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La quarta rivoluzione industriale

rivoluzione industriale

“Sono in atto due grandi mutamenti epocali per la società umana, il primo di natura economica ed il secondo a sfondo sociale. Con grande presunzione hanno anche un legame di causa ed effetto uno con l’altro, condizioneranno e modificheranno purtroppo il nostro stile di vita cosi come oggi lo conosciamo. Sul primo versante abbiamo la quarta rivoluzione industriale attualmente in corso ed in costante evoluzione giorno per giorno.

Con questa terminologia si vuole definire in senso molto ampio l’innovazione digitale nei processi industriali che consentono di aumentare significativamente la competitività in ogni settore economico, soprattutto nei comparti manifatturieri. Qualcuno potrebbe definirla per semplicità l’era dei robots, tuttavia questa definizione abbraccia uno spettro di interazioni tecnologiche molto più ampio: infatti la quarta rivoluzione ingloba e amalgama diverse nuove tecnologie tra di loro contigue come il cloud computing, i big data, il 3D printing, l’automazione con interfaccia umana e l’internet delle cose (internet of things). Continue Reading


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La guerra di tutti contro tutti

“Si rimane attoniti a seguire il commento dei principali fatti di portata macroeconomica di questa settimana, dall’annuncio di Hard Brexit di Theresa May alla difesa oltre ogni limite della globalizzazione da parte di Xi Jinping, il premier cinese. Per non parlare delle principali testate giornalistiche internazionali che sostengono ed esaltano il libero commercio addirittura più dello stesso establishment attuale. Winston Churchil soleva dire durante lo scorrere della II Guerra Mondiale che la paura funziona, se ben veicolata può condizionare il comportamento delle persone e modificare le sorti di una intera nazione. Possiamo dire che la paura funziona anche al contrario ossia analizzando i principali eventi di portata istituzionale del 2016 ci si rende conto che in quasi tutto il mondo occidentale è iniziata una fase di mutamento forse epocale: prima il Regno Unito, dopo gli States ed anche noi italiani nel nostro piccolo con il voto del 4 Dicembre. Reazioni non caotiche, ma conseguenziali una dietro all’altra che fanno presagire la loro prosecuzione nei mesi successivi. Leggere gli editoriali di alcuni giornali italiani in queste settimane ti sprona ancora di più a rifiutare lo status quo attuale. Il timore sempre più concreto per le elite di veder svanito il sogno di un mondo uniformato e controllato grazie agli influssi ed indottrinamento globalizzante ormai si sta trasformando in realtà. Pertanto lotta e reazione a tutto quello che in questo momento si sta ponendo come avversario e nemico della globalizzazione: per primo proprio Donald Trump che sbandiera un ritorno al protezionismo economico in stile anni settanta. Continue Reading

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Il Governo Renzi è privo di effetto shock

Renzi-Governo-Renzi-Pinocchio

“Siamo abituati ad utilizzare il termine shock o a sentire menzionato questo termine nella maggior parte delle volte con una connotazione negativa. Per definizione si usa nel linguaggio quotidiano quando si è sottoposti ad una condizione di stress improvviso e molto intenso. Nonostante i grandi proclami e la sovraesposizione mediatica che lo hanno preceduto sino alla sua insediatura non convenzionale, il Governo di Matteo Renzi è privo di effetto shock. L’Italia ha bisogno proprio di questo, tutto il resto è pura conversazione per consentire lo svolgimento dei vari talk show su scala nazionale. La stessa Europa, per quanto odiata con diversi livelli di risentimento dal tessuto sociale si aspetta, o meglio si aspettava questo da Superman Renzi. Shock che purtroppo non solo non è arrivato, ma nemmeno sembra essere in gestazione. Gli 80 euro mensili promessi in busta paga entro la fine del prossimo maggio potranno creare enfasi per qualche settimana come tema di discussione, tuttavia anche qualora effettivamente arriveranno non cambieranno l’outlook del Paese. Chi pensa che questa improvvisa ma modesta quantità di reddito netto disponibile possa rimettere in moto il volano interno dei consumi dubito che conosca con genuinità il sentiment delle famiglie e delle imprese.

