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Video censurato: La Terza Guerra Mondiale silenziosa



“Quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Perché, vedete, gli esseri umani vivono di credenze. E le credenze possono essere manipolate. Il potere di manipolare le credenze è l’unica cosa che conta” disse Michael Ende. Diffondere la verità da molto fastidio ai potenti della Terra. Loro sanno che io so e, adesso lo sapete anche voi. Condividete il video anche attraverso i social network. 

“Per chi non lo avesse ancora capito, siamo in guerra! E’ la terza guerra mondiale silenziosa, devastante, “come una nube tossica” che avvolge l’intera umanità. Lo scopo è sempre lo stesso, distruggere e conquistare. Solo che le armi non si chiamano più fucili, bombe o missili.

Si chiamano spread, derivati, BCE, SWAP, austerity, fiscal compact, MES, rating e altre ancora. Ma sono tutte armi di distruzione di massa, sono le milizie armate della finanza speculativa, quelle che strozzano l’economia, che insidia le democrazie, che ci rende timorosi e schiavi, che ci impone una vita che non vorremmo!

Sembra l’alba di una nuova era, un periodo in cui le scoperte nei vari settori della scienza e della medicina, avrebbero reso più facile la vita a tutti, debellato le malattie e la fame nel mondo. Tutti avremmo avuto più tempo libero perché le macchine avrebbero lavorato al posto nostro … ma non è andata così.

Il mondo contemporaneo indubbiamente ha bisogno di qualche modifica. Le morti per cancro aumentano, come le epidemie, le pandemie, le allergie, così come aumentano gli utili delle case farmaceutiche. La fame nel mondo non è stata sconfitta, la violenza continua a devastare intere regioni della Terra, la situazione di povertà spinge interi popoli ad emigrare sia negli Stati Uniti che nella vecchia Europa, le differenze sociali si ampliano, i ricchi sono sempre più ricchi, mentre la classe media è spinta verso la povertà e quella meno abbiente verso la miseria.

L’America risente ancora dei mutui subprime che ha minato definitivamente le certezze del popolo americano e generato una reazione negativa oltreoceano, sull’altro versante, quello europeo, gli stati europei sono strozzati dal debito di bilancio, tanto che grossa parte della spesa statale è destinata al pagamento dei soli interessi, senza nessuna possibilità di ridurre il debito stesso.

L’America e l’Europa che devono trainare il mondo, sono state travolte dalla più imponente crisi finanziaria della storia con risvolti sociali e culturali ancora da decifrare. Siamo sicuri che la situazione americana ed europea siano così di natura diversa da come vogliono far credere i media? Oppure sono solo facce della stessa medaglia? Forse è l’attacco definitivo per il dominio del mondo da parte di un organismo che non ha bandiere né stato di appartenenza.

Il Nuovo Ordine Mondiale, quello della finanza, che ha preso lentamente il potere, sottraendolo alla politica, che è diventata sua serva. Nessuno osa alzare la voce, nessuno del popolo sovrano. Ma io lo farò. Dobbiamo riprenderci il potere, strapparlo alla finanza, quella che si permette di creare Denaro dal Nulla, e restituirlo ai cittadini e all’economia, in nome della prosperità, del benessere e della libertà. Nessun polito dice che il denaro è stampato dalle istituzioni private: la Banca Centrale Europea è privata, la Federal Reserve è privata, e le banche aleggiano nel nulla.

Sapete che se domani tutti i titolari di conti correnti e depositi di vario tipo si presentano in banca a ritirare il contante, solamente il primo 3% potrebbe essere soddisfatto prima di esaurire la liquidità? Non ci credete? Date un’occhiata a ciò che sta affrontando adesso Cipro! E altri paesi sono destinati alla stessa sorte.

Maurice Allais, Premio Nobel per l’economia scrisse nel 1999 che l’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto i risultati sono gli stessi, la sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto. Più di ottant’anni fa Bertold Brecht, scrisse in Santa Giovanna dei Macelli che era più criminale fondare una banca che rapinarne una. Ah che profeta! E non erano ancora state impiegate le armi di distruzione di massa create dalla grande finanza.

