0

Doppi incarichi degli eletti a Bruxelles. Vi dimettete?

Doppi-incarichi-eletti-a-Bruxelles

Circa il 17% degli eletti a Bruxelles è già o Deputato o Senatore. Le due cariche sono da legge incompatibili. Quasi il 50% dei doppi incarichi sono all’interno del Partito Democratico: ci saranno dimissioni?

Le Elezioni Europee, oltre ad essere il banco di prova per le varie forze politiche del Paese, sono soprattutto la possibilità per 73 politici italiani di prendere parte alle decisioni prese dal Parlamento dell’Unione Europea. Come è giusto che sia, la gara è stata molto agguerrita, e i Partiti hanno scelto molto attentamente le personalità da candidare.

Il problema è molto semplice, molti degli eletti, qualora accettassero l’incarico, risulteranno essere incompatibili con l’incarico da Euro Parlamentare. Circa il 17% dei neo eletti, principalmente del Partito Democratico, sono o Senatori o Deputati della Repubblica Italiana. Come si evince dalla legge elettorale per il Parlamento Europeo:

Art.5-bis. La carica di membro del Parlamento Europeo è incompatibile: a) con l’ufficio di deputato o di senatore; b) con la carica di componente di Governo di uno Stato Membro.

Il tema dei doppi incarichi è cruciale, specialmente se un cittadino, come anche un politico, apprezza l’importanza di entrambi gli incarichi. Rappresentare il proprio Paese, e rappresentare il proprio Paese in Europa, sono compiti difficili e totalizzanti che non possono convivere in nessun tipo di modo. La speranza è che una volta ufficializzata la lista degli eletti, coloro che ricoprono un doppio incarico, siano richiamati dalle autorità competenti, e dagli elettori, a dimettersi da Palazzo Madama o Montecitorio. Ai 13 in questione, chiediamo o di dimettersi subito o di rifiutare sin da ora l’incarico europeo. Prendere decisioni chiare, senza fare calcoli politici del caso, è un dovere nei confronti dei cittadini. Chi sono queste persone?

Forza Italia:

  • Salvatore Cicu,
  • Alessandra Mussolini,
  • Raffaele Fitto.

Lega Nord:

  • Gianluca Buonanno.

Ncd-Udc:

  • Lorenzo Cesa,
  • Maurizio Lupi.

Partito Democratico:

  • Simona Bonafe’,
  • Isabella De Monte,
  • Cecile Kyenge,
  • Alessandra Moretti,
  • Alessia Mosca,
  • Massimo Paolucci,
  • Pina Picierno.

(Fonte openpolis)

Condividi:
0

La Destra morta e sepolta da Berlusconi

Fini-Berlusconi-Alleanza-Nazionale

Il quotidiano Italia Oggi ha intervistato Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, classe 1932, meglio conosciuto come il Barone nero”. Dove il titolo nobiliare era spiegato abbondantemente dal nome e dove “nero” stava proprio per fascista. Staiti fu missino senza infingimenti e tutto d’un pezzo, consigliere comunale negli anni ’60 e ’70 a Milano, e poi deputato. Odiato, più nel suo partito che fuori, forse perché era un critico spietato di quella destra, come scrisse anni fa al Foglio. Oggi è un signore di ottant’anni, che vive sul Maggiore, dove legge molto e scrive. Antiberlusconiano antemarcia, ultra critico con la destra che gli si mise al seguito, oggi osserva il Cavaliere in ritirata e gli ex-compagni di partito, che lo attaccarono, un po’ allo sbando. “Un movimento che voleva difendere lo Stato, la Patria e la legalità, finito a fare le mobilitazioni per un signore ricchissimo in cambio di poltrone e potere.” 

