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La finanza salverà il clima?

soldi-ambiente

Banking on Forests, ovvero, come fare cassa sulle foreste. Nelle ore iniziali della Ventesima Conferenza delle Parti sul clima (COP) delle Nazioni Unite, in programma a Lima fino al 12 dicembre, Re:Common lancia la sua ultima ricerca sullo spesso controverso rapporto tra istituzioni finanziarie internazionali e protezione dell’ambiente.

Nel dossier, infatti, si evidenzia come l’estrema fiducia della Banca europea per gli investimenti nel poter risolvere il gigantesco problema del surriscaldamento globale con strumenti finanziari, come il cosiddetto Fondo Althelia, sia alquanto mal riposta. Il fondo, lanciato verso la metà del 2013, ideato per “procurare entrate di vario genere tramite la protezione delle foreste e il loro uso sostenibile”.

La banca di sviluppo dell’Unione europea ha erogato 25 milioni di euro per il fondo che, nella sua visione “contribuirà a ridurre le emissioni di gas serra, concentrandosi sull’impiego sostenibile della terra e dei servizi forniti dagli ecosistemi”. In pratica un partenariato pubblico-privato basato sulla logica del contestatissimo (dalle comunità locali e dalle reti della società civile internazionale) meccanismo REDD+ sulle foreste.

Uno strumento con alla base una logica di puro stampo finanziario non lontana da quella applicata per i mercati dei crediti di carbonio – val la pena ricordare che crediti di carbonio e REDD sono entrambi un prodotto dei negoziati delle Nazioni Unite. Pazienza se proprio l’Emission Trading System avvolto nella bandiera azzurra e stellata dell’UE si sia rivelato un incredibile fallimento e che quindi, “immagazzinando” la lezione del passato, sarebbe stato meglio cambiare radicalmente approccio. La finanza torna sempre utile quando c’è da impacchettare e vendere risorse, dando una sverniciata di verde. O no?

Per scaricare il rapporto (in inglese): http://www.recommon.org/eng/banking-on-forests/

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Negli ultimi 12 anni abbiamo perso 1,5 milioni di km² di foreste

deforestazione

In 12 anni – secondo le ultime rilevazioni della Nasa – il pianeta Terra ha perso un’area di 1,5 milioni di chilometri quadrati di foreste, a causa della voracità di una manciata di folli umanoidi. Una superficie equivalente quasi a cinque volte l’Italia, mentre lo Stivale ha disintegrato nel medesimo periodo, una superficie alberata grande quanto l’Umbria. L’andamento delle foreste nel mondo dal 2000 al 2012 è stato ricavato dall’analisi di 654 mila immagini satellitari (sistema Landsat). Al termine di questo gigantesco lavoro è stata compilata la più accurata mappa della situazione del foreste nel mondo. Alla ricerca, che è stata pubblicata il 15 novembre 2013 sulla rivista Science, hanno partecipato scienziati dell’Università del Maryland, Google, la State University di New York, il Centro di ricercaWoods Hole, il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) e la South Dakota State University.

Nel mondo ci sono quindi 1,5 milioni di chilometri quadrati di foreste in meno. La mappa evidenzia che le maggiori perdite di foreste sono avvenute alle alte latitudini, in particolare in Alaska, Canada e nella Siberia orientale, a causa delle trivellazioni petrolifere, dell’estrazione di oro ed uranio. Altre perdite considerevoli si sono verificate nelle foreste tropicali di Sumatra e del Borneo tra Indonesia e Malaysia, in Australia sud-occidentale.

La classe dominante che trae profitto da queste speculazioni non si preoccupa minimamente del disboscamento perchè, quando sarà il momento per il loro esiguo numero vi saranno sufficienti alberi e tutto ciò che serve per una vita serena e salutare. Così avranno anche un sufficiente numero di servi che lavoreranno per loro.