Quali? Tra menzogne e inganni, tutte al servizio della finanza, c’è una vasta scelta, il MES, a esempio, il Meccanismo Europeo di Stabilità, il nuovo Fondo Salva Stati, ma che in realtà è già diventato ufficialmente un fondo salva banche, o gli aiuti. Basta guardare la Grecia. Di questi aiuti il 52% va alle banche internazionali e commerciali, per premiarle, aiutarle, salvarle”, il 23% della Banca Centrale Europea, il 20% è destinato alle banche greche e, solo il 5% allo stato greco e ai suoi cittadini.

Sapete, l’usuraio teme solo una cosa, che l’usurato muoia, lo deve tenere per il collo, lo può schiavizzare, ma non deve morire. Tenete a mente la frase ormai quasi sacra, quando ci chiedono di stringere la cinghia: ce lo chiede l’Europa, cazzate, ce lo chiede a volte un signore, un certo Van Rampuy, presidente del Consiglio Europeo, eletto dai governi, non dalla gente. Uno che un deputato inglese nel 2010 ha chiamato pubblicamente “competente, capace e pericoloso, assassino silenzioso della democrazia europea e degli stati nazionali europei.”

No, nooooo si sbaglia è solo un servo della Finanza e dei grandi banchieri, dei Goldman Sachs, uno per tutti, dei gruppi Bilderberg, Aspen, Trilaterale. E questi da perfetti manipolatori, vi vogliono far credere che siano tutte fandonie, complottismi, come li chiamano, invece è tutto vero. Ne sa qualcosa anche uno dei grandi potenti del mondo: cinquant’anni fa, nel 1963 il presidente Kennedy, firmò l’atto 1110, nel quale toglieva l’esclusiva alla Federal Reserve e dava al ministro del tesoro la facoltà di stampare denaro. Un colpo decisivo allo strapotere della FED, (che è una banca privata), e al sistema bancario. Era il 4 giugno del 1963, meno di sei mesi dopo il presidente Kennedy venne ucciso, coincidenze, naturalmente.

Sapete, non basta e sopratutto non serve cambiare i politici, anche i vecchi tromboni di età e di presenza parlamentare, la vera rivoluzione è sopratutto un fatto interiore, è nelle nostre coscienze e consiste nel mutamento dei nostri schemi mentali, nel superamento dell’egoismo e nella consapevolezza di quale sia lo scopo della nostra società. No il guadagno di pochi ma il benessere di tutti.

Tu, dimmi, sei felice? E allora da questo momento, visto che è stata la finanza a iniziare la guerra, io la dichiaro a gran voce, … ai suoi uomini di potere così grandi … così pochi … così schivi, con quali armi? Con l’informazione, con la comunicazione, attraverso la condivisione del mio sapere con tutta la gente del mondo. Loro sanno che io so e, adesso lo sapete anche voi … Amici miei, la felicità è libertà, la libertà è ancora lontana, ma la scelta è fatta”.


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Chi governa il Mondo?



Esiste un gruppo oscuro di elitisti oscenamente ricchi che controllano il mondo? Uomini e donne con enormi somme di denaro governano davvero il mondo da dietro le quinte? La risposta potrebbe sorprendervi. La maggior parte di noi tende a pensare al denaro come ad un modo conveniente per effettuare transazioni, ma la verità è che esso rappresenta anche il potere e il controllo. E oggi viviamo in un sistema neo-feudale in cui i super ricchi tirano tutte le corde.

Quando parlo degli ultra-ricchi, non parlo di persone che hanno qualche milione di dollari. Come si vedrà più avanti in questo articolo, gli ultra-ricchi hanno abbastanza soldi, depositati in banche offshore, da acquistare tutti i beni e i servizi prodotti negli Stati Uniti nel corso di un intero anno ed essere ancora in grado di pagare tutto il debito nazionale degli Stati Uniti. E’ una somma di denaro così grande da essere quasi inconcepibile.

In base a tale sistema neo-feudale, tutto il resto di noi siamo schiavi del debito, compresi i nostri governi. Basta guardarsi intorno – tutti stanno annegando nel debito, e tutto quel debito sta rendendo gli ultra-ricchi ancora più ricchi. Ma gli ultra-ricchi non stanno semplicemente seduti su tutta quella ricchezza. Ne usano una parte per dominare gli affari delle nazioni. Gli ultra-ricchi possiedono praticamente ogni grande banca e ogni grande società del pianeta. Usano una vasta rete di società segrete, think tank e organizzazioni di beneficenza per promuovere le loro agende e per mantenere in riga i loro membri.

