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Il prezzo del cibo raddoppierà da qui al 2030

 

Venticinquemila persone ogni giorno muoiono di fame o a causa di malattie legate alla fame. È il risultato estremo di una condizione quotidiana che vede circa 925 milioni di persone malnutrite. Mentre questa strage si rinnova, in tutto il mondo i prezzi dei prodotti alimentari sono soggetti a variazioni estreme. Nel biennio 2007-2008 i prezzi dei cereali e di molte derrate alimentari raddoppiarono, in qualche caso aumentarono anche di più, per poi ridiscendere bruscamente in pochi mesi. Dal giugno 2010, i prezzi del grano e del mais hanno ricominciato ad aumentare, e sono addirittura raddoppiati nel primo semestre del 2011, superando i massimi storici. Ognuno può immaginarsi che cosa questo significhi per chi ha fame.

Perché i prezzi aumentano tanto? È diminuita la produzione in modo così rilevante da rendere rare, e dunque più preziose e care, le derrate alimentari? In realtà, a scatenare la crisi del 2008 non è stata la carenza di cibo. In quell’anno la produzione mondiale era addirittura aumentata. E anche nei primi mesi del 2011 è stata pressoché costante. Per spiegare le impennate dei prezzi occorre guardare altrove, anche ai mercati finanziari. Esistono lobby internazionali in grado di influenzare i prezzi sulla borsa merci di Chicago, dove si negoziano i contratti sui cereali, i cui valori diventano riferimento per i prezzi in tutto il mondo. Alcune operazioni finanziarie sono delle vere e proprie scommesse giocate sulle materie prime, dal cibo al petrolio, che permettono notevoli profitti. Ma chi paga questo gioco sono i tre miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno e non possono più permettersi il pane necessario. Inoltre la cifra scandalosa di 925 milioni di persone malnutrite resta invariata, in un mondo che potrebbe sfamare 11 miliardi di persone.

Di quanto aumenterà il cibo nei prossimi anni? Secondo la Fao e l’Ocse, nel prossimo decennio 2011-2020 i prezzi dei cereali potrebbero stabilizzarsi a un 20% in più rispetto ad oggi, e quelli della carne potrebbero aumentare anche del 30%. Il cambiamento della dieta nei Paesi emergenti porterà a un aumento della domanda di carne, e secondo la Fao nel 2050 per sfamare gli abitanti della terra sarà necessario produrre almeno una tonnellata in più di cereali.

Perché il cibo costerà sempre di più? L’aumento e la volatilità dei prezzi dipendono da tre ragioni principali: la crescita dell’uso di colture alimentari per i biocarburanti; eventi meteorologici estremi e cambiamento climatico; e aumento del volume di scambi sui mercati a termine delle materie prime, ovvero la speculazione tramite i “futures”, strumenti finanziari coi quali si stabilisce “oggi” a quale prezzo comprare “domani” un certo bene alimentare, come il grano o il riso.

Quali sono i Paesi dove la fame sta aumentando? Bulgaria, Repubblica democratica del Congo, Burundi, Comore, Costa D’Avorio e Corea del Nord. La Banca Mondiale nel 2011 ha calcolato che 44 milioni di persone sono finite in povertà come conseguenza dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari.

Cosa possiamo fare noi? Evitiamo lo spreco. Un terzo delle risorse alimentari commestibili prodotte per il consumo umano, va perso o viene buttato, per un equivalente di 1,3 miliardi di tonnellate l’anno. Lo spreco di cibo a livello di consumatori nei Paesi industrializzati è di 222 milioni di tonnellate l’anno ed è quasi quanto la produzione netta di cibo nell’Africa sub sahariana (230 milioni di tonnellate). 

Informiamoci. Il cibo è un diritto che ci riguarda tutti. Informiamoci sulle iniziative anti-specualzione dei governi, dell’Unione europea e del G20. Tieniamo d’occhio il Food Price Index della Fao per vedere come variano i prezzi dei beni alimentari. Seguiamo i siti delle ong che difendono il diritto al cibo. Leggiamo i rapporti sulla malnutrizione: per affrontare il problema bisogna sapere dove’, e perché si sta soffrendo la fame.

Per maggiori informazioni scarica il kit informativo Sulla fame non si specula.