Domanda. Dunque Staiti i fatti le danno ragione: le raccomandazioni che faceva ai suoi ex compagni di partito paio, oggi, un epitaffio…

Risposta. Da un certo punto di vista mi spiace aver avuto ragione. Pur avendo un’enorme prevenzione verso i miei ex-camerati, mi ripetevo: non saremo adeguati ma siamo, tutto sommato, diversi. Se dovessimo davvero governare, mostreremo come quanto siamo onesti, fedeli allo Stato, alla sovranità nazionale. E invece_

D. E invece?

R. Peggio degli altri, abbiamo impersonificato la conquista del potere fine a se stesso.

D. Anche Gianfranco Fini, al quale, quando ruppe con B., lei si riavvicinò?

R. Gli chiesi, nel 2010, come fosse stata possibile quell’alleanza. E lui fu molto chiaro: “Posti e potere”. Ecco la giustificazione.

D. Ad alcuni, oggi, toccherà anche la purga di Forza Italia..

R. Si ritroveranno gli arrivisti di sempre, gli abbarbicati in posti di potere. Anche se vedo qualcun altro che, in un sussulto, dice: ‘Rifaremo Alleanza nazionale’. Ma quella non è neanche una minestra riscaldata, è una sbobba immangiabile. Insiema a Daniela Garnero Santanché, anzi Santancheque come la chiamavo io, una creatura di Ignazio La Russa che l’ha introdotta alla politica milanese direttamente dai salotti di Cortina e Forte dei Marmi.

D. La Russa, suo grande avversario, di cui lei contestava l’amicizia con Salvatore Ligresti, un altro che passa i suoi guai. Oggi sta nei Fratelli d’Italia, la destra “aberlusconiana”, per cui deduco che non le ispirino fiducia.

R. Sì, quella presenza è un peccato originale notevole, e poi c’è Giorgia Meloni, con quell’eterna espressione di ragazzina delle periferie romane, che non mi convince.

D. Insomma, un finale inglorioso?

R. La vita è anche così, per carità, però un movimento che voleva essere sulle barricata per difendere lo Stato, la Patria e la legalità, finito a fare le mobilitazioni per un signore ricchissimo.

D. Ma che effetto le fa B. costretto, se va bene, a far politica da casa?

R. Come diceva Flaiano, se un giorno un marziano arrivasse a Roma, dopo cinque minuti troverebbe tutto normale. Così com’è normale che un presidente della Repubblica torni a spendersi, come ha fatto ancora venerdì scorso, contro la guerra fra magistratura e politica. Ma dov’è questa guerra? Io non la vedo.

D. Insomma, le vicissitudini di B. non la inteneriscono?

R. No, innanzitutto perché non è affatto buono d’animo come si vuol rappresentare e come altri lo rappresentano: è cattivo come quelli che devono esibire la loro potenza e far vedere che possono tutto.

D. Lei lo conosce da tempo?

R. L’ho conosciuto quando ancora non era nessuno e ne ho sempre tratto la sensazione di uno che vuole piacere e che non tollera di non essere simpatico all’interlocutore.

D. Si ricorda quando lo vide la prima volta?

R. Sì alla fine degli anni ’60, quando, con alcuni amici, avevamo scoperto un ristorante a Brera, la Torre di Pisa. C’eravamo fatti riservare permanentemente una saletta. Amici della politica e non solo:c’erano anche Gigi Rizzi (famoso playboy, ndr) Lorenzo Galtrucco (noto industriale, ndr), Teo Teocoli e molti altri.

D. E c’era Berlusconi?

R. No, Berlusconi s’affacciava ogni tanto alla saletta, con l’espressione di chi bramava essere accolto nel gruppo. «Chi è quello?», ricordo che chiese qualcuno. “Un palazzinaro”, rispose qualcun altro.

D. E non lo accettaste a quel convivio?

R. Ma no! Portava quei cappelli un po’ lunghi sul collo e quei doppiopetto che gli stavano male già allora. E poi si notava da lontano quell’altissima opinione di se, che sconfinava nell’esibizionismo.

D. Lo teneste fuori ma qualche anno dopo non fu possibile snobbarlo, immagino…

R. Certo, perché entrò in politica molto prima di arrivare alla politica politicante. Attraverso le tv c’era continuamente dentro: per fortuna sua, avendo sempre al fianco una persona come Fedele Confalonieri, l’unico personaggio con la testa sulle spalle del suo giro. Quello che gli toglieva parecchie patate bollenti e che si occupò, per esempio, della legge Mammì, che minacciava da vicino gli interessi del gruppo.