Controllano il modo in cui vediamo il mondo attraverso i loro diritti di proprietà sui media e il loro dominio sul nostro sistema di istruzione. Finanziano le campagne della maggior parte dei nostri politici ed esercitano un’enorme influenza su organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il WTO. Se fate un passo indietro e date un’occhiata al quadro generale, non c’è dubbio su chi gestisce il mondo. E’ solo che la maggior parte delle persone non vuole ammettere la verità.

Gli ultra-ricchi non vanno a depositare i loro soldi in una banca locale come voi e me. Al contrario, tendono a riporre le loro attività in luoghi in cui non saranno tassati, come le Isole Cayman. Secondo un rapporto che è stato rilasciato la scorsa estate, l’élite globale ha più di 32 trilioni di dollarinascosti in banche offshore in tutto il mondo.

Il PIL degli Stati Uniti nel 2011 era di circa 15.000 miliardi di dollari, e il debito nazionale degli Stati Uniti è arrivato a circa 16.000 miliardi di dollari, così che se anche li sommaste, insieme non raggiungerebbero 32.000 miliardi di dollari.

E, naturalmente, non stiamo considerando neanche i soldi  nascosti in altri luoghi che lo studio non ha calcolato, e neanche tutta la ricchezza che l’élite globale ha in beni solidi come quelli immobiliari, metalli preziosi, opere d’arte, yacht, etc

L’élite globale ha davvero accumulato una quantità incredibile di ricchezza in questi tempi difficili. Si legge in un articolo dell’Huffington Post …

Alcuni individui ricchi e le loro famiglie hanno più di 32.000 miliardi di dollari di risorse finanziarie nascoste in paradisi fiscali off-shore, che rappresentano più di 280 miliardi di di dollari di perdita nelle entrate fiscali, secondo la ricerca pubblicata Domenica. Lo studio stima l’entità della ricchezza finanziaria privata globale detenuta in conti off-shore – escluse le attività non finanziarie, come quella immobiliare, oro, yacht e cavalli da corsa – e ritiene che sia compresa tra i 21 e i 32 miliardi di dollari. La ricerca è stata condotta in seguito alla pressione del gruppo Tax Justice Network, che si batte contro i paradisi fiscali, da James Henry, ex economista capo del gruppo di consulenti McKinsey & Co. Ha usato i dati della Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Nazioni Unite e  banche centrali.

Ma, come ho detto in precedenza, l’élite globale non ha semplicemente un sacco di soldi. Ha anche acquistato praticamente quasi ogni grande banca e ogni grande società in tutto il pianeta.
Secondo un’eccezionale articolo del NewScientist, uno studio condotto dal Politecnico Federale di Zurigo su oltre 40.000 imprese transnazionali ha scoperto che un nucleo molto ristretto di grandi banche e gigantesche società saccheggiatrici dominano l’intero sistema economico mondiale …

Un’analisi delle relazioni tra 43.000 imprese transnazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di aziende, soprattutto banche, con un potere sproporzionato sull’economia globale.

I ricercatori hanno scoperto che questo nucleo centrale è costituito da sole 147 aziende connesse molto strettamente …

Quando la squadra ha esaminato ulteriormente la rete di proprietà, ha trovato che in gran parte risalivano ad una “super-entità” di 147 società ancora più strettamente legate – tutta la loro proprietà è detenuta da altri membri della super-entità – che controllano il 40 per cento della ricchezza totale della rete. “In effetti, meno dell’1 per cento delle imprese sono in grado di controllare il 40 per cento di tutta la rete”, dice Glattfelder. Per la maggior parte si tratta di istituzioni finanziarie. Tra le 20 principali ci sono la Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, e il Gruppo Goldman Sachs.

Le seguenti sono le principali 25 banche e società nel cuore di questa “super-entità”. Molti dei nomi sulla lista sono conosciuti…

1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co
7. Legal & General Group plc
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation

L’élite ultra-ricca spesso si nasconde dietro strati e strati di proprietà, ma la verità è che grazie ad un incastro di relazioni aziendali, l’élite controlla praticamente quasi tutte le società Fortune 500. La quantità di potere e di controllo che questo conferisce loro è difficile da descrivere. Continue Reading

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Gli Usa hanno venduto l’oro italiano depositato a Fort Knox?