Un capo indiano durante un famoso discorso allo zio Sam, disse:
“Quando non ci saranno più pesci nei fiumi, nè bisonti nelle praterie, gli uomini bianchi capiranno che non potranno sfamarsi con i dollari”.

La mappa accurata ad alta risoluzione delle foreste della Terra è disponibile qui.

(Fonte sulatestagiannilannes)

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Magnate spagnolo distrugge la foresta degli ultimi Indiani sopravvissuti

Uno degli uomini più ricchi di Spagna è implicato nell’abbattimento illegale delle foreste dove si nascondono gli ultimi Indiani incontattati sopravvissuti in Sud America, al di fuori dell’Amazzonia.

Jacinto Rey González è il presidente dell’azienda Carlos Casado SA, filiale del Grupo San José, il gigante spagnolo delle costruzioni e del settore immobiliare. Rey González è anche Presidente e azionista di controllo del gruppo.

Due settimane fa, i funzionari forestali avevano colto in flagrante la Carlos Casado SA impegnata a spianare la foresta, a costruirvi edifici e serbatoi, e a posare una recinzione metallica nell’ampio blocco di foresta di loro proprietà, nel Chaco paraguaiano.

Questi lavori preliminari, eseguito in preparazione del completo disboscamento dell’area, sono illegali perché l’azienda non ha ottenuto le autorizzazioni ambientali richieste per legge. Probabilmente, tali autorizzazioni sarebbero state negate poiché è noto che la foresta è abitata da membri incontattati della tribù degli Ayoreo.

La scoperta di preparativi per la distruzione su larga scala di quest’area altamente sensibile ha indignato gli esperti locali. “Siamo testimoni di un etnocidio in corso. Questo crimine è una tragedia umana, una vergogna per il Paraguay agli occhi del mondo – e si fermerà solo se i responsabili saranno presi e puniti” hanno dichiarato Gladys Casaccia e Jorge Vera del GAT, un’organizzazione paraguaiana che dal 1993 lavora per mettere in sicurezza l’area insieme ad alcuni Ayoreo già usciti dall’isolamento.

Negli ultimi mesi, era diventato sempre più chiaro che gli allevatori avessero preso di mira l’area. In giugno Survival International aveva denunciato i tentativi fatti per ingannare gli Ayoreo e ottenere il permesso di costruire una nuova strada che avrebbe tagliato in due il loro territorio. La strada si sarebbe snodata lungo il confine settentrionale della proprietà della Carlos Casado.

“È scioccante scoprire che una delle più grandi aziende spagnole sia coinvolta in un’azione tanto scandalosa” ha commentato oggi Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “Forse pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto perché i fatti si stanno verificando in un angolo remoto del Sud America? Se persevereranno, saranno direttamente responsabili della distruzione del cuore della terra ayoreo, in flagrante violazione della legge nazionale e internazionale.

Da ricordare…

– La maggior parte dei membri della tribù degli Ayoreo è uscita dall’isolamento, ma alcuni membri rimangono nascosti nella foresta, nel Paraguay occidentale. Sono gli ultimi Indiani rimasti incontattati al di fuori dell’Amazzonia. La dilagante distruzione della foresta nella regione, in gran parte illegale, li costringe a mantenersi perennemente in fuga.

– Il Grupo San José è artefice della recente estensione del museo del Prado a Madrid, di parte del collegamento ferroviario ad alta velocità Madrid-Valencia e di molti altri progetti.

(Fonte Survival)

Le ultime tribù sulla terra. Viaggio tra le culture più a rischio di scomparsa. Dalle foreste pluviali della Papua Nuova Guinea e della Repubblica Centrafricana al regno dell’eremita di Mustang sull’Himalaya, fino all’outback australiano, “Le ultime tribù sulla Terra” è il diario ricco di avventure del premiato giornalista Paul Raffaele, che racconta i suoi viaggi tra alcune delle popolazioni e culture più isolate e minacciate del pianeta.

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