sia prima, sia durante, sia alla fine”. Marcello Foa


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Strage Charlie Hebdo, chi erano i macellai di Parigi?

Charlie-Hebdo-terroristi

L’assalto a Charlie Hebdo rappresenta il peggior attentato avvenuto in Francia dal 1961. Dopo un blitz durato circa sette ore, le teste di cuoio francesi hanno ucciso i fratelli Kouachi, ritenuti responsabili della strage al settimanale Charlie Hebdo. Stessa sorte per Amedy Coulibaly, l’uomo che ha preso in ostaggio sei persone in un negozio kosher, nella zona est della stazione di Porte de Vincennes di Parigi. I fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly si conoscevano da anni perché appartenevano alla stessa cellula jihadista.

Ma chi sono i quattro, più probabilmente tre (la ventiseienne Hayat Boumeddiene, presunta “complice”, fidanzata di Coulibaly è tra i ricercati), che hanno inflitto un attacco al cuore alla libertà di espressione e tenuto in scacco per tre giorni 88 mila agenti di polizia? I fratelli Kouachi erano dei foreign fighters a tutti gli effetti, Coulibaly era un “semplice” squilibrato violento.

– SAID KOUACHI
1980 Nasce a Parigi.
1994 Entra in orfanotrofio.
2010 Sospettato di aver partecipato a un tentativo per far evadere un terrorista.
2011 Va nello Yemen per partecipare a un campo di addestramento di al Qaeda.
2015
7 Gennaio: Responsabile insieme al fratello della morte di dodici persone, dieci redattori del Charlie Hebdo e due poliziotti.
8 Gennaio: Viene segnalato col fratello nella campagna a nord di Parigi.
9 Gennaio: Si barrica col fratello nella tipografia di Dammartin-en-Goële. Muore negli scontri a fuoco con la polizia.

– CHERIF KOUACHI
1982 Nasce a Parigi.
1994 Entra in orfanotrofio.
2003 Entra in un gruppo di reclutamento per l’Iraq.
2005 Arrestato, viene condannato a tre anni.
2010 Sospettato per la tentata evasione di un terrorista.
2015
7 Gennaio: Responsabile insieme al fratello della morte di dodici persone, dieci redattori del Charlie Hebdo e due poliziotti.
8 Gennaio: Viene segnalato col fratello nella campagna a nord di Parigi.
9 Gennaio: Si barrica col fratello nella tipografia di Dammartin-en-Goële. Muore negli scontri a fuoco con la polizia.

– AMEDY COULIBALY
1982 Nasce a Juvisy-sur-Orge, in Francia.
2001 Pluricondannato per furto aggravato.
2004 Condannato a sei anni per rapina a mano armata. Recluso nello stesso carcere di Cherif Kouachi.
2006 Condannato a un anno e mezzo per traffico di droga.
2009 Si sposa con Hayat.
2010 Sospettato di aver partecipato ad un tentativo per far evadere un terrorista.
2014 Esce di prigione.
2015
8 Gennaio: Uccide un agente.
9 Gennaio: Fa irruzione in un supermercato kosher, prende in ostaggio i clienti, ne uccide quattro, prima di essere ucciso dalla polizia.

– HAYAT BOUMEDDIENE
1988 Nasce in una banlieue a Villiers sur Marne, in Francia.
2009 L’anno della svolta integralista. La giovane sposa Coulibaly con rito religioso islamico, dopo aver abbandonato il suo lavoro di cassiera. Si trasferisce col marito nel Cantal, regione dell’Alvernia. Si fa plagiare dal predicatore estremista Djamel Beghal.
2014 Il marito Coulibaly esce di prigione, Hayat lo riaccoglie tra le sue braccia.
2015
9 Gennaio: I media scrivono della sua presenza nelle azioni terroristiche insieme al marito. Ma dopo il blitz della polizia francese non si trova. È la donna più ricercata di Francia. Avrebbe già raggiunto la Siria.

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