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La Banca d’Italia in un suo documento ufficiale diramato nei giorni scorsi ha fornito cifre e dettagli sulle riserve aurifere italiane, che, vale la pena evidenziarlo, sono ragguardevoli e ci pongono come il terzo paese al mondo, dopo Usa e Germania, per quantitativo detenuto.

Per la precisione sono 2.451,8 le tonnellate di oro possedute dall’Italia, equivalenti, all’incirca, a 72 miliardi di euro. Di queste, 1.199,4 si trovano nei caveau di Palazzo Koch e sono composti da 1.195,3 da lingotti d’oro e 4,1 tonnellate in forma di monete (871.713 unità per la precisione). Sono quindi oltre 1.200 le tonnellate di oro depositate all’estero. Più della metà di queste si dovrebbero trovare nei caveau di Fort Knox, presso la Federal Reserve statunitense, il resto è suddiviso tra Bank Of England a Londra e la Swiss National Bank di Berna.

L’uso del condizionale, nel caso dell’oro conservato presso Fort Knox, è d’obbligo perché ad oggi nessuno si è sincerato del reale quantitativo depositato nella fortezza del Kentucky. Lo stesso documento della Banca d’Italia non ne indica l’esatto ammontare e fa menzione di una succinta rassicurazione delle autorità statunitensi inviata in forma scritta un paio di anni fa. Peccato che lo stesso documento fu inviato anche alla Bundesbank tedesca che nel frattempo aveva chiesto il rimpatrio di 300 tonnellateOro tedesco che semplicemente non sarebbe più disponibile fisicamente dalla Fed che ne avrebbe ceduto la titolarità a terzi. E’ molto probabile che anche le riserve italiane abbiano fatto la stessa fine.

Come per la maggior parte delle banche centrali europee, l’oro della Banca d’Italia è stato accumulato durante gli anni ’50 e ’60 anche c’è da dire che l’Italia già durante il Ventennio fascista era un importante detentore.

Naturale che in una nazione come la Germania sia esplosa la polemica, con il deputato conservatore bavarese, Peter Gauweiler, che ritiene che ormai sia chiaro che l’oro non è più fisicamente disponibile. La stampa, i politici e l’opinione pubblica in Germania s’interrogano su che fine abbia fatto: se l’oro sia stato concesso in leasing, peggio ancora venduto. Meno naturale che in Italia tutto passi in sordina e nessuno abbia provato ad alzare la voce.

Tuttavia, che l’oro sia presente o meno fisicamente nei forzieri americani non è in sé importante, perché continuerà ad assolvere ugualmente la sua funzione di garanzia per le operazioni intraprese dalla nostra Banca Centrale e comparirà lo stesso come capitale nei registri. Solo nel caso servisse da impiego fisico, il problema si porrebbe realmente.

Di certo l’episodio, alla luce di ciò che è successo alla Bundesbank, getta più di un’ombra sulla credibilità della Fed. Quante delle 8.500 tonnellate di oro possedute a Fort Knox siano rimaste nei caveau non ci è dato saperlo. L’importante è che tutti stiano zitti e facciano finta di non sapere quello che tutti noi sappiamo da tempo.

(Fonte ilprimatonazionale)

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Economia mondiale: Una buona e una cattiva notizia

pil

Per quanto riguarda lo stato di salute dell’economia mondiale ci sono una buona e una cattiva notizia. La buona è che, stando agli economisti del Credit Suisse, quest’anno il PIL mondiale registrerà una crescita del 3,3%, facendo segnare un progresso rispetto al 2,9% del 2013. La cattiva è che, nonostante il miglioramento, il dato si aggira intorno alla media degli ultimi 40 anni, che è stata del 3,4%. Poiché tecnicamente siamo in fase di ripresa, la crescita non superiore alla media indica un PIL potenziale più basso che in periodi analoghi.