D. E lei, come politico milanese influente, non ci ebbe a che fare?

R. Poche volte. La prima dopo una partita a San Siro fra Milan e la Juve, di cui sono tifosissimo. Mi chiese di andarlo a trovare.

D. Credo per non parlare di calcio…

R. Ma no. La legge, allora obbligava le tv commerciali a fare i telegiornali e Fininvest non ne voleva sapere, perché c’erano da assumere giornalisti, mettere in piedi redazioni, insomma spendere moltissimo.

D. Paradossale. Poi cambiò idea…

R. Certo. Ricordo che fu in via Rovani, a Milano, a casa sua. Uscì da una porta laterale. Poi l’ho rivisto, tre o quattro volte, e aveva sempre quell’espressione indispettita di non riuscire a piacermi.

D. Torniamo alle sue scelte politiche, a febbraio destò molto clamore la sua dichiarazione di voto pro-Beppe Grillo.

R. Ne avevo seguito la campagna su Sky e, da un certo momento in poi, mi ha convinto il loro riferimento alla “comunità nazionale”. L’Italia non poteva che salvarsi così, tornando a sentirsi comunità. Il M5s mi pareva l’unica alternativa al sistema e ho sperato che dessero una spallata a tutto l’edificio, i cui muri erano e sono marci.

D. È deluso o no?

R. Qualche difficoltà di comprensione l’ho avuta: non posso dimenticare 20 anni di consiglio comunale e 15 di Parlamento: l’abitudine a un tipo di politica c’è ancora. Però tutto sommato, aldilà dell’inesperienza, hanno mantenuto le promesse fatte in campagna: come restituire il soldi del finanziamento pubblico.

D. Col Parlamento da aprire come una scatoletta di tonno, però, è andata peggio…

R. Non ci riescono ma non per colpa loro: ormai le camere discutono solo le iniziative del governo. E d’altra parte non fanno loro gli ordini del giorno dei lavori….

D. E questo Paese come lo vede?

R. Destinato a non risollevarsi più.

D. Oddio…

R. Forse la soluzione può essere andare in Europa, questa Europa dei burocrati che non mi piace, anche se sono un europeista.

D. Non ci siamo già, in Europa?

R. Intendo presentarsi ai vertici e dire: siamo un bellissimo Paese, possiamo essere il parco giochi del Vecchio Continente, ma aiutateci a sistemare il rischio idrogeologico, i musei, i monumenti. Facciamo grande operazione da 200 miliardi di euro.

D. E gli affidiamo le chiavi, dice?

R. Più o meno. D’altra parte a questo punto che facciamo? Siamo un Paese industriale? Non mi pare, neanche la Fiat lo è più. Sì, c’è qualche esempio di made in Italy, nella moda, nell’enogastronomia, ma dove vuol andare un Paese che non ha un progetto industriale e che con la finanza ha complicato tutto?

D. Europa che è sempre stata presente in un certo pensiero di destra…

R. Sì, la Giovane europa fu un’organizzazione che attirò tanti nel dopoguerra. D’altra parte se oggi, con la crisi siriana, non avessimo avuto un’europeista come Emma Bonino agli Esteri, con Berlusconi saremmo stati subito pronti a intervenire. Avremmo fatto il bis dell’Iraq, col Cavaliere che accorse subito nel ranch di George W. Bush, ultra-accondiscendente.

D. Non le piacque?

R. La trovai una mancanza di dignità.

D. L’Europa, quindi, anche come contraltare all’America, lei dice?

R. Quando c’era Charles De Gaulle, certe cose non passavano. C’erano la coscienza di una storia, di una cultura, di una civiltà. Una coscienza europea che oggi manca.

Condividi:
0

Berlusconi ineleggibile: Le carte segrete dell’inciucio ventennale

Berlusconi-ineleggibile-Forza-Italia-Pdl

Sono rimaste nascoste per vent ‘anni negli archivi della Camera dei Deputati. E testimoniano l’osceno accordo grazie al quale la “sinistra” e Silvio Berlusconi hanno trescato sulla pelle degli italiani. Il problema dell’inadeguatezza dell’omino di Arcore a ricoprire cariche pubbliche non è stato scoperto dai primi di agosto, quando la Cassazione ha messo il bollo definitivo a uno dei suoi numerosi procedimenti penali. A partire dalla sua “discesa in campo” il suo nome è apparso negli elenchi sottoposti alla giunta per le elezioni che giudica l’incandidabilità di un parlamentare eletto.