Oggi di denaro e liquidità ve ne è letteralmente un oceano, purtroppo questa massa di risorse finanziarie non viene messa in circolazione da chi potrebbe per due motivazioni determinanti, entrambe endogene: per primo lo stato di polizia e vessazione fiscale che i precedenti governi hanno voluto instaurare – Monti & Letta – che induce anche chi potrebbe e vorrebbe spendere a rinunciare, preferendo magari effettuare alcune spese rilevanti al di fuori dei nostri confini: pensiamo a chi va in Austria o in Svizzera per prenotare le vacanze esotiche all’estero in modo da non comunicare il proprio codice fiscale all’intermediario che riceve il pagamento. La seconda motivazione è legata invece alla percezione del rischio e ad uno stato mentale di allerta per il futuro: in buona sostanza siamo tutti abbastanza convinti che i prossimi anni saranno peggiori degli attuali e questo ci spinge per ragioni di prudenza a risparmiare il più possibile nell’attesa di tempi ancora più cupi. Solo un effetto shock endogeno (ovvero prodotto dall’interno) potrebbe mutare questo momento di recessione, depressione e costrizione economica. A riguardo per provare a comprendere che cosa potrebbe essere un effetto shock voglio riportarvi al notissimo scherzo telefonico perpetrato dalla redazione radiofonica della Zanzara.

Durante quellla finta telefonata del 17 Febbraio scorso, l’ignaro economista, Fabrizio Barca, ex Ministro della Coesione Territoriale durante il Governo Monti ed oggi dirigente presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, propose al suo interlocutore, un imitatore che si spacciava per Nichi Vendola, il Governatore della Puglia, quale soluzione per il rilancio del paese una mega patrimoniale da 400 miliardi come strategia di uscita dalla crisi economica.. All’uomo medio della strada questo suona come una follia o l’ennesimo salasso a carico dei contribuenti: tuttavia consente di produrre un effetto shock all’economia in termini istantanei. Ora personalmente non condivido la patrimoniale, ma condivido la necessità di ricreare quanto prima un effetto shock inaspettato dalla portata economica ingente. Durante il resto della finta telefonata, inoltre, l’ex ministro sollevava come a distanza di qualche mese ci si sarebbe resi conto dell’inconsistenza delle proposte di Renzi e del fatto che quando il Paese ne avrebbe preso atto, il clima generale sarebbe notevolmente peggiorato. A riguardo vi invito a fare questa riflessione: avete mai sentito in più di un mese dall’insediamento parlare almeno una volta il ministro più importante dell’attuale governo ovverno Padoan ? L’avete mai visto in un talk show esprimersi sul programma del governo ?

Per me il tutto rappresenta una insolita anomalia rispetto ai precedenti esecutivi: non mi stupirei se le estorte esternazioni di Barca venissero riconsiderate tra qualche mese dalla stampa nazionale. Un possibile effetto shock, ad esempio, che adesso si potrebbe produrre prenderebbe di mira la sfera del pubblico impiego nelle amministrazioni pubbliche: i dipendenti dello Stato devono poter essere licenziati, senza possibilità di ricollocamento, al pari di quelli del settore privato. Sono proprio loro che oggi rappresentano la supercasta degli intoccabili. Solo la piccola e media impresa privata in compagnia di investitori esteri può rimettere in moto l’occupazione e questo può verificarsi solo con una corporate tax rate al massimo del 20% e la ridefinizione di un nuovo mercato del lavoro, più dinamico ed innovativo, in cui si possa assumere e licenziare senza ostracismi o senza cause di reintegro o vertenze legali con i sindacati. Di questo ne avevo già fatto menzione ancora in Neurolandia nel 2012, pamphlet recentemente citato da Mario Giordano nel suo ultimo libro, Non vale una lira. Ovviamento quanto sopra rappresenta forse più un sogno che una possibilità concretamente operativa: deltronde in Italia chi tocca i lavoratori pubblici muore. Ma se non si inizia attraverso una misura scioccante a implementare una strategia in quella direzione allora sarà il Paese ad affrontare una lenta e inesorabile morte, prima industriale e dopo economica.” Eugenio Benetazzo

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Capitali illeciti detenuti all’estero? Creiamo il Fondo di Permanenza Strutturale

capitali illeciti estero

“Sin da  bambino ho sempre sentito in televisione e letto nei giornali che in Italia vi è molta evasione fiscale. Quest’ultima rappresenta un fenomeno fisiologico legato alla natura umana che si manifesta in qualsiasi paese occidentale. Quello che generalmente desta preoccupazione o attenzione è la dimensione di questo fenomeno quando scavalca una soglia considerata non più accettabile. A seconda del paese e dei vari sistemi di accertamento del reddito questa asticella può oscillare da un 5% ad un 10% del PIL: in Italia questa soglia, con non pochi forse e distinguo, è stimata tra un  20% ed un 25%. A dire il vero comunque la maggior parte delle stime (anche autorevoli) sono supposizioni e congetture spesso frutto di modelli di calcolo inferenziali molto discutibili in termini di efficacia e validità. Comunque l’Italia non è il paese con la maggior economia sommersa in Europa, si comportano meglio del vecchio stivale altri contendenti come Bulgaria, Romania, Lituania, Polonia, Grecia e Cipro. I nostri vicini di casa sono decisamente più virtuosi: Regno Unito con 12%, Francia con il 15%, Germania con il 16% e Spagna con il 20%. Non esiste governo al mondo che non usi la lotta all’evasione fiscale come un proprio slogan per la campagna elettorale.