Siti sull’argomento:

 www.sullafamenonsispecula.org
www.actionaid.it
www.vita.it
www.missionline.org
www.unimondo.org
www.volontariperlosviluppo.it
www.slowfood.it
www.altreconomia.it
www.afronline.org
www.valori.it


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Allarme dell’Onu: “L’acqua non basta per tutti”

Secondo l’ultimo rapporto dell’Unesco, presentato al VI Forum internazionale sull’acqua, un miliardo di persone al mondo vivono senza risorse idriche potabili. La questione riguarda anche l’Italia: “Il numero di persone che può disporne è diminuito rispetto al 1990. E la situazione è destinata a peggiorare”

In suo nome potrebbero combattersi le guerre del terzo millennio. Al pari dell’oro nero, l’acqua sta diventando una risorsa sempre più strategica e preziosa. Tanto da essere spesso definita “oro blu”. Le cifre sono impietose. Ancora troppe persone nel mondo vivono senz’acqua potabile. Un miliardo. È il dato che emerge dal nuovo rapporto dell’Unesco, “La gestione dell’acqua in condizioni d’incertezza e di rischio”, sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali, presentato a Marsiglia nel corso del VI Forum internazionale sull’acqua.

Le Nazioni unite denunciano come “l’aumento considerevole della domanda di acqua in tutti i settori di maggior consumo – agricoltura, produzione di energia, industria e uso quotidiano -, unito alle pressioni esercitate dai mutamenti climatici, rischiano di ridurne ulteriormente la disponibilità in molte zone del mondo. E di aumentare le disparità economiche tra alcuni paesi o regioni diverse dello stesso territorio, a danno dei più poveri”. L’Onu mette in guardia dal “rischio che i cambiamenti climatici possano esasperare tensioni attuali e future in materia di risorse idriche. L’acqua è alla base di tutti gli aspetti dello sviluppo. Rappresenta, infatti, il mezzo principale attraverso il quale i cambiamenti climatici influenzano l’ecosistema terrestre e quindi la sopravvivenza e il benessere delle società”. Basti pensare, sottolinea la rivista Nature in un articolo di commento, che “tre nazioni – India, Cina e Stati Uniti – da sole utilizzano un terzo dei circa 4mila chilometri cubi di acqua adoperata ogni anno nel pianeta”.

Non è, però, solo un problema dei paesi del terzo mondo. Anche in molte zone dell’Europa meridionale e dell’America tanti rubinetti restano a secco. Secondo il rapporto, “nei prossimi decenni i flussi idrici estivi tenderanno a ridursi dell’80 per cento in Europa meridionale e in una parte centrale e orientale del Vecchio continente”. La questione, pertanto, riguarda direttamente anche l’Italia. “Il numero di persone che può disporre di acqua corrente nelle città – si legge nel rapporto – è diminuito rispetto alla fine degli Anni ’90”. Siccità e agricoltura intensiva le cause principali della carenza di oro blu. E la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi 25-30 anni, per il previsto incremento dell’urbanizzazione. L’Onu stima che “la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi nel 2050 e il bisogno di acqua per i soli processi di produzione di combustibile s’innalzerà del 50 per cento”.

Ma le richieste maggiori verranno soprattutto dall’impennata della domanda alimentare. “Già oggi circa il 70 per cento dei consumi d’acqua dipende dall’agricoltura – si legge su Nature -. A fronte di questo dato, centinaia di milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua pulita e questo li espone fortemente al rischio di morire per dissenteria”. Secondo la Fao – l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura per sfamare una persona servono attualmente dai 2mila ai 5mila litri d’acqua al giorno e la stima delle Nazioni Unite sulla produzione di cibo entro il 2050 è di un aumento del 70 per cento. Con un conseguente incremento, stimato nel 19 per cento della richiesta di acqua. Un dato che potrebbe essere molto più alto se i raccolti e l’efficienza della produzione agricola non miglioreranno notevolmente nei prossimi anni. Ad aggravare la situazione il consumo del suolo: “un quarto delle terre del pianeta è già deteriorato”.

Per correre ai ripari 191 paesi avevano firmato in passato la convenzione Onu per la lotta alla siccità, che si prefiggeva di trovare strategie a lungo termine per conservare e gestire acqua e suolo. L’ultima ratifica risale al 1997. Ma da allora poco è cambiato.

“Le crisi finanziaria, alimentare, energetica e climatica sono enormi problemi, presi singolarmente, ma combinate fra loro possono avere effetti devastanti sulla sostenibilità globale” – conclude il rapporto dell’Unesco -. L’acqua è l’unico mezzo attraverso il quale è possibile affrontare congiuntamente le grandi crisi globali”. Per questo ha deciso di mettere l’oro blu sarà in cima all’agenda del summit sulla Terra di Rio de Janeiro, che si svolgerà il prossimo giugno.

(Fonte IlFattoQuotidiano)

 

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