Correva l’anno 1994 e Berlusconi era appena stato eletto. Sorgeva un problema: il deputato (e presidente del Consiglio) Silvio Berlusconi aveva nelle sue mani le tre principali reti televisive dell’emittenza privata italiana che godono di concessioni pubbliche – le frequenze Tv – pagando tra l’altro al fisco una cifra risibile. Quelle stesse tv che gli avevano spianato la strada per Palazzo Chigi potevano farlo cadere dalla poltrona visto che la legge dispone l’ineleggibilità di titolari di concessioni pubbliche. La Camera dei deputati avrebbe dovuto far rispettare la legge. E invece manco per sogno.

A sollevare il conflitto all’inizio non furono nemmeno i deputati dell’opposizione ma tre semplici cittadini. Furono presi per pazzi. Fu quella la prima volta che per Berlusconi la legge italiana (la 361 del ’57)non valeva. Perché? Semplice, a giudizio della Giunta delle elezioni quella norma andava applicata “ad personam”, termine che gli italiani impereranno a conoscere bene negli anni a seguire. E siccome sostiene che è ineleggibile colui che “in proprio” abbia “concessioni o autorizzazioni amministrative” ecco trovata la foglia di fico dietro la quale nascondere l’inciucio ventennale. La farsa veniva ripetuta all’indomani di ogni elezione. La giunta si riuniva e tutto finiva sempre nello stesso modo: destra e sinistra se ne fottevano della legge salvando l’impero Mediaset e la carriera politica del loro capo. E per non farsi scoprire occultavano ai cittadini le carte, con il logo della Camera dei Deputati, che attestavano l’accordo. Perché sono state secretate tutto questo tempo? Possibile che nessuno le abbia mai volute tirare fuori? Lo ha fatto il M5S: Eccole qui da scaricare. Tenetevi forte, è tutto vero.

Anno 1994, maggioranza di centrodestra. A coordinare i lavori del Comitato per l’ineleggibilità e le incompatibilità è Elio Vito, allora vicecapogruppo alla Camera, diventerà presidente del gruppo e ministro per i Rapporti col Parlamento, prima con Forza Italia poi col Pdl, per un totale di sei legislature. Illustra i ricorsi di tre cittadini “sottolineando che il Comitato medesimo all’unanimità ha convenuto sull’infondatezza dei ricorsi medesimi”. Punto. La seduta termina alle 16, in tempo per fare merenda.

Anno 1996, maggioranza di centrosinistra. Viene richiamata la (mini) sessione della legislatura precedente. L’organo “ha convenuto a maggioranza sui principi richiamati ed ha quindi preso atto dell’insussistenza di ipotesi dell’ineleggibilità”. Risultato? “Archiviazione per manifesta infondatezza dei reclami presentati l’eleggibilità dei deputati Berlusconi, Berruti, Dell’Utri, Martusciello, Previti e Sgarbi”.

Anno 2002, maggioranza di centrodestra. Il presidente è Antonello
Soro, centrosinistra. . Sempre lo stesso film: “non sono consentite interpretazioni estensive e che l’espressione ‘in proprio’, di cui alla norma di legge, non si riferisce al fenomeno delle società e non può essere richiamato nei casi di partecipazioni azionarie indirette. Berlusconi salvo all’unanimità.

Anno 2006, maggioranza di centrosinistra. Lavori coordinati da Gianfranco Burchiellaro (Ulivo). Ancora una volta c’è un esposto contro Berlusconi. Sul verbale è inciso il copia-incolla dei precedenti. E quindi “il comitato ha pertanto convenuto sull’opportunità di ribadire il consolidato orientamento (…) proponendo alla Giunta di confermare il giudizio espresso sulla questione nelle tre precedenti legislature”. Non sia mai. Concludendo con “l’eleggibilità del deputato Silvio Berlusconi, archiviando per infondatezza l’esposto presentato”.

