Gli immigrati non salveranno l’Italia

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“Viene da tempo quasi ossessivamente ripetuto un mantra. L’Italia, si dice, sarebbe un paese in via di progressivo invecchiamento, nel quale un numero sempre più piccolo di persone in età lavorativa dovrà farsi carico di una quantità crescente di anziani in pensione e bisognosi di costose cure sanitarie. Per questo motivo, ogni anno dovremmo importare centinaia di migliaia di uomini e donne dal resto del mondo, possibilmente giovani e ben istruiti. Spetterebbe a queste masse di stranieri il gravoso compito di compensare il collasso demografico determinato dall’affermazione dei valori del femminismo nella nostra società, garantendo con il loro lavoro e i loro contributi la sostenibilità a lungo termine del nostro sistema di welfare. Senza cogliere l’implicito sottile pregiudizio razziale nei confronti di chi arriva, sembriamo desiderare una situazione in cui noi italiani, distrutto lo stato e affossata la famiglia, prendiamo atto del nostro declino e affidiamo ai nostri ospiti il compito di mantenerci al posto dei nostri figli, che abbiamo rinunciato a generare per vivere più comodamente e con meno vincoli. Continue Reading


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Il business dell’immigrazione: I Centri per immigrati

lampedusa-Centri-per-immigratiDal 1999 al 2011 un miliardo di euro è andato via per gestire questi immensi grandi hotel della vergogna. Ciascun immigrato, ci dice l’ultimo e più aggiornato dossier “Lampedusa non è un isola”,  costa allo Stato italiano in media diecimila euro ovvero 45 euro al giorno. Il costo annuale di gestione dei flussi migratori ammonta a 460 milioni di euro.

È stato infatti calcolato, assemblando i diversi dati disponibili sugli stanziamenti, un importo complessivo di 985,4 milioni di euro. Importante la spesa al riguardo da parte del governo Berlusconi: «Gli stanziamenti previsti dal decreto legge 151/2008 (101 milioni e 45 mila euro per gli anni 2008-2011) e dalla legge 94/2009 (139 milioni e 50 mila euro per gli anni 2009-2011) hanno destinato ai CIE un totale di 239 milioni e 250 mila euro. Quest’ultima legge ha stanziato complessivamente per la lotta all’immigrazione illegale (introduzione del reato di ingresso soggiorno illegale, CIE e esecuzione delle espulsioni) 287 milioni e 618 mila euro. Gli allegati alla Finanziaria 2011 evidenziano uno stanziamento di 111 milioni di euro per il 2011, di 169 milioni per il 2012 e di 211 milioni di euro per il 2013. Alle risorse sinora considerate vanno aggiunte quelle necessarie per garantire la vigilanza nei centri. Nel 2004 la Corte dei conti ha calcolato che per il mantenimento di 800 addetti alla vigilanza appartenenti alle forze dell’ordine sono stati spesi 26,3 milioni di euro (32.875 euro l’anno per operatore). Il costo è sicuramente salito negli anni successivi: nel 2009 gli operatori assegnati a questa funzione sono stati 1.000» (Naletto 2010). Difficile fare stime esatte dei costi, stanti le tante, diverse, intrecciate e concorrenti voci di spesa. Prendendo per buone le cifre contenute in un’interrogazione parlamentare (peraltro presentata da deputati della maggioranza del governo Berlusconi), ciascun immigrato rinchiuso nei CIE costa allo Stato italiano circa 45 euro al giorno e, considerata la permanenza media di ciascuno nei Centri, dal fermo fino all’uscita dal centro il costo pro capite è quantificabile in 10.000 euro. La stessa interrogazione propone poi un importo della spesa per la gestione complessiva dei flussi migratori decisamente rilevante: «Dalla mera lettura della Direttiva generale del 2010 del Viminale e dei documenti del bilancio dello Stato, e senza tener conto delle risorse per la sicurezza e l’integrazione accantonate nei bilanci regionali, e comunali, risulta che il costo annuale di gestione di flussi migratori, ovvero controllo delle frontiere, identificazione dei clandestini, espulsione, eventuali politiche di integrazione per coloro che sono in regola, ammonta annualmente a 460 milioni di euro» (Interpellanza parlamentare C. 2/01053). Ad esempio, quelli legati ai costi dell’apparato militare e di controllo: basti pensare che nel 2011 sono stati impegnati quotidianamente circa 2.000 poliziotti per gestire i trasferimenti dei migranti e l’ordine pubblico, sia a Lampedusa sia nelle tendopoli allestite in diverse regioni. O quelli relativi alla gestione dei campi profughi, dei CIE e di tutta la partita dell’accoglienza. Una partita e un volume economico che aumenteranno con l’estensione a 18 mesi della permanenza degli immigrati nei CIE. Come ha denunciato in quell’occasione il responsabile immigrazione della CGIL, Piero Soldini: « Oltre a essere un decreto dannoso … è anche costoso: lo Stato versa 50 euro al giorno per ogni immigrato» (2 agosto). Basti pensare che, sempre in ragione della «emergenza Lampedusa», solo con il decreto che ha istituito i tre CIE di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta e Kinisia, alla periferia di Trapani, sono stati stanziati dieci milioni di euro, di cui sei milioni per i lavori di ristrutturazione e i rimanenti quattro per le spese di gestione. Dieci milioni per tre strutture che, secondo il decreto stesso, dovrebbero funzionare «fino a cessate esigenze, e comunque non oltre il 31 dicembre 2011», dunque per pochi mesi. Ma già negli anni precedenti, gli stanziamenti, emergenza o non emergenza, non erano certo stati da meno. A metà aprile 2011, per il Piano di accoglienza e sistemazione nelle regioni erano stati assegnati al Fondo della protezione civile solo 30 milioni di euro, «quale acconto rispetto al maggior stanziamento necessario per il superamento del contesto emergenziale». La cifra necessaria, già ipotizzata nella bozza di accordo tra governo ed enti locali, infatti, era di 110 milioni di euro. Oltre ai 13 CIE “ufficiali” andrebbero poi conteggiati anche quelli temporanei e quelli “galleggianti”, vale a dire le tre navi civili – Audacia, Moby Vincent e Moby Fantasy –, tenute ormeggiate nel porto di Palermo su cui sono stati rinchiusi per giorni circa 700 tunisini trasferiti in massa da Lampedusa, dopo le proteste e gli scontri avvenuti il 20 e 21 settembre. Una situazione anomala e irregolare (e costosa: 90.000 euro al giorno solo per il noleggio delle navi), tanto da provocare manifestazioni e denunce da parte delle associazioni umanitarie, che considerano le navi trasformate in CIE del tutto illegali, poiché in contrasto con l’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con l’articolo 13 della Costituzione, con gli articoli 2, 13, 14 del Testo Unico sull’immigrazione, e con il regolamento Schengen sulle frontiere, che impone provvedimenti formali di respingimento o di espulsione, notificati individualmente e con la possibilità di farsi assistere da un difensore. Infatti, il 27 settembre, dopo la presentazione di un esposto da parte di giuristi e rappresentanti delle associazioni, tra cui il Forum antirazzista, l’ARCI e la CGIL siciliana, la procura palermitana apre un’inchiesta. I reati ipotizzati sono quelli di limitazione della libertà personale, violenza privata e illecita detenzione di minori. Nell’esposto viene denunciato che i cittadini stranieri in quel momento a bordo delle tre navi (circa 250 persone) sono stati trasferiti – peraltro con i polsi legati – e trattenuti in un luogo privo di determinazione giuridica, senza alcun provvedimento individuale formalmente adottato e convalidato dal giudice. Dopo qualche giorno di ancoraggio nel porto di Palermo, una delle tre navi ha ripreso il viaggio con destinazione Cagliari. Lì i 221 passeggeri sono stati trasferiti nel Centro di Elmas, gestito dalla stessa Lampedusa Accoglienza, responsabile del Centro di Lampedusa svuotato dopo gli scontri.

——Leggi la prima parte Il business dell’immigrazione ———

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Il business dell’immigrazione

Il-mercato-dell’immigrazione

Attorno alle vicende del Nord Africa e, conseguentemente anche dei flussi migratori girano fiumi di denaro.

A livello di Unione Europea, le cifre vengono riassunte in una comunicazione della Commissione Europea relativa al Piano “Partnership per la democrazia e una prosperità condivisa con il Sud del Mediterraneo”. La Commissione ha già stanziato quattro miliardi di euro di aiuti per i Paesi partner del Nord Africa e Medio Oriente; somma che comprende 240 milioni di euro per la Tunisia e 445 milioni di euro per l’Egitto. Alla Tunisia sono stati offerti 17 milioni di euro per organizzare le elezioni. Dalla Banca europea d’investimenti, dopo l’approvazione da parte del Consiglio Europeo, potrebbero arrivare finanziamenti per progetti nella regione per un totale di sei miliardi di euro nei prossimi tre anni. Rispetto alla situazione contingente, l’Unione ha poi stanziato 30 milioni di euro per gli aiuti umanitari ai confini della Libia con Tunisia ed Egitto, integrabili con fondi ad hoc per le emergenze rifugiati e ai confini esterni, pari a 25 milioni di euro. Sono decisamente cospicui anche gli stanziamenti europei per il Fondo comunitario per i rifugiati, per i rimpatri e a quello per l’integrazione. Il primo ammonta a 628 milioni di euro, per il periodo 2008-2013, suddivisi in 566 milioni di euro ripartiti tra gli Stati membri in base al numero di richiedenti asilo e 62 milioni di euro per azioni comunitarie a sostegno della cooperazione. Riguardo l’Italia sono stati assegnati o previsti per il 2008-2013 oltre 30 milioni di euro, cui si aggiungono, per lo stesso periodo, circa 68 milioni di euro relativi al Fondo europeo per i rimpatri, che a livello europeo prevede 676 milioni di euro (2008- 2013). Lo stanziamento complessivo per il Fondo europeo per l’integrazione 2007-2013 è invece pari a 825 milioni di euro, di cui 768 milioni distribuiti fra gli Stati membri sulla base del numero di cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti nello Stato membro e 57 milioni per le azioni comunitarie. Le risorse stanziate per l’Italia per quel periodo ammontano a circa 103 milioni di euro. Infine, vi è un quarto Fondo, quello per la  sicurezza delle frontiere interne che, per il periodo in questione, ha stanziato 1.820 milioni di euro.

In totale, quasi quattro miliardi di euro su sette anni, di cui almeno 200 milioni destinati all’Italia. Fondi che, peraltro, come ha ricordato la Commissaria dell’Unione Europea Cecilia Malmstrom – di fronte alle insistenti richieste del ministro Maroni all’Unione di uno stanziamento straordinario di 100 milioni di euro per l’emergenza Lampedusa –, l’Italia non ha ancora speso interamente. Peraltro, a settembre 2011, il Parlamento Europeo ha approvato lo stanziamento di fondi aggiuntivi per 43,9 milioni di euro destinati ai Paesi più esposti ai flussi migratori: buona parte della somma (24 milioni), andrà a beneficio di Frontex per rafforzare il pattugliamento marittimo, mentre 12,2 milioni di euro sono indirizzati al Fondo europeo per i rifugiati, 4,9 milioni al Fondo per le frontiere esterne e 2,8 milioni al Fondo europeo per i rimpatri.

Attorno al migrante che rischiando la propria vita e investendo i propri risparmi o indebitandosi si avventura nel Mediterraneo c’è una catena di scambi economici. Legali o meno. Diretti o indiretti. In denaro o sotto forma di beni e servizi. Come le quattro motovedette da 15 metri consegnate dall’Italia alla Tunisia per bloccare i viaggi di migranti verso Lampedusa, nel quadro dell’accordo sottoscritto il 5 aprile 2011: 4,4 milioni di euro il costo complessivo. Cui vanno sommati i costi di 60 personal computer, 10 scanner, 20 stampanti, 20 metaldetector portatili, 28 fuoristrada appositamente modificati, 10 motori fuoribordo e 10 quadricicli. Piccoli cadeaux forniti dall’Italia, che vanno ad aggiungersi al pacchetto di misure per la cooperazione tra i due Paesi. Pacchetto «che include linee di credito supplementari fino a 150 milioni di euro, in aggiunta a quelle già in corso pari a quasi a 100 milioni per il sostegno al bilancio dei pagamenti», come dichiarato dal ex ministro Frattini (25 marzo). Un rivolo decisamente consistente delle risorse che, da varie fonti e istituzioni, vengono stanziate per la questione dell’immigrazione, finisce, com’è ovvio, a Lampedusa. Così, già il 3 marzo 2011, la Regione siciliana ha deliberato la concessione di un contributo straordinario di 800.000 euro a favore del comune di Lampedusa e Linosa a motivo delle «emergenze connesse alla pressione migratoria». Successivamente, il 22 aprile, la stessa Regione ha deliberato l’erogazione di 12 milioni di euro per rilanciare il turismo nelle Pelagie e favorire le imprese turistico-alberghiere dell’arcipelago, dopo le ondate di immigrati. Somme non indifferenti, tenuto anche conto che i costi della cosiddetta accoglienza, relativi ai Centri, alle tendopoli e all’apparato di controllo, sono affrontati a livello centrale dal ministero dell’Interno. Ma l’amministrazione che governa Lampedusa, sindaco in testa, non si accontenta, batte il ferro finché è caldo e, per voce dell’assessore alla Programmazione e allo sviluppo economico, Pietro Busetta, richiama il premier alle sue promesse: «Invitiamo Berlusconi a mantenere la parola data e a superare gli ostacoli che si potranno presentare in modo da far uscire allo scoperto in Parlamento chi non è d’accordo. Lampedusa si aspetta un decreto legge in cui siano inseriti gli interventi economici, quelli fiscali e l’autorizzazione per una casa da gioco. Sarebbe un segnale doveroso e importante dell’attenzione del Paese, pur sapendo che non sarà certo la panacea di tutti i mali» (8 aprile). Degli interventi di defiscalizzazione, in effetti, non sembrerebbe esservi bisogno, se è vero quanto denuncia Legambiente, ma che è tranquillamente ammesso anche dalle autorità locali: «Lampedusa d’estate ospita almeno 30.000 persone. Ufficialmente l’isola ha una ricettività di circa 2.000 posti. Tutto il resto è palesemente in nero» (Sanfilippo e Scialoja, 2010). Naturalmente, si può immaginare che i diversi stanziamenti ricevuti siano stati ben utilizzati, a fronte degli innegabili disagi e difficoltà vissute dai residenti e dalle attività economiche dell’isola. Maggiori perplessità può però suscitare lo stanziamento disposto in maggio, con ordinanza del presidente del Consiglio, della somma di un milione di euro al fine di rimuovere e smaltire i barconi con cui i migranti sono arrivati a Lampedusa, a quella data circa 350. Per l’assegnazione del lavoro è prevista una gara, però secondo la procedura di somma urgenza. Sempre Legambiente, nel libro di Sanfilippo e Scialoja, spiega cosa è successo al riguardo negli anni scorsi. Racconta Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia: «La gestione dell’immigrazione a Lampedusa è un enorme business. L’affare non riguarda solo l’isola e, in questo senso, la vicenda delle barche è veramente emblematica. Perché spesso si tratta di ottime imbarcazioni che potrebbero tranquillamente essere messe sul mercato, potrebbe prenderle e venderle anche il demanio, avrebbero un valore; e invece a spese dello Stato vengono triturate e poi smaltite».
*Dossier “Lampedusa non è un’isola”

-——Leggi la seconda parte I Centri per immigrati ———

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