Quello che in pochi solitamente ricordano è che tali livelli di evasione fiscale includono anche il contributo delle organizzazioni criminali: ad esempio per l’Italia la stima dell’evasione generata da contribuenti infedeli che occultano od omettono il loro imponibile è oltre il 18%, e arriva al 23/25% se sommiamo la dimensione delle attività criminali. In Europa l’evasione fiscale si stima abbia consentito ai paesi notoriamente accoglienti e compiacenti di poter beneficiare nel corso degli anni di volumi di intercettazione piuttosto elevati, solo per la Svizzera si parla di oltre 200 miliardi, ma anche questi possono essere dati fuorvianti. Non mi stupirei se in questi ultimi anni in considerazioni di molte vicende elvetiche, una fetta consistente di questo tesoretto è volato verso giurisdizioni più confortanti per la tenuta del segreto bancario come Hong Kong, Panama, Bermuda o Dubai. Dopo la possibilità data dai precedenti scudi fiscali, in Italia è ormai preclusa (almeno fino adesso) la possibilità di una nuova regolarizzazione tributaria per condonare l’illecito fiscale commesso. Tuttavia si vuole dare ugualmente una ulteriore possibilità al contribuente di sanare almeno l’aspetto penale del fenomeno attraverso la procedura del voluntary disclosure.

Quest’utltima consente tramite un’autodichiarazione volontaria di versare in un’unica soluzione le imposte evase negli anni precedenti irrogate di sanzioni agevolate per violazione alla normativa sul monitoraggio fiscale. La convenienza di tale nuova procedura non è oggettiva, ma soggettiva: in sintesi dipende dalla propria storia personale. Nella maggior parte dei casi la procedura rischia di essere troppo onerosa (40/60% degli importi da regolarizzare) disincentivando quindi il contribuente infedele a mettere in atto soluzioni non convenzionali o di ripiego (accolandosi non poco rischio anche e soprattutto per la sfera penale). Il Governo Renzi, visti i suoi roboanti proclami di cambiamento nazionale ed istituzionale, a fronte di una conclamata inesistenza di mezzi finanziari a copertura di tali proposte, dovrebbe a mio avviso volgere lo sguardo oltre le Alpi e oltre l’Atlantico istituendo un nuovo piano di rientro dei capitali non scudati e mantenuti illecitamente oltre confine. Se mi trovassi al suo posto proporrei in Parlamento il Fondo di Permanenza Strutturale: quest’ultimo rappresenta una sorta di purgatorio finanziario concepito come un deposito vincolato per i capitali dei contribuenti italiani detenuti illecitamente all’estero al fine di consentirne la loro regolarizzazione.

In buona sostanza, gli italiani che detengono ancora illecitamente capitali frutto di evasione fiscale, possono conferire all’interno di questo fondo dedicato tramite una procedura di rientro codificata i fondi che detengono all’estero. Al fine di ottenere la regolarizzazione di tali poste, i capitali dovranno rimanere in deposito vincolato per cinque anni ad un tasso simbolico di interesse. Al termine di tale periodo potranno essere ritirati a fronte di una sanzione di regolarizzazione pari al 10% (si potrebbe anche con il 15%) e diventare patrimonio tax-free subito disponibile del contribuente che ha commesso l’illecito. Il patrimonio del fondo a questo punto potrebbe essere utilizzato per svariati impieghi: estinzione anticipata di emissioni di debito pubblico caratterizzato da interessi molto elevati, operazioni di rafforzamento patrimoniale nel capitale di alcune banche italiane, operazioni di buy-back sul flottante di società quotate in borsa italia o anche la cartolarizzazione dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il beneficio per la fiscalità diffusa e i contribuenti non deve essere solo l’imposta percepita per la regolarizzazione dei capitali, ma la possibilità di godere di questi capitali per un periodo minimo di cinque anni ad un tasso di interesse fuori del mercato, in un momento in cui le risorse finanziarie sono centellinate o peggio assenti.” Eugenio Benetazzo

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Orgogliosi di che?