(Fonte parlamentari5stelle)

Condividi:
0

Venti balle in 15 minuti. Nuovo Record Mondiale

Videomessaggio-Berlusconi-Pdl-Forza-Italia

In un quarto d’ora di videomessaggio Berlusconi è riuscito a stabilire un nuovo record mondiale di cazzate. Il nuovo miracolo italiano Berlusconiano. Ben 20, 1,3 periodico al minuto. Le video balle fresche fresche, raccolte dal Fatto Quotidiano, di Silvio Berlusconi.

1) Il presunto “bombardamento fiscale che mette in ginocchio aziende e famiglie” non riguarda comunque le sue, vista la sua condanna per frode fiscale, senza contare i vari autocondoni.

2) Il presunto sabotaggio degli alleati che in 20 anni gli avrebbe “bloccato tutte le riforme” non gli ha impedito di approvare la legge sulle rogatorie del 2001 in 93 giorni, la Cirami del 2002 in 119 giorni, il lodo Schifani del 2003 in 69 giorni, il lodo Alfano del 2008 in 25 giorni.

3) È falso che gli abbiano legato le mani sulla “riforma della giustizia”, visto che in vent’anni ne sono state approvate 110.

4) Non è Magistratura democratica che ha trasformato le toghe “da impiegati pubblici non eletti in potere dello Stato”: è l’art. 104 della Costituzione, che definisce la magistratura “autonoma e indipendente da ogni altro potere”, cioè anch’essa un potere dello Stato. Come negli Stati di diritto da Montesquieu in poi. Il che non vuol dire “irresponsabile e immune”: i giudici che rubano finiscono in galera (tipo quelli corrotti da Previti), i politici che rubano si coprono a vicenda.

5) Nessun magistrato, nemmeno di Md, ha mai detto di voler realizzare “la via giudiziaria al socialismo”.

6) Nel 1992-’93 la magistratura non ha affatto eliminato “i 5 partiti democratici che governavano da 50 anni”: si sono eliminati da soli, rubando. Come lui stesso disse nel ’94: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti schiacciati dal debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti lascia il Paese incerto al passaggio di una nuova Repubblica”.

7) Nel ’94 B. fu inquisito per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, poi condannato in tribunale, prescritto in appello e assolto in Cassazione, ma non “con formula piena”, bensì dubitativa: “insufficienza probatoria” (e solo perché Mills, che le prove a suo carico le conosceva, mentì sotto giuramento perché corrotto da lui). E le tangenti esistevano: il manager Sciascia corruttore e i finanzieri corrotti furono tutti condannati.

8) “Per questo cadde il mio primo governo”. No, cadde perché Bossi gli levò la fiducia, in dissenso sulla riforma delle pensioni.

9) “Da allora ho subìto 50 processi…”. Che però sono 28.

10) “…e 41 si sono conclusi senza condanne”. Ma le sentenze, meno di 41, lo dichiarano colpevole di corruzione, falso in bilancio, appropriazione indebita, falsa testimonianza, frode fiscale e rivelazione di segreti, ma impunito per prescrizione o per amnistia o perché si è depenalizzato il reato.

11)“La sentenza (Mediaset) potrebbe non essere definitiva: mi batterò in Italia e in Europa per la revisione”. In Italia la revisione è ammissibile solo con nuove prove, che per ora non si vedono; in Europa nessuna Corte può ribaltare sentenze di tribunali nazionali.

12) “Md si è impadronita della maggioranza della magistratura e dei collegi giudicanti”. Md non è mai stata maggioritaria tra le correnti togate e anche alle ultime elezioni per l’Anm s’è piazzata terza, alle spalle delle componenti moderate (Unicost e di MI), con 1975 voti su 7359. E nessuno dei 5 giudici di Cassazione del processo Mediaset è di Md.

13) “Per condannarmi hanno inventato un nuovo reato: quello di ideatore di un sistema di evasione fiscale”. Ma il reato è vecchio come il mondo: la legge punisce il “mandante”, il “promotore”, l’ “organizzatore” e il “concorrente nel reato” (articoli 110-112 del Codice penale).