Secondo Neal Soss, Vice Chairman of Global Fixed Income and Economics Research del Credit Suisse, non è raro che una grave crisi finanziaria sia seguita da fasi di debole crescita dovuta al taglio della spesa da parte di governi, aziende, istituti finanziari e consumatori. Il pericolo è rappresentato dall’eccessivo protrarsi di questa fase. In tal caso, la mediocrità della crescita può cominciare a sembrare più duratura e le imprese sono meno motivate a investire sulla prospettiva di espansione. Inoltre, le competenze dei disoccupati di lungo periodo rischiano di atrofizzarsi fino a compromettere il loro reinserimento nel mondo del lavoro. “Lo svantaggio di una situazione del genere – qualora la crescita si confermasse debole – non è solo il rallentamento congiunturale in sé, ma anche la riduzione del potenziale dell’economia,” afferma.

Senza più stimoli fiscali né monetari in vista, gli economisti temono che i leader mondiali corrano proprio questo rischio. “La maggior parte dei paesi è insofferente agli stimoli fiscali dichiarati e all’effetto leva dei bilanci pubblici,” scrivono gli analisti del comparto obbligazionario del Credit Suisse nell’ultima ricerca economica trimestrale condotta su scala internazionale. Per varare i diversi piani di salvataggio l’Unione europea ha imposto drastiche misure di rigore a Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Negli ultimi quattro anni l’aumento delle tasse e i tagli alla spesa hanno ridotto il disavanzo pubblico statunitense dal 10% del PIL (1400 miliardi di dollari USA) nel 2009 a un 3% stimato (514 miliardi di dollari USA) quest’anno. In Giappone l’aumento dell’imposta al consumo dal 5 all’8% non è stato accompagnato da uno stimolo monetario, a dimostrazione della volontà politica di ridurre tanto il deficit quanto il debito pubblico, che è il doppio del PIL. Nel frattempo, le autorità cinesi cercano di contenere la spesa degli enti locali, mentre a febbraio il Brasile ha promesso tagli per 18,5 miliardi di dollari USA per rispettare l’obiettivo di avanzo di bilancio dell’1,9 per cento. Anche il ricorso a un ulteriore stimolo monetario appare improbabile. La maggior parte delle banche centrali continua a perseguire una politica espansiva, ma la Federal Reserve riduce costantemente gli interventi di allentamento quantitativo e sia la Banca del Giappone che la Banca centrale europea hanno deluso chi aveva scommesso su un’ulteriore riduzione dei tassi nel primo trimestre.

Nella speranza di aumentare il potenziale economico nel giro di cinque anni o più, diversi paesi hanno varato riforme strutturali che a breve termine rischiano di essere ancora più dolorose. Gli sforzi della Cina di riequilibrare l’economia verso i consumi interni, ad esempio, finiranno per creare un modello di crescita più sostenibile che non dipenderà più dai finanziamenti erogati da un sistema bancario ombra collaterale ad amministratori locali imprudenti. Anche l’offensiva sferrata di recente contro la corruzione dei funzionari pubblici è un passo nella giusta direzione. Tuttavia, queste due misure hanno contribuito a rallentare la crescita del PIL che è addirittura inferiore al 7,5 stimato dal governo. Intanto, la Reserve Bank of India mira a ridurre al 4% entro due anni l’inflazione che dal 2005 si attesta su una media dell’8,4%. Secondo gli economisti del Credit Suisse, le politiche “estremamente rigorose” necessarie per conseguire questo obiettivo ridimensioneranno senz’altro la crescita.

Se non sembra probabile che la politica faccia ripartire l’economia mondiale, un aumento della spesa aziendale potrebbe riuscirci. Ci sono senz’altro tutti i presupposti. Alla fine del quarto trimestre 2013, le aziende statunitensi hanno realizzato utili dopo imposte record pari a 1900 miliardi di dollari USA, facendo registrare un incremento del 35% rispetto al picco precedente di 1410 miliardi di dollari USA raggiunto nel 2006. Nel terzo trimestre 2013 i flussi di cassa netti delle imprese hanno toccato un record assoluto (2280 miliardi di dollari USA). Eppure, negli Stati Uniti, i 458,6 miliardi di dollari USA di investimenti aziendali netti effettuati nel settore privato nel quarto trimestre 2013 erano sempre meno che nel 2007. “A mio avviso, dopo la crisi che abbiamo attraversato, per ripristinare il clima di fiducia ci vuole semplicemente tempo”, sostiene Soss. “Ma, a quanto pare, manca ancora quel qualcosa capace di infondere ottimismo negli imprenditori in una prospettiva di medio e lungo termine e indurli a immettere liquidità nel sistema dando impulso all’attività economica.”

Forse questo qualcosa è una piacevole sorpresa del tutto inaspettata o ancora qualche mese di dati economici incoraggianti: quanto basta per dimostrare la sostenibilità della ripresa, anche se più lenta e meno vigorosa di quanto ci fossimo augurati.

The Financialist 

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Il Mondo è in depressione e non ci sarà nessuna ripresa economica

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“Se pensavate che io fossi pessimista sullo stato dell’economia globale, provate a sentire Steen Jakobsen di Saxo Bank. “Non ci sarà nessun’altra ripresa. La fase buona di questo ciclo è già passata. D’ora in poi, o tra molto poco, sarà tutta una caduta.”

L’aumento dei tassi medi a 1 anno da 1,5% a 1,95% verificatosi nelle economie del G10 nell’ultimo anno è già stato sufficiente a spingere di nuovo l’intero fragile edificio verso il limite – anche se con un certo ritardo. “Il mondo è in depressione. Non può sopravvivere in nessun modo a dei tassi più elevati” ha dichiarato Steen Jakobsen. I rendimenti dei buoni del tesoro degli Stati Uniti a 10 anni presto inizieranno a scendere lentamente ai minimi di tutti i tempi, sotto 1,50%, verso la metà del 2015. L’indice S&P 500 di Wall Street perderà tutto quanto guadagnato durante il QE3, crollando a 1,400 punti in un anno di mercato in ribasso. Il cosiddetto “margin debt” USA, ovvero l’ammontare di denaro che viene preso in prestito dai vari operatori di mercato per acquistare attività finanziarie, sta segnalando pericolosamente gli stessi picchi visti poco prima del crash “dotcom” e della crisi Lehman.

Il signor Jakobsen, che è uno banchieri più potenti d’Europa, consiglia i propri clienti di rifugiarsi nel reddito fisso. “Non ci sarà altro posto ove rivolgersi,” dice. L’apprezzamento attuale dell’euro a quasi 1,40 sul dollaro farà naufragare la debolissima ripresa europea – sempre che la si possa definire ripresa – e spingerà anche la Germania sull’orlo della recessione entro la fine dell’anno.

Una tempesta perfetta in campo valutario è in arrivo, con l’Europa e gli USA che spingono in direzioni opposte, con la BCE che apre le porte al QE mentre la Fed sta chiudendo il rubinetto della liquidità. “Abbiamo il più forte segnale di vendita per l’euro dall’inizio dell’unione monetaria”, ha detto ancora Jakobsen e il target dell’euro è 1,25 sul dollaro entro l’inizio del 2015. Questa volta non ci sarà nessun rapido salvataggio dalla Federal Reserve. I falchi sono determinati a continuare il “tapering”. La pretesa che non si tratta di una stretta monetaria difficilmente riuscirà a tenere buoni i mercati ancora a lungo. Janet Yellen sarà anche una colomba, ma non ci fraintendiamo. Il signor Jakobsen sostiene che la sua avversione alla crescente disuguaglianza predomina su tutto. Anche la Jellen avversa le bolle favorite dal QE, che concentrano ulteriormente la ricchezza.

Se e quando la bolla esplode, potremmo accorgerci che l’ondata deflazionistica è diventata ancora più grande e si schianterà sulle nostre teste con una ferocia ancora maggiore. Potete trarre da soli le vostre conclusioni.

Come molti altri – in particolare l’ex capo della FSA (Lord) Adair Turner – mi sono chiesto negli ultimi due anni se il QE non dovesse essere attuato in maniera completamente diversa nel caso in cui ne avessimo ancora bisogno, questa volta per combattere una deflazione cronica strutturale. Anziché acquistare obbligazioni o asset, le banche centrali potrebbero finanziare la costruzione di strade, case, centrali elettriche, o anche la ricerca scientifica. Takahashi Korekiyo costrinse la banca del Giappone a finanziare direttamente la spesa pubblica negli anni ’30, fino a quando l’economia reale – non il mercato azionario – non avesse raggiunto la “velocità di fuga” e si fosse liberato dalla crisi. Naturalmente le banche centrali odiano questo approccio. Esso viene condannato come “fiscal dominance”. Ma questa è una polemica per un’altra volta.” Evans Pritchard sul Telegraph – tradotto da Voci dall’estero

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