tulipani-rossi-bianchi

“Come si fa ad essere orgogliosi di essere italiani. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che negli ultimi due conflitti mondiali ha tradito spudoratamente gli alleati iniziali passando a combattere al fianco del fronte originariamente nemico. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che abbandona per due anni due soldati italiani in terra indiana accusati di presunto terrorismo: se fosse accaduto agli USA avrebbero inviata la Enterprise (più grande portaerei del mondo) nel Golfo del Bengala con i missili Stinger puntati su Nuova Dehli e Mumbai pronti a essere lanciati se non venivano prontamente rilasciati. Come si fa ad essere orgogliosi di una paese in cui la disoccupazione dilagante giovanile è soprattutto causata da una presa di posizione ed ingerenza dei sindacati contro un mercato del lavoro più dinamico e più flessibile. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che non ricorda in Parlamento il numero di imprenditori che si sono suicidati in questi ultimi 24 mesi a causa dell’oppressione e repressione fiscale dello stato italiano. Come si fa ad essere orgogliosi quando la gestione del famoso patrimonio artistico della nazione è priva di una vision strategica e di un inesistente coordinamento tra i vari attori di mercato che sono in contrasto l’un con l’alto per ragioni di velleità o invidia campanilistica. Come si fa ad essere orgogliosi quando il primo ministro italiano si reca in visita istituzionale in Medio Oriente a chiedere l’elemosina a qualche fondo sovrano islamico sembrando Oliver Twist in “posso averne ancora un po”. Come si fa ad essere orgogliosi di un ministro diversamente bianco per l’integrazione razziale ed il controllo dei flussi immigratori quando proprio lui stesso è arrivato da clandestino in Italia by-passando tutti i requisiti e controlli che invece richiedono le disposizioni di legge. Come si fa ad essere orgogliosi quando la nazione esporta le migliori risorse dell’intelligentia italiana verso paesi che sono nostri competitors ed al tempo stesso importa manodopera generica priva di specifiche competenze professionali incapace di parlare e scrivere correttamente la lingua italiana. Come si fa ad essere orgogliosi della nuova e giovane classe politica italiana che propone per il rilancio dell’economia soluzioni riciclate dal passato palesemente fallimentari come la svendita di partecipazioni statali in settori strategici o la massiva dismissione di patrimonio immobiliare pubblico in un momento in cui la borsa italiana è ormai asfittica ed il mercato immobiliare è ingolfato per saturazione di offerta. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che ha due milioni di ragazzi appartenenti alla Neet Generation (not education, not employment, not training). Come si fa ad essere orgogliosi di un paese in cui i gangli e le istituzioni vitali della nazione, sono ancora ammorbati e plagiati dall’ideologia e da esponenti del pensiero comunista quando questo modello economico è dichiaratamente fallito in tutto il mondo da anni e quegli stati che lo hanno abbracciato in passato oggi lo rinnegano con la più disgustosa repulsione. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che tutto il mondo invidia ed ammira per quel marchio o “quel modo di produrre” tanto desiderato ed ambito che è il “made in italy” lo stesso che invece viene abbandonato a sé stesso dalle istituzioni nazionali lasciando che possa essere usurpato da altri o acquistato spudoratamente da raider stranieri. Come si fa ad essere orgogliosi di una nazione che ha segnato la storia economica del dopoguerra con quello che poi è stato definito come il miracolo italiano, quella stessa nazione che tra due decadi si vedrà proiettata al quindicesimo posto del ranking mondiale, scavalcata dalla Nigeria e dall’Indonesia. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese in cui chi crea occupazione come imprenditore e contribuisce al gettito fiscale con le imposte che colpiscono massivamente la sua attività d’impresa viene considerato come un evasore fiscale ed uno sfruttatore di manodopera operaia. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che ha passato gli ultimi due anni ad esprimere il peggio di sé dopo aver visto il rischio del suo possibile default finanziario durante l’estate del 2011, tergiversando sulle solite e ridicole beghe di partito. Come si fa ad essere orgogliosi di un paese che ha sfasciato e degradato i propri apparati scolastici e metodologie di formazione universitaria, trasformando le scuole superiori in diplomifici e gli atenei in laureifici che rilasciano titoli di studio conseguiti con i punti delle merendine, quando fino a tre decenni fa la scuola italiana rivestiva una rilevante funzione sociale per la sua capacità di selezione e formazione, considerata tra le migliori per il suo percorso didattico tra le scuole pubbliche del mondo. Se è in atto un processo di selezione naturale tra le popolazioni per il mondo che verrà innescato dalla globalizzazione, allora non c’è tanto da aggiungere: eravamo poveri e torneremo poveri e saremo ricordati come uno dei più eclatanti ed inquietanti casi della storia economica di paesi che escono dal baratro, si riscattano socialmente e vi ritornano anche piuttosto velocemente. Come canta Fabri Fibra in Rap Futuristico: di politica non sono un esperto, ma dicon tutti che l’Italia sarà presto un deserto. Per dirla in dialetto veneto, se gli italiani i voe coparse da soli, beh eora lassei che i sè copa.” Eugenio Benetazzo

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