14) “Hanno rifiutato di sentire 171 testimoni a mio favore”. Può darsi, ma il giudice ha il potere di sfrondare le liste dei testi della difesa e del pm: altrimenti l’imputato potrebbe citare direttamente l’elenco telefonico e il processo durerebbe un secolo.

15) “Mi hanno sottratto al mio giudice naturale: la sezione ordinaria penale della Cassazione…”. Il giudice naturale, d’estate, per i processi a rischio prescrizione, è la “sezione feriale promiscua” (mista di giudici penali e civili): la sua comunque era tutta di giudici penali.

16) “…dove già mi avevano assolto due volte per gli stessi fatti”. No, l’hanno assolto per Mediatrade, cioè per il periodo successivo a quello dei fatti contestati nel processo Mediaset.

17) “Mi hanno condannato per una presunta evasione dello zero virgola, a fronte di 10 miliardi pagati dal ’94 a oggi da Mediaset”. A parte il fatto che fino a due settimane fa i miliardi erano 6 e non 10, lo zero virgola non sta in piedi: la condanna riguarda ammortamenti di 7,3 milioni su due annualità, ma solo perché i restanti 300 milioni relativi agli anni precedenti si sono prescritti grazie all’ex-Cirielli e alla controriforma del falso in bilancio.

18) “Io non ho commesso alcun reato”. Ma le sentenze definitive che lui cita come modelli di giustizia imparziale lo dichiarano colpevole di svariati delitti gravissimi (vedi punto 10).

19) “Sono orgoglioso di aver impedito di andare al potere a una sinistra che non ha mai rinnegato la sua ideologia e vuole levarmi di mezzo col suo braccio giudiziario”. Strano: con quella sinistra lui governa dal novembre 2011, mantenendola al potere.

20) “Forza Italia difende la tradizione cristiana della vita e della famiglia”. Parola di uno che fece abortire Veronica e – come dice Benigni – “ha avuto diverse mogli, fra cui alcune sue”. Infatti l’unica frase coerente e veritiera è l’appello ai “missionari della libertà”: lui ha sempre prediletto la posizione del missionario.

Condividi:
0

Berlusconi c’hai rotto i coglioni

aereo-Berlusconi-Pdl-Forza-Italia-campagna-di-Ferragosto

La campagna di Ferragosto di Forza Italia sta per partire. Gli aerei di Silvio Berlusconi sono pronti a sorvolare le nostre teste. Teste di bagnanti in vacanza. Teste di cazzo che continuano a votare Berlusconi.

Sarà un ferragosto all’insegna dei messaggi “Silvio libero”, “Forza Italia, Forza Silvio”, sono gli striscioni che compariranno nei cieli italiani sulle principali località di villeggiatura. “Per la gioia di grandi e bambini” afferma Antonio Palmieri, l’uomo a cui da 20 anni Silvio Berlusconi affida la comunicazione politica. I vu’ cumprà sono già pronti con migliaia di acquiloni con la faccia di Silvio. Ma non ci romperanno i coglioni solo con gli aerei, sono pronti anche manifesti, circa 2.000 6×3 e 4×3 dislocati nelle principali città italiane nelle aree di servizio lungo le autostrade. Al centro ci sono le persone, i sostenitori di Silvio, e da una parte, su un palco, Silvio Berlusconi. La scritta “Ancora in campo per l’Italia” e il simbolo di Forza Italia per dare immediatamente una realizzazione grafica delle parole pronunciate da Berlusconi lo scorso 4 agosto durante la manifestazione in via del Plebiscito: “Sono qui, non mollo”. Avete capito? Non molla. Ma anche noi italiani non molliamo.

Quindi quest’anno addio ai tradizionali gavettoni in riva al mare, questo ferragosto i gavettoni li lanceremo in aria contro gli aerei di Berlusconi. E per completare l’opera staccheremo tutti i manifesti, al grido Berlusconi c’hai rotto i coglioni…..sarà un ferragosto indimenticabile.

Condividi: